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Made in Italy 3 – Nel Continente Nero

Made in Italy 3 – Nel Continente Nero

“Nel Continente Nero, alle Falde del Kilimangiaro” recitava una canzoncina easy listening dei primi anni ’60. Probabilmente la voglia di esplorare, di conoscere e di vivere avventure incredibili (come quelle che vi apprestate a leggere) è nata proprio allora ai protagonisti del nostro articolo. Commissari Tecnici Made in Italy che sono andati in Africa, nella culla della Civiltà umana. Seguitemi: sarà un viaggio appassionante.

 

  1. Il Ghana di Beppe Dossena

Affacciato sullo splendido Golfo di Guinea, in pieno Oceano Atlantico, sorge il Ghana, patria delle “Stelle Nere”, i giocatori della Nazionale. Ma vi dirò di più: se nel paese africano parli di Italia, parli di un grande uomo: Beppe Dossena. Già, proprio quel Dossena che abbiamo già incontrato sulla panchina dell’Albania. L’ex centrocampista della Sampdoria di Boskov parte col botto: il 21 luglio 1998, la Federazione Calcio del Ghana gli assegna la guida della nazionale maggiore, della selezione olimpica, dell'Under-20 e dell'Under-17. Con quest’ultima conquista la Coppa delle Nazioni Africane. Nel 199 bissa il successo alla guida dell’Under-20. In seguito, diventato pure selezionatore della Nazionale Femminile, Dossena non centrerà due obiettivi importanti: verrà eliminato, assieme alla Nazionale Maggiore, dalla Coppa d’Africa 2000 ai quarti. In più non riuscirà a centrare la qualificazione per i Mondiali Nippo-Coreani del 2002. Manterrà comunque ottimi rapporti con la Federazione, individuando campioni destinati ai club europei. Uno su tutti? Sulley Muntari.

 

  1. Marco Tardelli, l’Italiano d’Egitto

Pensate a Marco Tardelli e ancora lo ricordate mentre urla la sua gioia in quel del Bernabeu durante la finale dei Mondiali 1982. Di anni (e di goal) ne sono passati e Tardelli, appese le scarpette al chiodo nel 1988, diventa CT. Dopo aver allenato L’Under 16 e l’Under 21 Italiana (e dopo l’Inter), Tardelli cede alla corte dei “Faraoni”, la Nazionale Egiziana di Calcio. All’ombra delle Piramidi Tardelli ci resterà poco: sette mesi appena; galeotta sarà una sconfitta contro la Libia. Un Marcantonio senza Cleopatra.

 

  1. La Liberia di Mr. Landi (passando per Georgia e Qatar)

Roberto Landi è un vero e proprio esperto in Nazionali straniere da guidare in quanto CT. Classe ’56, portiere, milita in Italia sino alla fine degli anni Settanta per poi trasferirsi nella neonata NASL: Vancouver, Chicago, New York sponda Cosmos e una parentesi sudafricana con i Kaiser Chiefs. Terminata l’attività agonistica, sarà preparatore dei portieri USA sia a Italia ’90 che quattro anni dopo, nei mondiali “casalinghi” stelle e strisce. Nel 1997 viene chiamato dalla Georgia per diventare CT dei “Crociati” per poi venire “dirottato” alla guida dell’Under 21. Dopo una breve parentesi in Italia guiderà anche l’Under 21 della Lituania. Nel 2005, nonostante buoni risultati con il National Bucarest, in Romania, Landi viene chiamato a guidare il Qatar. Con la Nazionale del Golfo resterà sino al 2005, guidandoli sia alle qualificazioni per le Olimpiadi sia ai giochi dell’Asia Occidentale. Dopo altre esperienza in giro per il mondo (Scozia, Belgio), nel 2011 viene chiamato in Liberia per sostituire temporaneamente Bertalan Bicskei, CT dei “Lone Star”. Inizialmente legato ai Liberiani per tre mesi, continua l’incarico dopo la morte di Bicskei. Tuttavia gli vengono contestati i risultati poco convincenti e le frequenti assenze dal Paese. Dopo l’esonero, Landi porta in causa la Federcalcio Liberiana: vincerà lui la causa.

 

  1. Romano Mattè alla conquista delle Aquile

Di Romano Mattè ne abbiamo già parlato nell’articolo dedicato ai CT che hanno allenato Nazionali Asiatiche (Non lo hai letto? È MadeInItaly #2). La carriera calcistica di Romano si interrompe prestissimo, a causa di un brutto infortunio. Divenuto allenatore, sarà CT dell’Indonesia prima di spostarsi in Africa. Nel 2000, infatti, andrà in Mali, guidando per un anno la Nazionale delle Aquile o Les Aigles. Un altro Globetrotter da un Continente all’altro.

