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10 Anime Giapponesi censurati in Italia

10 Anime Giapponesi censurati in Italia

Che la censura in Italia, molto spesso, agisca per vie misteriose e sconosciute, è un dato di fatto. No tanto nell’ultimo decennio quanto in quelli precedenti, quando arrivarono –direttamente dal Sol Levante- gli Anime, ovvero le trasposizioni animate dei Manga.

I cartoni animati, per dire in parole semplici.

Tra nudità, giochi di parole ambigui, comportamenti considerati immorali o da denuncia, la censura (e i doppiatori del Belpaese) hanno stravolto alcuni punti salienti di serie diventate Cult. Come sarebbe stato il Mondo senza queste censure? Visto che gli episodi sono davvero tanti, ho cercato di racchiuderli e identificarli in macro gruppi.

Mentre –lo so- qualche occhietto si farà lucido ricordando quant’era bello guardare i cartoni mentre si faceva merenda o si aspettava che la cena fosse pronta, tra fette di pane e Nutella e “Bim Bum Bam”, vi auguro buona lettura e buon tuffo tra i ricordi (quelli non sono censurati, giusto?).

 

  1. Quando avere il ciclo diventa un problema (soprattutto per i doppiatori)

Le mestruazioni sono parte integrante della vita di una ragazza, soprattutto se si tratta di una giovane in età puberale, come la stragrande maggioranza delle protagoniste degli Anime. È normale, almeno in Giappone, raccontare questo aspetto della vita. In Italia non venne vista allo stesso modo, anzi. Nell’anime “Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina”; il suo ciclo mestruale –raccontato in una puntata- diventa un’inspiegabile “Malattia misteriosa”. Non solo: anche le pallavoliste hanno un ciclo mestruale, anche se viene censurato. Accade in “Mila e Shiro”: avete mai visto quella puntata in cui Mila ha il ciclo? No, vero? In Italia, la scena venne stravolta, attribuendo l’inquietudine della ragazza a un brutto sogno.

 

  1. Gender: una questione spinosa, meglio tagliarla via

E che ve lo scrivo a fare? Immaginate un personaggio che indossa abiti femminili e poi –voilà! - si scopre essere un ragazzo. O viceversa, sia ben chiaro. Possiamo far passare tutto ciò nel Belpaese e turbare i bambini? avranno pensato le alte sfere con le forbici della censura ben strette tra le mani. La risposta è semplice: assolutamente no: che chi indossa abiti femminili sia una ragazza e viceversa. Da dove inizio con la carrellata di anime? Primo in assoluto è “Sailor Moon”: record di personaggi Gender. A partire dalle Sailor Starlights: nemiche giurate delle “combattenti vestite alla marinaretta”, per citare il doppiaggio italiano, le tre combattenti nascondono la loro reale identità…cambiando sesso e “indossando” i panni di tre componenti di una Boy Band. Sempre nell’anime è presente il personaggio di Fish Eye. Facente parte dell’Amazon Trio (altri nemici giurati delle Paladine), Fish Eye è un ragazzo dalle fattezze androgine e che, come molti Idol e Rockstar del Sol Levante, indossa abiti femminili. In Italia, il guerriero è diventato una guerriera, eliminando tutte le scene e le battute che facessero riferimento alla sua androginia. Finito? Manco per sogno: vi ricordate il Generale Zachar e la strega Zirconia? In origine, i due personaggi sono androgini e gender. In Italia diventano, rispettivamente, una donna eterosessuale e un uomo. Cioè, la strega Zirconia uomo? Alzo le mani in segno di resa.

 

  1. Da guerrieri sboccati a sommi Poeti in armatura (perdendo i loro nomi)

Forse, uno dei capolavori della censura e dell’adattamento dialoghi lo abbiamo in “Saint Seiya”, più conosciuto come “I Cavalieri dello Zodiaco”. Alzi la mano chi non ha mai giocato con una delle action figure vendite e prodotte dalla Giochi Preziosi? Vi ricordate i nomi dei protagonisti? Non intendo quelli legati alla armatura che indossano, bensì i loro nomi anagrafici. A parte Sirio e Crystal (nomi tremendi: giusto Siro si avvicina al nome originale, Shiryu), gli altri protagonisti vengono chiamati, sin dalla tenera età, con il nome dell’Armatura (Cloth, veste) che andranno a indossare. Predestinati? Un futuro già scritto nelle stelle? La ragione è molto, molto più semplice: la casa produttrice dei giocattoli per quanto riguardava l’Italia, la Giochi Preziosi per l’appunto, chiese e ottenne la “cancellazione” dei nomi originali, per far rimanere più impresso nella mente il nome del “prodotto”. In più, i bellissimi dialoghi, strutturati in maniera aulica e citazioni poetiche, è tutto Made in Italy. Nella versione originale, i nostri “Saint” sono un po’ più diretti e sboccati. In questo caso possiamo fare un plauso al doppiaggio italiano, soprattutto quando i Cavalieri finiscono nell’Ade, dove citare la “Commedia” di Dante è piacevolmente d’obbligo. Chapeau.

