fbpx Enzo Bearzot – Il CT con la Pipa | GP Report
Home » Canali » A day in the Life » Enzo Bearzot – Il CT con la Pipa
Enzo Bearzot - Il CT con la Pipa

Enzo Bearzot – Il CT con la Pipa

Il “Vecio” con il record di panchine nella Nazionale Italiana, più di Vittorio Pozzo. Ha vissuto da CT tre Mondiali, guidando gli azzurri alla conquista del Mundial spagnolo.

Preparate le carte per lo scopone, caricare di tabacco la vostra Pipa e seguitemi in panchina: sediamoci accanto al Mister Enzo Bearzot.

 

ENZO IL GIOCATORE: INTER, TORO, L’AZZURRO PER UNA VOLTA E IL RITIRO DAL CALCIO (GIOCATO)

Enzo Bearzot nasce il 26 settembre 1927 ad Aiello del Friuli, 2.239 anime in provincia di Udine, nel cuore del Friuli-Venezia Giulia. Inizia a tirare i primi calci ad un pallone proprio nella squadra del comune natio fino a che, nel 1946, il 19enne Bearzot viene arruolato dalla Pro Gorizia, che milita nel campionato cadetto. È un mediano – difensore che, in due anni di militanza tra i biancoazzurri, colleziona 39 presenze e 2 reti. Il giovane Enzo attira l’attenzione dei nerazzurri di Milano, l’Inter, che lo farà esordire il 21 novembre del 1948 nel match contro il Livorno. All’Inter rimane tre anni, prima di attraversare tutto lo Stivale e finire in terra di trinacria, tra i rosso azzurri del Catania. In Sicilia Bearzot militerà per tre anni, totalizzando 95 presenze in serie B, condite da 5 realizzazioni.

Nel 1954 è il Toro a volerlo, nel tentativo di rimettere in piedi il Grande Torino, scomparso cinque anni prima in quel di Superga. Due stagioni da titolare, 65 presenze e un solo goal. Il 27 novembre del 1955, Enzo viene convocato in Nazionale. L’occasione è importante: match contro l’Ungheria in Coppa Internazionale (un torneo durato dal 1955 al 1960 che vedeva coinvolti, oltre agli Azzurri e i Magiari, anche l’Austria, la Svizzera, la Jugoslavia di Tito e la Cecoslovacchia. NdA). Ungheria voleva dire Ferenc Puskás, il più forte giocatore ungherese. Bearzot si trovò proprio a marcare il piccolo e letale attaccante in forza al Real Madrid. Risultato? Puskás segnò, superando proprio Enzo.

L’anno successivo torna a Milano, a vestire nuovamente la maglia nerazzurra per 27 volte. Dal 1957 al 1964, Enzo riveste molto volentieri la maglia granata dei Torinisti per 164 incontri in sette anni, dove segnerà 7 goal (in pratica, una media di un goal a stagione). Alla fine del Campionato 1963/64, il 37enne Bearzot annuncia l’addio al calcio. Solo quello giocato, però. La panchina, gli schemi e i moduli lo appassionano e il Toro lo vuole –sin da subito – sulla panchina delle Giovanili (l’attuale Primavera).

 

MISTER BEARZOT: EL PARÒN, FABBRI, VALCAREGGI E LA PARTITA DEL SECOLO

Dopo l’avventura nelle Giovanili, Bearzot fu promosso in prima squadra dal “Paròn” Nereo Rocco, prima come preparatore dei portieri e poi come secondo del Mister. Rimane nello staff tecnico anche con il successore di Rocco, Edmondo Fabbri, arrivato a Torino dopo l’epocale scoppola rimediata ai Campionati Mondiali del ’66 contro la “Fatal Corea”. Nel 1968/69 arriva la prima panchina in solitaria: Bearzot diventa il Mister del Prato che gioca in Serie C, al posto dell’esonerato Dino Ballacci.

