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10 Giocatori-allenatori: quando il campo fa rima con panchina

10 Giocatori-allenatori: quando il campo fa rima con panchina

Nella secolare storia del Calcio (o Football, per dirla come i maestri inglesi), il ruolo dell’allenatore, ovvero colui che schiera in campo la formazione, detta gli schemi e dispone i cambi, è sempre stato fondamentale.

Ci sono stati diversi casi in cui, a ricoprire il ruolo del Mister, è stato uno degli 11 in campo (o comunque, della rosa).

Scopriamo i 10 più conosciuti (e –a volte- vincenti!), più un bonus (doppio!)

Pronti per entrare in campo?

 

 

  1. Johnny Giles (West Bromwich Albion, Shamrock Rovers, Irlanda)

Praticamente, IL giocatore irlandese più famoso di sempre. Il buon vecchio Johnny, già colonna portante di quel “Maledetto United” che fece furore negli anni ’60, è l’esempio lampante del manager-player. E pensare che è riuscito a ricoprire il doppio ruolo in due realtà differenti contemporaneamente. Un drago. Ha iniziato a fare il giocatore-allenatore per la sua Nazionale, l’Irlanda. Contemporaneamente all’impegno con “The Boys in Green”, Giles fu manager-player del West Bromwich Albion prima e dello Shamrock Royer poi. Recordman.

 

  1. Kenny Dalglish (Liverpool)

Prendi uno dei pilastri del Liverpool dei primi anni ’80, vincitore in campo di due Coppe Campioni (una contro la Roma all’Olimpico e l’altra –disgraziatissima- all’Heysel nel 1985) e mettilo sulla panchina dei “Reds”. King Kenny guiderà la squadra per 6 anni, dall’85 al ’91. Le scarpette? Le appenderà al chiodo nel 1990, collezionando “giusto” 4 Campionati, 4 Charity Shield e 2 Coppe d’Inghilterra.

 

  1. Ruud Gullit (Chelsea)

Metà anni ’90, Londra sponda Chelsea. Ruud Gullit è una delle punte di diamante dei “Blues”. Non immaginatevi la compagine vincente che avete visto sollevare Coppe dalle grandi Orecchie: il Chelsea del periodo navigava a metà classifica, quando andava bene. Fu allora che Ken Bates, patron della squadra, licenziò Glenn Hoddle, affidando le chiavi della squadra a Gullit. L’olandese portò a Londra talenti indiscussi come gli italiani Di Matteo, Zola e Vialli. Sarà proprio quest’ultimo a subentrare a Ruud, dopo un anno e mezzo non entusiasmante e diversi contrasti con lo spogliatoio.

 

  1. Gianluca Vialli (Chelsea)

Bomber della Sampdoria dei miracoli, Gemello del goal con Roberto Mancini a Genova e Capitano della Juventus che vinse la Coppa Campioni dopo anni, Gianluca Vialli subentrò a Gullit il 12 febbraio 1998. Alla guida dei Blues, il “Re Leone” conquisterà una Coppa delle Coppe e una Coppa di Lega, prima di appendere gli scarpini e dedicarsi totalmente al ruolo di manager. A Londra ancora lo ricordano con affetto. Se vuoi approfondire sul bomber Vialli, ti invito a leggere l'articolo biografico che ho scritto qualche tempo fa. 

 

  1. Attilio Lombardo (Crystal Palace)

Giusto per restare in ambito “Samp dei miracoli”. Attilio Lombardo, il “Popeye” dei blucerchiati (il soprannome gli fu dato, manco a dirlo, per la somiglianza con il personaggio creato da Segar) nel 1997 migrò verso i lidi di Sua Regina, come tanti giocatori italiani prima di lui (i già citati Vialli, Zola, Di Matteo senza dimenticare Paolo Di Canio). Il Crystal Palace versò 6 miliardi di lire nelle casse della Juventus per accaparrarselo. Nell’ultima metà del campionato, Lombardo subentrò al dimissionario CT Steve Coppel. Sarà un ruolo “ad interim”: nonostante gli sforzi, le “Eagles” retrocederanno in First Division. Neanche gli spinaci aiutarono il nostro Braccio di Ferro, ahimè.

 

  1. Ryan Giggs (Manchester United)

Se dici Giggs, pensi al Galles e allo United guidato da Sir Alex Ferguson. Capitano storico dei “Red Devils”, recordman della squadra (963 presenze certificate), il “Mago Gallese” subentrò in panchina all’esonerato David Moyes, il primo Manager del Post-Ferguson. Era il 22 aprile 2014 e Giggs guiderà la squadra sino a fine campionato, prima di diventare il vice di Louis Van Gaal. Giocherà la sua ultima partita con lo United schierandosi in campo contro l’Hull City. Dopo 29 anni di Red Devils, darà l’addio al calcio giocato il 2 luglio 2016. Iconico.

