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Made in Italy #1 - I CT Italiani conquistano l'Europa

Made in Italy #1 - I CT Italiani conquistano l'Europa

Erano i primi anni ’90 quando Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna, fierissima delle sue origini (e verificando –si dice- di persona) dichiarava: “Italians do It Better!”, gli Italiani lo fanno meglio.

Probabilmente non si riferiva all’allenamento delle squadre di club o delle Nazionali di Calcio, tuttavia è un dato di fatto: nel corso di un secolo e mezzo di Calcio Professionistico, sono stati (e tuttora sono) diversi i Commissari Tecnici partiti dal Belpaese alla conquista delle Nazionali.

In questo primo articolo andremmo a vedere 10 storie legate ad altrettante Nazionali “vicine” geograficamente all’Italia (preparati: l’articolo gemello uscirà a breve e scoprirai cosa combinano gli Italiani a migliaia di chilometri da casa, dall’Estremo Oriente alla Terra del Fuego!)

 

Prepara il passaporto e seguimi

 

  1. La panchina dell’Albania parla Italiano: Dossena, De Biasi, Panucci, Reja

Nel regno delle Due Aquile, sull’altra sponda dell’Adriatica, gli Italiani sono ben visti. Sarà perché negli anni ’90 diverse migliaia di giovani albanesi sono giunti in Italia a ricercare “Lamerica”, per citare un film. In ogni caso anche la Nazionale dalla maglia rossa ha amato gli Italiani, soprattutto quando si trattava di Commissari tecnici. Il primo a guidare i “Kuq e zinjtë(Rossi e neri) è stato Beppe Dossena, campione della Samp di Boskov, Vialli e Mancini, che è stato CT nel 2002, l’anno dei Mondiali nippo-coreani (in cui l’Albania non c’era). Esperienza non indimenticabile, quella di Dossena (che è un vero e proprio globetrotter, come vedremo nei prossimi punti) ma che farà da precursore a una vera e propria ondata di CT Made in Italy. Nel 2011 arriva Gianni De Biasi. Grazie al tecnico, l’Albania risale sino al 22à posto del ranking FIFA e centra la Qualificazione agli Europei 2016. Nel 2017, nonostante avesse annunciato che sarebbe restato sino alla fine delle Qualificazioni per il Mondiale di Russia 2018, De Biasi lascia la panchina delle Aquile. Al suo posto Christian Panucci, che di De Biasi era il vice. L’avventura dell’ex difensore dura due anni: dopo una sconfitta interna, il 23 marzo del 2019 Panucci viene esonerato. Al suo posto arriva –dopo un mese- Edy Reja, allenatore di provata esperienza.

 

  1. Dal Big Ben al Cremlino: la doppia avventura di Fabio Capello

Vincente, vincentissimo. Il curriculum di Fabio Capello parla chiaro: Coppe nazionali, trofei continentali e intercontinentali, scudetti conquistati e acquisti azzeccati. Fu anche per questo che nel dicembre 2007 fu chiamato alla guida della Nazionale dei “Tre leoni”. Sotto la sua guida l’Inghilterra – che aveva cannato le qualificazioni per Euro 2008- arrivò agevolmente in Sudafrica per disputare i Mondiali 2010 che termineranno agli ottavi di finale contro la Germania. Riconfermato sulla panchina, centra le qualificazioni per Euro 201 con estrema facilità e senza sconfitte. Tuttavia, nel febbraio 2012, rassegna le dimissioni. Il perché di tale scelta? Solidarietà con John Terry, destituito dal ruolo di capitano della Nazionale da FA dopo le accuse di razzismo nei confronti di Anton Ferdinand, cugino del ben più celebre Rio. Svincolato, Don Fabio si accasa –pochi mesi dopo- all’ombra del Cremlino, chiamato a guidare la Nazionale Russa. Nell’autunno dell’anno successivo conquista la qualificazione per i Mondiali brasiliani. L’avventura nella terra dei verde oro, la Russia si ferma alla fase a gironi e Capello viene esonerato.

 

  1. Sotto l’ombra del Partenone: Rino Martini, Claudio Ranieri

Grecia: culla della cultura classica, patria di eroi, miti e leggende. E soprattutto patria di una Nazionale che vinse – in maniera assolutamente sorprendente- Euro 2004, in Portogallo contro il Portogallo.  Anche sotto l’ombra del Partenone i CT italiani sono stati richiesti e amati. Il primo a guidare Το Πειρατικό (La nave pirata) fu Rino Martini. Ex portiere, nel 1957 guidò la Grecia per un anno. Nelle 7 partite che lo vedranno seduto sulla panchina dei Biancoazzurri otterrà 2 vittorie, un pareggio e 4 sconfitte, una delle quali sarà un bruciante 1-7 incassato dalla Francia. Più di cinquant’anni dopo è il trasteverino Claudio Ranieri a diventare CT. L’obiettivo è centrare le qualificazioni a Euro 2016. L’incarico di “King Claudio” (come diverrà poco più tardi, alla guida dell’incredibile Leicester) durerà 4 partite: dopo la sconfitta contro le Fær Øer, verrà esonerato il 15 novembre 2014.

