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È morto Franco Battiato, il genio che andava oltre ogni limite

È morto Franco Battiato, il genio che andava oltre ogni limite

Sarebbe bello oggi canticchiare il ritornello di “Voglio vederti danzare” con gioia e spensieratezza ma l’Italia, questa mattina, si è risvegliata con la notizia della scomparsa di Franco Battiato, il genio incontrastato della musica italiana, nato a Riposta, allora Ionia, 76 anni fa.

L’entrare a far parte del Club 64 fatto di esponenti come Gino Paoli, Bruno Lauzi, Enzo Jannacci gli permise di entrare in contatto con quella musica diventata ormai così tanto tradizionale che necessitava di un tocco di originalità, di un’ondata di innovazione. L’amicizia con Giorgio Gaber che gli disse “Vienimi a trovare” fece capire al giovane provinciale catanese di poter dare avvio a quella che sarebbe stata una carriera andata ogni possibile limite.

Se è abbastanza facile definire Franco Battiato come un genio assoluto, è altrettanto difficile definire quanti e quali generi la sua produzione musicale abbia incontrato a partire dagli esordi nel 1965: dall’ orchestrale all’avanguardia, dal rock progressivo alla musica etnica ed elettronica. Un miscuglio sapiente di suoni, per lui di fondamentale importanza, che gli hanno permesso di essere sempre al passo con i tempi. Le sue canzoni, infatti, non sono altro che un riflesso politico, sociale e culturale della storia italiana e del mondo, vista con gli occhi sinceri di un artista che ha sempre utilizzato la sua musica per esprimere anche i dolori più intensi che circondavano il suo ambiente.

Sì, perché Battiato non è stato soltanto il cantautore dalle melodie ironiche ed esotiche, è stato capace di scrivere dei veri e propri capolavori in cui le parole diventano davvero fondamentali, diventano dolenti fino a toccare le corde più profonde e intime dell’animo umano. Nascono così “E ti vengo a cercare”, “La Cura”, brani, capolavori, il cui significato può essere scontato ma che prende una piega diversa in base ai momenti, alle persone, all’esistenza di ognuno.

Un animo rivoluzionario come quello di Franco Battiato non poteva vedere la musica semplicemente come una professione ma come un obiettivo per andare oltre i propri limiti, per spingersi a comprendere fino in fondo tutte le ambiguità e le sfaccettature dell’animo umano. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni, il suo stile si fece sempre più spirituale così come le sue concezioni. In cosa si sarebbe trasformato tutto il suo operato se non in suono? Quell’astratto così sacro, il più fondamentale e insostituibile dei gesti umani, l’atto che nasce dal profondo, quasi senza alcuna consapevolezza. Il suono, l’unico elemento in grado di portarci fino all’ultimo giorno.

E allora Franco… verremmo a cercarti, con la scusa di doverti parlare, perché ci piace ciò che pensi e dici, perché in te vediamo le nostre radici.

 

Roberta Lai

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