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Charles M. Schulz – 10 anni senza i Peanuts

Charles M. Schulz – 10 anni senza i Peanuts

Il 12 febbraio del 2000, il Mondo diventò un posto meno divertente. Charles M. Schulz, il papà dei “Peanuts” moriva per un arresto cardiaco. Grazie a lui, per cinquant’anni, siamo cresciuti grazie alle iperboliche avventure di un bambino dalla testa tonda e del suo fenomenale cane.

Sto parlando di Charlie Brown e di Snoopy, senza dimenticare – e come potrei? - Lucy, Linus e la sua coperta, Schroeder e il suo pianoforte, Piperita Patty e Marcie…

Seguitemi, questo sarà un viaggio in un mondo di bambini, di piccoli, grandi eroi contemporanei e del loro papà: benvenuti nella vita di Charles M. Schulz

 

La vita a Saint Paul, “Sparky”, Spike, i semestri saltati e la Guerra

Charles Monroe Schulz (da qui la famigerata M. che appare nella sua firma. N.d.A.) nasce il 26 novembre del 1922 a Minneapolis, da Carl Schulz, originario della Germania e Dana Halverson, che proveniva dalla Norvegia. Fu uno zio, quando Charles aveva appena tre giorni, a ribattezzarlo “Sparky”, prendendo spunto da una striscia a fumetti, “Barney Google” di Billy DeBeck, dove appariva il cavallo Spark Plug. Della serie: hai i fumetti nel sangue. Se questo non è un segno del Destino questo…

Nato a Minneapolis e cresciuto nella vicina Saint Paul, sin da piccolo Charles amava disegnare il suo cane, Spike, aggiungendogli ogni volta dei particolari inusuali. A differenza del futuro amico numero 1 di Charlie Brown, il cane di casa Schulz era un pointer, non un bracchetto. Così come il “bambino con la testa tonda”, anche il piccolo Charles è estremamente timido e introverso, è innamorato (lo sarà in età adulta) di una “ragazzina dai capelli rossi” e i suoi genitori sono –rispettivamente – barbiere e casalinga.

Frequenterà la scuola elementare a Saint Paul, saltando due semestri. A causa di questi “salti”, quando Charles entrerà alla Superiori, sarà il più piccolo della classe. Sempre durante quegli anni, proporrà alcuni disegni per l’annuario o Yearbook. Verranno respinti. Incredibile, vero? (Dopo sessant’anni, nell’atrio della stessa scuola troneggia un Charlie Brown alto 180 cm. Meglio tardi che mai).

Sarà Destino, predestinazione, Karma ma Schulz, a 15 anni, spedirà un disegno di Spike alla rivista “Ripley's Believe It or Not!”. Lo stesso Robert Ripley, fondatore del magazine, la pubblicherà con la seguente didascalia:

“A hunting dog that eats pins, tacks and razor blades is owned by C. F. Schulz, St. Paul, Minnesota. Drawn by 'Sparky'"

Possiamo tradurre la frase (più o meno liberamente) in questo modo:

“Un cane da caccia che mangia spille, chiodi e lamette. È di proprietà di C. F. Schulz, Saint Paul, Minnesota. Disegnato da ‘Sparky’”

Precisiamo che C. F. sono le iniziali del babbo di Charles, Carl Fred per l’appunto. Nel frattempo, siamo arrivati al principio degli anni ’40. Sono anni particolari per Charles: nel 1943 perde la madre; due anni dopo partirà sul fronte Europeo per le battute finale della II Guerra Mondiale  

Lasciato l’Esercito lavorerà come insegnante, oltre che fare il predicatore laico per una Chiesa Protestante, prima di presentare alcuni disegni al Saint Paul Pioneer Press. Le strisce in questione si intitolavano “Lil’ Folks” ed ebbero l’onore di presentare, con qualche anno in anticipo, alcuni dei personaggi cult di Schulz. Qualche nome? Charlie Brown e il suo bracchetto Snoopy.

Nel frattempo – momento curiosità- Charles si è perdutamente innamorato di una bellissima ragazza dai capelli color del fuoco, di nome Donna Mae Johnson Wold. Schulz cercò di impalmarla, lei gentilmente declinò e i due rimasero amici per il resto delle loro vite. Tanta fu l’influenza della “ragazzina dai capelli rossi” che diventerà – pensa te che casualità! – il sogno irrealizzabile (o forse no?) per il nostro timido e impacciato Charlie Brown.