La Nazionale –che Enzo aveva vissuto da giocatore solo per un giorno – lo chiamava. Era la Nazionale Under 23, quella formata dagli “Azzurrini”. Enzo guiderà la selezione per oltre sei anni, interessando Ferruccio Valcareggi, il CT della Nazionale Maggiore. Proprio QUEL Valcareggi, il CT dell’Europeo ’68 vinto in casa e dei Campionati di Mexico ’70, ricordati per “La Partita del Secolo”. (ItaliaGermaniaQuattroATrè, da pronunciare tutto d’un fiato). Diventerà assistente di Valcareggi nelle ultime fasi dei Campionati Mondiali di Germania Ovest ’74, quelli di Cruyff e del Kaiser Beckenbauer, quelli che costeranno la panchina al CT. All’indomani della débâcle azzurra, il posto vacante di CT è tendenzialmente di Fulvio Bernardini, storico numero 2 di Valcareggi. Interverrà Gigi Peronace, diventato accompagnatore della Nazionale, a proporre –in maniera perentoria- la co-conduzione Bernardini – Bearzot.

La partenza non è delle migliori: gli Azzurri non centrano le qualificazioni ai Campionati Europei di Cecoslovacchia ’76 ma Bernardini – Bearzot continuano assieme, almeno sino al 1977, anno in cui Enzo diverrà CT unico. L’anno successivo è previsto l’Appuntamento con la “A” maiuscola: i Mondiali nell’Argentina di Videla e di Passarella, dalle mamme di Plaza de Mayo a Mario Kempes. L’Italia batterà i padroni di casa nella partita d’esordio e terminerà al 4à posto nella rassegna iridata, alle spalle dell’Albiceleste (primo titolo per l’Argentina), dell’Olanda e del Brasile (queste ultime due Nazionali batteranno gli azzurri entrambe per 2 -1).

Gli Europei del 1980, che l’Italia ospita, sono una nuova passerella importante per gli azzurri. Anche qui la Nazionale di Bearzot terminerà al 4° posto, dopo una finale per il 3° posto giocata ai rigori contro la Cecoslovacchia. Dopo 8 rigori segnati per squadra, sarà Fulvio Collovati a sbagliare il rigore decisivo.

A novembre, una brutta tegola colpisca Enzo: Gigi Peronace, a causa di un arresto cardiaco, morirà proprio tra le braccia di Bearzot. Siamo alla vigilia del Mundialito del 1981 e il posto di Peronace sarà preso da un ex giocatore e Mito vivente, Gigi “Rombodituono” Riva.

Facciamo un passo indietro, torniamo a marzo 1980, esattamente il 1° marzo, quando inizia ufficialmente una delle pagine più sgradevoli e sporche del calcio italiano, il cosiddetto scandalo del “Totonero”. Tra partite combinate, giocatori squalificati per anni e squadre penalizzate, tra camionette dei carabinieri tristemente immortalate dalla diretta di “90° Minuto” e presidenti Radiati, il Calcio italiano vive il momento più brutto (sino ad allora: ricordiamoci del 2006 e dell’allegra Triade Moggi-Bettega-Giraudo).

Ora, rispostiamo il nostro timer della Time Machine al 1982. Fine maggio, il Campionato è terminato, lo ha vinto la Juventus. Il Milan è retrocesso (non d’ufficio: stavolta è il campo a sancirlo) e il giovane Paolo Rossi ha appena ripreso a giocare dopo due anni di squalifica. Bearzot si affida al Blocco-Juve: l’incrollabile 41enne Dino Zoff, Cabrini, Gentile, Scirea, Tardelli e la pietra dello scandalo: Paolo Rossi.

