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Clint Eastwood – Million Dollar Eastwood

Clint Eastwood – Million Dollar Eastwood

Occhi socchiusi, sguardo di ghiaccio, poche (e taglienti) battute. Una pistola in mano o i pugni come arma. Non il solito “Eroe”, né tantomeno il solito “Buono”.

Nato come attore televisivo in una serie Western, saltato sulla cresta dell’onda grazie a Sergio Leone e la “Trilogia del Dollaro”, Clint Eastwood è riuscito a reinventarsi, passando dal Tenente Callaghan a stimato regista, attraverso film capolavoro e pellicole non indimenticabili.

Seguitemi e… mi raccomando, poche parole: al nostro Clint non piace molto parlare.

 

Clinton Jr e Clinton Sr, la Grande Depressione, il basket e l’esercito: infanzia del “timido” Clint

Clinton Eastwood Jr nasce a San Francisco, California, il 31 maggio del 1930, all’alba della Grande Depressione che investirà gli Stati Uniti e il mondo Intero dopo il Crack della Borsa del 1929. Figlio di Clinton Sr, operaio in una fabbrica d’acciaio e di Ruth, impiegata alla IBM, la sua infanzia sarà “on the road”. A causa del lavoro paterno –anzi, a causa della ricerca di un lavoro, anche temporaneo, da parte di Clint Senior- la famiglia Eastwood si sposterà tantissimo durante i primi dieci anni di vita del nostro futuro “occhi di ghiaccio”. Nel 1934 la famiglia si allargherà con la nascita della sorella Jane. Stabilitisi in quel di Oakland, Clint potrà finalmente seguire in maniera costante i corsi scolastici. Tutto quel continuo spostarsi lo renderà timido, introverso ma non insicuro, come scopriremo in seguito. Grande appassionato degli sport, ben presto il suo talento nel basket spiccherà. I suoi 193 centimetri d’latezza, misti a un’agilità felina, faranno di lui un buon giocatore. Diplomatosi nel 1948 si renderà indipendente dal resto della famiglia che, a causa del lavoro del padre, progetta di spostarsi in Texas. Clint Jr non intende andare in Texas: vuole restare in California e studiare musica jazz, la sua grande passione. Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo…la Guerra in Corea. Clint dovrà abbandonare momentaneamente gli studi musicali, richiamato alle armi. Grazie alle sue già note abilità sportive, riuscirà a evitare di partire per le prime linee: infatti, diverrà istruttore di nuoto in una speciale sezione dell’Esercito, di stanza a Fort Ord (California), dove si trovano gli attori e i personaggi dello spettacolo, arruolati per via dell’età ma troppo “utili” allo show business per essere lanciati, a mo’ di carne da macello, dall’altra parte del Pacifico.

In questo confino dorato, Eastwood conoscerà i suoi futuri amici di lunghissima data: uno su tutti, David Janssen, che anni dopo interpreterà il ruolo di Richard Kimble nella serie tv “II Fuggiasco”. Proprio David consiglierà all’amico Clint di tentare la carriera Hollywoodiana, visto il physique du rôle. Prima di poter ragionare su quest’ipotesi Clint rischierà di lasciarci le penne in un’incidente aereo: assieme a un commilitone, a bordo di un cacciabombardiere, resteranno senza carburante a causa di un’avaria. Eastwood, grazie alle sue capacità natatorie, riuscirà a uscirne vivo, nuotando per 3 miglia e trovandosi a fare l’autostop –con tanto di abiti fradici – in un’Highway a stelle e strisce.

Terminato il servizio militare, incontra Maggie Johnson, studentessa di Berkeley. I due se la intendono bene e Clint, spinto dagli amici attori, fa un provino presso la Universal Studios. Risultato? Viene ingaggiato per 75 dollari alla settimana: grazie all’introito, Clint e Maggie si convincono a sposarsi. Il loro matrimonio sarà tutto rosa e fiori…solo di facciata, come vedremo. Clint è tutt’altro che fedele e Maggie lo sa: mantiene l’apparenza di coppia felice, anche se spesso- molto spesso- sugli innumerevoli set che Eastwood frequenterà di lì a poco, instaurerà relazioni con attrici, sceneggiatrici, maestranze e quant’altro. Il fascino del nostro californiano cattura le giovani donne più della carta moschicida.

