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Andrea Pazienza – Viva Paz!

Uno dei più innovativi artisti del fumetto italiano e non solo. Disegnatore, pittore, insegnante.

Temperate le vostre matite, controllate se il vostro rapidografo è carico e seguiteci dentro e fuori la vita di Andrea “Paz” Pazienza

 

L’ORSO AI 18 MESI, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, PESCARA E IL BISOGNO DI DISEGNARE

 

Pazienza, registrato all’anagrafe come Andrea Michele Vincenzo Ciro, nasce a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956 da Enrico, docente di educazione artistica e Giuliana, che insegna educazione tecnica. Che il giovane Andrea avesse l’inchiostro nelle vene lo si capisce a soli 18 mesi:

“Il mio primo disegnino riconoscibile l’ho fatto a 18 mesi, era un orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare”

 

Nato –come scritto- a San Benedetto del Tronto per volere materno (era la città d’origine di Giuliana), Andrea si traferisce a San Severo, in Puglia, dove resterà sino ai 12 anni, quando sceglierà Pescara come città per gli studi. Ogni weekend tornerà in quel di San Severo, mantenendo forti i contatti con gli amici e con la sua realtà. Collaborerà attivamente alla realizzazione delle scenografie per alcune spettacoli svoltisi presso il teatro Verdi.

A Pescara, Pazienza frequenterà il liceo artistico “Misticoni” e stringerà amicizia con Tanino Liberatore, autore di fumetti (mica uno qualsiasi. Soprannominato da Frank Zappa il “Michelangelo del fumetto”).

In questi frenetici anni liceali, Andrea realizza i suoi primi fumetti (buona parte dei suoi primi lavori sono ancora inediti) e realizza diversi dipinti. Dal 1973 avvia una collaborazione con Laboratorio d’Arte “Convergenze” che espone i suoi lavori sia in mostre collettive sia in personali.

L’anno successivo vede Paz scegliere il DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) di Bologna. Non terminerà mai gli studi e non conseguirà la laurea. Sono anni caldi, quelli universitari di Andra. Vive nel pieno della contestazione nata e legata al Movimento del ’77. Proprio quel periodo cruciale sarà cornice e sfondo per le avventure di Penthotal, che vedono la luce (e la stampa) sempre nel 1977.

Certo che il DAMS, da sempre culla di talenti, pullula letteralmente di idee e di artisti. Paz si ritrova assieme a Enrico Palandri (scrittore), Gian Ruggero Manzoni (poeta, pittore, drammaturgo), Freak Antoni (leader degli Skiantos) e Francesca Alinovi (pittrice, uccisa nel 1983).

Sempre il 1977, sempre Bologna. Anno magico per il nostro Paz che, in compagnia di Filippo Scozzari (altro pezzo da 90 del fumetto italiano fine ’70), entra a far parte del gruppo che realizza “Cannibale”, rivista di fumetti sperimentale, dove umorismo e satira sono all’ordine del giorno; fondata da Stefano Tamburini fumettista e creatore di Ranxerox) e Massimo Mattioli (anche lui mago della china e delle matite, creatore del coniglio Pinky), vedrà in seguito l’inserimento dell’amico di Paz, Tanino Liberatore.

Dal 1979 al 1981, Pazienza collabora con “Il Male”, uno dei settimanali cult per quanto riguardava l’onda nuova delle matite tricolori. In mezzo a questi due anni di “Male”, nel 1980, Pazienza fonda “Frigidaire”. Sulle pagine della rivista apparirà per la prima volta uno dei personaggi più conosciuti di Pazienza, Zanardi.

Questi sono gli anni più produttivi di Pazienza che realizza diverse opere, da copertine di album a calendari, soggetti e disegni per una decina di storie, da poster e manifesti cinematografici (Uno su tutti: “La città delle Donne” di Federico Fellini) a spot grafici, da videoclip (“Milano e Vincenzo” di Alberto Fortis) a personali di pittura (da ricordare –tra le tante opere – il monumentale Zanardi equestre realizzato a Cesena).

