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“Is Animeddas” e Su “Pendi pendi”, quando la tradizione sopravvive alla globalizzazione

“Is Animeddas” e Su “Pendi pendi”, quando la tradizione sopravvive alla globalizzazione

La festa di Halloween è ormai diventata un must per adulti e piccini ma, a ben vedere, anche in questo caso, in Sardegna le tradizioni riescono a sopravvivere anche alla globalizzazione, soprattutto in quei villaggi dove le leggende, anche le più cupe, quelle che si perdono nella notte dei tempi, vengono tramandate di generazione in generazione.

Qual è allora l’equivalente di Halloween nella nostra terra? Venite con me, sarà un viaggio alla scoperta della Sardegna.

 

  1. “Is Animeddas”

La festa de “is Animeddas” caratterizzava i primi due giorni di novembre dei nostri nonni che ancora ricordano con tenerezza la loro infanzia e quel rito per prepararsi ad accogliere il ritorno dei propri defunti, imbandendo le tavole per il banchetto notturno, pregando attorno al camino già acceso. Nella giornata di Ognissanti, un lume di candela veniva acceso nelle case, lasciandolo galleggiare dentro una scodella di acqua. Ogni anima aveva il suo lumicino che restava acceso fino alla mezzanotte del giorno successivo. Nelle prime ore del mattino, mentre ci si preparava per andare a messa, le campane iniziavano a suonare “a mortu”, dando al paese quel tocco di tristezza, di malinconia che si intensificava sempre di più con il passare della sera.

 

  1. “Andai a is animas”

Atmosfera cupa per gli adulti ma non per i bambini che, proprio in quel momento, ottenevano il permesso dai genitori di “andai a is animas”, seguendo con attenzione le loro raccomandazioni. Giravano nel paese, bussando di porta in porta, alla ricerca di un piccolo dono che, secondo le credenze del tempo, avrebbe alleggerito dalle pene le anime dei defunti. Attenzione, però: mai bussare per più di una volta. I padroni di casa avrebbero dovuto aprire subito e accogliere con un abbraccio le piccole animeddas per poi consegnare ciò che di meglio avevano riservato per quella giornata: noci, castagne, a volte dolci fatti in casa. Appena rincasati, si mostrava il bel bottino alla famiglia ponendolo sulla tavola e prima di mangiare il cibo ricevuto, era d’obbligo, per far capire ai bambini il significato del rito, pregare per le anime dei morti a loro raccomandate.

 

3 – «Hanno mangiato tutto, vuol dire che hanno gradito»

La mezzanotte segna da sempre, secondo le credenze popolari, quel momento in cui le anime possono finalmente tornare a casa e vegliare sui propri cari durante il sonno. Ecco perché, la sera di Ognissanti, dopo cena, la tavola della cucina veniva imbandita con ciò che di più buono si aveva in casa. La mattina dopo, al risveglio, quel banchetto che sapeva di festa, tornava a essere vuoto. Gli sguardi curiosi e un po’ impauriti dei bambini si rivolgevano verso i genitori che con premura li rassicuravano. «Hanno mangiato tutto vuol dire che hanno gradito».

 

  1. Seui e su Prugadoriu

Ogni paese, nel corso del tempo, seguendo le proprie credenze popolari, ha sviluppato diverse forme di questo rito, sebbene la base resti sempre la stessa. A Seui, capoluogo della Barbagia di Seulo, al confine fra l’Ogliastra e Cagliari si ripete anno dopo anno la Sagra de su Prugadoriu. Nel centro storico del paese, in un ambiente molto suggestivo, si svolgono una serie di iniziative che rievocano le peculiarità di questa ricorrenza legata al culto delle anime. La festa richiama infatti alla memoria l’usanza dei bambini di andare per le case chiedendo un’offerta per le anime del Purgatorio, al fine di alleviare le loro pene. L’antica tradizione si ripropone attraverso la rappresentazione delle espressioni proprie della cultura locale, legate al mondo agro-pastorale. Nel corso degli anni Su Prugadoriu è diventato anche una vetrina dell’enogastronomia, delle tradizioni e dell’artigianato locale. Il ricco calendario si snoda tra degustazioni di vini e formaggi della produzione locale, musica, teatro, mostre, convegni e rievocazioni. Ovviamente non mancano le sfilate delle maschere sarde tra cui “S’Urtzu e sa Mamulada” di Seui.


 

  1. Il Medio Campidano e “is doppiadoris”

Allontanandoci dalla Barbagia e portandoci in direzione del medio Campidano possiamo conoscere il rito de “is doppiadoris”: per due giorni consecutivi, dal 31 ottobre fino al 2 novembre, le campane venivano suonate “a doppiu”, vale a dire con gli stessi rintocchi utilizzati per segnalare la morte di un abitante del paese. Tutto questo veniva eseguito dagli anziani del luogo che, restando fedeli a quelle stesse tradizioni che erano state tramandate a loro, si trasferivano per due giorni sul campanile mentre guardavano da lassù i bambini alla ricerca di doni che, muniti di rudimentali lanternini, bussavano alle porte delle case presentandosi in questo modo: “Seus is doppiadoris”, i messaggeri di chi non c’era più.

 

6 –  Gadoni, Tonara  e Sa conca e su mortu

Jack O’ Lantern, in Sardegna, esiste dalla notte dei tempi. Già i nostri avi erano soliti scavare delle zucche, rendendole simili a dei teschi per poi trasformarle in veri e propri lumi nel momento in cui vi veniva inserita una candela. Il significato è molto semplice. “Sa conca e su mortu”, la testa del morto illuminata è la metafora della morte non come fine della vita ma come momento di passaggio dalla vita terrena all’aldilà.

 

7 – Non solo riti, anche leggende

“Halloween” in Sardegna non è solo un giorno di ricordo e di riti ancestrali ma è anche quel giorno in cui, complice anche il freddo che avanza, ci si riunisce attorno al fuoco per “is contus de forredda”, ovvero il racconto di quelle leggende dall’aura un po’ cupa, capaci di far riflettere e insegnare qualcosa sulla natura dell’animo umano. Ecco le tre più importanti.

 

8 - Le surbiles

Queste figure non hanno niente di fiabesco, anzi. Si tratta di donne-vampiro che succhiavano il sangue dei neonati, in particolare di coloro che non avevano ancora ricevuto il primo sacramento, il battesimo. Per poter entrare nelle case, passare inosservate e mettere in pratica le loro azioni tra la mezzanotte e le tre, le surbiles si trasformavano in piccoli insetti, molto simili alle mosche. Chi avrebbe potuto riconoscerle?

 

9 – Luxia Rabiosa

Luxia era una donna ricchissima. Le vastissime terre e le distese di grano le offrivano ogni anno raccolti abbondanti ma si sa, più si è ricchi, più ciò che si ha non basta e ciò che caratterizzava maggiormente la donna era la sua incredibile avarizia. Per questo Luxia venne severamente punita da Dio che trasformò lei e tutti gli oggetti in suo possesso in pietra. La leggenda vuole che molte di queste pietre, molti degli oggetti di Luxia Rabiosa siano distribuiti tra i nostri paesi.

 

10 – Le panas

All’apparenza dolci e innocue mentre in prossimità dei ruscelli vantavano tristi ninne nanne, queste non sono altro che gli spiriti delle donne morte in seguito a complicanze del parto. Nel caso in cui venissero disturbate, la loro vendetta era immediata: uno spruzzo di acqua verso i colpevoli, acqua che bruciava come il fuoco, acqua che bruciava come il dolore che portavano dentro. 


 

Roberta Lai

 

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