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10 Nazionali Rivali – Tra il Calcio e l’Antagonismo #2

10 Nazionali Rivali – Tra il Calcio e l’Antagonismo #2

Il Calcio è spesso lo specchio delle società, delle acrimonie e di dissidi mai risolti tra Nazioni.

Dopo il primo appuntamento, il primo articolo di questa mini-inchiesta, in questo secondo episodio ci sposteremo dai confini Continentali europei in giro per il Mondo.

Perché, pensavate che solo in Europa ci fossero le “faide”? Nient’affatto, anzi.

Preparate le valigie e… occhio, che qua si menano.

 

  1. Inghilterra – Argentina: tra le Falkland e la Mano de D10s

1966, Mondiali Inglesi: la squadra di casa affronta l’Argentina. Dopo uno scontro di gioco, il capitano Albiceleste Rattin viene espulso. Non capendo la lingua dell’arbitro e polemizzando in maniera furiosa, rifiutò di abbandonare il campo subito. Dopo alcuni, intensi minuti di insulti e rabbia, Rattin lasciò il campo. Da qui nacque la rivalità tra Argentina e Inghilterra che, sedici anni dopo, avrà anche un risvolto storico-politico. Anno 1982. In pieno regime dittatoriale con il generale Galtieri a capo del paese (succeduto a Viola, a sua volta succeduto al ben più famoso Videla), l’Argentina decide di riconquistare le isole Falkland. Territorialmente appartengono alla Nazione che diede i natali al Che ed Evita Peron, politicamente sono in mano a Sua Maestà Elisabetta II e all’Inghilterra. Ne scaturisce un conflitto: da una parte gli argentini che rivogliono le Melvinas (questo il nome autoctono delle Isole), dall’altra parte gli Inglesi. Conflitto che dura da 2 aprile al 14 giugno, con la vittoria dei britannici. Agli argentini non andò giù, ovviamente: 4 anni dopo, nel Mondiale Messicano del 1986, Inghilterra e Argentina si ritrovarono faccia a faccia. O, per meglio dire, la sfida fu tra Diego “D10s” Armando Maradona e la Nazionale dei tre Leoni. Il “Casus belli” nacque da un goal che il 10 argentino siglò di mano: su assist (errato) del centrocampista inglese Hodges, Diego saltò per colpire di testa. Vista la sua non incredibile altezza, pensò bene di aiutarsi con la mano. Risultato? Inglesi inferociti, arbitro che non vide (o fece finta di non vedere) e goal convalidato. Maradona, dopo aver siglato un’altra incredibile rete, bevendosi letteralmente tutta la squadra britannica, dichiarerà che la rete fu segnata “un poco con la cabeza de Maradona y otro poco con la mano de Dios”. Non c’è bisogno che ve lo traduca. Da allora, gli incontri tra le due Nazionali sono sempre agguerriti: nel 1998, l’Inghilterra batté l’Albiceleste solamente ai rigori, complice l’espulsione di David Beckham per un fallo di reazione sul “Cholo” Simeone. Il Daily Mirror, l’indomani, mortificò il biondo centrocampista inglese con questo titolo lapidario: “10 Heroic Lions, One Stupid Boy”. Quattro anni dopo, nel Mondiale Nippo-Coreano, lo “Stupid Boy” si fece perdonare, siglando il rigore decisivo per battere i sudamericani. Da allora, non ci sono stati più match tra le due squadre, eccezion fatta per un’amichevole del 2005. Finì 3-2 per gli Inglesi. Le Falkland restano Inglesi, per onor di cronaca.

 

