Home » Canali » 10 Punti - Dieci curiosità su... » Gigi Riva in 10 Punti
Gigi Riva in 10 Punti

Gigi Riva in 10 Punti

 

Perché Gigi Riva è sempre Gigi Riva. Il fascino di un mito senza tempo

 

È un compito veramente arduo, quasi un’impresa da titani riassumere chi è Luigi o meglio Gigi Riva in soli dieci punti. Sfido chiunque a non considerare Rombo di Tuono l’idolo della propria vita, ma perché? Ribadire che è il simbolo della Sardegna è ormai retorica, forse sarebbe meglio mettere in evidenza un insegnamento che in pochi, oggi, in un mondo di lusso come quello del calcio possono ancora dare: non tutto si può comprare, la libertà e la coerenza non hanno prezzo.

 

Proviamo allora ad inoltrarci in questo lungo e bellissimo viaggio.


 

  1. La conquista della libertà

Quel bambino che molti anni dopo sarebbe stato soprannominato da Gianni Brera “Rombo di Tuono” conobbe la sofferenza in tenera età. La vita gli strappò via quando ancora non era il momento giusto la mamma, il papà, una sorellina. Una delle prime cose che imparò è che era povero e che, in quanto tale, doveva andare in collegio. Esiste forse qualcosa di più doloroso della propria libertà? Da quell’istituto Luigi evase tre volte per poi riacciuffare tutto ciò che aveva perso grazie a quel dono che lo renderà per sempre immortale. Quel piede mancino che in un campo da calcio lo portava a sfidare la forza di gravità.


 

  1. Umiltà e discrezione

Passeggiando per le strade di Cagliari, c’è chi, ancora, si chiede se potrà mai realizzare il sogno di incontrarlo. Tutti sanno che se questo dovesse avvenire, la parola d’ordine dovrà essere discrezione. Questo non perché si tratti di una persona presuntuosa, anzi. Gigi ama essere umile tra gli umili. Uomo tra gli uomini. Semplici tra i semplici. Nella vita così come sul campo di calcio. Mai una lamentela, mai una di parola troppo.


 

  1. Non tutto si può comprare

Tutta la vita di Gigi Riva è stata caratterizzata dal rigore morale ed etico di un uomo che ha affermato con tutto sé stesso che non tutto si può comprare. All’apice della sua carriera, prima ancora di essere considerato una vera e propria divinità, pronunciò un frastornante e con il senno di poi bellissimo no a quella montagna di soldi che la Juventus gli propose. Al successo garantito e a una vita che avrebbe potuto essere molto più lussuosa, Gigi preferì percorrere la strada in salita con una squadra che prima di allora nessuno conosceva in Italia, scardinando così quel sistema in cui le grandi hanno il potere su tutto ma non sulla coerenza.


 

  1. «Ma quella è l’Africa!» … e poi fu amore

Animato dalla voglia di rincorrere il suo sogno a tutti i costi, Gigi arrivò in Sardegna nel 1963, a soli diciannove anni. Tutto, a prima vista gli parve così strano che pensò subito di tornare indietro. Una sera, in una delle prime uscite con l’allenatore, con i compagni di squadra e con alcuni dirigenti, si mise ad osservare attentamente l’orizzonte, con quel suo sguardo che è sempre stato difficile decifrare. Le luci che vide brillare in lontananza gli sembravano provenire dall’altra parte del mare, dal litorale opposto, tanto che esclamò: «Ma quella è l’Africa! Qui siamo a due passi dall’Africa!». Il mondo gli era ancora sconosciuto, non sapeva che quelle luci non erano altro che l’illuminazione di una raffineria di petrolio che stavano costruendo a Sarroch. «L’Africa è lontana», gli rispose l’allenatore Arturo Silvestri. Non si sa ma forse da quel momento, quell’aggettivo assunse per lui un significato particolare. Lontana come la Sardegna che solo nel 1970, con la vittoria dello scudetto del Cagliari, riuscì a conquistare una dignità nazionale. La Sardegna, quella terra fino ad allora bistrattata diventò la terra di Gigi Riva. I sardi divennero il popolo che Rombo di Tuono scelse quando nessuno li voleva.


