fbpx Aldo Fabrizi - L'emblema della romanità | GP Report
Home » Canali » A day in the Life » Aldo Fabrizi - L'emblema della romanità
Aldo Fabrizi - L'emblema della romanità

Aldo Fabrizi - L'emblema della romanità

Emblema della romanità verace. Uomo dalle sfumature attoriali comiche e drammatiche. Autore, attore, regista, poeta, sceneggiatore.

Da “Roma città aperta” sino a “Rugantino”, passando per diversi film con Totò e la trilogia de “La Famiglia Passaguai”.

Seguitemi nel cuore pulsante della Città Eterna, in direzione Campo de’ Fiori, alla scoperta della vita dell’anima “de Roma”: Aldo Fabrizi.

IL VETTURINO ANIMA DI CAMPO DE’ FIORI

Aldo Fabbrizi (L’attore deciderà di togliere una “b” dal suo cognome per renderlo più facile da utilizzare, NdA) nasce a Roma il 1° novembre del 1905 nel quartiere romano di Campo de’ Fiori. Figlio di un vetturino e di un’ortolana (La madre gestiva un banco di frutta e verdura proprio nel quartiere. NdA). Cinque sorelle, tre le quali la futura Sora Lella, Aldo si ritrova a diventare grande molto prima del tempo. Nel 1916, il padre Giuseppe, vetturino, muore in seguito ad una polmonite fulminate, contratta dopo esser finito in un fosso con tanto di carrello e cavallo.

Aldo si prodiga nei lavori più disparati, compreso quello paterno, probabilmente svolto durante l’Anno Santo del 1925. Corre voce che nel 1943, per le riprese di “L’ultima carrozzella” di Mario Mattioli, Fabrizi utilizzò – come costume di scena per il personaggio del Vetturino –  la sua divisa di vent’anni prima.

IL NEOREALISMO, ROMA CITTÀ APERTA E LADRI DI BICICLETTE

Nel 1945 arriva il primo, grandissimo ruolo per Aldo Fabrizi. Roberto Rossellini lo recluta per “Roma Città Aperta”, film neorealista in cui Fabrizi interpreta un sacerdote, fortemente ispirato dalle figure di Don Morosini e Don Pappagallo, entrambi fucilati dai nazisti nel 1944. Il ruolo, il più intenso della sua lunga carriera, varrà il riconoscimento del suo talento.

Dopo aver prestato la sua voce ad uno dei protagonisti di un altro capolavoro del neorealismo, “Ladri di Biciclette” di Vittorio De Sica (la voce di Fabrizi doppierà Gino Saltamerenda, il netturbino. NdA).

Nel 1950 arriva anche uno dei premi più interessanti del panorama cinematografico. Fabrizi vince il Nastro d’Argento per “Prima Comunione”. In quegli anni nasce la collaborazione con uno dei Mostri sacri del Varietà prima e del cinema poi: il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Con il Principe della risata girerà blockbuster dell’epoca, quali “Guardie e ladri”, “ I tartassati”, “Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi”.

Di Totò, Fabrizi ha lasciato un ritratto stupendo, sia professionale sia umano:

"Lavorare con Totò era un piacere, una gioia, un godimento perché oltre ad essere quell'attore che tutti riconosciamo era anche un compagno corretto, un amico fedele e un'anima veramente nobile... Arrivati davanti alla macchina da presa, cominciavamo l'allegro gioco della recitazione prevalentemente estemporanea che per noi era una cosa veramente dilettevole. C'era solamente un inconveniente, che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentemente di non poter più andare avanti per il troppo ridere.”

TEATRO, CARO VECCHIO AMICO

Aldo Fabrizi non dimenticò mai il posto da cui era partito, ovvero le vecchie, care, scricchiolanti assi di un palcoscenico.  Durante gli anni 1962/63, Fabrizi interpretò il Boia Papalino Mastro Titta nella commedia musicale “Rugantino”, creato dalla premiata coppia Garinei & Giovannini con Pasquale Festa Campanile e portato in scena al Teatro Sistina di Roma. Lo spettacolo superò i confini nazionali ed arrivò a Broadway, tempio del musical, dove registrò sempre il tutto esaurito; anzi, Sold Out. L’amore per il personaggio e per la commedia che esprime al meglio la romanità pura e verace porterà Fabrizi a rivestire i panni di Mastro Titta anche nel 1978.

Per quanto riguarda il piccolo schermo, ebbe un grandissimo successo nel 1971, quando la Rai decise di includerlo nel cast del varietà del sabato sera “Speciale per Voi”. Un classico varietà del sabato sera RAI, con un cast stellare –a partire dal regista, Antonello Falqui- e gag uniche. Pensate: uno spettacolo con assieme Fabrizi, Bice Valori, Ave Ninchi e lo straordinario Paolo Panelli. Da brividi.

Aldo, sposato da una vita con Beatrice Rocchi –ex attrice e cantante di varietà negli anni Venti con il nome d’arte di Reginella. NdA- , resterà vedovo nel 1981. Nel 1990, il 2 aprile, verrà a mancare per un’insufficienza toracica. Verrà sepolto nella tomba di famiglia al Cimitero Monumentale del Verano, a Roma.

Una curiosità: sul frontone della tomba di famiglia è riportato il cognome d’arte, ovvero “Fabrizi” (con una sola “B”), mentre sia la lapide sia la bara riportano il vero cognome dell’artista, ovvero Fabbrizi.

Grazie al Aldo Fabrizi, la romanità verace, schietta, irriverente e profondamente umana, rugantinesca e popolana venne a luce ed ebbe respiro. Grazie al Aldo Fabrizi anche il ruolo dell’attore proveniente del Varietà cambiò, permettendo al pubblico di comprendere che un attore comico poteva tranquillamente interpretare un ruolo serio, drammatico.

Lascia un Commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.