  1. Argentina – Brasile: Qual è il Miglior Calciatore di sempre? Il Mio, risposero entrambe

Da una parte Pelé, dall’altra Maradona. Da una parte Ronaldo, Ronaldinho, Kakà e Neymar, dall’altra Messi, Batistuta, Mascherano e il “Kun” Agüero. Brasile – Argentina è uno scontro tra modi di vivere, idiomi, cultura, influenze e…confini. Tante, davvero tante le guerre, guerricciole e conflitti che hanno visto i due “Giganti” del Sudamerica scontrarsi. Figuratevi se in Campo le cose potevano essere all’acqua di rose. Giammai. Senza passare attraverso tutti gli scontri in Copa America, nominiamo alcuni episodi cardine: nel Mondiale 1978, quello giocato in casa dall’Albiceleste sotto il regime di Videla, l’Argentina si ritrovò in un cul-de-sac: per passare il turno (a danni del Brasile, per via del regolamento dell’epoca) avrebbe dovuto vincere il match contro il Perù con almeno 4 reti idi scarto. Si dà il caso che l’estremo difensore peruviano, Quiroga, fosse nato a Rosario, in Argentina. La Nazionale di casa s’impose con un secco 6-0: i Brasiliani, fuori dalla finale, gridarono alla Combine. Il meglio, però, sarebbe arrivato in Italia, ai Mondiali del 1990: le due Nazionali si ritrovarono agli ottavi di finale. Il match terminò 1-0 per l’Argentina, con il brasiliano Branco che accusò gli avversari di avergli dato una borraccia d’acqua contenente Roipnol, un sedativo che avrebbe steso un elefante. Finito qui? Per nulla: in Copa America, nel ’95, il Brasile vinse ai rigori, andando in semifinale. Che c’è di strano, direte voi? La cosiddetta “Mano del Diavolo”, secondo la stampa argentina, ovvero il tocco di mano del brasiliano Tullio non visto dall’arbitro Noriega. (Il Karma è una brutta bestia, lo sapete…) Da allora, diversi sono stati gli incontri ma una certezza accompagna le due squadre: ognuna è convinta di aver dato i Natali (e la maglia) al più grande Calciatori di tutti i Tempi. Pelè o Maradona?

 

  1. Brasile – Uruguay: Maracanazo

Nella prima metà del secolo scorso, due erano le “Big” del Calcio sudamericano. Se vi vien da dire “Argentina!”, la risposta è sbagliata, amici miei. Si parla del Brasile, che conquistò tre titoli mondiali in 4 edizioni (1958, 1962 e 1970) e del grandissimo Uruguay, organizzatore del primo Mondiale (1930) e vincitore di due Mondiali. L’anno di riferimento è il 1950: il Brasile ospita il Mondiale, il primo dopo quella sciagura folle quale fu la Seconda Guerra Mondiale. Tra le varie Nazionali che vi parteciparono, ci fu l’Italia “orfana” del suo 11 titolare, perito l’anno prima nella Tragedia di Superga (alias il Grande Torino di Mazzola). In finale arrivarono due agguerritissime Nazionali: il Brasile (che ancora non aveva Pelè) e la “Celeste”. Si giocava nel nuovissimo Stadio Maracanà, a Rio. La partita terminò 2-1. Per l’Uruguay, però. Per il Brasile fu uno shock, un lutto che proseguì nel tempo. Il “Maracanazo”, così venne ribattezzato quel triste giorno per i verde oro, restò inciso nella pelle e nell’anima dei brasiliani, che cercarono la rivalsa. La “vendetta” giunse vent’anni dopo, nei “primi” Mondiali Messicani: allora, i Carioca guidati da Pelè vinsero 3-1. Ma nell’aria c’è sempre l’odore delle lacrime del Maracanazo: nel 1981, il regime Uruguagio (strano, vero? In Uruguay c’era una dittatura all’epoca. Non era il solo Paese sudamericano: era in tristissima e folta compagnia) organizza la “Coppa d’Oro dei Campioni del Mondo”. Se il nome vi lascia stranito, lasciate che lo chiami Mundialito: parteciparono tutte le Nazionali che avevano sollevato, almeno una volta, la Coppa Rimet/Coppa del Mondo (tranne l’Inghilterra, che rifiutò: al suo posto andarono i Paesi Bassi). Anche in quel caso, la finale venne giocata tra Brasile e i padroni di casa della Celeste. Anche stavolta, furono loro a vincere (perdere, in una dittatura, non era concepibile: vedi l’Argentina del 1978). Un’altra disfatta, ma mai quanto quel Maracanazo. La storia, poi, vedrà il Brasile vivere una giornata ancor più luttuosa nel 2014, quando perse 1-7 contro la Germania. Ribattezzata “Mineirazo”, poiché giocata allo Stadio Mineirão di Belo Horizonte, è tutt’ora la sconfitta più pesante subita dal Brasile. Strappò l’infausto primato a una partita, terminata 0-6, persa dai Carioca nel 1920. Indovinate contri chi? Esatto, contro l’Uruguay. Ah, il Destino beffardo.