I primi anni di Clint come attore sono sempre in bilico, tra particine striminzite, legate soprattutto alle serie televisive. Hollywood è un latro mondo, ben lontano: gli attori da Tv non sono come gli attori da pellicola, sentenziano le Major cinematografiche. Tra un ruolo e un altro, Clint impressiona Robert Sparks, dirigente della CBS, che sta mettendo in produzione una serie incentrata sul mondo dei Cowboy. La serie s’intitola “Rawhide” (arrivata in Italia con il titolo “Gli uomini della prateria”). Il suo ruolo, quello di Rowdy Yates, sarà quello del comprimario, mentre Eric Fleming interpreterà il ruolo principale. Dopo alcune stagioni di “Rawhide”, in cui Clint impara i segreti della regia, arriva una chiamata.

Un regista dall’altra parte dell’Oceano gli offriva un ruolo di primo piano. Un western, girato in Spagna da un italiano che non sapeva pronunciare una parola una d’inglese. Il regista si chiama Sergio Leone, il film che vuole girare è ispirato (eufemismo puro) a “La sfida del Samurai” di Akira Kurosawa e per titolo ha “Per un pugno fi dollari”. Clint accetta. Dopo si scoprirà che, prima di lui, ben altri nomi vennero contattati: Henry Fonda, Steve Reeves, Charles Bronson, James Coburn… (questi ultimi due – Destino- prenderanno il posto di Clint nella pellicola della seconda trilogia Leoniana, quando Eastwood rifiuterà per evitare di restare intrappolato in un ruolo stereotipato. NdA). Poco importa: a Clint il ruolo piace e ha la possibilità di “asciugare” i dialoghi ancor di più, creando così una base per quello e per altri personaggi futuri, più consoni al suolo modo di recitare: poche parole, molte espressioni, qualche battuta acida e il gioco è fatto. “Per un pugno di dollari” esplode al botteghino italiano, europeo e statunitense. Subito scatta un sequel. “Per qualche dollaro in più”, in cui –oltre a Clint- appare Lee Van Cleef nel ruolo dell’antagonista (nel primo film il “Villain” aveva il volto di Gian Maria Volonté). Pressato dai produttori al momento della firma per il secondo film (“Per qualche dollaro in più”, per l’appunto) Sergio Leone inventò su due piedi una bozza di sceneggiatura: tre reduci della Guerra di Secessione e un tesoro. Era nata l’essenza de “Il Buono, il Brutto, il Cattivo (Anche il titolo nacque durante la firma, geniaccio d’un Leone), l’ultimo film del sodalizio tra il regista italiano e l’attore californiano. Eastwood guardava già altrove, anche se il 3western rimase attaccato a lui, come colla, per parecchio tempo.

Clint, infatti, girerà “Impiccalo più in alto”, di fatto un western alla maniera di Sergio leone ma diretto da Ted Post. Non sarà mai felice né nel film né della UA, Eastwood, instaurando un rapporto lavorativo con il regista Don Siegel (L’uomo dalla cravatta di cuoio, Gli avvoltoi hanno fame, la notte brava del soldato Jonathan, giusto per citare i primi) e fondando una sua casa di produzione, la Malpaso. Ormai Clint è quasi giunto a un obiettivo dichiarato: un milione di dollari per ogni film che girerà. E non è che l’inizio: Eastwood sta per girare il suo primo film come regista, produrlo e interpretarlo.

Ma sarà un altro ruolo “stereotipato” a dare un’ulteriore spinta alla sua carriera nel decennio che sta arrivando, i tumultuosi e incandescenti anni Settanta.

 

L’ispettore Calla(g)han, Sandra Locke, Alcatraz e le commedie: un decennio di fuoco, Clint