 

  1. Alla Corte del Rais: Eugenio Bersellini, il Professor Scoglio

Che la Libia ai tempi di Gheddafi fosse un posto difficile lo sappiamo. Che il nepotismo regnasse sovrano, idem. Ma i due allenatori italiani che hanno occupato il ruolo di CT dei “Cavalieri del Mediterraneo” hanno avuto a che fare con il Rais e il di lui figlio, Al-Saadi, guardo caso Presidente della Federazione. Il primo è stato Eugenio Bersellini, alla guida della Nazionale durante la Coppa delle Nazioni Arabe. Risultati non ottimali, Bersellini salta. Nel gennaio 2002 arriva il “Professore” Franco Scoglio: a causa di contrasti con il Presidente della Federazione (indovina chi?), rassegnerà le dimissioni dopo neanche un anno.

 

  1. Il Marocco di Angelillo

C’era una volta un oriundo italo-argentino, Antonio Valentin Angelillo, nato nel ’37 a Buenos Aires, una delle città più “italiane” del mondo in quel periodo. Angelillo vivrà una bella carriera: indosserà le maglie di entrambe le nazionali (Argentina prima, Italia poi), e quelle di club prestigiosi (Boca Juniors, Inter, Roma, Milan). Diventato allenatore nel 1969, seguirà diverse squadre italiane del centro e del sud, prima di volare in Marocco, per guidare il FAR Rabat. È il 1988 e, dopo il trionfo inaspettato nel Campionato Marocchino, l’anno successivo guiderà della Nazionale Maggiore, non qualificatasi ai Mondiali Italiani nel 1990. Per il nostro “Angelo dalla faccia sporca”, l’esperienza come CT dei “Leoni dell’Atlante” durerà pochi mesi.

 

  1. Del Pinto il Somalo

Romano de Roma dal cuore laziale, Sergio Del Pinto nacque nella Capitale nel 1923. Cresciuto calcisticamente nella città, militò per tre anni tra i biancoazzurri dal ’45 al ’48, dopo essere rientrato dai campi di prigionia tedeschi. Terminata l’esperienza italiana, indosserà le maglie dell’Oporto in Portogallo e del Lleda in Spagna. Sul finire degli anni ’60 guida la Nazionale delle “Stelle dell’Oceano” per pochissimo. A causa di un malore, decide di tornare in Italia con la moglie Fatuma, incontrata nel paese africano e di abbandonare l’allenamento per aprire un negozio di elettrodomestici.

 

  1. Bonetti in Zambia e una Coppa d’Africa conquistata a metà

Se fermi un abitante della Repubblica della Zambia e gli chiedi di parlarti di Libreville, sarà molto triste da una parte e molto felice dall’altra. Il perché è semplice: nel 1993 al largo della capitale del Gabon avvenne un incidente aereo, la “Superga” africana. Nell’incidente perì gran parte della Nazionale della Zambia, che stava volando in Senegal per giocare una partita qualificazione legata ai Mondiali di USA ’94. Alcuni anni dopo, ricostituita la Nazionale, arriva alla sua guida l’italiano Dario Bonetti. Ma chi è Mr. Bonetti? Difensore roccioso di Roma e Juventus, lo ricordiamo perché detiene ancora il record del maggior numero di giornate di squalifica: 39. Giunto sulla panchina dei Chipolopolo (Proiettili di Rame), riesce a centrare la prima e storica qualificazione in Coppa d’Africa. Verrà esonerato, abbastanza inspiegabilmente, alcuni giorni dopo, pare per un pareggio indigesto. Va detto che la Zambia vincerà quella Coppa d’Africa, battendo ai rigori la Costa D’Avorio. E vincendo proprio a Libreville, scacciando via la maledizione di quel tragico giorno del 1993. Italia e Zambia non hanno in comune solo Bonetti ma anche una pesante sconfitta (4-0) che i Proiettili di Rame inflissero all’Italia Olimpica in quel di Seoul 1988.

 

  1. Diego Garzitto: alla corte degli Sparvieri

Una terra che fu definita Togoland prima dai tedeschi e poi dai francesi sino al 1960, anno della sua Indipendenza. Da allora, di strada, il Togo ha provato a farne tanta. Calcisticamente parlando, nel 2006 stupì il mondo intero qualificandosi per i Mondiali di Germania lasciando dietro il sé il ben più quotato Senegal. In pochi sanno che, quattro anni prima, all’epoca del Mondiale Nippo-Coreano, sulla panchina de “Les Eperviers” (Gli Sparvieri) sedeva un italiano, Diego Garzitto. Italiano naturalizzato francese, Garzitto guida diversi team francesi e africani prima di arrivare alla Nazionale. La sua esperienza dura un anno, prima che Garzitto approdi in squadre di club del Continente, dove arricchirà il suo palmares.