In questi anni nascono Francesco Stella, L’investigatore senza nome, Pertini (albo realizzato in soli tre giorni, secondo i ricordi dello stesso Pazienza)

ALCATRAZ, ZIO FEININGER, MONTEPULCIANO, MARINA, BYE BYE PAZ

Sempre nei brillanti anni ’80, Paz insegna. Prima lo fa presso la Libera Università di Alcatraz, fondata dal “Mistero Buffo” Dario Fo e gestita dal figlio Jacopo e poi alla Scuola di Fumetto e Arti Grafiche “Zio Feininger” di Bologna, fondata da due mostri scari come Brolli (Daniele Brolli, celeberrimo sceneggiatore di fumetti) e Igort (al secolo Igor Tuveri, cagliaritano di nascita e bolognese d’adozione).

Che parterre de roi, in quel di Bologna! Sulla scrivania Paz, Magnus (autore di “Alan Ford”), Lorenzo Mattotti (futuro autore dei personaggi del “Pinocchio” diretto da Enzo D’Alò), Silvio Cadelo (fumettista anche lui) e altri ancora. Sino al giugno dell’84 Paz insegna a Bologna, avendo come allievi la “nuova generazione”: Francesca Ghermandi, Alberto Rapisarda, Enrico Fornaroli e Sauro Turroni. L’esperienza da docente ispirerà il Paz, che riverserà il tutto sulle pagine di “Pompeo”, la sua Graphic Novel.

Contemporaneamente alle innumerevoli collaborazioni, featuring e commesse, si fa strada –sempre di più – l’Eroina. Alterna periodi di totale pulizia a periodi di oblio, perduto tra le braccia di “Brown Sugar”. L’Eroina è una primadonna e non vuole concorrenti: Paz lavora di meno e viene lasciato da Elisabetta, la sua storica fidanzata, ormai distrutta dal Paz-Style.

Andrea si trasferisce a Montepulciano (patria dell’omonimo DOCG) e incontra Marina Comandini, anche lei fumettista. Dal primo sguardo al momento del “sì, lo voglio” passa un anno. È il 1986 e Pazienza continua a collaborare con le più famose riviste di fumetti, Linus tra tutte.

Nel 1987 collabora alla stesura della sceneggiatura di “Piccolo Diavolo”, film di Roberto Benigni che uscirà l’anno successivo (Pazienza non risulterà tra i credits ma l’intera pellicola sarà dedicata a lui dall’amico Benigni).

16 giugno 1988. Notte, Montepulciano. Interno, bagno. Dopo oltre venti minuti di chiamate senza risposta, Marina decide di chiamare i soccorsi. Andrea è chiuso in bagno e non risponde. Si scoprirà che il fumettista è deceduto. Le cause non sono state rese note per volontà della moglie e dei parenti.

Secondo Sergio Staino, Pazienza gli avrebbe chiesto in prestito un’ingente somma di denaro, con la quale si sarebbe comprato dell’eroina e sarebbe morto per overdose. Secondo un’altra teoria, la morte potrebbe essere sopravvenuta per cause naturali.

Pochi giorni dopo a Peschici viene inaugurata la prima personale “di famiglia”, dove le opere di Pazienza sono affiancate a quelle del padre Enrico.

In quanto al Paz, più di una volta –in vita- espresse questo pensiero:

"Se mi dovesse succedere qualcosa, voglio solo un po' di terra a San Severo, e un albero”

Il suo desiderio venne esaudito e Paz venne sepolto in quel di San Severo

Con lui è volato via l’estro, la creatività, il desiderio fortissimo di dare nuove forme, nuovi volti e raccontare nuove storie. Surreali, grottesche, più vere del vero nel loro essere iperboliche.

Ciao, Paz!

 

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