 

  1. Eterna gratitudine

Perché Gigirriva è sempre Gigirriva? Perché tra noi e lui esiste quel legame di eterna gratitudine che forse non potrà più esistere con nessuno. La nostra riconoscenza va davvero oltre il fatto sportivo, va oltre il suo tiro sinistro. Come scrive Nicola Muscas, «riesce ad esercitare su di noi uno strano potere silenzioso. E in quest’isola, che è capace di dividersi su ogni cosa, un’isola di gente pronta a scannarsi per un piatto di briciole, Luigi Riva da Leggiuno è l’unica entità superiore in grado di tenerci uniti tutti. Il suo averci scelto ci rende orgogliosi di averlo sedotto, ci fa ricordare di essere stati speciali».


 

  1. Il calciatore più forte della storia della Nazionale Italiana

Gigi Riva e il suo talento hanno fatto sognare tutti. Le sue incredibili prodezze, che Sandro Ciotti raccontava come le gesta degli eroi delle più belle favole e poesie, rimangono, a cinquantuno anni di distanza, al centro dell’immaginario collettivo. È lui l’11 italiano più forte di sempre, è lui il calciatore più risonante di tutta la storia degli Azzurri, è lui il più amato.

 

7 – Il mito nella letteratura e nella cinematografia

Un ricordo di inestimabile valore, una leggenda da tramandare di generazione in generazione (con formazione ufficiale a memoria, sia chiaro). Negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse nei confronti della storia del Cagliari e di come quella squadra del sud sia riuscita a conquistare lo scudetto nel 1970. Mese dopo mese, gli scaffali delle librerie si riempiono dei racconti delle gesta di quella formazione che sbaragliò ogni suo possibile avversario e, al centro, come sempre, il grande eroe, Luigi Riva: il condottiero, l’icona del coraggio e della coerenza in un mondo che già negli anni Settanta si faceva contaminare dalla fame del guadagno e del successo capace di accecare anche il più puro dei talenti. Tutti tranne lui.

 

8 – Vicino al talento che unisce e divide

La presunzione, come detto prima, non è sicuramente ciò che caratterizza Rombo di Tuono. Dopo il ritiro a 32 anni a causa dei troppi infortuni, il campione ha sempre cercato di trasmettere il suo amore per il calcio ai più giovani. Inizia così la sua terza vita, quella dedicata a far crescere i nuovi talenti. Nel 1976 fonda la prima scuola calcio in Sardegna, ancora oggi una delle più apprezzate e che molti anni dopo vedrà tirare i primi calci al pallone da parte di Nicolò Barella, campione d’Europa. Nel 1980 inizia la sua attività con la FIGC al seguito della Nazionale italiana, prima come dirigente accompagnatore e poi come team manager, l’unico davvero capace di stare vicino al talento che unisce e divide, da Cassano a Totti e a Baggio.

 

 

9- «Il Cagliari è la storia della mia vita, la chiave del mio rapporto con la Sardegna è il mio sangue»

Queste le parole pronunciate da Gigi Riva in un’intervista in occasione del conferimento del titolo di Presidente Onorario del Cagliari. Non ci sono parole.

 

 

10 – Raccontare Riva è raccontare un pezzo della nostra vita, un pezzo della nostra storia

Siamo arrivati alla conclusione di questo lungo e complicato viaggio. Perché Giggiriva è sempre Giggiriva? Ci ho pensato per giorni, per intere notti. Non volevo cadere nel banale ma, adesso, anche per me la risposta è diventata chiara. Perché Gigi Riva è raccontare un pezzo della nostra vita, una parte delle nostre radici, un grande pezzo della nostra storia.

 

Roberta Lai

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.