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Carlo verdone - Un Sacco Bello

CARLO VERDONE - UN SACCO BELLO

Sin dagli esordi sul grande schermo la sua comicità e la sua mano lo hanno posto come erede “naturale” dei grandi interpreti della commedia all’italiana, da Gassman a Tognazzi passando per il suo idolo di sempre, Alberto Sordi.

Oggi spegne 71 candeline uno dei registi e sceneggiatori più iconici di quel genere cinematografico, Carlo Verdone.

Ripercorriamo assieme i passi più importanti della sua carriera.

 

Carlo Gregorio Verdone nasce a Roma il 17 novembre del 1950. Figlio di Mario Verdone, critico cinematografico, docente universitario di Storia del Cinema e dirigente del Centro Sperimentale di Cinematografia, il giovane Verdone respira cinema sin dall’infanzia, anche se l’amore per la recitazione scatterà solo dopo l’adolescenza. Il nome Gregorio gli viene dato su suggerimento della nonna paterna Assunta. Convinta che l’essere nato il 17 possa portare sfortuna al nipote, propone quel nome. A Roma c’è un detto legato al nome: “Ha un gran Gregorio” che vuol dire “Ha una grande fortuna”. Con questi auspici la vita del giovane Carlo prosegue: s’innamora facilmente (una caratteristica che verrà poi trasposta sul grande schermo più volte), ascolta Jimi Hendrix (un altro grande amore) e gira su un Vespa 50 truccata.

Il mondo del cinema è ancora lontanissimo: si diploma al Liceo “Torquato Tasso”.  Il primo contatto con il mondo del cinema avverrà attraverso Isabella Rossellini, figlia di Roberto, che venderà a Carlo la prima cinepresa. Verdone realizzerà dei filmati sperimentali che verranno trasmessi dalla RAI. Purtroppo, non sono disponibili gli originali né all’interno delle Teche della televisione di Stato né in casa Verdone. Si diploma in Regia al Centro Sperimentale di Regia diretto dal padre, prima di laurearsi con 110 e lode in Lettere Moderne presso “La Sapienza”.

Inizia a frequentare i cabaret, dove suscita interesse e risate proponendo i suoi personaggi, spaccato della romanità in tutte le sue sfumature e di quell’italiano “medio”, in cui tantissimi di noi si riconoscono, vuoi per una caratteristica, vuoi per un vizio o virtù. Il suo stile attira l’attenzione del critico Franco Cordelli, che scrive una recensione entusiastica su “Paese sera”. Durante uno show a teatro viene notato dal regista Enzo Trapani, che sta allestendo il cast per “Non Stop”, un nuovo contenitore di nuovi comici. Verdone esordisce sul piccolo schermo assieme ai Gatti di Vico Miracoli (Jerry Calà, Nini Salerno, Franco Oppini e Umberto Smaila), La Smorfia (Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro) e altri esponenti dalle “new wave” dell’umorismo italiano.

Grazie all’enorme successo ottenuto con le trasmissioni, Sergio Leone lo contatta. Il Maestro degli spaghetti-western vuole che Carlo esordisca sul grande schermo con un film, da lui scritto, girato e interpretato. Leone farà da secondo al giovane regista, che lo ricorderà come un “[…] Maestro severo ma giustissimo […]”

“Un Sacco bello”, questo il titolo della pellicola d’esordio, proietta Verdone nell’Olimpo del cinema italiano. Fresco, leggero, con momenti di comicità straripante e una bella storia, fa il botto al botteghino, motivo per il quale Carlo si ritrova, neanche un anno dopo, nuovamente dietro la macchina da presa.

È il 1981 e i cinema vengono invasi da Fulvio e la succube Magda, da Pasquale l’emigrato in Germania e dal tenerissimo Mimmo, nipote di nonna Teresa, interpretata da Sora Lella Fabrizi.

Gli anni passano e Verdone imbrocca la strada giusta: i film virano dalla comicità pura a una commedia all’italiana tanto cara ai registi e attori di un tempo. E così capita che Alberto Sordi chiami Verdone per realizzare un film assieme. Si tratta di “In viaggio con papà”, diretto dall’Albertone Nazionale e sceneggiato da Verdone. Un vero e proprio passaggio di consegne tra Sordi e Verdone, così simili in molti aspetti comici e al contempo agrodolci della vita.

Altro Blockbuster che proietta Carlo tra i registi/sceneggiatori più in auge sarà “Compagni di classe”, in cui dirige suo cognato, Christian De Sica, sposato con la sorella di Carlo, Silvia. Questo film darà il via a una nuova fase della carriera di De Sica, additato come “figlio d’arte” e poco considerato dal cinema.

Gli anni novanta partono alla grande con due film che entrano di diritto tra i più interessanti del decennio. Il primo, girato nel 1992, è legato al grandissimo amre che Verdone nutre per Jimi Hendrix. Si tratta di “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, dove condivide la scena con un’ansiolitica Margherita Buy. Va detto che questo film, in particolare, creerà attorno a Carlo la leggenda dell’ipocondriaco. Niente di più lontano dalla realtà: Verdone è passionato di medicina ma non ipocondriaco. Soffre di attacchi d’ansia.

Il secondo film è “Viaggi di Nozze”: un trittico di personaggi (in cui ritroviamo una “specie” di Fulvio anni ’90, chiamato Raniero) con tre coprotagoniste fortissime: Veronica Pivetti, Cinzia Mascoli e Claudia Gerini. Tra lei e il regista, si vocifera, nasca qualcosa di più di un’amicizia. Poco dopo il matrimonio di Carlo, che durava dal 1980, si interrompe. Non sappiamo quanto i due fatti possano essere collegati tra loro.

Ricordiamo anche “perdiamoci di vista”, in cui Carlo lavora con Asia Argento, figlia del Maestro del brivido italiano Dario. Altro film che esplora tematiche difficili all’epoca, come la disabilità. Grande prova attoriale da parte dell’uno e dell’altra. Dopo alcuni titoli un po’ meno fortunati al botteghino, quali “Gallo Cedrone” e “C’era un cinese in coma”, con Beppe Fiorello, gli anni Duemila vedono Verdone impegnato sul set quasi con cadenza biennale.

Oltre ai suoi film, dove recita –tra gli altri – con l’allora enfant prodige Silvio Muccino e con Laura Chiatti- Verdone appare nella trilogia di “Manuale d’amore”, firmato e diretto dal grande amico Giovanni Veronesi, un altro che di commedia all’italiana ne sa parecchio.

L’ultima pellicola di Carlo Verdone è “Si vive una volta sola” uscito nel luglio 2020. Assieme a lui, sul set troviamo Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Max Tortora. Come a dire che verdone sa bene come scegliere i coprotagonisti.

Sono settantuno le candeline che oggi spegnerà Carlo Gregorio, tra la musica dell’eterno Jimi Hendrix e quel ricordo del giorno in cui Sergio Leone (non un regista qualsiasi, intesi?) lo chiamò e gli propose di are il grande salto, di raccontare sul grande schermo le storie create su un palco di un cabaret romano.

Direi che Leone, il fiuto, ce l’aveva ben allenato.

Tanti auguri Carlo!

 

ALBERTO CABONI

 

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