 

  1. La Serenissima Repubblica di San Marino e Franco Varrella

Se pensi a San Marino immagini una delle Repubbliche più piccole al Mondo, indipendente –secondo la tradizione- sin dal 301 dc. Se pensi alla sua Nazionale, La Serenissima”, non hai ricordi incredibili. Sin dalla sua nascita, nel 1986, San Marino ha sempre avuto CT autoctoni. Questa tradizione si è interrotta nel 2018, quando sulla panchina della Nazionale biancazzurra si siede Franco Varrella, ex giocatore e allenatore con 40 anni di carriera, compreso un biennio come vice nell’Italia post Mondiali USA guidata ancora da Arrigo Sacchi.  Docente alla scuola di Coverciano per aspiranti allenatori, da allenatore di club ha fatto esordire qualche giocatore. Giusto per fare qualche nome: Eugenio Corini, Gigi Di Biagio, Cristian Molinaro, Elvis Abbruscato…

 

  1. I Cavalieri (Italiani) di Malta: Terrenzio Polverini, Pietro Ghedin, Devis Mangia

Che Malta sia un’altra meta gettonatissima dai Mister italiani e viceversa è un dato di fatto. Diverse squadre di club sono allenate da emigrati dal Belpaese (o proprietà dei nostri connazionali: vedi Riccardo Gaucci, presidente del Floriana o Nunzio Antignani e il suo Ħamrun). Qualora manchi un italiano in panchina (o in tribuna) lo troverete in campo: diversi sono i giocatori tricolore che militano nelle squadre della Premier League Malti. In ambito nazionale, il primo connazionale fu Terrenzio Polverini, che allenò i “Knights of St John” dal 1974 al 1976. Alcuni anni dopo arrivò Pietro Ghedin, ex della Lazio di Chinaglia, Wilson e Re Cecconi (Era assieme a quest’ultimo quando venne sparato. Fu una tragedia o uno scherzo finito male? Se vuoi approfondire questa vicenda, clicca sul suo nome e ti ritroverai diritto come un fuso all’articolo). Il nostro guiderà la Nazionale Maltese in ben due riprese: dal 1993 al 1995 (dopo un anno passato a guidare l’Under 21 dei Cavalieri) e dal 2012 al 2017. Nel 2019 arriva Devis Mangia, che con Ghedin condivide la carriera nell’Under 21 Italiana (tutti e due sono stati CT degli Azzurrini). Chissà se riuscirà nell’impresa d centrare la prima qualificazione alla fase finale di un torneo. I Mondiali in Qatar sono dietro l’angolo.

 

  1. Nella terra dei Magiari con Marco Rossi

Ungheria, patria di meraviglie culinarie e madre di giocatori leggendari quali Ferenc Puskás. Una Nazionale che conquistò ben 2 finali Mondiali (1938 contro l’Italia, 1954 contro la Germania Ovest) dalla storia zeppa di grandi Campioni. Una Nazionale che si è un po’ persa e che, per farvi un esempio partico, dal 1990 al 1999 ha cambiato 8 dico 8 CT, uno all’anno a momenti. Marco Rossi, italiano di Druento (TO) è arrivato nella terra dei Magyarok (Magiari) nel 2012, diventando allenatore dell’Honvéd, portando la squadra a conquistare un titolo nazionale che mancava da 24 anni e che pareva impensabile. Dopo una parentesi in Slovacchia, il 20 giugno del 2018 la Federcalcio Ungherese lo nomina Commissario Tecnico.

 

  1. Alfredo Foni, il Quinto Cantone della Svizzera

Alfredo Foni, ex calciatore degli anni ’30 e ’40, è noto per aver occupato il ruolo di Commissario tecnico di due Nazioni confinanti tra loro, quasi “sorelle” per molti versi. Andiamo con ordine: è il 1954 e Mister Foni, dopo due stagioni di vittorie alla guida dell’Inter, viene chiamato dalla Federcalcio far parte della Commissione Tecnica che guidava la Nazionale Azzurra. Resterà quattro anni in quel ruolo, non riuscendo a far qualificare l’Italia ai Mondiali 1958 8quelli vinti dal Brasile del giovanissimo Pelé), a causa di un’epica sconfitta contro l’Irlanda del Nord. Esonerato, tornò a guidare le squadre di club sino al 1964, anno in cui la Federazione della vicina Svizzera lo volle come CT. Tre anni sulla panchina dei Rossocrociati, senza particolari risultati.