 

  1. Vincent Kompany (Anderlecht)

Sempre Manchester, sponda opposta. Tra gli azzurri del City, il nome di Vincent Kompany è pura storia: capitano dalla stagione 2011/12, ha sollevato 2 Coppe d’Inghilterra, conquistato 4 Campionati, altrettante Coppe di Lega, 2 Supercoppe e 1 Intertoto. Da tempo desiderava tornare a casa, ad indossare la maglia de “Les Mauve et Blanc” e guidare la squadra. I risultati non lo premieranno: autonominatosi Capitano, è stato gentilmente invitato a fare il giocatore. E basta: in panchina c’è Frank Vercauteren. La crisi della squadra più titolata del Belgio (34 titoli) non è finita, comunque. Non è colpa di Kompany, almeno questo.

 

  1. Roberto Carlos (Anži, Delhi Dynamo)

Senza dubbio un coraggioso: l’uomo che faceva tremare anche i pali con le sue rincorse epiche prima di battere una punizione e un missile terra aria al posto del sinistro, accettò la corte dell’Anži nel febbraio 2011, rivestendo il ruolo di Capitano e trascinatore della squadra. Sette mesi dopo, subentrerà –assieme all’ex centrocampista Andrej Gordeyev – in panchina, non giocando più una partita sul campo. dopo aver salutato il team del Daghestan, ritroverà il prato verde in India, al Delhi Dynamos. Se il nome vi dice qualcosa, è stata la squadra dove ha giocato la sua ultima partita un certo Alex Del Piero.

 

  1. Wayne Rooney (Derby County)

Ex enfant prodige dell’Inghilterra e del Manchester United, testa calda quanto basta (indimenticabile il pestone ai gioielli di famiglia rifilato a Ricardo Carvalho nei Mondiali 2006), Wayne Rooney ha scritto una pagina importante nella storia dei Red Devils, prima di cambiare aria dopo l’addio di Sir Alex Fergurson. Prima ha scelto l’Everton, poi è volato oltreoceano, alla corte dello D.C: United, con sede in quel di Washington. Nell’agosto 2019, è stato ufficializzato il suo ritorno in patria, tra i bianchi del Derby County, diventando sia il Capitano dei “Rams”, sia parte dello Staff tecnico. Tradotto: manager-player.

 

  1. Romario (Vasco da Gama)

Indimenticabile il tandem d’attacco formato con il connazionale Bebeto, quello che ci fece soffrire durante quella maledetta finale Mondiale giocata a Pasadena (il rigore di Baggio, le lacrime di Baresi… ricordate?), Romario è stato un mito in patria e fuori, sfiorando le 1.000 partite complessive da professionista e segnando ben 772 reti. Nel 2007/08, è tornato al Vasco da Gama, squadra di Rio de Janeiro, dove ha svolto il doppio ruolo. Per lui, 6 presenze e 3 reti in quell’annata doppia.

 

  1. Bonus (guarda un po’ chi è andato dove…)

Non solo i magnifici 10 che vi ho appena citato: ci sono tanti altri giocatori che si sono cimentati nel doppio ruolo. Qualche nome? Arriva: Marco “Matrix” Materazzi, terminata la decennale esperienza con l’Inter (e Triplete vinto con Mourinho in panchina), migrerà in India (anche lui come Del Piero), vestendo il ruolo di manager-player nel Chennaiyin, squadra con sede nella città di Chennai. Con i blu, Materazzi vincerà un titolo nazionale nel 2015, avendo in squadra qualche nome noto: Elano, Alessandro Potenza e Manuele Blasi. L’anno prima, con Matrix c’era un altro campione del Mondo, tale Alessandro Nesta.

Altro Campione di Germania 2006, altro difensore-allenatore: Gianluca Zambrotta ricoprirà il doppio ruolo nel Chiasso, squadra svizzera. Con i Momò, Zambrotta sarà prima vice di Ernestino Ramella e poi allenatore in prima, con la squadra coinvolta nella volata salvezza- Appese le scarpette, Zambrotta darà il cambio a Roberto Carlos sulla panchina del Delhi Dynamos. Il mondo è piccolo.

Infine, passiamo oltralpe. Vi ricordate di Nicolas Anelka? Prima di approdare alla Juventus nel 2013, il francese gioca (e allena) lo Shangai Shenhua, in Cina. La sua esperienza nel doppio ruolo durerà un mese e mezzo, dal 12 aprile al 30 maggio.

Prima di lasciarvi, vi regalo un’ultima perla. Keisuke Honda (ex Milan, tra le altre), nel 2019 ottenne un record bizzarro: giocatore nel Vitesse (Olanda), allenatore di una Nazionale (Cambogia) e presidente di una società, l’SV Horn (Austria). Samurai.

 

Chi ha mai detto che gli uomini non possono compiere più azioni contemporaneamente?

 

AbC Alberto Caboni

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