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Garfield: 41 anni da Gatto in 10 curiosità

Garfield: 41 anni da Gatto in 10 curiosità

Dal 1978 è il Gatto che ha rivoluzionato l’Universo delle strisce a fumetti. Istrionico, cinico, carnefice crudele nei confronti del suo nemico/amico –il cagnolino Odie; il tutto dentro la casa di Jon, il loro padrone.

Ma quanto sappiamo di questo felino curvy dal pelo color carota e dall’umorismo tagliente? Scopriamolo assieme in dieci sinuosi e leggiadri passi da gatto, oppure passi pesanti e cicciosi alla Garfield.

 

  1. Il Gatto da 2.500 testate (e anche di più)

Le strisce a fumetti riguardanti Garfield vengono pubblicate dal 1978, anno in cui Jim Davis ha creato il personaggio e il suo Universo. Da allora ne è passato di inchiostro sotto i ponti e Garfield ha fatto innamorare sempre più persone della sua ironia. Dal 2001 il gattone rosso detiene il record di Comics Strip (striscia a fumetti) più pubblicata al mondo: oltre 2500 testate, distribuite nei 4 angoli del globo, ancor oggi la pubblicazione.

 

  1. Dagli insetti ai gatti

Jim Davis non esordisce con le strisce di Garfield, bensì con “Gnorm Gnat”, dove i protagonisti erano… insetti. Il tutto pubblicato su un settimanale dell’Indiana. Nonostante lui ci credesse tantissimo, non erano in molti ad amare i ragazzi con sei zampe, ali, antennine, pungiglioni e via elencando. Così Jim si mise alla ricerca di un nuovo character. E dalla sua matita nacque il gattone Garfield. Il resto è storia, anzi storie.

 

  1. Garfield a casa di Snoopy

Sono state diverse le strisce di fumetti che hanno avuto la possibilità di ospitare, in qualità di guest star, Garfield. Una su tutte ha come protagonista un gruppo di bambini, un bracchetto dalle molte personalità e il suo padroncino, il fortunatissimo Charlie Brown. Esatto, signori, i Peanuts hanno ospitato il nostro gattone, in un mash-up tanto bello quanto divertente. Non dimentichiamoci anche “Grimmy” e “Dilbert”, magari meno conosciuti in Italia ma bomber di razza in patria.

 

  1. Quanti Sy…ndacates prima del “Sì”!

Dopo aver lavorato per un anno e mezzo sulla caratterizzazione dei personaggi, il nostro buon Jim contattò diversi Syndacates (ossia, le agenzie editoriali che amministravano la pubblicazione delle strisce sui quotidiani nazionali), tra cui la King Features (l’agenzia di Betty Boop e Popeye) e il Chicago Tribune (primo quotidiano della Windy City). Tutti rifiutarono (a loro piacevano le storie con i cani…) tranne l’illuminata United Feature Syndacate (la stessa agenzia dei Peanuts di Charles Schultz). Da lì in poi, Garfield spiccò il balzo; strano a dirsi, per un non atletico come lui.

 

  1. Garfield è mio Nonno

Letto così, potreste aver voglia di chiamare la Neuro e farmi internare. Lasciate che vi spieghi: il nonno di Jim Davis si chiamava Davis James A. Garfield. Ecco fatto: ho trovato il nome perfetto, è il cognome di mio nonno. Grande, Jim!

 

  1. Quando Schultz insegnò a Garfield a camminare

Che tra Charles Schultz, il “papà” di Snoopy e Jim Davis ci fosse una forte amicizia e reciproca stima è risaputo. Fu proprio Schultz, oltre ad ospitare Garfield all’interno di diverse Strips dei Peanuts, a suggerire a Davis di rendere il gatto bipede. Da allora, le interazioni con gli umani furono decisamente più realistiche e spassose. E tutti noi ringraziamo il buon Schultz, sempre geniale.

 

  1. Stampiamo le strips in un Libro? Sì, ma in orizzontale: parola di Davis

Dopo diversi anni dall’esordio, Garfield era diventato un fenomeno mondiale, così forte che la United propose a Davis di raccogliere le strips in un volume, destinato alle librerie. Davis si puntò affinché il volume venisse stampato in orizzontale (così come erano concepite le strisce) piuttosto che nell’inusuale formato verticale. Tanto disse e tanto fece che la United cedette. Qui sorge un nuovo problema: il volume, così stampato, non riusciva a trovare una collocazione ideale sugli scaffali. A suggerire la soluzione fu il mercato stesso: il volume venne venduto accanto alle casse delle attività. Risultato? Sold out e vendita alle stelle.

 

  1. Dalle strisce ad Hollywood, passando per il piccolo schermo

Il successo di Garfield è stato così intenso che, ben presto, si è deciso di trasporre le sue avventure sul piccolo e grande schermo. Dalle serie televisive al fiorente mercato degli Home Video (conservo religiosamente ancora una VHS originale, guro), sino ad arrivare ai videogames (Atari, Nes, Game Boy, Ps2 etc etc) e ai film, dove il nostro gattone è ricostruito, pelo dopo pelo, in 3D. A dargli la voce è Bill Murray. Umorismo graffiante, cinico, spietato, con un cure d’oro nascosto dal sarcasmo. Praticamente Garfield con una tuta da Ghostbuster indosso.

 

  1. il sesso di Garfield, ovverosia le domande (praticamente) inutili

nel 2017 Wikipedia è stata costretta a sospendere la pagina legata a Garfield. Il motivo? Una querelle accesissima sul reale sesso biologico del nostro gatto immaginario. Come se il sapere che Garfield è un maschietto o una femminuccia possa cambiare qualcosa. In ogni caso, tutto nasce dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Jim Davis nel 2005: “Garfield è universale, in realtà non è né maschio né femmina, né giovane né vecchio e non appartiene ad alcuna razza, non ha nazionalità, non è né giovane né vecchio”. Più chiaro di così. Ma Apriti Cielo! Qualcuno ha preso l’affermazione un po’ troppo sul serio e via al delirio totale. Ricordatevi: è un gatto immaginario, ci fa ridere con la sua caustica simpatia e ci piace così. Il resto non conta, davvero.

 

  1. Garfield grasso? Lo dice (seriamente) il veterinario

Per concludere in bellezza la nostra carrellata su follie preferenziali, nel 1979 – in una striscia- Garfield viene definito “grasso” dal suo veterinario. Che non sia proprio un peso forma lo sappiamo. È nato morbido e ci pace così. Ma –sempre su Wikipedia, il ring perfetto per certi dialoghi sopra i massimi sistemi- qualcuno ha regalato emozioni, accusano il veterinario di aver utilizzato un linguaggio non consono all’attuale politica. Ricordo: episodio del 1979, polemica del 2017. In ogni caso, ora lo definiscono “Curvy”.

 

A prescindere che sia alto o basso, magro o grasso, che tifi l’una o l’altro squadra o che voti un partito politico differente rispetto al tuo, Garfield è l’emblema della simpatia un po’ crudele, della battuta caustica e dell’indolenza tipica di un gatto, se uno dei nostri amici potesse parlare la nostra lingua, non credete forse che farebbe anche peggio del gattone rosso?

 

 

 

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