Il decennio più turbolento, tra proteste e rivolte, vide Clint esordire con un personaggio, quello di Harry Callahan (la “g” venne aggiunta nella versione italiana), violento, duro, il vero “braccio armato” della legge. Ricordo: erano anni di proteste sociali, guerre razziali, Black Panthers in subbuglio per i ripetuti atti di violenza e omicidi dei cittadini di colore da parte della Polizia… e il nostro Callahan che fa? In una delle prime sequenze ferma un rapinatore puntandogli la sua famigerata 44 magnum dritta sul naso. E indovinate? Essendo l’attore di colore, ci furono polemiche su polemiche e compagnia cantante. Il film fu comunque un Blockbuster credibile, che diede nuova solidità a Clint. Al primo Callahan ne seguiranno altri 5, spalmati in ben 17 anni, dal 1971 al 1988. In mezzo, ovviamente, Eastwood girerà altre pellicole. Giusto per darvi un’idea e tornare a bomba alla sua fama di latin lover: a metà degli anni Settanta, la facciata del matrimonio perfetto tra Clint e Maggie crolla, nonostante due figlioli. Eastwood ha incontrato, sul set di un film, Sandra Locke, (in)dimenticabile attrice. I due, complice il rapporto, gireranno due commedie e diverse pellicole. Ve lo immaginate Eastwood a interpretare commedie? Beh, nessuno ci riusciva, fino a quando non uscì nelle sale “Filo da torcere” e il suo seguito “Fa’ come ti pare”. Nel mezzo, abbiamo un film considerato un must del decennio “Fuga da Alcatraz”, diretto dal fidatissimo Don Siegel, oltre che “Una calibro 20 per lo specialista”, esordio alla regia di Michael Cimino e che “rischierà” di far vincere un Oscar a Jeff Bridges, co-interprete.

Eh, già: l’Oscar è un tasto dolente per Clint. Nonostante gli incassi e la fama, quella famigerata statuetta gli sfugge sempre. Almeno per il momento e per il decennio.

Gli anni ottanta si aprono con un Clint in flessione. I film, solitamente girati con la Locke, piacciono ai critici (e non al pubblico pagante al botteghino). Clint chiude la storia con la Locke e rispolvera il “vecchio e fidato” Harry Callahan. Il successo ritorna, i soldi rientrano nelle casse un po’ malconce della Malpaso e Hollywood da’ nuovamente fiducia anche al Clint regista. In quegli anni escono film non eccezionali come 2firefox – Volpe di fuoco”, o “Per piacere... non salvarmi più la vita”. Riscuotono un buon successo ma niente di più. Il decennio passa e arrivano gli anni Novanta, con l’ultimo episodio della pentalogia di Callahan uscito nel 1998 e una sorta di “passaggio di consegne” tra Clint e Charlie Sheen in “La recluta”. Anticipato da un’altra pellicola di Eastwood, “Pink Cadillac”, queste due pellicole non riusciranno manco a rifarsi dei costi di produzione.

È il 1992, il momento più basso della carriera di Clint. Serve un colpo di maestro. E lui, golfista talentuoso, centra una buca difficile con un colpo di genio e parecchia maestria. Un western, diretto e interpretato da lui. Un cast di comprimari da paura, che vanno da Morgan Freeman a gene Hackman a Richard Harris. Mica male sia il cast che la trama. E indovina indovinello?

Alla cerimonia degli oscar 1993 “Gli Spietati” fa un colpo grosso: Clint si aggiudica due statuette dorate, una come Miglior Film e l’altra come Miglior Regista, sfiora un terzo Oscar come Miglior Attore Protagonista (quell’anno c’era l’imbarazzo della scelta: Al pacino, Robert Downey Jr, Denzel Washington…), mentre Gene Hackman si accaparra il premio come Miglior Attore non protagonista. In tutto, “Gli Spietati” becca cinque Oscar. Ai 4 nominati aggiungiamo quello ricevuto da Joel Cox come Miglior Montaggio. Clint non si ferma minimamente: alla soglia dei 65 anni è più in grinta che mai: maturo, deciso, forte, cazzuto.

A parte la sua turbolentissima vita sentimentale: dopo aver interrotto il rapporto con la Locke nel 1989, con tanto di figlioli (altri due per Clint. Siamo a 4 complessivi), l’anno successivo si lega a Frances Fisher, conosciuta… sul set. Con lei resterà sino al 1995, avendo una figlia Francesca, nata nel 1993. Giusto per chiudere la parentesi sentimentale del nostro pistolero preferito: dopo la Fisher, Eastwood sposa la giornalista Dina Ruiz, da cui si separerà nel 2014. Va detto che con la Ruiz, sempre nel 1996, avrà una figlia, Morgan. Totale eredi del Signor Eastwood: 6.

