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Fabrizio De Andrè - 20 Anni senza Faber

Fabrizio De Andrè - 20 Anni senza Faber

Un anarchico nell’animo e nelle intenzioni. Uno dei più bravi autori del XX secolo italiano. Grazie ai suoi racconti, abbiamo percorso le strade dei carrugi genovesi, dove “Il sole del Buon Dio non dà i suoi raggi”.

Accordate la vostra chitarra, prendete con voi le immancabili sigarette e tuffiamoci assieme nella storia umana e professionale del Genovese più Sardo del mondo: l’unico, vero e solo “Faber”, Fabrizio De André.

GENOVA, REVIGNANO, BICIO E IL PROFESSORE: NASCITA DELL’ANARCHICO FABER

De André nasce il 18 febbraio del 1940 nel cuore pulsante di Genova, figlio di Luisa e Giuseppe De André, professore e preside di alcuni istituti superiori privati. Un anno dopo la nascita di Fabrizio, la famiglia si trasferisce nell’Astigiano, in una cascina sita a Revignano D’Asti. Il Professor De André è antifascista e decide di allontanarsi dalla città della Lanterna e dalle bombe.

Fabrizio, anzi “Bicio”, com’è chiamato in questi anni, cresce in aperta campagna, a contatto con la terra e con gli uomini e le donne che la lavorano, la vivono, ne sono parte integrante. Un amore, un’unione – quella con la Terra- che Fabrizio porterà con sé per tutta la vita.

Nel 1945, terminata la guerra, i De André ritornano a Genova. Fabrizio viene iscritto alla scuola elementare dalle suore Marcelline (“Porcelline”, come le ribattezzò lo stesso Faber. NdA). L’aria rigorosa della scuola non si sposa bene con il temperamento ribelle di Fabrizio. Visti i segnali palesi, i genitori decidono di trasferirlo nella Scuola Statale “Armando Diaz”, che diverrà tragicamente famosa molti anni dopo, durante il G8 del 2001.

Fabrizio dimostra una predisposizione per la musica, tant’è che i genitori gli fanno frequentare le lezioni di violino del Maestro Gatti che – per primo- nota le capacità musicali del giovane De André. Alcuni anni dopo Fabrizio cambierà cordofono, passando dalle quattro corde del violino alle sei della chitarra. Suo Maestro, il colombiano Alex Giraldo. Nel frattempo, “Bicio” rimedia una bocciatura in seconda media, un cazziatone da parte del padre e l’iscrizione dai severissimi (e pre – montessoriani. NdA) gesuiti.

IL JAZZ, BRASSENS E GLI AMICI DI “GENUA”

Nel 1954 Fabrizio fa il suo esordio su un palco. Non con le sue composizioni ma suonando country e western. Poco dopo arriverà la passione per il jazz, che gli permetterà di affinare la tecnica.

Il padre di Fabrizio, di ritorno da un viaggio in Francia, gli porta in dono due vinili di un cantautore francese, George Brassens. Altro colpo di fulmine nella vita dell’adolescente Faber (proprio in questi anni re-incontrerà Paolo Villaggio, figlio di amici della famiglia De André. Sarà Villaggio a creare il soprannome “Faber”, creato dall’unione tra il nome Fabrizio e le matite Faber Castell, che De André adorava utilizzare. NdA)

Il musicista De André fa parte dell’ondata dei “genovesi”, una nuova leva cantautoriale che vede salire agli onori della cronaca personaggi quali Gino Paoli (genovese d’adozione), Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo e –soprattutto- Luigi Tenco, grande amico di Fabrizio.

Le prime canzoni arrivano, le prime pubblicazioni pure, seppur con case discografiche che –dopo qualche tempo- falliscono. Una delle prime canzone incise da De André –usando soltanto il suo nome, Fabrizio- è “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poiters”, scritta tra il sarcasmo e la poesia a quattro mani con Paolo Villaggio, futuro “Ragionier Ugo Fantozzi”.

Nel 1962, De André, sposatosi poco prima con Enrica “Puny” Rignon, diventa padre: nasce il figlio Cristiano.

Il successo è alle porte. Arriverà grazie ad un fatto di cronaca divenuto pura poesia in musica, “La Canzone di Marinella” ed all’interpretazione unica della “Tigre di Cremona”.