 

  1. Che emozioni con il Gambia, Mr. Mancini

Il cognome è noto, ma lui non è il “Mancio” che guida gli Azzurri. Luciano Mancini ha una storia incredibile: come lui stesso raccontò qualche tempo fa durante un’intervista per Soccer Road: “Poco prima del Torneo delle Regioni, in maniera del tutto casuale, conobbi il console del Gambia in visita ad Assisi: un po’ per scherzo mi disse che non erano soddisfatti del lavoro dell’allenatore della Nazionale maggiore e volevano cercare un italiano per sostituirlo. Per battuta si fece il mio nome, pensavo fosse finito tutto lì e invece ricevetti la chiamata del console, da lì a pochi giorni, che mi prospettò la possibilità di allenare la Nazionale! Non ci credevo, ma capii che era tutto vero quando sbarcò a Perugia la delegazione gambese: Ministro dello Sport, Presidente della Federazione, Segretario Generale e il Presidente del loro CONI. Mi misi allora a studiare inglese, sapevo che sarei stato da solo a partire: la Federazione, infatti, aveva deciso di cambiare solo l‘Head Coach, mantenendo invariato tutto lo staff precedente formato da professionisti del posto, ad eccezion fatta del medico che invece era egiziano”.

Un esordio al fulmicotone contro il Marocco, con pareggio difficile e dubbio e diversi altri match, compreso quello contro la Costa D’Avorio, dove lodò il lavoro dell’Ivoriano Gervinho, che gli regalò la maglia. Chissà che le imprese in Terra d’Africa non si ripropongano per il Mancini del Continente Nero.

 

  1. L’ItalEtiopia di Luciano Vassallo

Nel 1935 l’Etiopia faceva parte del cosiddetto “Impero Italiano” e diversi erano i militari di stanza nel paese Africano. Uno di questi era il babbo di Luciano, nato ad Asmara. Perse le tracce del padre, Vassallo non vivrà un’infanzia facile: i “meticci” non erano visti di buon occhio. Ma Luciano non perderà d’animo: diventato giocatore, sarà Capitano della sua Etiopia che vincerà la Coppa d’Africa nel 1962, nonché miglior giocatore del Torneo. Con la maglia dei “Walays” (Gli stambecchi del Semiem) realizzerà 99 goal in 104 presenze (tra ufficiali e non) prima di divenire in CT in ben 3 occasioni: nel 1969-1970 nella doppia veste di giocatore-allenatore, nel 1974 e nel 1978. Inoltre, dopo alcune confessioni fattegli dai giocatori della Nazionale, denuncerà ai giornalisti il fatto che Peter Schnittger, allenatore tedesco di diverse Nazionali Africane (tra le quali dell’Etipia nel 1974-1976) dopasse i giocatori con il Captagon. Da qui si inimicherà prima la Federcalcio Etiope e poi il nuovo regime, guidato da Menghistu Hailè Mariàm. Il dittatore accuserà Vassallo di connivenza con il precedente governo e arrestato. Grazie a un militare-tifoso incontrato in carcere, evaderà ed espatrierà prima a Gibuti e poi in Italia, dove ad attenderlo c’era la sua famiglia.

 

  1. Un Campari per il Senegal

Di Giovanni Campari ne abbiamo parlato già nel secondo articolo della serie “Made in Italy”. Un vero e proprio globetrotter ed esportatore di teorie italiane calcistiche nel mondo. Nel 2000, dopo esser stato CT di Georgia e Lituania (Under 21) e di Cuba (tutte le rappresentative), Campari viene chiamato in Senegal. Nuovamente si dedica alla formazione degli allenatori locali, oltre che guidare la Nazionale (anche se le voci risultano essere contrastanti) per un brevissimo periodo tra le gestioni Schnittger e Metsu.

 

Un viaggio attraverso un Continente dove il calcio è riscatto sociale, è comunità, è passione e –qualche volta- è un vero e proprio Miracolo.

I Ct Italiani che hanno allenato nel Continente Nero si sono distinti tutti, tra alti e bassi, portando sempre con loro un marchio di fabbrica indelebile: “Made in Italy”.

 

Alberto Caboni

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