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Andrea Pirlo – L’eleganza del 21

Un uomo, un numero, un piede benedetto dagli Dei del pallone. Ha illuminato, grazie alle sue giocate e alle sue punizioni, le giornate e le nottate di migliaia di tifosi, da Brescia a New York sino alle indimenticabili notte tedesche del 2006.

Con il rispetto che merita, in punta di piedi, scopriamo la vita di uno degli ultimi, veri “Signori” del Calcio italiano: Il “Maestro” Andrea Pirlo

NASCE IL METRONOMO: LE GIOVANILI, IL BRESCIA, SOR MAGARA E IL DIVIN CODINO

Andrea Pirlo nasce a Fiero (Brescia) il 19 maggio 1979. Innamorato sin da piccolo della palla a scacchi, Andrea muove i primi passi sui campi del Fiero, suo paese natale e nella Voluntas, prima di passare alle giovanili del Brescia, dove sarà schierato come mezzapunta.

Esordisce in Serie A due giorni dopo il suo sedicesimo compleanno, il 21 maggio 1995, indossando la maglia dei leoni bresciani. L’equipe lombarda è già matematicamente retrocessa nella serie Cadetta ma Andrea conquista il suo primo record: a 16 anni e 2 giorni, è il più giovane esordiente degli Azzurri.

L’anno successivo Andrea lo trascorrerà nella Primavera, conquistando il Torneo di Viareggio, attirando le attenzioni del nuovo Mister delle Rondinelle, Edy Reja che lo fa ri-esordire in prima squadra. Con la maglia del Brescia, Pirlo segnerà 2 reti e totalizzerà 17 presenze. I Bresciani centrano la promozione in A e Andrea è un punto fisso dell’11 azzurro. 29 presenze e 4 reti incorniciano la sua stagione, purtroppo terminata con una nuova retrocessione bresciana.

Andrea, tecnica ed intelligenza, attira le attenzioni dell’Internazionale di Milano, in quegli anni alla ricerca della quadratura del cerchio. Esordisce a 19 anni con i nerazzurri, spesso partendo dalla panchina, raggiungendo quota 32 presenze annuali e l’esordio in Champions League (contro lo Skonto Riga, match terminato 4-0 per la squadra di Moratti).

Anno 1999, Andre viene mandato in prestito alla neopromossa Reggina, alla sua prima partecipazione alla Massima Serie. Assieme a lui altri due nerazzurri: Roberto Baronio e Mohammed Kallon, con il compito di rafforzare la squadra dello Stretto. 28 presenze, 6 goal, sempre più personalità: ecco il ritratto del Pirlo in maglia amaranto.

Tornato all’Inter ma trovato poco spazio in prima squadra, a gennaio viene ceduto al Brescia. Andrea torna a casa dove ad accoglierlo c’è “Sor Magara”, Carletto Mazzone. In più, a Brescia la fascia di capitano e la maglia n°10 è indossata dal “Divin Codino” Roberto Baggio.

Mazzone, fiuto da cercatore di tartufi, retrocede Andrea in cabina di regia a centrocampo, in modo tale che lui e Baggio giochino molto vicino. Mai scelta fu più indovinata. Oltre ad una splendida amicizia, tra i due il feeling è spettacolare. Il Brescia arriverà 7° alla fine del campionato e Baggio, intervistato nel 2007, descriverà così Andrea Pirlo:

«Andrea ha dimostrato tutto il suo grande talento e il suo valore. Quando giocavamo insieme tutto dipendeva da lui. Ha sempre avuto il grande merito di vedere in anticipo quello che poteva succedere all'interno dell'azione. La sua visione di gioco, quello che sa fare, quello che sa costruire, fanno di lui un fuoriclasse. Andrea ha qualcosa che non si vede spesso in giro.»

