Home » Canali » 10 Punti - Dieci curiosità su... » Live Aid, Live 8, Live Earth: 10 punti indimenticabili (o quasi)
Live Aid, Live 8, Live Earth: 10 punti indimenticabili (o quasi)

Live Aid, Live 8, Live Earth: 10 punti indimenticabili (o quasi)

Il 13 luglio 1985 il Mondo intero (o quantomeno, una buona parte del “Primo Mondo”, l’Occidente e l’Oriente tecnologico e ricco, ebbe la possibilità di fare – finalmente! - una buona azione degna di nota. A scatenare tutto il delirio fu il cantante dei Boomtown Rats, Bob Geldof, coadiuvato da Midge Ure, leader degli Ultravox.

I due, preoccupati per l’emergenza carestia in Africa, per le condizioni al di sotto dell’umana possibilità, l’esplosione dell’AIDS, la mancanza di acqua potabile, di medicine, di dottori, di ospedali, di scuole... (l’elenco potrebbe tristemente continuare per ore ed ore), decisero di indire un mega-super-iper concerto, che si sarebbe svolto in più città del globo.

Il nome? Live Aid. Seguitemi che vi racconto 10 cosette che (magari) non conoscete su quell’epico giorno, ciò che lo precedette e ciò che ne seguì.

 

  1. Phil Collins suona a Wembley (ma anche a Philadelphia): dono dell’obliquità?

Phil Collins, ex leader (o co-leader, fate voi) dei Genesis, fu uno dei primi artisti ad esibirsi al Wembley Stadium di Londra, davanti ad una platea sterminata. Non pago di questo, schizzò verso l’aeroporto dove si imbarcò su un Concorde (Siamo negli sfavillanti anni ’80 e il Concorde viaggia ancora per i cieli del globo terracqueo) in direzione Philadelphia, United States of America. Sul volo incontrò Cher che –come fosse possibile, solo gli dei lo sanno- era totalmente all’oscuro del più grande evento musicale e mediatico della Decade. Il risultato? Collins sbarcò in terra americana e suonò anche al JFK Stadium, esordendo con un: “Assurdo!... questo pomeriggio ero in Inghilterra! Il mondo è strano”. Non solo: Cher fece parte del coro finale di “We Are The World”. Boom, baby. Il gioco è fatto!

 

  1. Il miglior concerto dei Queen? È durato 20 minuti (cronometrati)

Il quartetto capeggiato dal divino Freddie Mercury non avrebbe neanche dovuto far parte della line-up. Su loro “pesava” il concerto dell’anno precedente a Sun City, nel Sudafrica dell’Apartheid. Nonostante i quattro avessero preso le distanze da tutto il contesto, a Geldof ed Ure non andò giù. In più, il gruppo era al minimo storico. Tuttavia, dopo trattative su trattative (anche Mercury con il suo caratterino ci mise del suo), i quattro rocker si misero sotto e provarono costantemente il live. Avevano 20 minuti circa. Beh, quei 20 minuti sono risultati il momento più iconico del “Live Aid” nonché (forse, ma personalmente non concordo) il Live migliore della “Regina”. Provateci voi a far battere le mani a mezzo mondo al ritmo di “Radio Ga-Ga” e “Will We Rock You”.

 

  1. 72.000 + 90.000 = 2 miliardi (la matematica non è un’opinione)

Circa 72.000 furono le presenze umane stipate nel calderone del Wembley Stadium. Altre 90.000 creature si trovavano al JFK in quel di Philadelphia. Il più grande collegamento via satellite della storia della TV fu inaugurato per quell’occasione: quasi 2 miliardi (DUE MILIARDI) di persone, da 150 paesi differenti, seguirono l’evento comodamente seduti sul divano/poltrona/tatami/tappeto/chiodi (quest’ultima è giusto per i fachiri).

 

  1. I Pink Floyd? Si riuniscono per la Terra (Grazie!)

Nel 1985, i Pink Floyd non stavano vivendo un periodo di grazia, anzi. Roger Waters stava dominando il gruppo e, con il suo caratterino leggero e frizzantino, aveva “licenziato” Richard Wright, il tastierista. Solo David Gilmour partecipò all’evento, accompagnando alla chitarra Bryan Ferry, ex leader dei Roxy Music (non c’è bisogno che vi dica che sia stato Mr. Ferry, vero?). nel 2005, vent’anni dopo il Live Aid, nacque il “Live 8”, un re-boot anni Duemila. In quell’occasione, in quell’UNICA occasione, i quattro Pink Floyd originali (Syd Barrett era perduto da anni nei meandri dell’LSD) salirono sul palco di Hyde Park, London. Gilmour, Waters, Mason e Wright. Non si parlavano da anni ma in quella calda sera del 2 luglio, regalarono oltre 20 minuti di live. L’ultimo possibile con la line-up originale: Richard Wright morirà 3 anni dopo.

