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Bud Spencer - Il Gigante "Bambino"

Bud Spencer – Il Gigante "Bambino"

Promessa del nuoto italiano prima, Mito delle pellicole poi. Fisico imponente, barba folta e sguardo burbero: in coppia con l’amico di una vita, Terence Hill, hanno fatto ridere e sognare generazioni di spettatori.

Prendete i vostri costumi di scena, ripassate il copione e seguitemi alla scoperta della vita di Carlo Pedersoli, il mitico Bud Spencer.

Napoli, Santa Lucia e Luciano De Crescenzo, i 100 metri e il Brasile

Carlo Pedersoli nasce nel cuore di Napoli il 31 ottobre 1929 nel rione di Santa Lucia, nello stesso palazzo dove –un anno prima- nacque Luciano De Crescenzo. La sua è una famiglia benestante e l’infanzia lo vede innamorarsi del nuoto, dove vince i primi trofei. Nel 1940, per via del lavoro paterno, i Pedersoli si traferiscono a Roma, dove Carlo si iscrive a un club di nuoto e frequenta le superiori. Si diploma al liceo scientifico a 17 anni con il massimo dei voti (mica male, il ragazzo!) e sceglie di iscriversi alla “Sapienza”, nella Facoltà di Chimica.

Nel gennaio 1947 Carlo e famiglia si traferiscono in Brasile (sempre il lavoro paterno), a Recife. Carlo lascerà gli studi e resterà nel paese verdeoro sino alla fine della decade. Tornato in Italia, Pedersoli verrà tesserato dalla “S.S. Lazio”, diventando un vero asso del Nuoto. È il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero e partecipa ai Campionati Mondiali di Vienna, dove disputerà due finali. Non pago, Carlo sarà convocato per le Olimpiadi di Helsinki del 1952 come nuotatore (nono posto finale) e come pallanuotista ai Giochi del Mediterraneo del 1955. In quell’occasione il “Settebello” conquisterà la medaglia più ambita, quella d’oro.

Il fisico possente e il bell’aspetto conquistano i responsabili dei casting di alcuni film. Così Carlo passa dalla piscina al grande schermo: esordisce in un film di Camillo Mastrocinque, “Quel fantasma di mio marito”, nei panni di un nuotatore che soccorre una bagnante in piscina (Chi meglio di lui, del resto?). Appare anche in “Quo Vadis?”, super produzione hollywoodiana.

Ma –al momento- il cinema non è nei progetti di Carlo Pedersoli. Terminata l’avventura olimpica finlandese, il nostro ritorna in Sudamerica per lavoro, lavorando prima alla costruzione della Panamericana (la strada di collegamento tra Panama e Buenos Aires) e poi per l’Alfa Romeo, più precisamente per il distaccamento di Caracas.

È il 1960, l’anno delle Olimpiadi Romane e Carlo viene convocato. Mello stesso anno sposa la sua fidanzata storica, Maria Amato, figlia del produttore cinematografico Giuseppe. Come già detto, il cinema non interessa Carlo: preferisce scrivere canzoni. I suoi testi vengono cantanti dai Big dell’epoca, come Nico Fidenco e Ornella Vanoni.  Nel 1964 due avvenimenti cambiano la vita di Pedersoli, divenuto padre di Giuseppe (1961) e Cristina (1962): il contratto con la RCA (la Casa discografica per la quale lavorava in veste di autore) scade e suo suocero Giuseppe muore. Trovatosi davanti ad un bivio, decide di reinventarsi come produttore di documentari per la RAI. Le spese sono tante le cambiali rischiano spesso di arrivare alla data di scadenza senza essere state saldate. L’anno è il 1967 e Giuseppe Colizzi  (regista e produttore fondamentale per la futura carriera di Pedersoli) cerca di coinvolgerlo per un progetto cinematografico. Tuttavia, Carlo chiede una paga più alta rispetto a quella che Colizzi gli propone; le cambiali sono in scadenza e pesano. In più, il regista cerca un barbuto cavallerizzo e Pedersoli (incredibile, vero?) non ha la barba e non sa neanche come ci sale su un destriero.