Nel 1967 Mina reincide il brano di De André. Il successo e le royalties convincono De André che la musica può essere il suo splendido lavoro. Lascia così il posto di vicepreside negli istituti presieduti da suo padre, posto stretto e odiato da uno spirito libero ed anarchico qual è.

Sempre in quell’anno fatale, De André perde l’amico Tenco, morto suicida dopo l’esclusione della sua canzone al Festival di Sanremo. Per lui –come rivelerà anni dopo lo stesso De André. NdA- Fabrizio scriverà la toccante “Preghiera in Gennaio”.

Dopo l’album d’esordio, chiamato “Volume I”, usciranno in breve tempo “Tutti morimmo a stento” (Uno dei primissimi “Concept Album” della musica italiana. NdA) e “Volume III”, che vede la luce nel 1968.

La rivoluzione studentesca è alle porte, il mondo sta cambiando, la contestazione nei confronti della società, dello Stato, della Chiesa è ai massimi storici. Faber, da sempre in “direzione ostinata e contraria”, nel 1970 pubblica un altro concept album, imperniato sui Vangeli Apocrifi. Vede la luce “La Buona Novella”, album che contiene uno dei pezzi più belli di De André –secondo lo stesso De André-: “Il testamento di Tito”. Inoltre, da quell’album in poi, Faber cercherà sempre di collaborare con altri autori e cantautori per quanto riguarda la creazione di nuove canzoni. Nell’album appena citato suonano anche “I Quelli”: poco tempo dopo cambieranno nome e diverranno la Premiata Forneria Marconi; più semplicemente P.F.M.

SPOON RIVER, L’IMPIEGATO, DORI, L’AGNATA, LUVI, L’HOTEL SUPRAMONTE.

"Non al denaro né all'amore né al cielo", l'adattamento dell'Antologia di Spoon River, firmato insieme con Fernanda Pivano è uno degli Album più conosciuti e amati dallo stesso De André, oltre che dal pubblico. A questo concept ne seguirà un altro, “Storia di un impiegato”, realizzato in collaborazione con un giovanissimo Nicola Piovani (poi Premio Oscar per “La Vita è Bella” di Roberto Benigni. NdA). I testi dell’album, scritti con Bentivoglio, saranno fortemente criticati, poiché ritenuti molto “sinistroidi”, quasi in contrasto con l’animo anarchico e pacifista di Faber.

Gli anni Settanta portano, oltre ai lavori, anche diverse novità nella vita di Fabrizio. Il matrimonio con Puny, in difficoltà da anni, naufraga e Fabrizio incontra colei che diverrà la sua compagna sino alla fine: la cantante Dori Ghezzi.  

Inoltre, Fabrizio si innamorerà perdutamente della Sardegna, della sua asprezza, dei suoi territori ancora incontaminati. Prima sceglierà una casa a Portobello di Gallura per poi trovare il suo Eden: l’Agnata, una tenuta nei pressi di Tempio.

In questa nuova dimensione, De André suona, compone, vive la sua famiglia “allargata” (oltre all’adolescente Cristiano, nel 1977 arriverà la figlia Luisa Vittoria, detta Luvi. NdA) e comincia a collaborare con un giovane cantautore veronese, Massimo Bubola.

Rimini”, l’album creato a quattro mani con Bubola, esce nel 1978. C’è un cambio nelle sonorità e nell’inconfondibile modo di cantare di De André. In più, l’album interessa la già citata P.F.M. che si presenta in blocco a L’Agnata per proporre un progetto interessante: ri-arrangiare i pezzi di Faber e partire per un tour. De André, fobico del palco, aveva già vissuto con angoscia la tournee del 1975, in cui ad accompagnarlo live furono alcuni dei componenti storici dei New Trolls, scoperti proprio da Faber.

Tuttavia, Franz di Cioccio e compagni convincono De André e la tournee si fa. Grandissimo successo di pubblico e di critica, tanto che due live vengono registrati per poi essere riversati su vinile.

La Sardegna regala croce e delizia alla famiglia De André. Il 27 agosto 1979, Fabrizio e Dori vengono sequestrati nella loro tenuta de L’Agnata. Dopo mesi angoscianti, in cui la Famiglia De André e la famiglia Ghezzi riceve poche notizie sui due sequestrati. Dori verrà rilasciata il 21 dicembre 1979, Fabrizio il giorno dopo.  Si parla di un riscatto – pagato in gran parte dal Professor De André- di circa 500 milioni di lire.