Come noi tutti sappiamo, gli italiani diventano tutti CT quando un evento importante è alle porte. E Bearzot, a metà tra preveggenza e incoscienza, convoca Rossi al posto del capocannoniere del Campionato, il romanista Pruzzo. Oltre ai bianconeri, Enzo prenderà in blocco 4 giovanissimi giocatori della Fiorentina (Giovanni Galli, Massaro, Ciccio Graziani e l’esperto Antognoni), 6 interisti (tra cui un 18enne Beppe Bergomi), Dossena e Selvaggi dal Torino, Causio dall’Udinese (ex Juventus), Conti e Vierchowod dalla Roma.

Le critiche nei confronti della Nazionale di Bearzot si sprecano e l’Italia parte alla volta della Penisola Iberica sotto i più sfavorevoli auspici. Come se non bastasse, le prime tre partite del Mondiale sono scialbe e senza emozioni: questa Nazionale non piace, non convince, non entusiasma ma comunque –come spesso accade- riesce a passare il turno. Ricordo che nel 1982, Il Mondiale era composto da un girone iniziale, da quattro squadre cadauno e da una seconda fase a gruppi (che di fatto sostituiva ottavi e quarti), con semifinali e finali.

La Nazionale è di casa a Vigo e La Coruña e proprio la città galiziana ospita il primo incontro, tra Italia e Polonia. 0-0 scialbo e triste. Nel secondo incontro, gli azzurri incontrano il Perù di Julio Cesar Uribe (che arriverà in Italia, a Cagliari, proprio dopo il Mondiale) e pareggiano per 1-1: al goal di Conti risponde Diaz. Terzo match, terzo pareggio: con il Camerun di Roger Milla, “verginella” del torneo (è alla sua prima apparizione), gli azzurri si fermano all’1-1. Segna Ciccio Graziani; un minuto dopo, pareggia Mbida.

Con 3 punti, frutto di tre pareggi, l’Italia passa il turno al secondo posto, dietro la Polonia di Boniek.

Immaginate (o ricordate, se avete l’età giusta) le critiche feroci che si scatenano nello Stivale: la Nazionale di Bearzot non ha “mordente” (diciamo così), i giocatori non creano gioco, perché Rossì è in Nazionale e non c’è Pruzzo etc etc.

Enzo, stanco delle critiche e per proteggere i suoi ragazzi, introdurrà una novità: il silenzio stampa.

Nel secondo girone, gli Azzurri si trovano contro due avversari ostici, l’Argentina di Passarella, Kempes e di un certo “Pibe de Oro”, Diego Armando Maradona e –soprattutto- il Brasile di Zico, Falcao, Socrates, Cerezo, Junior. Se gli Argentini sono i campioni in carica e hanno quel mostro di talento ribattezzato “D10S” dai tifosi, i verdeoro sono – per loro stessa ammissione – il più forte “11” mai sceso in campo per una competizione mondiale. Più forte del Brasile di Garrincha e Pelè del ’58. Più forte del Brasile che pestò per 4-0 gli azzurri nel 1970, nella finale di Città del Messico.

Prima di scendere in campo contro l’Albiceleste, Bearzot prende sottobraccio Claudio Gentile. A lui è affidato il compito più difficile: bloccare Maradona. Beh, Diego Armando non vedrà quasi un pallone in 90’ e la partita terminerà 2 -1 per l’Italia, con goal di Cabrini e Tardelli.

Manca solo Paolo Rossi, manca il suo risveglio e il prossimo match è il più difficile: c’è il Brasile stellare.

Poco prima di entrare in campo, Bearzot dichiarerà:

“Primo: non prenderle! Secondo: è imperativo, vincere. Terzo: non c'è un terzo punto perché i primi due han già detto tutto”

 

Sarà proprio “Pablito”, il numero 20 azzurro, ad uscire dal letargo e segnare l’1-0. Dopo sette minuti, ci penserà Socrates, il capitano verdeoro, a pareggiare. È il 25’: Paolo Rossi si carica la squadra sulle spalle e realizza il 2-1. Chi ha criticato questa Nazionale senza fantasia, senza gioco, senza attributi si è ricreduto vedendo il match contro l’Argentina. Ora, vedendo 11 leoni che sfidano il Mito, più di un italiano crede nell’impresa. L’intervallo vede l’Italia in vantaggio. Ma, si sa, contro quel Brasile, mai distrarsi: è il 68’ minuto quando Falcao trova il varco giusto e fa partire un missile terra –aria sotto la traversa. 2-2, palla al centro.

