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Brian May, la Red Special e l'Universo

BRIAN MAY E LA RED SPECIAL

Nascere con l’amore per le sei corde ma non potersi permettere la chitarra dei propri sogni. Avere un padre amante della musica e creativo che, costruisce assieme a te una meraviglia elettrica, i cui segna tasti sono realizzati con dei bottoni in madreperla e le manopole di tono e volume fanno parte di una vecchia cucina a gas.

Diventare un astronomo ed al contempo far viaggiare centinaia di migliaia di persone nell’Universo della sua musica e del gruppo che fondò con due amici, i Queen.

Questa è la Storia di uno dei più grandi chitarristi della Storia. Questa è la storia di Brian Harold May e della sua “Red Special”.

LA MUSICA, AMATA MUSA

Brian si avvicina da piccolo alla musica, iniziando a suonare il pianoforte all’età di cinque anni. Il padre Harold gli propone allora l’ukulele banjo o banjolele che aveva portato con sé durante il Secondo conflitto mondiale. Brian è portato, è guidato dalla curiosità ed è predisposto. Dopo il banjolele arriva una chitarra flamenco amplificata con un pick-up costruito dal giovane Brian.

Harold vede suo figlio così portato e vorrebbe tanto, assieme alla moglie Ruth, regalare al figliolo la chitarra che desidera da tempo, una Fender Stratocaster. Allora propone un progetto a Brian: costruire assieme una chitarra elettrica.

È così che nasce la chitarra di Brian, semplicemente e funzionalmente ribattezzata “Special Red”.

NASCITA DEL MITO:  FROM FATHER TO SON

Passano tre anni prima che la “Red Special” sia pronta. Tre anni, in cui Brian ed Harold, ingegnere appassionato di modellismo, progettando e creano la chitarra, recuperando parti da ogni dove, ingegnandosi per un recupero nobile e creativo.

Per la tastiera della Red Special, Brian ed Harold utilizzarono l’architrave di un caminetto, vecchio oltre un secolo. Per la cassa furono usati diversi pezzi di legno di quercia, che danno alla “Special” un suono caldo, morbido, avvolgente. Le manopole di tono e volume? Nessun problema: furono prese da una vecchia e dismessa cucina a gas.

Non finisce qui, la creatività dei due ed il loro affiatamento da il massimo nella creazione dei segnatasti, del tremolo e delle molle per la cordiera.

Per i segnatasti furono utilizzati dei bottoni ricavati da una cesta del cucito di Ruth May (madre di Brian) e successivamente sagomati a mano.

 Il Tremolo fu costruito nell'officina situata all'interno della scuola frequentata dal May, probabilmente ricavato da un sellino di bicicletta mentre le molle per la cordiera furono recuperate da una vecchia motocicletta.

I pick-up furono l’unico componente della “Red Special” ad essere comperati in un negozio. Ma anche i pick-up furono poi modificati dai due, immergendoli in resina epossidica.

Ultimo tocco: una moneta da 6 pence. Sì, una monetina e –più precisamente – il lato zigrinato. È con questo “plettro” che Brian ottenne il suo sound definitivo. E da allora, Brian ha sempre con sé una tasca con diverse monetine da 6 pence, pronte per l’occasione.

Mancava un nome, mancava il “battesimo”. Il termine “Red Special” fu coniato dagli amici di Brian quasi come scherzo, ma –dopo 50 anni – è ancora lì, a identificare una meraviglia della creatività, dell’impegno e dell’ingegno di Babbo e  Figlio May.

BRIAN, LA RED SPECIAL E LE STELLE

La Rossa Speciale accompagna Brian anche durante gli anni del College. Nel 1965 si trasferisce a Londra, dove inizia a frequentare la facoltà di Fisica e Astronomia dell'Imperial College London . Si laurea con lode in Fisica, intraprende poi il dottorato di ricerca in Astronomia, che abbandona per dedicarsi alla carriera musicale.

In quegli anni, Brian inizierà a suonare in alcuni gruppi (1984 e Smile) assieme al cantante e bassista Tim Staffel ed al batterista Roger Meddows-Taylor. Tim Staffel, prima di lasciare gli “Smile” per dedicarsi ad altri generi musicali, presenterà a Brian e Roger un cantante, pianista e studente in Design, nato nell’isola di Zanzibar e cresciuto in India, Farrokh Bulsara, più conosciuto come Freddie Mercury. I tre ribattezzeranno il loro gruppo “Queen”.

Brian e la sua “Special Red” hanno un suono unico, riconoscibile, grazie anche all’utilizzo di tracce multiple per rafforzare il suono ed un piccolo aiuto da parte del quarto componente dei “Queen”, il silenzioso bassista John Deacon.

Deacon, laureato in Ingegneria Elettronica, costruisce per Brian il “Deacy Amp”, un piccolo amplificatore da neanche 1 watt di potenza.  Grazie al “Deacy”, Brian ha la possibilità di spaziare e creare suoni orchestrali, come trombe, violini, tromboni, oboe.

Basti ascoltare “Good Company”, in cui il riccioluto chitarrista costruisce il pezzo in stile vaudeville, suonando e registrando letteralmente nota dopo nota.

Parlare dei “Queen” significa parlare della storia della musica degli ultimi 40 anni. Brian e le tre “Regine” corrono assieme sino al 25 novembre 1991, giorno in cui Freddie Mercury, da anni malato, viene a mancare.

L’ultima apparizione dei superstiti è datata 1997. In quell’anno incidono “No-one but You (Only the Good die Young) ”, pezzo scritto da Brian per ricordare l’amico fraterno Freddie. Da quella registrazione in poi, John Deacon non farà più parte dei Queen. Brian e Roger continueranno a suonare, avvalendosi prima di Paul Rodgers e di Adam Lambert poi.

Gli anni 2000 vedono Brian May prendere la specialistica in Astronomia, suo grande amore e realizzare libri sull’argomento, oltre che collaborare alla missione New Horizons sullo studio di Plutone. Gli viene intitolato un asteroide, il “52665 Brianmay”. A quest’attività, Brian alterna la sua professione: il creatore di melodie incredibili. Scrive, assieme a Roger Taylor (che lui ama chiamare “My old pal”, il mio vecchio amico/compare) il musicale “We Will Rock You”, oltre che suonare l’inno britannico “God Save The Queen” durante la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra 2012.

Passano gli anni ma Brian e la sua “Red Special” restano sempre giovani, intramontabili, incredibili testimoni di quarant’anni della storia del Rock e del Pop.

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