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Benjaman Kyle – The Man with No Name

Benjaman Kyle – The Man with No Name

Molti di voi ricorderanno il caso de “Lo Smemorato di Collegno”, un caso di amnesia che suscitò scalpore nell’Italia degli anni ’20 e che fu riportato al cinema, in chiave ironica, da Totò.

Beh, in America c’è un caso ancor più particolare che vi andrò a presentare: non dimenticatevi né i documenti d’identità né la memoria: vi potrebbero servire entrambi.

Benvenuti nella strana e incredibile vicenda di Benjaman Kyle, l’Uomo senza Nome.

 

Io non so chi sono, né come mi chiamo: lo strano caso dell’uomo nudo nel parcheggio del Burger King

Correva l’anno 2004. Il 31 agosto, tra le 5 e le 6 del mattino, arriva una segnalazione alla polizia di Richmond Hill, Virginia: c’è un uomo nudo, apparentemente privo di sensi, riverso nei parcheggi del fast food, in prossimità dei cassonetti. A ritrovarlo è il capo filiale di Burger King.

Una volta portato all’ospedale, si scopre che l’uomo ha diverse peculiarità che rendono il suo caso senz’altro particolare. Partiamo dal fatto che soffra di amnesia retrograda, un tipo di disturbo della memoria a lungo termine, che gli impedisce di ricordare anche il suo nome. Aggiungiamoci il fatto che non riconosca il suo volto quando viene posto davanti a uno specchio.

Se non bastasse, gli vengono riscontrate delle cataratte progressive a entrambi gli occhi: secondo i medici, una delle cause scatenanti potrebbe essere stata la prolungata esposizione alla luce solare, mentre giaceva svenuto tra i cassonetti. In più, il suo cranio presenta tre fori, forse causati da un’arma contundente.

Oltre a questo, il nulla.

Nei pressi del Fast food con la corona, i detectives non trovano nessun indizio o prova collegabili a Mr. No Name, ribattezzato provvisoriamente “BK”, dalle iniziali del luogo dove è stato trovato.

Piano piano, il nostro misterioso uomo comincia (o presume) di ricordare piccoli frammenti della sua vita. Ad esempio, crede di esser nato il 29 agosto 1948. Ne è abbastanza certo perché ricorda di avere esattamente 10 anni in più rispetto al “King of Pop”, Michael Jackson.

Decide di adottare come nuovo nome quello di Benjaman (non è un errore di battitura: ha scelto proprio quel nome) Kyle, usando le stesse iniziali di Burger King. Inoltre, ha qualche vaghissimo ricordo delle città di Denver e Indianapolis, oltre al fatto di aver vissuto (forse) a Boulder, Colorado, attorno agli anni ’70. Poi, quei frammenti di ricordi diventano sempre più impalpabili, sino a fermarsi totalmente nel 1985.

I linguisti, chiamati dalle autorità per comprendere la provenienza reale (e magari, da lì, la sua reale identità) di Benjaman, affermano che il suo accento è un mix tra la cadenza degli abitanti del Nord dell’Indiana e tra quelli dell’Oklahoma. Non una risposta definitiva ma un punto di partenza da cui partire.

Ora si affacciano nuovi e giganteschi problemi per Mr. Kyle. Non avendo identità, non ha un numero di previdenza sociale. Se avete visto almeno una volta –nella vostra vita- un film made in USA dove qualcuno non può ricorrere alle cure ospedaliere perché sprovvisto del numero di Previdenza Sociale… è proprio quello.

E qui entrano in scena due fattori: un documentario e nientepopodimeno che la Casa Bianca

 

Finding Benjaman, i boschi, la Casa Bianca e il documento del Senatore

Nel 2012, mentre Benjaman vive a Savannah, Georgia (sopravvive, visto l’impossibilità di lavorare causa mancanza di documenti), viene contattato da John Wikström di professione studente all’Università Statale della Florida. Vuol girare un documentario sulla vicenda di Benjaman. Il lavoro finito, il cortometraggio “Finding Benjaman” viene presentato al Tribeca Film Festival (fondato da Jane Rosenthal e Robert “Toro Scatenato” De Niro) e al Festival di Cannes

La sua vicenda fa nuovamente il giro del mondo e, visto che Kyle vive nei boschi (non avendo previdenza sociale, identità e tutto il corredo burocratico, dove potrebbe vivere un Mr. Nobody?), in tanti si mobilitano: dalla Casa Bianca (attraverso il suo sito istituzionale) che attiva una petizione per trovargli un lavoro sino al senatore della Florida Mike Weinstein che, attraverso il Dipartimento della Motorizzazione e Sicurezza Stradale della Florida, riesce a far ottenere al nostro eroe un documento d’identità (provvisorio. Sempre meglio di nulla).

Arriva anche un lavoro, grazie all’offerta di un imprenditore che gli propone un posto come lavapiatti. Benjaman accetta; tutt’ora esercita quella professione che gli permette di mantenersi e mantenere un’abitazione.

Ma il vero colpo di scena arriva nel 2015, tre anni dopo: grazie a un test genetico e alla genetista forense Collen M. Fitzpatrick, il mistero sulla reale identità di Benjaman è finalmente svelato. Il suo vero nome è William Burgess Powell. Non solo: sempre grazie al test erano stati rintracciati anche i parenti più prossimi.

Kyle non rivelerà subito l’incredibile scoperta per questioni di privacy (scelta assolutamente comprensibile e condivisibile).

Sembra una trama da film di fantascienza o da racconto scritto da Philip K. Dick: è tutto vero.

 

C’era una volta un uomo senza nome e senza identità…

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