La coppia non condannerà mai i sequestratori, anzi li perdonerà. Il rapporto con la Sardegna, con il popolo sardo è troppo forte per essere rovinato così.

Nel 1981, Faber e Massimo Bubola danno alla luce l’album che viene comunemente chiamato “L’Indiano” per via dell’immagine di copertina. Pezzi indimenticabili come “Quello che non ho” o “Fiume Sand Creek” (De André trova innumerevoli similitudini tra i Nativi americani ed il popolo Sardo. NdA) sono amati dal pubblico. Nell’album è contenuta “Hotel Supramonte”, una delle poche trasposizioni musicali di Faber legate al sequestro.

Dopo “L’Indiano”, Fabrizio è alla ricerca di un nuovo modo di comunicare, nuove sonorità, nuove parole. Troverà tutto questo grazie all’incontro con un appassionato polistrumentista: Mauro Pagani.

DA GENOVA AL MEDITERRANEO: L’INCONTRO CON MAURO PAGANI

Nel 1982, Fabrizio e Dori fondano la loro casa discografica, la “Fado”, grazie alla quale vengono pubblicato gli album di Dori e del gruppo di Cristiano, figlio di Faber.

Nel frattempo, il lavoro di ricerca linguistica e musicale di Faber e Pagani prosegue.  il frutto del loro lavoro, della loro ricerca linguistica e musicale vede la luce nel 1984.

Crêuza de mä” è un album scritto in genovese, con sonorità che spaziano attraverso tutta l’area Mediterranea, dall’Africa alla Sardegna, dall’Italia alla Turchia. Uno dei pilastri della carriera discografica di De André.

Passeranno altri sei anni prima che Faber concepisca il secondo –e ultimo- album in collaborazione con Pagani. “Le Nuvole”, legato ad Aristofane, esce nel 1990. Due anni prima, nel 1988, Faber e Dori sono convolati a nozze, dopo tanti anni di vita famigliare.

Le Nuvole” contiene altre tracce in genovese, ma anche in napoletano ed in sardo, frutto di un viaggio in barca compiuto da De André e Pagani nell’estate 1989 per tutto il Mediterraneo.

Gli anni Novanta sono iniziati e Fabrizio re-incontra Ivano Fossati. I due pensano all’idea di un album a quattro mani (nello stesso periodo nasce l’idea di un album firmato da 4 musicisti: oltre ai due sopracitati, ci sarebbero dovuti essere anche il genovese Francesco Baccini ed il romano Francesco De Gregori, con cui Faber aveva già inciso negli anni Settanta. NdA)

Faber parte nuovamente in tournee e nel 1991 esce un altro album live. Sarà il silenzio sino al 1996, quando Faber dà alla luce l’album n°13 della sua carriera: “Anime Salve”.

Inizialmente il progetto doveva essere costruito da Faber e Fossati, che si sarebbero dovuti dividere equamente le tracce. Dopo diverse difficoltà, alla fine Fossati lascia il progetto, pur apparendo in due tracce.

Smisurata Preghiera”, l’ultimo brano dell’album, è considerata anche la summa dell’idea di Faber, legata all’idea di un Concept Album, “I Miserabili”, nata nei lontani Anni ’60, quando De André ci raccontò le vicende di Bocca di Rosa, della graziosa di “Via Del Campo” e dei disperati de “La città vecchia”.

Nel 1997 viene pubblicata la raccolta “M’innamoravo di tutto”, dove si trova “La canzone di Marinella”, in duetto con Mina.

Nel 1998, durante le prove di un concerto, De André non si sente bene. Lamenta dolori alla schiena, al petto, difficoltà di coordinamento. Dopo delle visite approfondite, il referto è lapalissiano: carcinoma polmonare. De André, ricoverato in ospedale dal novembre, torna a L’Agnata per trascorrere il Natale con Dori, Cristiano, Luvi ed i suoi cari.

L’undici gennaio del 1999, Faber viene a mancare alle 2:30 del mattino. Il mondo è un posto meno colorato da quel momento.

Con lui scompare la capacità di raccontare degli “ultimi” con la schiettezza e la purezza di chi gli “ultimi” li conosceva.

Con lui scompare la possibilità di frasi prendere per mano e trasportare in mondi lontani eppur incredibilmente vicini.

Oggi sono vent’anni senza Faber.

Eppure sono vent’anni sempre e comunque con Faber: con le sue parole, con la sua musica, con le sue parole.

Ciao, Faber

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