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Vienna - Alla scoperta dell’Imperatrice Sissi (e dei suoi segreti…)

Vienna - Alla scoperta dell’Imperatrice Sissi (e dei suoi segreti…)

Parlare di Vienna e della sua storia significa parlare di una donna che cambiò radicalmente la mentalità della città e dell’Impero durante il XIX secolo.

Sì, sto parlando proprio della Principessa Sissi, figura cardine del tardo Impero Austro – Ungarico e personaggio assolutamente rivoluzionario, dalle mille e incredibili sfaccettature.

Nata a Monaco come Elisabetta Amalia Eugenia, non era propriamente la spensierata e angelica creatura che le pellicole cinematografiche (o gli anime giapponesi) hanno provato a tramandarci. In gioventù fu spensierata e allegra? Molto probabilmente sì, prima di ritrovarsi all’interno della vita di corte, diventando –quasi per caso-  la moglie dell’erede al trono, Francesco Giuseppe. Quasi per caso? Esattamente: Elisabetta non era la promessa sposa di Francesco Giuseppe; lo divenne quando lui, invece che puntare sulla sorella maggiore e promessa sposa Elena, si invaghì di lei. Fu probabilmente lo stesso marito, all’epoca del fidanzamento, a coniare il nomignolo che la renderà famosa in tutto il Mondo.

Tra le altre cose, la pronuncia (oltre che la traslitterazione) corretta del nomignolo è “Sisi” (una sola “S”, come mi hanno subito fatto notare i viennesi). Tale nomignolo, secondo alcune teorie, è legato ad una scorretta interpretazione della sua firma da parte di Francesco Giuseppe: anziché “Lisi” (diminutivo tedesco/austriaco di Elisabetta) divenne ai suoi occhi “Sisi”. Il resto è storia.

Ma cosa sappiamo veramente di questa Principessa?

 Moglie di un Imperatore che gli italiani conosceranno bene durante la Prima Guerra  Mondiale (il termine “Cecchino” proviene dal nomignolo che i soldati italiano diedero all’Imperatore, Cecco Beppe. Da qui a Cecchino, inteso come uomo dell’Imperatore, è un attimo), zia dell’Arciduca Francesco Ferdinando (la cui morte scatenerà il Conflitto), vegana, ossessionata dalla forma fisica, dai lunghi capelli e dalla tragica morte.

 

MA CHE BEI CAPELLI, PRINCIPESSA!

Andiamo con ordine e partiamo dai suoi capelli. Immaginate una massa fluente che, una volta sciolta, percorre l’intera altezza (1, 73 cm) della Principessa. Circa 5 kg di peso complessivo che, nel corso degli anni, le causò delle emicranie croniche (come darle torto?). I numerosi figlioli che la coppia ebbe amavano giocare sopra i capelli della madre, aperti a ventaglio sul pavimento. Per curare la principesca chioma venne assunta una parrucchiera proveniente dal teatro, abituata a “maneggiare” chiome importanti. Quando cadeva un capello erano dolori: il morituro veniva presentato su un vassoio d’argento. Se era in numerosa compagnia, la colpa veniva data alla povera parrucchiera. Per evitare ripercussioni, la geniale acconciatrice di capigliature nascondeva “il corpo del reato”. Lo shampoo di Sissi era composto da 30 tuorli e una bottiglia di cognac: una sorta di VOV aromatizzato dalla proprietà nutritive sicuramente valide, dal profumo curioso e dai tempi di applicazione “brevi”, giusto un’intera giornata.

