Home » Canali » Around An Album » Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band - The Beatles
 sgt-peppers-lonely-hearts-club-band

Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band - The Beatles

1° giugno 1967, una data che cambia per sempre il mondo della musica Pop, nella sua reale accezione (Popular). In quel fatidico giorno, la EMI pubblica un LP destinato a scrivere la Storia. Ad inciderlo, gli ex quattro ragazzi di Liverpool, ora uomini: i “Fab Four”, The Beatles.

Accendi il giradischi, metti la puntina nei solchi e lasciati travolgere da “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”.

 

La Cover

Creata da Jann Haworth e Peter Blake su suggerimento di Paul McCartney, la cover di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” è un collage di immagini fotografiche. Al centro, attorno alla grancassa che riporta sulla pelle il nome del disco, ci sono i “Far Four” nelle vesti della “Banda dei Cuori Solitari”. Alle loro spalle e ai fianchi, una selezione di personaggi simboli per i quattro di Liverpool. La cover, iper conosciuta e “copiata” da moltissimi altri artisti, vincerà il Grammy per la “migliore Cover”.

 

Le Tracce

Tredici sono le tracce che compongono l’album. La prima traccia (che prende/dà il nome all’album) ci guida dentro l’Universo Vittoriano dove vive la Banda dei Cuori Solitari. “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” è un’ottima traccia, dove la voce principale di Paul si sposa –come sempre- ai cori di John Lennon e George Harrison. A seguire, quasi fosse un’unica traccia, arriva “With a Little Help from My friends” scritta da Lennon –McCartney per la voce di Ringo. Una canzone “semplice2, fatta di domande e risposte, orecchiabile e scorrevolissima. La terza traccia ci prende per mano e ci porta in un mondo onirico, visionario, forse lisergico (Lennon negherà quest’ultima ipotesi). “Lucy in the Sky with Diamonds” è sinonimo –secondo alcuni – di LSD. “Getting Better” la traccia n°4, contiene riferimenti del passato (era un modo di dire di Jimmy Nicol, batterista che sostituì temporaneamente Ringo Starr durante alcune date di una tournée) e del presente (l’Eroina, che Lennon frequentava si troppo). Da un fatto di cronaca, la fuga di un’adolescente dalla propria casa, nasce “She’s Leaving Home”, scritta da McCartney; da un manifesto vittoriano, Lennon tira fuori “Being for the benefit of Mr. Kite!”. Infine “Within You Without You” è scritto da Harrison e suonato da quest’ultimo con quattro musicisti indiani. Insomma, i quattro Beatles viaggiano alla grande, seppur lavorando sempre più singolarmente. L’album prosegue con “When I’m Sixty – Four”, un omaggio alla musica dei primi anni del XX secolo, suonata da Jim, padre di Paul McCartney. “Lovely Rita” parla di una storia d’amore estemporanea tra una vigilessa ed il protagonista della canzone. Il termine “Meter Maid” fu suggerito a McCartney da un amico australiano: nel continente australe, il termine contraddistingue –per l’appunto – le vigilesse addette al controllo dei parchimetri. “Good Morning, good Morning” è il punto più basso dell’album: ispirata dal jingle dei cereali Kellogg’s, è un triste racconto legato alla noia casalinga. E si sente, parecchio. Tuttavia, per nostra fortuna, arriva “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)”, una versione più veloce della traccia introduttiva e che chiude l’avventura della Banda. Infine, il master pièce dei quattro. Nata come due spezzoni di canzoni (e di arrangiamenti, chiavi, tonalità) totalmente differenti scritti da John e Paul quasi in contemporanea, “A Day in the Life” è la meraviglia. Alle prime strofe scritte da John e che raccontano –di fatto- episodi tratti dal “Daily Mail” del 17 gennaio 1967 (la morte di Tara Browne, rampollo della famiglia Guinness; il Consiglio Comunale di Blackburn denunciava lo stato pietoso delle strade) miste a ricordi personali si unisce il crescendo dell’Orchestra –totalmente visionario ed ipnotico- che introduce alla parte centrale, dove Paul sciorina ricordi d’infanzia.  La chiusa della canzone è legata ad un accordo di MI maggiore, suonato con tre pianoforti. Da brividi, letteralmente.

 

La Curiosità

A Day in the Life”, come già detto, prevede una parte orchestrale. Alla richiesta iniziale di Lennon – McCartney (90 Maestri d’Orchestra), George Martin (produttore ed arrangiatore storico dei quattro) rilanciò con “soltanto” una quarantina di elementi. Il risultato finale lo sentite nell’Album. Come sia stato raggiunto è oggetto di leggenda: qualche voce narra di un The “corretto” con l’Acido Lisergico, che avrebbe reso l’esecuzione più “brillante”.

 

Il Consiglio

Prendetevi il Vinile (se non lo avete, è il momento buono per comprarlo), lasciate che la stanza sia riscaldata da una luce soffusa (scegliete il tramonto) e lasciatevi cullare da quello che si può ritenere il più bell’album del XX secolo.

 

 

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.