Tuttavia, quando il Destino decide, poco si può fare. Colizzi non trova nessun altro con il physique du rôle del nostro e decide di assecondarne le richieste economiche. Sul set, Carlo incontra Mario Girotti, un giovane attore che aveva un modesto curriculum vitae, soprattutto nei “musicarelli” (film musicali tipici degli anni’60, dove una trama leggera faceva da contorno alla canzone/singolo da lanciare del cantante di riferimento). I due instaurano un rapporto lavorativo ed amicale che durerà per oltre 50 anni. Il film “Dio perdona…io No!” sarà la prima pellicola girata in coppia-

Già, la coppia. Per rendere sia la coppia sia il film più “americano” e commerciale, viene consigliato –sia a Carlo sia a Mario- di adottare dei nomi d’arte. Mario diventa Terence Hill (il nome è ispirato dall’autore latino Terenzio; in più, sceglie le stesse iniziali del nome materno, Hildegard Theme); Carlo diventa Bud Spencer. Il cognome è ispirato al grande attore Spencer Tracy, il nome Bud è legato alla Budweiser, birra americana commercializzata in Italia con –appunto- il nome “Bud”.

Et voilà: in meno di 24 ore (tanto fu il tempo dato ai due ragazzi) i due sconosciuti attori divennero la Coppia che avrebbe fatto sognare il mondo. Per far innamorare i quattro angoli della Terra, sarebbero bastati due film Iconici, colonne sonore epiche e scene in cui coreografie, effetti sonori e risate erano miscelati in maniera perfetta.

Trinità, l’America, Oliver Onions, Piedone, Jupiter: I Fantastici Anni 70

Nel 1970, Bud & Terence girano “Lo chiamavano Trinità…” per la regia di E. B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni), un film che riscuote un successo incredibile sia in Italia che in Germania, tanto da portare i tre (Clucher, Bud e Terence) a girare il sequel. “Continuavano a chiamarlo Trinità” farà sfaceli nei botteghini di tutta Europa, elevando la coppia nell’Olimpo del cinema.

Sempre grazie alla dilogia (coppia di film legati tra loro), un altro elemento iconico si aggiunge alla creazione del mito: le colonne sonore realizzate dagli Oliver Onions, ossia i fratelli Guido e Maurizio De Angelis (in seguito, i De Angelis diverranno anche produttori di diversi film della coppia Bud Spencer – Terence Hill). Gli “Oliver Cipolla” inizieranno la loro collaborazione con “Continuavano a chiamarlo Trinità…”.

Gli anni ’70 vedono Bud sia in coppia con l’inseparabile Terence sia in solitaria, con la nascita del personaggio di Piedone, voluto fortemente da Bud. Un poliziotto, anzi uno “Sbirro”. I quattro film legati al personaggio renderanno ancor più famoso l’attore. Nel frattempo, assieme al biondo Terence, il gigante Bud segna diversi record al botteghino.

Giusto per farvi venire qualche lacrimuccia da ricordo: “…più forte ragazzi!”, “…altrimenti ci arrabbiamo!”, “porgi l’altra guancia”, “I due superpiedi quasi piatti”, “Pari e disparì”, “Io sto con gli ippopotami”.

Film che tutti noi abbiamo visto almeno una volta.

Chi di voi non ha mia canticchiato il coro dei pompieri di “…altrimenti ci arrabbiamo”?

O chi non si ricorda della Dune Buggy e dell’omonima soundtrack, scritta dai soliti Oliver Onions?

Nessuno, ve lo dico io.

 

Siamo alla fine degli anni ’70 e la popolarità dei due è alle stelle. Così come fa Terence Hill, anche Bud segue progetti personali oltre la coppia. Nascono così due film imperdibili –soprattutto in Italia- che hanno il merito di lanciare degli attori comici che andavano alla grande sul piccolo schermo: “Lo chiamavano Bulldozer” (1978) e “Bomber” (1982).