Nonostante un infortunio lo blocchi da aprile a giugno, Andrea viene acquistato dal Milan per 35 miliardi di lire. Il Mister dei Diavoli, Carlo Ancelotti lo schiera nella posizione di regista –come Mazzone- complice il duplice infortunio a Gattuso e Ambrosini. Con la maglia rossonera, esordisce in Uefa contro il Bate Borisov, segna contro il Roda JC (Quarti di Finale Uefa, partita di ritorno) e segna il suo primo goal su punizione in Campionato (Milan – Parma 3-1, 30 marzo 2002). L’anno successivo, Andrea resta regista nel cosiddetto “Albero di Natale”, modulo adottato per far convivere un parterre de roi da urlo: lo stesso Pirlo, Clarence Seedorf, Manuel Rui Costa, Rivaldo. Nello stesso anno, Pirlo conquista la Champions, nella storica finale contro la Juventus. Andrea uscirà al 71’ e non sarà tra i rigoristi che porteranno la Coppa dalle grandi orecchie a Milano.

Carlos Alberto Parreira, CT del Brasile Campione del Mondo ’94 (sì, quello della finale di Pasadena, del rigore di Baggio volato nel cielo americano, dei verde-oro di Bebeto, Romario, Dunga, Taffarel, Aldair), definirà Pirlo come

“[è come] uno Zico davanti alla difesa“

All’inizio della stagione successiva, Milan e Juventus si ritrovano in Supercoppa Italiana. Stavolta sono i bianconeri a spuntarla, nonostante due goal di Pirlo (uno durante i tempi regolamentari, uno dal dischetto). In Supercoppa Europea il Milan si scontra con il Porto, vincitore della Uefa. I lusitani, con in panchina un certo Josè Mourinho, perderanno la Coppa (in compenso, a maggio alzeranno la Champions al cielo di Gelsenkirchen, dopo aver asfaltato il Monaco 3-0). Arriverà la finale di Coppa Intercontinentale contro il Boca Juniors: il Milan perderà ai rigori. Non solo: Andrea sbaglierà uno dei penalty, raro da uno come lui.

Il Campionato prosegue: il Milan conquista il titolo dopo anni ma esce ai quarti di Champions contro l’incredibile Deportivo La Coruña. Con il tricolore sul petto, Pirlo e compagni affrontano il Campionato e la stagione successiva. Stagione che si concluderà in una notte tutta da dimenticare, quella di Instanbul.

Finale di Champions. Stadio Olimpico Atatürk. Intervallo tra primo e secondo tempo. Il Milan è avanti di 3 reti, grazie a Maldini e doppietta di Crespo. Sembra fatta, sembra chiusa. Sembra, appunto.

In 6 minuti, dal 54’ al 60’, il Liverpool perfora tre volte la porta rossonera. 3 -3. Un incubo per il Milan che diventa concreto e solidissimo davanti al dischetto del rigore. Tra i tre rigoristi che falliranno, oltre a Serginho e Svechenko, c’è anche Pirlo. Probabilmente è una delle ultime volte che vedrete Pirlo fallire un penalty.

All’indomani della catastrofe Andrea pensa che sia giunto il tempo di dire basta, di appendere le scarpette al chiodo

«[...] ho seriamente pensato di lasciare il calcio perché mi sembrava che non avesse più senso nulla, non mi sentivo più un calciatore e nemmeno più un uomo, non avevo neanche il coraggio di guardarmi allo specchio. Dopo quella partita abbiamo creato una nuova malattia dai molteplici sintomi, nota come "sindrome di Istanbul" e ancora adesso non so bene davvero cosa sia successo quella sera.»

Alla fine il profumo del campo, il richiamo del campo è troppo forte e Andrea continua la sua carriera. L’anno è il 2006, quello di Calciopoli, della Juve in serie B, dell’Inter Campione a tavolino, dello scandalo mondiale alla vigilia dei Mondiali. Andrea è tra i 23 convocati da Mister Lippi per il Mondiale tedesco.

