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Moulin Rouge – 10 Curiosità sul simbolo della Belle Époque

Moulin Rouge – 10 Curiosità sul simbolo della Belle Époque

Da 120 anni è uno dei simboli di Parigi. Il Moulin Rouge è stato –e tutt’ora è- uno dei locali di culto della “Ville Lumière”. Scopriamo assieme dieci curiosità sul locale che cambiò Parigi e segnò un’epoca. Allez, viens danser!

 

  1. Tutto nacque da un Mulino Rosso (finto)

L’iconico nome e l’aspetto del locale fu ideato dai due imprenditori, Charles Zidler e Joseph Oller, che lo inaugurarono nel lontano 1889. Dal momento che restarono esaltatati dal “Moulin de la Galette”, un ristorante danzante costruito – per l’appunto- all’interno di un Mulino. Da qui l’idea geniale: perché non costruire un finto Mulino sopra il locale? Il Rosso venne scelto in quanto colore rappresentativo del Cabaret; in più era visibile da lontano. Et Voilà, Les jeux sont faits!

 

  1. E luce fu: il Moulin elettrico

Quale miglior simbolo della città nell’avere il battesimo “Elettrico” se non il Moulin Rouge? Il locale fu il primo edifico, in tutta la Ville Lumière, ad essere illuminato elettricamente. Le cronache dell’epoca raccontano che il rosso divenne ancor più sfavillante e attirò i clienti come mosche al miele.

 

  1. Una fucina d’artisti

Grazie ai suoi intrattenimenti eterogenei, che andavano dai balli sfrenati agli spettacoli, il Moulin Rouge attirò tantissimi artisti, che trovarono ispirazione per diverse opere. Il più famoso (e più legato) al locale è sicuramente Henry de Toulouse-Lautrec che non solo dipinse alcune iconiche locandine e poster pubblicitari ma “ambientò” all’interno del locale alcuni celeberrimi quadri, come “Ballo al Moulin Rouge” del 1889 e “Moulin Rouge” dell’anno successivo.

 

  1. Il Galoppo Infernale (e licenzioso, secondo molti)

Altro marchio di fabbrica del locale fu il Can-Can, ballo sfrenato nato da una costola della “Quadriglia Naturalistica”. In abbinamento al “Galop Infernal”, composto da Jacques Offenbach, divenne più famoso –quasi- dello stesso Moulin Rouge. E pensare che i benpensanti ritenevano “scabroso” e licenzioso il ballo. A onor del vero: si vedevano gambe e culottes, all’epoca scandalose (le une e le altre).

 

  1. Il Moulin come la Fenice: rinasce dalle sue ceneri

Nel 1915, il 27 febbraio, un devastante incendio distrusse quasi totalmente il Moulin Rouge. I lavori per la ricostruzione partirono immediatamente ma –nel frattempo- la guerra avanzava. Tra riffa e riffa, ci vollero ben sei anni per la ri-apertura, avvenuta nel 1921.

 

  1. Mistinguett, l’anima chantant del Moulin

La seconda vita del Moulin Rouge deve tanto, tantissimo, a una figura assolutamente irripetibile. Si tratta di Jeanne Bourgeois, più nota con il nome d’arte di Mistinguett. Attrice, cantante e artista a tutto tondo, le sue esibizioni erano attese e viste da migliaia di persone. Nel 1919 le sue splendide gambe vennero assicurate per la cifra record di 500.000 franchi. Nello stesso periodo, intessé una relazione con Maurice Chevalier, altro pilastro del Moulin Rouge e del musical. Un po’ come –parafrasando – se Fred & Ginger si fossero amati (invece che odiarsi cordialmente).

 

  1. Gli spettacoli migliori? Iniziano con la “F”

Chiamatela scaramanzia (nel mondo dello spettacolo esiste, eccome), chiamatela scelta vincente: le “Revue”, le super produzioni nate all’interno del Moulin Rouge, specie negli ultimi 35 anni, hanno un Filo rosso che le unisce. Si tratta dell’iniziale del nome della Revue: da “Formidable”, lo spettacolo creato per il centenario del Moulin Rouge (andato in scena per 10 anni consecutivi, mica briciole) sino ai gironi nostri, tutti gli spettacoli hanno un nome che inizia con la lettera “F”. Qualche esempio? “Frou-Frou”, “Frisson”, “Fantastic”, “Femmes, femmes, femmes”. Fenomenale, no?

 

  1. Un palcoscenico ricco di Stelle

Sul palco del Moulin Rouge, non solo le splendide ballerine di Can-Can e la già citata iconica Mistinguett si esibirono. Diversi Big della canzone (e del Musical) calcarono quelle assi ricche di storia: da Edith Piaf (vi dice nulla “La Vie en Rose”?), a Frank “The Voice” Sinatra, da Sir Elton John sino a Miss “New York, New York”, Liza Minnelli.

 

  1. Brindiamo senza trattenerci

Che Champagne suoni bene con Moulin Rouge è quasi un dato di fatto. Appena ci si accomoda nel locale, ci si trova con una coppa di bollicine preziose tra le mani. Ogni anno, quelle bollicine scorrono a fiumi. Giusto per darvi una media numerica, bottiglia più bottiglia meno, in un anno solare circa 360.000 bottiglie vengono stappate (e bevute) all’interno del Moulin Rouge. Cin-Cin!

 

  1. Un giorno interno di chiusura: quando le pale del Moulin si fermarono

Nel 1897, il locale osservò un interno giorno di chiusura. Un fatto assolutamente straordinario, nella storia del Moulin Rouge. A fermare metaforicamente le pale del locale fu la morte di uno dei due fondatori, Charles Zidler.

 

Dopo esserci immersi tra i profumi e i colori della Belle Époque e i poster di Toulouse-Lautrec, dopo aver fatto il pieno di Champagne ed essere rimasti incantati dal Can-Can, che dirvi? Quando i tempi ce lo (e ve lo) permetteranno), un salto a vedere quest’iconico locale è d’obbligo. Per permettervi di vivere e assaporare, almeno sul video, quelle atmosfere, potete scegliere: diverse sono le pellicole che lo immortalano, dal musical “Moulin Rouge” del 2000 (Nicole Kidman, Ewan McGregor) al film diretto da John Houston (1952, incentrato sulla vita di Toulouse-Lautrec), sino a “Lautrec”, biografico datato 1998.

 

E ora…via al Galop Infernal!

 

Alberto Caboni

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