Per vedere a cadenza regolare Charlie, Snoopy e l’allegra banda delle “Noccioline” (Peanuts) dovremmo attender il 1950, anno in cui la United Features Syndacates pubblicherà i lavori di Schulz.

Da allora, con cadenza regolare, il mondo dei Peanuts verrà pubblicato per cinquant’anni, permettendoci di conoscere altri personaggi. È incredibile come Schulz sia riuscito a cogliere pregi e difetti di ognuno di noi nei character che creò.

Pensate all’apparenza acidità e durezza di Lucy, al rapporto amore/odio con il fratello Linus e a come Lucy si strugga d’amore (non corrisposto) per Schroeder, il quale pensa…a Beethoven.

Oppure guardate il triangolo amoroso che si crea tra Charlie Brown, Piperita Patty (il “maschiaccio” dei Peanuts) e la fida Marcie. Sia Patty che Marcie sono innamorate di Charlie: per amicizia, Marcie evita volutamente di confidarsi con Patty.

E poi c’è Snoopy e la sua capacità fantastica e fanciullesca di poter divenire ciò che vuole. È di fatto la trasposizione in disegno della classica frase da bimbo: “Facciamo che io sono…”. Di volta in volta è il Barone Rosso, impegnato in ardite piroette e mitragliate, a bordo della sua immancabile cuccia rossa. Oppure è lo scrittore in cerca d’ispirazione. Chi di noi non ricorda “Era una notte buia e tempestosa...”, forse l’incipit più bello di sempre.

Non dimentichiamoci quelli che potremmo definire “spalle”, anche se il termine pare riduttivo: L’uccellino Woodstock e la sua famiglia, i parenti di Snoopy, la Ragazzina dai Capelli Rossi, Pig Pen il polveroso, Sally Brown (la sorellina, linguacciuta e impertinente, del povero Charlie).

Ultimo, ma solo in ordine sparso, vorrei ricordare Franklin, uno dei primi personaggi di colore ad apparire in una strip. Correva l’anno 1968 e mai scelta fu più azzeccata.

Schulz, nel frattempo, si era sposato (1951) con Joyce Halverson (curiosa omonimia con il cognome materno, nessuna parentela) dalla quale ebbe 5 figli e si separò nel 1972. L’anno successivo si sposo con Jean Forsyth Clyde, con la quale passò gli ultimi trent’anni della sua vita.

Nel novembre del 1999 Schulz ebbe un ictus e poco più tardi gli venne diagnosticato un cancro. Per via della chemioterapia non riusciva né a leggere né a scrivere al meglio. Dopo essersi consultato con la sua famiglia, decise di ritirarsi alla fine dell’anno.

Il 12 febbraio del 2000 ebbe un attacco cardiaco e se ne andò. Il giorno dopo fu pubblicata l’ultima striscia dei Peanuts.

Fu lasciato al caro Snoopy, al bracchetto dalle mille risorse, l’ingrato compito di salutarci con queste parole:

“Cari amici,
ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant'anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall'attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l'affetto espressi dai lettori della mia "striscia" in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy... non potrò mai dimenticarli...”

Furono diverse le manifestazioni di affetto nei confronti di un vero e proprio Maestro di umiltà, di attenzioni e con una carica comica unica, proprio come solo i bambini riescono ad avere.

Il Congresso degli Stati Uniti gli assegnò, qualche giorno dopo, la Medaglia d’Oro. Questa fu la motivazione:

“Il nostro paese deve molto a Charles Schulz. La sua arte comica ha cambiato la cultura americana e illuminato la vita di milioni di americani. Questa cerimonia di oggi offre un modo tangibile, per il nostro paese, di esprimere un grazie a un vero e grande americano”.

The Times, il primo quotidiano inglese, in pieno “British Humor” ma con più di un occhio lucido, scrisse:

 

“Charles Schulz leaves a wife, two sons, three daughters, and a little round-headed boy with an extraordinary pet dog".

 

Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane.

 

Con Schulz abbiamo scoperto quanto saggi possano essere i bambini e quanto di loro sia ancora dentro di noi adulti. Ditemi la verità: chi di voi non ha mai sognato di essere uno di loro? Perché, di fatto, siamo tutti un po’ Peanuts (E siamo tutti un po’ Charlie Brown).

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