 

  1. Gli amori “proibiti”: Saffo non abita in Italia

Una delle censure più frequenti riguarda gli amori e gli innamoramenti tra personaggi dello stesso sesso. Dico, siamo matti a far vedere due ragazze o ragazzi che si amano? Così pensarono: del resto, parliamo degli anni ’80 e ’90, quando certe tematiche, probabilmente, erano ancora difficile da affrontare. Primo esempio da citare (e immagino già il vostro stupore) è l'immancabile "Sailor Moon". Immagino non nutriste dubbi al riguardo. Nella terza stagione appaiono i personaggi di Sailor Neptune e Sailor Uranus. Le due ragazze sono molto più di semplici amiche, come cercano di farci credere nel doppiaggio italiano. Non solo: anche Usagi (ok, Bunny nella versione italiana), Sailor Moon in carne e gonnellina, prenderà una bella cotta per la rubacuori Sailor Uranus. Con tanto di bacio (censurato). Altro anime di riferimento è “Card Captor Sakura” (Pesca la tua carta, Sakura! Nella versione italiana): due dei personaggi, Toya (fratello maggiore di Sakura) e Yukito sono innamorati. Ogni riferimento, anche vago, alla storia tra i due ragazzi è stata eliminata.

 

  1. Amori incestuosi e affini

Se un bacio tra due ragazzi o ragazze poteva turbare le coscienze dei bambini dei tardi ’80 e dei ’90, immaginate quale putiferio si sarebbe scatenato se, in una puntata di Georgie, la protagonista, venisse rianimata dal fratello Arthur. Nessun problema, se non per il fatto che entrambi fossero vestiti in abito adamitico. Ignudi come Mamma li aveva fatti. Il motivo era più che semplice: la ragazza era assiderata. Il calore umano, così insegnano sin dal principio del mondo, era il modo migliore per scongiurarne la morte. Non è l’unico anime in cui le forbici della censura si abbatterono pesantemente. Se vi dico “Rossana?” L’anime che ha incantato una generazione di (ormai) ex bambine e bambini era incentrato, tra le altre cose, su un rapporto molto stretto tra la protagonista e Robbie, il manager. In Giappone il rapporto era ben più vicino a qualcosa di assolutamente proibito in Italia, con tanto di battute ambigue e avances da parte della teen Idol. Citando l’immancabile “Sailor Moon”, come non nominare i fratelli Ail e An. Fratelli incestuosi nel Sol Levante, alieni che fingono di essere fratelli nella versione italiana.  Infine, per la serie: “creiamo un lieto fine ad hoc”: ricordate, o ragazze, “Piccoli problemi di cuore”? Alla fine del cartone, i due protagonisti si sposano. La fine per quanto riguarda la versione trasmessa nello Stivale: in Giappone, infatti, Yuri (il protagonista maschile) lascia Miki poiché convinto si tratti di sua sorella. Il lieto fine è garantito.

 

  1. Sangue, violenza, morte? Meglio non parlarne (e tagliare)

Che gli Anime possano contenere scene di violenze, epiche battaglie, spargimenti di sangue a litri non è una novità: neanche vi sto a tediare con quanti articoli vennero scritti da penne ben più famose del sottoscritto. I cartoni animati giapponesi sono violenti e inducono alla violenza, si diceva un periodo. I tempi sono cambiati ma non per la censura. Vi cito, giusto per non andare ai super prevedibili cartoni di riferimento (Dragonball su tutti) un insospettabile. Si tratta di “Detective Conan”, il giovane investigatore divenuto un bambino per via di una non ben precisata situazione. Se pensate anche voi che Conan sia come Angela Fletcher, “La Signora in Giallo”, e cioè che dove va lui, ci scappa il morto… non avete torto. In ogni caso, quasi tutte le puntate della serie sono state “edulcorate”, trasformando in Black and White le scene dove vi verificavano spargimenti di sangue. I termini “uccidere”, “Assassino”, “Sangue”, sono stati completamente banditi. E non parliamo dello schiaffone che Mister Daimon diede a Nami. Parliamo di “Mila e Shiro” e, se non ricordate questa scena, c’è un motivo: non è mai stata montata. Infatti, a causa del ceffone, la ragazza cadde a terra dopo aver sputato sangue. Altro che Montessori.