Riprendendo il filo della nostra storia, dopo il successo degli Oscar, Clint interpreta (e non dirige) “Nel centro del mirino” in coppia con John Malkovich per poi ritornare dietro la camera e dirigere “Un mondo perfetto”, in cui divide la scena con Kevin Costner. Due successi, sia di critica che di botteghino, che spianano la strada all’Oscar numero tre nella carriera di Clint. È il 1995 e Eastwood riceve Premio Oscar alla memoria "Irving G. Thalberg". L’anno dopo il nostro si prende una bella rivincita nei confronti di chi, anni prima, distrusse il suo primo tentativo cinematografico di trasporre una commedia romantica. “I Ponti di Madison County” è un Signor Successo, un altro che Eastwood inanella. Certo, ogni tanto qualche “caduta di stile" c’è, come quando, nel 2000, dirige sé stesso, Donald Sutherland, Tommy lee Jones e James Gardner in “Space Cowboy”, non proprio pellicola da inserire nei manuali di cinematografia.

Ma il vero capolavoro, anzi i veri capolavori stanno arrivando assieme al nuovo Millennio.

 

Il nuovo Millennio, tra record, gran bei film e tanto, tanto da raccontare

Nel 2004, Clint, ormai stabilmente dietro la camera da presa, dirige, produce e musica (nel senso che si occupa della Colonna Sonora) “Mystic River”, con protagonisti Sean Penn, Kevin Bacon e Tim Robbins. Sei nomination sei all’Oscar: Clint si “accontenterà” di 2 (Miglior Film e Miglior Regia, ormai un’abitudine), mentre le statuette andranno a fare bella mostra di sé sui camini delle case di Sean Penn (Miglio Attore protagonista) e di Tim Robbins (Miglior Attore Non protagonista). Due anni dopo, Mr. Eastwood, alla bella età di 74 primavere abbondanti (75 le avrebbe compiute in maggio) trionfa agli oscar 2005: “Million Dollar Baby” è bello, intenso, ha un signor cast (oltre a lui, Morgan Freeman e Hillary Swank) e spacca, davvero. Freeman e la Swank vincono l’Oscar (rispettivamente, Miglior Attore non protagonista e miglior Attrice Protagonista); Clint riceve una nomination come Miglior Attore (che non va a buon fine: l’Oscar lo vincerà Jamie Foxx per l’interpretazione di Ray Charles nel quasi omonimo biopic) ed entra nel record, sollevando la statuetta per Miglior Film –come detto- a 74 anni suonati.

La giovinezza di Clint è al contrario, si potrebbe dire. In metà adulta arrivano davvero i film migliori. Dopo “Million Dollar Baby” arriva un dittico: “Flags of Our Fathers” (due nomination all’oscar) e “Letters from Iwo Jima”, premiato con il Golden Globe come miglior film straniero (il film è stato girato in lingua giapponese). Agli oscar riceverà delle nomination come Miglior Film, prodotto da Eastwood e da Steven Spielberg, giusto per fare il nome di uno che non ha fiuto per i film con la “F” maiuscola.

Nel 2008 arriva “Gran Torino”, un altro vero e sincero spaccato d’America secondo Clint. Nessuna nomination ma grandi critiche positive, oltre che un David di Donatello. Il titolo si rifà al modello di Ford proprietà del protagonista, interpretato dal nostro quasi ottuagenario. L’anno successivo dirige un’intensa e convincente Angelina Jolie in “Changeling”, film drammatico ispirato a fatti realmente accaduti.

Questa sembra essere la direzione in cui il Clint regista/produttore (ricordate la Malpaso?) vuole andare e portare lo spettatore: non veri e proprio biopic, ma film che abbiano un nucleo forte di verità, che abbiano una bella storia di base da poter raccontare nel suo modo unico, secco e sincero come i suoi protagonisti. Nel 2009 collabora nuovamente con l’amico Morgan Freeman e con Matt Damon in “Invictus”, film basato sui Mondiale di Rugby giocato nel 1995 in Sudafrica che –di fatto- salvarono e saldarono il paese, fratturato dal dopo apartheid e consolidarono la posizione di nelson Mandela, interpretato da Freeman.

Il decennio successivo inizia in salita. La pellicola “Hereafter”, primo esperimento nel genere sovrannaturale di Eastwood, non va benissimo. Spolveratosi un po’ di critiche da dosso, l’ottantenne Eastwood, sempre in ottima forma nonostante una sordità quasi totale a un orecchio, lavora assieme a Leonardo Di Caprio in “J. Edgar”, biopic sul controverso e multi sfaccettato capo storico e fondatore dell’FBI J. Edgar Hoover. Un film che rivela e analizza anche lati meno conosciuto del personaggio, compreso il rapporto affettivo che aveva con Clyde Tolson.

