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Dorando Pietri - La Maratona del secolo

Dorando Pietri - La Maratona del secolo

Si può diventare famosi e conosciuti dopo aver partecipato alle Olimpiadi. Si può diventare famosi vincendo le Olimpiadi. Si può diventare –caso unico ed incredibile- famosi NON vincendo le Olimpiadi e creando –vostro malgrado- un caso internazionale.

Questa è la storia di un garzone di pasticceria, di una Maratona alle Olimpiadi e di una non Vittoria divenuta una Vittoria.

Questa è la storia di Dorando Pietri e delle Olimpiadi di Londra del 1908.

DORANDO: DAL PANE A LONDRA

Nato il 16 ottobre del 1885, Dorando era figlio di contadini che decisero di lasciare i campi per aprire un negozio di frutta e verdura a Carpi. Il giovane Dorando entrò da presto nel mondo del lavoro: divenne garzone in una pasticceria ed iniziò a dedicarsi –nel suo tempo libero- alle corse in bicicletta o a piedi.

Nel settembre del 1904, il più famoso podista dell’epoca, Pericle Pagliani, partecipò ad una gara nei pressi di Carpi. La leggenda narra che Dorando, visto il Pagliani che correva, si mise a seguirlo, curioso di emulare le gesta del podista. Lo fece – caso simptaico- avendo ancora indosso gli abiti da lavoro.

Il fatto che Dorando fosse riuscito a reggere il passo di un atleta professionista lo convinse a dedicarsi alle gare.

 Alcuni giorni dopo fece il suo esordio in una competizione ufficiale – stavolta con gli abiti adatti – la 3.000 metri di Bologna. Dorando arrivò secondo e questo fu un ulteriore Start nella sua nascente carriera.

Nel 1905, arrivarono i primi successi, sia in terra italiana sia Oltralpe. Dorando arrivò primo alla 30 Km di Parigi, dando un distacco di oltre 6 minuti al secondo classificato.

Il 2 aprile 1906 Pietri vinse la Maratona di Qualificazione per i Giochi Olimpici Intermedi, un’ edizione intermedia, tenutasi tra la III Olimpiade e la IV Olimpiade, organizzata per celebrare il decimo anniversario del ripristino dei Giochi Olimpici (1896). Durante l’olimpiade Intermedia di Atene, Dorando dovette ritirarsi al 24° km a causa di un virus gastrointestinali, avendo già un distacco di 5 minuti sugli inseguitori.

Nel 1907 altre vittorie arrivarono: il titolo dei  5.000 metri ai Campionati Italiani, realizzando il primato nazionale con 16'27"2 .  Mancava solo un palcoscenico per poter coronare la carriera di Dorando: le Olimpiadi di Londra, che avrebbero avuto luogo nel 1908.

LONDON TOWN

Il posto per la Maratona Dorando se lo guadagnò disputando una maratona a Carpi. Una 40 km in cui Pietri stravinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.

Il 24 luglio, pochi giorno dopo, Dorando ed Umberto Biasi, l’altro italiano qualificatosi alle Olimpiadi, si trovavano alla partenza. Assieme a loro, altri 54 atleti a contendersi le medaglie olimpiche. Per la prima volta nel corso delle Moderne Olimpiadi, il percorso si sarebbe snodato lungo i 42,195 km che Fidippide percorse in epoca classica.

Numero 19 indosso, Dorando e gli altri atleti partirono alle 14:33, quando la Principessa del Galles Alessandra diede il via alla competizione. Dorando partì lento, restando nelle retrovie. Una precisa strategia per dare il meglio nella seconda parte della competizione. Infatti, Pietri esplose recuperando posizioni su posizioni. Al 32° km era secondo, all’inseguimento di Charles Hefferon, sudafricano leader della gara. Dopo 7 km, Dorando raggiunse e superò Hefferon, complice la stanchezza di quest’ultimo.

Dorando ci credeva, Dorando la voleva quella medaglia ma non aveva conto di due fattori importanti: il caldo inusuale che si scatenò nella Capitale dell’Impero quel girono e lo sprint massiccio per raggiungere la testa della corsa.

Pietri perse totalmente la lucidità, tant’è che –appena entrato allo stadio- sbaglio strada. I giudici lo fecero ritornare indietro, indicandogli la giusta via. Ma Dorando era ormai allo stremo. Barcollante, zoppicante, ad appena 200 metri dal traguardo, Dorando cadde. I giudici lo attorniarono e lo soccorsero. Dorando cadde altre quattro volte e terminò la gara sorretto da un giudice ed un medico.

Si vociferava che Arthur Conan Doyle, inviato straordinario per il “Daily Mirror” ed indimenticabile creatore di “Sherlock Holmes”, fosse una delle due persone che avesse soccorso Pietri. Fatto smentito sia dalle fotografie dell’epoca sia dallo stesso Conan Doyle nella sua Autobiografia.

Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella.  Dopo Pietri, tagliò il traguardo l’americano Johnny Hayes. La squadra americana presentò subito ricorso per l’aiuto ricevuto da Daorando Pietri. Il Comitato Olimpico accettò il ricorso e Dorando fu squalificato dalla gara.

LA MEDAGLIA DEL POPOLO

Ricordate la Principessa Alessandra del Galles ed Arthur Conan Doyle? Entrambi si mobilitarono per premiare il coraggi e la determinazione del piccolo panettiere correggese. Lo scrittore presentò una domanda di sottoscrizione al “Daily Mail” per raccogliere del denaro da donare a Dorando per aprire –al suo rientro in Italia – una panetteria. La Principessa Alessandra donò a Dorando Pietri una splendida coppa.

La vicenda dell’eroico Dorando farà il giro del mondo, plaudita da tutti gli sportivi e non. Lo stesso Conan Doyle scrisse, all’indomani della gara:

« La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici. »

Dorando Pietri fu uno dei tanti non vincitori ufficiali ma vincitori del popolo, poiché incarnava la voglia di vincere, resistere e superare sempre i propri limiti.

Quando pensi di essere arrivato al limite, quando pensi che tutto sia finito, non mollare. Fai come Dorando Pietri: anche se le gambe non reggono più, taglia il traguardo.

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