 

  1. El Salvador – Honduras

E se un match di calcio desse il nome a una guerra? Domanda strana, lo so, ma corrispondente alla realtà: il 14 luglio 1969 scoppiò una guerra tra i due paesi centroamericani. Perché? Le due Nazionali, da sempre in tensione tra loro, si stavano giocando il pass per il Mondiale di Mexico ’70. Non bastarono due partite (e moltissime tensioni): si dovette andare a giocare lo spareggio a Città del Messico. Vinse El Salvador che, battendo Haiti nell’ultimissimo spareggio, poté partecipare al Mondiale. L’Honduras non accettò né i morti (due tifosi), né i sassi, le uova marce e le bombe carta lanciate contro il loro Hotel: espulse circa 300.000 immigrati salvadoregni. El Salvador occupò diversi territori honduregni: il tutto durò 4 giorni, sino allo stop dato dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) e la riconquista dei territori da parte dell’esercito dell’Honduras. Quando una partita di calcio si trasforma in una guerra.

 

  1. Usa – Messico: quando il Campo diventa un Muro

Essere confinanti non sempre è simpatico. Soprattutto quando i tuoi “vicini”, stanchi del fatto che molti tuoi abitanti decidano di cercare fortuna (e una vita migliore) oltreconfine. È la triste storia del confine tra U.S.A. e Messico e del Muro che gli Stati Uniti hanno costruito per frenare l’immigrazione clandestina (oltre che il passaggio di beni illegali). Sul campo, tra i Verdi del Messico e gli uomini a Stelle e Strisce, potete solo immaginare quanto poco ci si voglia bene. Alcuni risultati eclatanti, soprattutto nelle competizioni ufficiali: nel 2002, ai Mondiali Nippo-Coreani, gli Stati Uniti mandano a casa i rivali messicani negli ottavi: 2-0 secco e via. Ma i Messicani, dal canto loro, hanno dalla loro vittorie pesanti, come nell’edizione 2009 della Gold Cup: finale nel Tempio sportivo americano per eccellenza, il Giant Stadium di New York. “El tricolor” Messicano fece la cosiddetta “Manita”: 5-0 senza ma e senza sé. Due anni dopo, stessa storia: cambia la location (il Rose Bowl di Pasadena), il risultato (2-4) ma non i vincitori. Sempre loro, sempre i Messicani. Un calcio al Muro.

 

  1. Romania – Ungheria: il Danubio è l’unica cosa in comune tra di noi

Breve salto nell’Europa dei Carpazi per una rivalità molto molto sentita. Romania e Ungheria Non si amano. All’indomani della Prima Guerra Mondiale, romeni e ungari entrarono in guerra tra loro. Un conflitto folle (come se esistessero conflitti “sani”) che durò un anno e mezzo. Pensate che sul capo di calcio volino colombe e rametti d’olivo quando scendono le due Nazionali? No, volano altri oggetti: gas lacrimogeni, razzi, fischi durante l’esecuzione dei rispettivi inni nazionali. Più d’una volta, Bucarest e Budapest hanno visto le loro strade devastate dai supporter avversari. Passando al calcio, quello giocato e non quello dato all’avversario, le due Nazionali si sono affrontate spesso durante le qualificazioni per Europei e Mondiali. Ma abbiamo una sfida “infinita”: Qualificazioni per Euro 1972: sia la Romania che l’Ungheria vinsero il loro rispettivo girone. Si sfidano per un posto in Europa. Due match, terminati con due pareggi (1-1 e 2-2) e successivo spareggio, vinto dai Magiari. Ai Romeni non è ancora andata giù e attendono il momento giusto.

 

  1. Egitto – Algeria: Una battaglia “vestita” da partita

Egitto e Algeria non sono confinanti, ma questo non impedisce loro di essere acerrimi rivali. Il Calcio? Beh, anche quello conta e fa la sua parte. Durante le qualificazioni per il Mondiale della “Notti Magiche” di Italia ’90, le due Nazionali si scontrarono, è proprio il caso di dirlo. Una vera e propria battaglia, come riconobbe il giocatore algerino Ayman Younes. Vent’anni dopo, in ballo c’è sempre un posto per i Mondiali, stavolta in Sudafrica. Le due tifoserie non se la mandarono a dire: spareggio giocato a Khartoum, in Sudan, vinto dall’Egitto con conseguente assalto, da parte dei supporter dei “Faraoni”, dall’ambasciata algerina a Il Cairo. 35 ferirti, alcuni morti prima e dopo il match. Tra rivalità religiose, geopolitiche e culturali, una partita di calcio è il “pretesto” migliore per rispolverare vecchie ruggini.