Una squadra che parte senza i favori del pronostico ha meno pressione addosso; nel caso dell’Italia pochi considerano l’eventuale passaggio del turno come una realtà. Primo match, Italia –Ghana: al 40’ Andrea riceve palla direttamente dal corner, a passargliela è Francesco Totti. Andrea la stoppa col destro, la sistema e fa partire una mina, dritta all’angolo basso sinistro della porta. Uno a zero e applausi per l’apparente facilità di esecuzione. Marcello Lippi dirà, parlando del suo giocatore:

“Pirlo è un leader silenzioso: parla coi piedi”

 

L’Italia di Lippi e Cannavaro, di “Achille” Del Piero e degli eroi proletari Grosso e Gattuso –come poppopopoppopo ricordiamo- trionferà in quel di Berlino, con Andrea tra i protagonisti più brillanti.

Finito l’exploit mondiale, Andrea ritorna ad indossare la maglia rossonera del Milan.  In Champions, soprattutto, Pirlo e compagni hanno un conto aperto con i “Reds”. Destino e capacità delle squadre vuole che i club si ritrovino in Finale.

Di nuovo gli uni contro gli altri. Cambia solo la location: da Instanbul ad Atene. Stavolta, però, il Destino ha in serbo qualcosa di diverso per il Diavolo. Come racconterà qualche tempo dopo “SuperPippo” Inzaghi:

 

“Andrea mi ha fatto segnare tanto, ma la punizione per il primo gol di Atene resterà indimenticabile per me: un assist involontario e meraviglioso”

 

Anni dorati, quelli del Milan di Pirlo. La finale è conquistata, la Champions torna a Milano. Tuttavia, con l’addio di Mr. Ancelotti, Andrea pensa di preparare le valigie e partire a Londra, in direzione Chelsea. Solo il Presidente Berlusconi riuscirà a bloccare il numero 21, praticamente già all’aeroporto.

Il trasferimento avverrà l’anno successivo ma non a Londra, bensì a Torino. Pirlo non rientra negli schemi di Allegri (errori di gioventù, quelli del Conte Max) e il regista arriva alla corte della Vecchia Signora e di Antonio Conte.

Con la Juve, Pirlo brillerà nuovamente, vivendo una seconda giovinezza al fianco di “Pinturicchio” Del Piero, Gigi Buffon, Claudio Marchisio e una rosa di Campioni. In 5 anni la Juve di Pirlo conquisterà 5 scudetti, un paio di finali (perse) di Champions e infiniti trofei. Non male per un trentenne, no? Se poi aggiungete anche il secondo posto agli Europei 2012 (in molti ancora piangono vedendo il rigore battuto a “cucchiaio” contro l’Inghilterra), avrete un’idea dell’importanza del “Maestro” in quegli anni di vittorie zebrate.

Arriva una data importante nella vita di Andrea. È il 6 luglio 2015 e viene ufficializzato il suo passaggio al New York City. Un 36enne alla scoperta del Nuovo Mondo, un 36enne che –il 19 maggio dello stesso anno- è stato inserito nella classifica dei Best 10 con oltre 36 anni stilata da France Football.

In America, Pirlo giocherà per tre stagioni, combattendo con infortuni e riuscendo a siglare un unico goal (su punizione) durante il match casalingo contro i Philadelphia Union. Il “Maestro” insegnerà e delizierà, con le sue giocate, un’intera Nazione.

Una volta appese le scarpette, il 27 settembre 2018 Pirlo ottiene la Qualifica Uefa A: potrà allenare tutte le formazioni giovanili e le prime squadre sino alla Lega Pro, oltre che poter diventare allenatore in seconda nei club della Seria A e B.

Oggi compie 40 anni, il Maestro. Da 25, le sue giocate, le sue intuizioni, i suoi colpi di genio hanno reso il gioco del Calcio ancor più bello, ricevendo il plauso da giocatori leggendari. Da Baggio a Cannavaro, da Totti a Del Piero sino a Juninho Pernanbucano, l’uomo che ispirò Pirlo ad inventare “la maledetta”.

 

Tanti Auguri, Maestro!

 

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