 

  1. Turchia - Mamma, li “Turchi” d’Italia: Sandro Puppo, Giovanni Varglien, Leandro Remondini

Tra le due sponde del Bosforo il Made in Italy, a quanto pare, era più che apprezzato, visto che ben tre CT del Belpaese guidarono, in tempi diversi e con diversi risultati, la Nazionale Ay-Yıldızlılar (Luna e Stelle). Il primo sbarca nella vecchia Costantinopoli nel 1952, ricoprendo sia il ruolo di selezionatore Nazionale sia quello di Mister del Beşiktaş. Alla guida del club conquisterò due scudetti, con la Nazionale centra la qualificazione alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 e ai Mondiali Svizzeri del ’54, facendo fuori la Spagna. Mica male. Dopo aver ricoperto il ruolo di Mister nel Barcellona, Real Madrid, Juventus, nel 1960 si risiede sulla (doppia) panchina della Turchia e del Beşiktaş., dove resterà sino al ’62. Non è finita: Sandro Puppo verrà richiamato in altre tre occasioni: da marzo 1963 a ottobre 1964, da gennaio al maggio del’65 e infine da ottobre ’65 a maggio ’66.

Secondo protagonista, nel 1955, è Giovanni “Nini” Varglien, ex centrocampista della Juventus dal 1929 al 1947. Terminata l’attività agonistica l’anno successivo a Palermo, si ferma nel capoluogo siculo per cominciare la carriera da allenatore. Nel 1955 viene chiamato sulla panchina del Vefa spor, una delle infinite squadre presenti nella capitale Istanbul (appartiene all’omonimo quartiere di Vefa). Praticamente assieme alla chiamata tra i biancoverdi arriva anche quella della Nazionale. Varglien sarà selezionatore dal 28 dicembre 1955 al primo maggio del 1956. Breve ma intenso.

Ultimo (ma solo in ordine d’apparizione) è Leandro Remondini, ex difensore di Verona, Milan, Modena e Napoli. Remondini detenne il simpatico record (sino agli anni Novanta) di più anziano debuttante in maglia azzurra: fu convocato per i Mondiali del 50 alla bell’età di 32 anni e mezzo. Sette anni dopo, appese le scarpe al chiodo, lo ritroviamo sulla panchina del Beşiktaş e della Nazionale Turca quasi in contemporanea. Resterà CT dei bosforiani un anno: dal 4 maggio ’58 al 10 maggio dell’anno seguente.

 

  1. Il Trap d’Irlanda

2008, Dublino. Nel maggio di quell’anno la Federcalcio della Nazionale Irlandese, stanca dei risultati poco convincenti, chiama al suo capezzale Giovanni Trapattoni. Il Trap, si sa, ha una mentalità vincente, un CV ben guarnito anche se non a livello Nazionale (noi tutti ricordiamo i Mondiali 2002 e quelle strane decisioni arbitrali…). Al suo fianco, Trapattoni chiama Marco Tardelli, vice del nostro e con un’esperienza –non bella- alla guida dell’Egitto. I due guideranno “The Boys in Green” verso le Qualificazioni per i Mondiali Sudafricani del 2010. La corsa dell’Irlanda si fermerà “grazie” a un tocco di mano di Thierry Henry, che fornirà l’assist a Gallas, suo compagno in Nazionale, che premierà la Francia. Parliamo di spareggi con strascichi pesanti di polemiche e squalifiche. Superato lo scoglio, l’Irlanda del Trap si qualificherà per Euro 2012, dove non passerà il primo turno. Dopo due sconfitte subite durante le Qualificazioni per Brasile 2014, Trapattoni rescinderà il contratto. Va detto che il nostro ha messo cuore e anima in questi anni in “Verde”. Nel 2008 si decurtò lo stipendio per non gravare troppo sulla Federcalcio. In più, ha sfidato ben 3 volte la “sua” Italia, guidata da Marcello Lippi: 2 pareggi e una sconfitta. Peccato, Trap.

 

  1. Il Professore va a Tunisi: Franco Scoglio e la Tunisia

Laureatosi in Pedagogia, aveva iniziato la strada dell’insegnamento, prima che facesse l’exploit come Mister. Franco Scoglio da Lipari ha girato diverse panchine di club, dal Gioia Tauro (prima squadra allenata) passando per Messina, Reggina, il mitico Genoa di Aguilera e del patron Spinelli. Nel 1998, dopo l’esperienza con l’Ancona, il Professore riceve un’offerta da Tunisi, dalla Federcalcio de “Les Aigles de Carthage” (Le Aquile di Cartagine). Alla guida della Nazionale Africana, Scoglio conquisterà un 4° posto nella Coppa d’Africa 2002 e centrando le Qualificazioni per Giappone-Corea del 2002. Tuttavia, il Genoa – in piena crisi e a rischio serie C- chiama e il cuore del Professore risponde. Non sarà l’unica esperienza da CT per Scoglio: alcuni anni dopo lo ritroveremo alla guida di una Nazionale “familiare”, la Libia di Al-Saadi Gheddafi e di suo padre, il dittatore Mu’ammar.

 

Se ti sembra che queste piccole, grandi storie sino già straordinarie di loro, preparati all’articolo “gemello”: conoscerai storie uniche, CT osannati, grandi imprese compiute da allenatori italiani in terra straniera, alla guida dell’equipe più importante, la Nazionale.

 

Alberto Caboni

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