 

FIGLI, MARITO, CUGINI: LO STRANO ALBERO GENEALOGICO DI SISSI (ANZI, SISI)

Sissi e il marito Francesco Giuseppe erano cugini di primo grado. Non scandalizzatevi: era in voga (non solo all’epoca) unirsi tra parenti e consanguinei, per mantenere “pulito” il nobile sangue reale. Peccato che questo comportasse malformazioni, problematiche genetiche e sterilità. Nel loro caso non fu così: ebbero 4 figli, tre donzelle e l’erede al trono designato, Rodolfo. La stirpe di Sisi non sarà baciata dalla Dea bendata: la primogenita, Sofia, morirà di tifo a soli 2 anni. La madre non sarà esente da colpe: deciderà di portare la bambina, già indebolita, con sé in Ungheria, nonostante il parere contrario dei medici e della corte. Seguiranno Gisella, secondogenita e Valeria, ultimogenita, pressata dall’opprimente presenza materna. In mezzo, al terzo posto, vi è l’erede al trono, Rodolfo, protagonista in età adulta dei giornali gossippari dell’epoca. Mai sentito parlare di Mayerling? Era una località dove Rodolfo aveva un casino di caccia. Lì il nostro Rodolfo, che amava la baronessa Maria Vetsera (17enne nobildonna) si uccise, dopo aver tolto la vita a Maria. Un suicidio –omicidio che scandalizzò l’intera Europa. Anche perché furono tante, troppe le notizie che uscirono fuori da quel vaso di Pandora e che Sisi cercò –inutilmente – di nascondere. Ad esempio? Rodolfo aveva contratto la gonorrea durante una relazione extraconiugale e l’aveva trasmessa alla moglie (Già, era sposato). Risultato? Impossibilità di avere eredi. L’erede designato diverrà il nipote Francesco Ferdinando, prima che la sua vita (e quella della moglie) incrocino quella dell’anarchico Gavrilo Princip e della sua pistola.

 

IL MISTERO DEL VOLTO DI SISI E IL SUO VITINO DA RECORD: LE REGOLE DELLA PRINCIPESSA

Sisi non amava invecchiare. Succede a tanti di noi ma nel suo caso non abbiamo più testimonianze del suo volto dopo i 30 anni. Niente ritratti, niente acqueforti, schizzi, nulla. La Regina si rifiutava, sconcertata dai segni del tempo. Per cercare di restare sempre nell’immaginario mondiale come quella bellezza dalla pelle di seta che i posteri ci hanno tramandato. A quanto pare, la sua dentatura non era né perfetta né tantomeno immacolata e questo la porterà a bisbigliare (per non aprire l’Imperiale boccuccia).

Inoltre, è un’esteta, ama il bello e i belli. Arriva a richiedere agli ambasciatori dell’Impero, sparsi per i quattro angoli del globo, di procurarle immagini fotografiche (la Tecnologia è arrivata, siamo nella seconda metà abbondante dell’Ottocento). Anche questa ossessione alimenta le malelingue, specialmente quelle che vivono a corte. Si vocifera sulla sessualità di Sisi e la voce aleggerà sino alla scomparsa della Principessa.

Un fatto certo è l’ossessione per la linea. Dopo quattro gravidanze e con qualche primavera in più, le linee sottili e scolpite di Sisi iniziano naturalmente ad ammorbidirsi. Non sia mai: la Principessa intende mantenere il suo leggendario vitino da vespa. Per farlo, non esita a passare ore a farti torturare con un bustino realizzato apposta per lei, che porta il suo punto vita a soli 48 cm. Si arriva a cucirle addosso gli abiti, quasi come una seconda pelle. Un po’ quello che si fa su un set cinematografico quando gli attori indossano quelle tutine da supereroi ammazza respiro. Non paga di questo, dorme con i fianchi avvolti in panni umidi e imbottiti di aceto (Che buon profumo ci doveva essere nel suo lettino) che di certo non fecero bene ai suoi reumatismi (anzi, glieli amplificarono).

Non stava mai ferma e non per rispettare il motto “Chi si ferma è perduto”. Convinta che il fermarsi avrebbe permesso all’adipe di attaccarsi perennemente al suo corpo, non stava un secondo ferma: camminate estenuanti di km e km, cavalcate (era un’amazzone provetta), corse, ginnastica. Mangia in piedi per bruciare le calorie. Fosse vissuta ai tempi odierni forse sarebbe stata la prima Principessa a partecipare ad un Iron Man. E vincerlo, probabilmente.

