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Dylan Dog - 10 Punti sull'Investigatore dell'Incubo

Dylan Dog - 10 Punti sull'Investigatore dell'Incubo

L'anno è il 1986, siamo agli ultimi giorni di Agosto. Nelle edicole e nelle poche e sparute fumetterie esistenti all'epoca in Italia, arriva il primo numero di un mensile destinato a scrivere la Storia italiana, varcarne i confini e far innamorare registi e attori di mezzo Mondo.

Prendete una giacca nera, una camicia rossa, un paio di jeans e indossate delle Clark's ai piedi: seguiremo il solo e unico Detective dell'Incubo, Dylan Dog.

 

  1. Perché ti chiami cosi, Dylan?

Come scritto, il nostro nasce nel 1986 dalla penna di Tiziano Sclavi, uno dei più validi autori del fumetto made in Italy. La genesi del nome ha una storia che merita di essere raccontata: Dylan Dog, infatti, è il nome “provvisorio” che Sclavi darà ai personaggi creati, solo che -nel caso dell'Investigatore dell'Incubo- gli restò attaccato addosso come una seconda pelle. Per la cronaca: Dylan deriva da Dylan Thomas, poeta americano di inizio XX secolo, Dog deriva da titolo di un romanzo di Mickey Spillane (“Dog, figlio di”)

 

  1. Eppure, quell'aiutante l'ho già visto (se gli eredi permettono...)

Groucho, l'aiutante storico di Dylan, è ispirato alla figura unica di Groucho Marx. E fin qui vi ho svelato -per rendere l'idea- che l'acqua è un liquido. Ma forse non saprete che il primo “progetto” relativo alla spalla “comica” era più orientato sul modello Igor. Chi? Direte voi. Il solo e unico aiutante di Gene Wilder in “Frankestein Junior”. Magari Sclavi ci averebbe potuto regalare un “Capo, pensaci: castello ululì, lupo ululà”.

 

  1. New York? Preferisco Londra (e ho pure il “mio” Cafè)

Inizialmente Sclavi voleva trovare una “casa” newyorkes per Dylan Dog. Fu Sergio Bonelli, l'editore e “padre” del fumetto moderno italiano, a suggerire Londra. Nella Grande Mela, infatti, si muoveva un altro pezzo da novanta della Casa Editrice, Martin Mystere. E Londra sia, pensò Sclavi. Scelse il 7 di Craven Road. Se mai capitaste nella “City”, fateci un salto: troverete il “Dyaln Dog Cafè”.

 

  1. La Fine? Io ne conosco due (e non belle)

Prima o poi anche Dylan Dog terminerà. Grazie alle divinità preposte alla protezione e produzione del fumetto, quel momento è ancora lontano. Tuttavia conosciamo due possibili “finali” relativi al nostro. Nel primo, che si trova nell’albo “L'ultimo Uomo sulla Terra” (1993), Dog è l'ultimo essere umano vivente su tutto il pianeta. Rasserenante, no? Il secondo “finale” ce lo regala Alessandro Bilotta: futuro post-apocalittico, virus che riporta in vita i morti e il nostro, più stanco e brizzolato, a combattere i “ritornanti”. Mai pace per Dylan Dog.

 

  1. Lui! È Lui il nostro Dylan!

Mentre cercava di caratterizzare fisicamente il personaggio, Sclavi andò al cinema e s'imbattè in “Another Country” , pellicola che vedeva come protagonista Ruper Everett. Colpito dai suoi lineamenti, Sclavi quasi obbligò Claudio Villa, il disegnatore, ad andare al cinema per vedere (e ritrarre) Mr. Everett.

 

  1. Chi meglio di lui? Rupert diventa Dylan

Quando, dieci anni dopo l'esordio sugli albi, Sclavi ebbe la possibilità di girare un film decisamente ispirato al suo personaggio Cult, chi andò a contattare? Ovviamente Rupert Everett. Il film in questione si intitola “Dellamorte Dellamore”, per molti è un film di tutto rispetto. Non c'è il personaggio di Groucho; al suo posto, un aiutante muto. Tra le scene da ricordare, probabilmente quella in cui Rupert-Dellamore fa all'amore con l'appena defunta figlia del sindaco (Anna Falchi in una delle sue prime e poco vestite apparizioni).

 

  1. L'Outfit perfetto era nell'armadio di Tiziano Sclavi

Dylan Dog veste sempre nella stesa maniera. Vi siete mai chiesti perché? C'è chi l'ha fatto e ipotizza che quei capi d'abbigliamento fossero quelli indossati dal Detective il giorno in cui la moglie morì durante un attentato dell'IRA (Non sapevate fosse sposato? Due curiosità in una). Da allora, per celebrarne la memoria, Dog indossa solo capi d'abbigliamento uguali: in pratica, ha una rmadio di camice rosse e giacche nere. E pare proprio che quell'outfit fosse uno dei preferiti da Sclavi, al periodo. Un po' come quando, da bambini, rubavamo i vestiti dall'armadio dei nostri genitori.

 

  1. Il Primo Dylan ne vale almeno 250

Il primo numero di Dylan Dog, datato 1986, può valere un bel po'. Ovviamente se tenuto in ottimo stato: nienete orecchie, niente pieghe. Se foste così mattacchioni da venderlo, potreste guadagnare circa 250 euro, se non di più.

 

  1. Il Buon vecchio Bloch è Horror

Pensate che l'ispettore Bloch non abbia qualche “legame” profondo con l'Horror, a parte il fatto che lavora con Dylan e ha visto di tutto e di più. Il suo cognome deriva da Robert Bloch, uno dei più interessanti scrittori di Horror.

 

  1. La Camicia? Era bianca, finchè...

Inizialmente, la camicia di Dylan era bianca e immacolata. Una scelta che non convinse mai totalmente Sclavi né Villa. Decisero di cambiarne il colore, preferendo il rosso. Tuttavia la camicia bianca appare nella cover del terzo numero, “Le notti di Luna piena”.

 

Finisce il nostro viaggio tra i vicoli bui e i misteri che circondano il Detetctive del Mistero. Tanti sono ancora i punti oscuri del suo passato e tanti, sicuramente, saranno ancora gli episodi che lo vedranno protagonista. Non ho parlato del Dylan sciupacuori: lo sappiamo tutti, al fascino dell'Old Boy poche resistono.

 

Alberto Caboni

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