Non può e non deve finire così, sembra pensare Bearzot. E lo stesso pensiero lo hanno i suoi ragazzi, soprattutto Rossi. Minuto 74, Paolo butta dentro la sua tripletta e porta in braccio gli Azzurri in semifinale. Il Grande Brasile dei numeri 10 china il capo davanti a quell’Italia operaia e unita.

La semifinale contro la Polonia sembra una formalità: 2-0 secco, doppietta di Pablito.

È l’11 di luglio, il “Santiago Bernabeu” è pieno come un uovo. Italia e Germania Ovest si giocano il titolo Mondiale. Per l’Italia sarebbe il terzo, a più di quarant’anni dall’ultimo. Per la Germania sarebbe il secondo, dopo aver vinto in casa nel ’74 e aver perso in finale nel ’78, contro i padroni di casa dell’Argentina.

In tribuna d’onore, oltre ai Reali di Spagna, c’è un altro uomo simbolo di quei primi anni ’80 italiani, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Dopo un primo tempo a reti bianche, al 57’ è sempre Paolo Rossi, l’uomo del Destino, a segnare. (e pensare che c’era chi non lo voleva in Nazionale). Ma sarà il minuto 69 a rimanere sempre nei nostri occhi e cuori: il 2-0 segnato da Tardelli e il suo urlo folle di gioia, Pertini che –preso dalla felicità- ignora il cerimoniale ed esulta, quasi fosse in curva. Arriverà il 3-0 di “Spillo” Altobelli e il 3-1 di Breitner.

Nella rovente notte madrilena, l’Italia di Bearzot si laurea Campione del Mondo. Una delle diapositive, delle Polaroid mentali che ci rimangono di quei giorni di festa, è la partita a scopone che vede coinvolti il Capitano Zoff, il baffuto annientatore di Maradona, Claudio Gentile, il Presidente Pertini e Bearzot. In mezzo a loro, la Coppa brilla e ci ricorda quanto quel gruppo di “disperati” sia riuscito a diventare una SQUADRA.

Bearzot peccherà, non gliene vogliate, di affetto e gratitudine, confermando in blocco la squadra Campione anche per le qualificazioni agli Europei 1984 (L’Italia non si qualificherà) e il Mondiale dell’86, dove gli Azzurri -superato il primo turno – usciranno negli ottavi, eliminati dai Cugini transalpini e da “LE Roi” Platini.

Bearzot si dimetterà all’indomani dell’eliminazione, nonostante fosse il CT prescelto per i Mondiali del 1990, quelli da giocare in casa nostra, in Italia, a Roma.

Tuttavia, dopo 11 anni da quella notte dell’11 luglio, Bearzot sarà nuovamente alla guida della Nazionale con i “suoi” ragazzi. La Nazionale è quella Over – 35, molti dei convocati sono i suoi Campioni. Risultato? L’Italia Over -35 vincerà l’omonima Campionato Mondiale.

Mica male per dei vecchietti, eh?

Dopo esser stato per due anni Presidente del Settore Tecnico della FIGC, il 21 dicembre 2010 Bearzot si spegnerà a Milano.

Onore ad un uomo che ha creduto nella forza del gruppo, che ha riabilitato il singolo quando da tutti veniva additato (Rossi), che non ha convocato un Bomber affermato come Pruzzo e che ha dato spazio a giovanissimi –poi divenuti BIG del Calcio italiano – come Beppe Bergomi, Franco Baresi, Giovanni Galli.

 

Grazie Mister, per averci insegnato che crederci fortemente smuove le montagne.

Lascia un Commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.