 

  1. La Morte NON va in scena

Sulla falsariga del punto precedente, ovvero “Non far vedere persone morte, uccise etc a meno che non sia assolutamente impossibile tagliare quella scena”, vorrei parlarvi di “Rocky Joe”. Anime uscito in Italia nei brillanti anni ’80 e girato, anno dopo anno, per una miriade di televisioni locali, il cartone era incentrato sul mondo della Boxe. Al termine della serie, durante l’ultima puntata, il nostro Rocky si addormenta alla fine di un match. Stanchezza? Almeno, così successe in Italia. In Giappone, laddove la versione originale ancora gira, Rocky muore a causa delle ferite riportate. Una morte sul ring che gli fa onore. Tranne che da noi. Aggiungo giusto l’ultimo cartone, ossia “Naruto”: può, in un anime incentrato sui ninja e con battaglie epiche, scapparci il morto? Sì, certo: qui in Italia, i “Morti” scompaiono, spariscono dalle scene. Stop.

 

  1. Troppi baci? Li togliamo

Che i baci fossero proibiti da noi apre un po’ strano. Avrebbe avuto un senso vedere pochi baci nelle versioni originali. In Giappone è difficile vedere manifestazioni fisiche di questo genere in mezzo alla folla. Gli abitanti del Sol Levante sono molto riservati e pudici. Eppure, i cartoni sono ricchi di momenti in cui i protagonisti si lasciano andare a momenti di intimità. Pensate a “Kiss me Licia”: Licia e Mirko si baciano più di una volta. La maggior parte delle effusioni, però, sono state tagliate dal montaggio italiano. Oppure, voi attenti spettatori, ricordate il bacio che Johnny e Sabrina, i protagonisti di “È quasi magia Johnny” si cambiano? No? Beh, probabilmente non l’avete visto: è stato tagliato.

 

  1. Litigi e minacce: dalle parole ai fatti

A volte, quando si litiga, si può andare oltre le parole arrivando ai fatti. È quello che Squirtle fa nei confronti di Misty, durate le prime puntate di “Pokemon”, anime che va in onda da oltre 20 anni. La creatura, infatti, non si pone il problema di minacciare di morte l’allenatrice. Questo succede in Giappone: in Italia, Misty rischia…un cambio nel colore dei capelli. Non scherzo. Andiamo ad analizzare un altro anime, il già citato “Rossana”: dopo una lite particolarmente accesa, la protagonista minaccia di morte Herik, con tanto di coltello piantato su un albero a poca distanza dalla testa del ragazzo. Parlare di più, agire di meno, che ne pensate?

 

  1. Il peso delle parole

Infine, per chiudere in bellezza questa rubrica, passiamo alle parole. Quelle forti, quelle pesanti, quelle che lasciano lo spettatore a bocca aperta, della serie: “Ma l’ha detto davvero?”. In Giappone non ci vanno leggeri. Cito “Lady Oscar”; laddove Nicole Olivier accusa la Regina Maria Antonietta di aver avuto rapporti extraconiugali con diverse donne, compresa Oscar. Sempre nell’anime, la già citata Olivier è una prostituta a tale viene definita: in Italia diverrà una mendicante. In “Rossana” (come non citarlo?), Herik viene definito “Figlio del Demonio” da Nelly, che lo reputa responsabile della morte della madre. Nella versione italiana, tale accusa viene trasformata in un innocuo “Diavoletto”. Direi che la differenza esiste.

 

La censura in Italia fu croce e delizia non solo per gli anime giapponesi che abbiamo visto all’interno dell’articolo ma per l’arte in generale. Innumerevoli canzoni censurate dalla televisione di Stato, quando era l’unico modo per poter lanciare un artista, parole finite sotto le lenti dei novelli Torquemada.

Il risultato finale, molto spesso, era quello di “Creare” nuove storie, molto spesso tronche o poco coerenti, pur di non permettere agli spettatori di vivere e vedere momenti che – per molti aspetti- fanno parte della quotidianità.

Fortuna che esistono le versioni originali.

 

Alberto Caboni

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