In più, si nutre praticamente solo di liquidi, tra latte, the alla violetta, brodo di carne, spremuta. Ciononostante, è gravemente disidratata e questo le provoca degli edemi cronici al viso e alle caviglie, impedendole di camminare per certi periodi. La sua famigerata bellezza declina in fretta. Come a dire: non è la dieta maniaca a renderti bella, è la giusta alimentazione ad aiutarti. E Sisi non si alimentava bene.

 

 

 

LA CORTE DI HOFBURG, LA SALUTE DELLA PRINCIPESSA: PSICOSOMATICA REALE

Durante la seconda metà della sua vita, Sisi è convinta (non a torto, secondo i genetisti) che i rapporti troppo stretti e troppo frequenti con i consanguinei (leggi Incesti Reali) abbiano lasciato delle “tare” sui suoi figlioli. Il suicidio di Rodolfo, dopo il brutto fattaccio di Mayerling, per lei è la prova del 9. Per avvalorare la sua tesi, va detto che alcune sorelle di Sisi manifestarono comportamenti insoliti, sindromi depressive, patologie mentali. La stessa Sisi è attirata dai “Matti” e frequenta soventemente i manicomi. È terrorizzata dall’idea di apparire essa stessa pazza ma è così che la stampa estera interpreta le sue ossessioni e fissazioni. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. E chi va col matto?

Di certo, il clima della Corte Imperiale di Hofburg, unito ai suoi trattamenti per restare eternamente giovane, nuocciono gravemente alla sua salute. Decide di spostarsi per lunghi periodi, come si faceva allora, in località marittime, dove il clima è più clemente e aiuta. Va a Madeira (che diverrà molto famosa più di un secolo dopo, quando ci nascerà Cristiano Ronaldo), Corfù, Venezia, Trieste, l’amata Ungheria (dove nascerà l’ultimogenita Maria Valeria).  Per farvi capire quanto potesse essere di origine psicosomatica la sua malattia: dopo sei mesi a Corfù, rimessasi perfettamente in forma, Sissi torna a Hofburg. Ci resta appena quattro giorni, prima di sentirsi nuovamente male: tosse e astenia (una sensazione di spossatezza fisica, simile a quella che si prova dopo una grande fatica. Nel caso di Sisi, non pensate che la fatica poteva essere Reale?) la portano a tornare a Corfù.

 

L’ULTIMAGENITA VALERIA: FIGLIA DI FRANCESCO GIUSEPPE O DONO DELL’UNGHERIA?

Per via del clima infausto della Corte, Sisi passa tantissimo tempo in Ungheria. L’amore per la terra magiara non è casuale: il primo insegnante privato della Principessa, che la istruisce sui doveri di una Regina e sulla vita a corte, è ungherese e fervente indipendentista. Insomma, Elisabetta si innamorerà della terra del Danubio così tanto da volerci far nascere la quarta figlia, Maria Valeria. Si vocifera –sempre i soliti maligni- che la neonata non sia figlia dell’Imperatore. In più, contrappasso dantesco, tanto la madre ama l’Ungheria, tanto la figlia la detesta: arriverà a parlare soltanto in tedesco, ripudiando la formazione e la lingua ungherese.

 

LA TRAGICA FINE DI SISI: UN BERSAGLIO MOBILE (E SBAGLIATO)

È il 10 settembre del 1898 e la 61enne Sisi sta passeggiando in quel di Ginevra, Svizzera. Si trova lì per le solite cure fisiche (oltre che per fuggire dall’opprimente Corte). Viene avvicinata da un anarchico italiano, Luigi Lucheni, che la pugnala in pieno petto. Inizialmente Sisi non si rende conto della ferita: il suo immancabile corpetto blocca il flusso del sangue. Una volta salita sul battello per Montreux, sviene tra le braccia della contessa Sztàray, sua accompagnatrice. In quel momento viene scoperta la ferita: la lama di Lucheni ha trafitto il ventricolo sinistro. Dopo un’ora, la Principessa che – al pari della Regina Vittoria – è stata una delle donne più potenti (e copiate) del Mondo muore.

 


 

 

 

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