Due anni dopo, a 82 anni, torna a fare “solo” l’attore, diretto in Robert Lorenz in “Di nuovo in gioco”. Già il titolo sembra alludere a Eastwood che si pone nuovamente a disposizione di un regista che non sia lui medesimo. Nel 2014, sempre seguendo l’onda dei film biografici, esce nelle sale “Jersey Boys”, incentrato sulla storia del gruppo musicale “The Four Season” e sul loro leader, Frankie Valli. Sempre nello stesso anno, giusto per Natale, esce American Sniper”, con Bradley Cooper protagonista, incentrato sulla vera storia di Chris Kyle, ex Navy SEAL (Forze speciali della United States Army. NdA)

Neanche due anni dopo Clint inanella un altro bel film biografico: si tratta di Sully”, interpretato da Tom Hanks; tratto dalla vera storia del Capitano Chesley “Sully” Sullenberger, che riuscì ad ammarare sul fiume Hudson alla guida di un Boeing, salvando la vita a 150 passeggeri.

Nel 2018, Clint si sdoppia: nonostante le 88 primavere, dirige “Ore 15:17 – Attacco al treno”, la reale storia dell’attacco terroristico al treno Thalys del 21 agosto 2015 sventato da un gruppo di militari. Un dettaglio importantissimo: a recitare nel film ci sono gli stessi militari autori del salvataggio. Sempre in quell’incredibile 2018, Eastwood dirige e intrepreta “Il Corriere”, dove ricopre il ruolo dell’ottantenne Earl Stone (S’è giusto tolto 8 anni per esigenze cinematografiche; del resto, non dimostra affatto la vera età anagrafica) che, dopo essersi offerto per guidare un’automobile dagli States al Messico, scopre che –all’interno del bagagliaio- c’è un ingente carico di droga.

L’anno successivo, il 2019, lo vede alle prese con “Richard Jewell”, latro biopic incentrato sulla storia di una guardia di sicurezza – Jewell – che sventò un attentato dinamitardo di stampo terroristico alle Olimpiadi di Atalanta. Fu ingiustamente sospettato e accusato di terrorismo dall’FBI e l’opinione pubblica lo fece a pezzi.

Incredibile. Con mille vite. Dal cowboy che mastica il sigaro e guarda di sottecchi al poliziotto fascistoide e simbolo dell’età di Nixon. Da uomo Blockbuster a vincitore di oscar. Regista sensibile attento, schietto, sincero, Clint Eastwood è stato (ed è) capace di raccontare uno spaccato d’America, forse la SUA America, che ricorda un po’ il suo matrimonio storico con Maggie: sotto una facciata bella, c’è davvero un mare di segreti da nascondere.

Oggi, Mr. Eastwood dagli occhi di ghiaccio ha appena spento 90 candeline. Probabilmente non ha spento nessuna candelina: conoscendolo, avrà festeggiato sorseggiando un bel po’ della sua birra preferita, la “Pale Rider Ale” (di sua produzione. Il nome è dovuto a “Il Cavaliere Pallido”, western girato da Clint nel 1986) o suonando un po’ di jazz.

Giusto per regalarvi la ciliegina sulla Torta del compleanno di Clint. Sapete che una leggenda metropolitana vorrebbe Clint figlio di Stan Laurel, lo “Stanlio” della celeberrima coppia comica “Stanlio&Ollio”? Già: Eastwood è nato nello stesso giorno di uno dei figli di Laurel, morto poche settimane dopo nascita.

Inoltre, lo sguardo iconico e il suo atteggiamento di freddo e impassibile distacco hanno ispirato chiunque, dal cinema ai fumetti, dalle citazioni nella trilogia di “Ritorno al Futuro” (nel terzo film, il personaggio di Marty Mc Fly si fa chiamare Clint Eastwood, trovandosi in pieno periodo western) alle canzoni dei Gorillaz (“Clint Eastwood” e “Dirty Harry”, legata a Callahan), sino all’universo dei manga, dove Clint è ispirazione pura per Jotaro Kujo, protagonista della terza serie de “Le Bizzarre Avventure di Jo-Jo”.

Che dire? Partire da San Francisco con la fama di “timido” e con critiche impietose sul suo modo di recitare e sule sue espressioni (così successe al principio) sino al successo.

Happy Birthday, Clint!

 

Alberto Caboni

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