 

  1. Eh la Madonna! Sempre presente

Maria Veronica Ciccone, che conosciamo meglio con il nome d’arte di Madonna, è una degli artisti ad aver partecipato a tutti e tre i “Live”. Iniziò nel 1985, quando la sua carriera era in ascesa. Presentata da Bette Midler con questa frase: "She's great, she's hot, she's a lot like a virgin… she's Madonna!". Meglio di così. Vent’anni dopo, ormai affermata Big delle sette note, Lady Ciccone partecipa al Live 8 a Londra (Hyde Park). Due anni dopo, in occasione del “Live Earth”, sarà presente. Sempre a Londra, of course.

 

  1. Live Aid, Live 8, Live Earth: tre nomi, (più o meno) un solo Brand

Partiamo dal presupposto che questi mega eventi furono pensati per un fine alto e benefico. Pensiamo al fatto che, dopo il Live Aid originario, l’idea di riproporre un “Secondo Volume” girava per la capoccia di Bob Geldof e Midge Ure, coadiuvati dal Rocker più “Sociale” dell’universo, Bono Vox degli U2. Così, per l’appunto, nacque il “Live 8”, in cui gli U2 ebbero un peso decisamente più consistente rispetto all’85, quand’erano ancora giovincelli senza l’aura divina attorno. Due anni dopo arrivò il “Live Earth” che voleva –di fatto- emulare i precedenti due Main Events. Stavolta ad organizzarlo e patrocinarlo non c’erano Bono o Geldof, bensì Al Gore, ex vicepresidente degli USA e Premio Nobel (ultimamente, i Nobel legati alla Casa Bianca si sprecano).

 

  1. Le Reunion? Meglio se le facciamo per una Giusta Causa

Oltre ai già citati quattro del “Fluido Rosa”, che decisero di lasciare i reciproci scazzi da parte (almeno durante l’esibizione del 2005), ci furono innumerevoli gruppi che seppellirono l’ascia di guerra, mettendosi a disposizione della giusta causa. I Queen, al minimo storico tra liti, voglia di protagonismo e scelte sbagliate, si ricompattarono maledettamente grazie ai 20 minuti di Live Aid, tanto da partorire un nuovo album, un Tour mondiale e una colonna sonora. Non solo: sempre nell’85, anche i Black Sabbath si riunirono: in un solo palco, nuovamente il binomio Ozzy – Tony Iommi. Tutti sperarono in nuovo colpo di fulmine, tutti tranne Ozzy e Tony. Anche nel 2007, durante il Live Earth, ci sarà una reunion: a re-incontrarsi e far piangere come vitelli i fans, ci sono i Genesis. Tanta roba.

 

  1. A Rio è tutto gratis (negli altri Stadi no)

Durante il Live Earth del 2007, il concerto di Rio de Janeiro passò clamorosamente inosservato. Tutti si interessarono delle solite location: Londra, Washington, Philadelphia. Pensate che sulla spiaggia di Copacabana parteciparono oltre 600.000 persone. Ed è una stima estremamente riduttiva. Ah, giusto per regalarvi un’altra perla: fu tutto totalmente gratuito.

 

  1. Al Circo Massimo non si esibiscono solo i gladiatori

Anche la Città Eterna fu tra i palcoscenici utilizzati per il Live 8. La location perfetta fu il Circo Massimo. Non a nulla l’area nacque come circo destinato alla corsa dei cavalli. Chi suonò in quel caldissimo 2 luglio romano? Da Baglioni ai Duran Duran, da Ligabue a Jovanotti, da Venditti a Zucchero, passando per Renato Zero e i Negramaro. Il Signor Adelmo “Zucchero” Fornaciari si permise il lusso di suonare prima a Parigi, davanti al Castello di Versailles, per poi chiudere a Roma. Un po’ come Phil Collins nell’85, se non fosse che non c’era un Concorde e non c’era un Oceano da attraversare. Live (che vai, distanze che trovi.

 

  1. Siete un pubblico caldissimo, abitanti dell’Antartide

Vi sembra un’affermazione completamente fuori? Eppure, nel 2007, i Nunatak suonarono sul palco più freddo del Live 8. Era situato davanti alla stazione britannica Rothera, situata nel glaciale continente australe. Il pubblico? 17 persone, tutti impegnati attivamente nella base di ricerca. Così come i Nunatak, che di fatto erano cinque ricercatori. Tra una ricerca e l’altra, prendo una chitarra e partecipo ad un mega Evento in mezzo alla vastità… dell’Antartide.

 

Proprio in questi giorni si vocifera di un’eventuale Live Aid 2 (come se il live 8 non fosse stata una naturale prosecuzione). Brian May dei Queen è uno dei sostenitori più accaniti, legato com’è all’ambiente (oltre che allo spazio). Bob Geldof, dal canto suo, sostiene che sia impossibile re-organizzare l’evento.

Chi sa se vedremo nuovamente un Mega Evento capace di fermare il Mondo e (forse) farci riflettere su quanto stiamo prendendo a calci in faccia il nostro pianeta, il nostro futuro, il nostro domani.

 

 

 

 

Commenti (1)

  • anon
    Roberto Giustarini (non verificato)

    Certamente sarebbe strato difficile vederlo dal vivo, ma è stata comunque una cosa veramente meravigliosa !!! (Y)

    Dic 07, 2020

Pagine

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.