Negli stessi anni, in ci Bud gira pellicole in “solitaria”, la premiata coppia Spencer - Hill non si ferma.  A deliziarci con scene epiche e grasse risate arrivano pellicole quali “Chi trova un amico trova un tesoro”, “Nati con la camicia”, “Non c’è due senza quattro” e “Miami Supercops”, datata 1984. Questo, per oltre 10 anni, sarà l’ultimo film girato in coppia con Terence Hill.

Bug, a metà anni Ottanta, interpreta una serie televisiva (Big Man, 1988) e sei film per la televisione, in cui indossa nuovamente i panni del poliziotto, anzi del Detective. “Detective Extralarge” vincerà un Telegatto.

 

1994: Torniamo con le “Botte di Natale” – Gli anni ’90, la reunion “monca” e gli anni Duemila

Dopo aver lasciato perdere per 10 anni, a causa di progetti non interessanti, Bud e Terence, ingrigiti ma sempre sul pezzo, tornano assieme per “Botte di Natale”, quasi un reprise delle atmosfere tipiche del West di Trinità e Bambino. Il film, diretto da Terence Hill, purtroppo è un po’ “debole” e non riscuote il successo sperato. Il sogno di una “reunion” resterà nell’aria sino alla scomparsa di Bud che renderà impossibile il tutto. Peccato, perché da anni Bud lavorava ad un soggetto legato all’immortale libro di Miguel De Cervantes.

Esatto, proprio “Don Quixote”.

Nell’ipotetica pellicola, Hill avrebbe interpretato i panni del condottiero in lotta con i mulini al vento mentre Bud avrebbe vestito i panni rassicuranti di Sancho.

Nel 1997 appare, negli esilaranti panni di un cantante cieco, in “Fuochi d’Artificio” di e con Leonardo Pieraccioni. Quei pochi minuti restano nei cuori di tanti.

Due anni dopo, l’Italia del cinema festeggia l’Oscar per “La Vita è Bella”, capolavoro di Roberto Benigni. All’indomani del premio, “Time” (la più conosciuta ed importante rivista USA) pubblica una classifica degli attori italiani più conosciuti all’estero. Beh, Signori miei, Benigni non si trova né al primo né al secondo posto. Le prime due piazze sono occupate da Bud e da Terence.

In quei giorni, Spencer dichiara:

“In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival”

Gli anni Duemila vedono Bud girare sempre meno pellicole. Nel 2010 interpreta la serie “I delitti del Cuoco”, dove interpreta un ex commissario in pensione che gestisce un ristorante. Nello stesso anno, il 7 maggio, finalmente la critica italiana si “ricorda” dei nostri due eroi. Dopo essere stati lodati pubblicamente da Ermanno Olmi (Soprattutto Bud, che aveva girato con il regista “Cantando dietro i paraventi”. Se non l’avete mai visto, guardatevelo: capirete che grande attore era Bud Spencer. NdA), ricevono il David di Donatello alla Carriera.

Il 27 giugno 2016 il mondo diventa un posto dove si ride un po’ di meno. Bud si spegne a casa sua, nella “sua” Roma (una delle città che l’aveva pubblicamente adottato e di cui si sentiva figlio).

In quell’occasione, il compagno di mille riprese ed avventure, quel Terence Hill che conosciamo anche come “Don Matteo”, rilascerà una dichiarazione che –in pochissime parole – racchiude la bellezza del loro rapporto:

“Con Bud c’era la gioia e so già che quando ci rincontreremo le prime parole che mi dirà saranno: Noi non abbiamo mai litigato!”.

Con Bud è andata via una parte consistente dell’infanzia di coloro che sono cresciuti dagli anni ’70 in poi. Con le sue facce buffe, l’aria burbera, le risate estemporanee e quel “pugno a piccione” che ci ha fatto sbellicare dalle risate è entrato nei nostri cuori. Come tutte le occasioni più preziose, il ricordo di Bud ci accompagnerà. Il modo miglior per ricordarcelo?

Schiaccia Play, ascolta le prime note dei fratelli De Angelis e attendi che appaia la sua monumentale presenza e poi Via con le risate!

Ciao Bud!

 

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