 

  1. Arabia Saudita – Iran: la religione al centro del campo

Da una parte i Sunniti, dall’altra gli Sciiti. La rivalità tra Arabia Saudita e Iran ha a che fare con la geopolitica ma, soprattutto, con la religione. Da qui a menarsi, fuori e dentro il campo, il passo è brevissimo. Diverse le sfide che hanno visto anteporsi due tra le Nazionali più forti del panorama asiatico e mediorientale nello specifico. Una delle partite più avvincenti fu la semifinale di Coppa d’Asia 1996, giocata negli Emirati Arabi Uniti, dove gli Al-Abyad (i Bianchi) dell’Arabia Saudita batterono gli Iraniani 4-3 ai rigori.

 

  1. Corea del Sud – Giappone: una battaglia lunga secoli

Qui entra in ballo la Storia, l’Impero Giapponese e un’animosità che si protrae da secoli. Ricordiamo che già dal 1420 sono attestate le prime invasioni dell’uno nei confronti dell’altro e viceversa. Dopo la guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone si annetté la Corea, creando –di fatto- una colonia che durò sino alla fine del Secondo conflitto Mondiale e alla resa Giapponese, firmata dall’Imperatore Hirohito. Quello che in coreano è chiamato “Haniljeon” e in giapponese “Nikkansen”, noi lo chiamiamo Derby, semplificando in maniera estrema il concetto. I “Samurai Blu” e le “Tigri Rosse” hanno incrociato diverse volte le spade… pardon, le strade sul rettangolo verde. Inizialmente, i sud-coreani erano decisamente meglio: basti pensare al primo incontro ufficiale tra le due squadre, valevole per le Qualificazioni ai Mondiali di Svizzera 1954. Terminò 5-1 per le Tigri Coreane, che vinsero due Coppe d’Asia negli anni successivi, 1956 e 1960. È anche vero che i rapporti tra le due Nazioni migliorarono negli anni ’90, “complici” gli Stati Uniti d’America e la loro voglia di “esportare democrazia”. Nel 2002, Giappone e Corea del Sud organizzarono i Mondiali in maniera congiunta: sì, sono i mondiali di Byron Moreno, del quarto posto ottenuto dai Coreani (ne sanno qualcosa l’Italia e la Spagna), mentre i Giapponesi uscirono ai Mondiali. È del 2019 la notizia di un “raffreddamento” dei rapporti tra le due Grandi dell’Estremo Oriente. In ogni caso, ogni volta che i Samurai e le Tigri scendono in campo, in palio c’è sempre più di una vittoria calcistica. L’onore prima di tutto.

 

  1. Corea del Sud – Corea del Nord: Giocare sul 38° parallelo

C’era una volta la Corea, prima che una guerra civile la squarciasse in due. Se poi aggiungiamo il fatto che –strano, no? - in quella Guerra si misero in messo le due Superpotenze dell’Epoca, l’URSS comunista e gli USA capitalisti, il quadro è chiaro. Divise dal 38° parallelo, le due Coree si ritrovarono –in campo- il 6 maggio 1976. Allora, a vincere fu la Corea del Nord del “Caro Leader”, Kim Jong-il. Che orgoglio, per la “sua” Corea battere gli odiati “cugini”. Nel 2014, ai Giochi Asiatici, la Corea del Sud batté quella del Nord segnando un goal all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare. L’erede del “Caro Leader”, Kim Jong-Un, non la prese bene: se i sud-coreani furono portati in trionfo e vennero esentati dal servizio militare (assolutamente obbligatorio, altrimenti), i nord-coreani rischiarono la vita. E non lo scrivo per sensazionalismo: furono a un passo dall’esecuzione. Lo sport, a volte, uccide.

 

Termina qui la mini-inchiesta sulle rivalità tra le Nazionali. Come abbiamo avuto modo di leggere, molto spesso il campo di calcio è solo la punta dell’iceberg di odi, faide e contrasti vecchi di secoli e mai risolti.

Speriamo che lo sport possa unire ed eliminare queste divisioni: diamo un calcio ai conflitti.

 

Alberto Caboni

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