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Florentia Viola – La morte e la rinascita della “Viola”

Florentia Viola – La morte e la rinascita della “Viola”

C’era una volta una squadra di calcio simbolo della propria città. La sua maglia, inizialmente, era bianca e rossa, per poi assumere –in maniera casuale- un caratteristico e simbolico colore viola.

È la storia di una brusca caduta e di una risalita, una morte e una rinascita sotto il simbolo del Giglio.

Benvenuti nella storia della Florentia Viola, la squadra che fece rinascere Firenze.

 

La Viola, Vittorio e la crisi: cronaca di una morte annunciata

Negli anni ’90 la Fiorentina visse anni dorati, con una squadra di tutto rispetto che ben figurò in Campionato e nelle Competizioni europee. Aveva un 11 che incuteva timore: Toldo, Gabriel Omar “Re Leone” Batistuta, Rui Costa, Edmundo, Lulù Oliveira, Morfeo, Di Livio, Enrico Chiesa… un team, insomma, capace di creare più di qualche problema alle “solite” note.

Tuttavia, se in campo la Viola riscuoteva successi, in campo economico la situazione era tutt’altro che rosea. Debiti su debiti, monte ingaggio dei giocatori altissimo e un Presidente, Vittorio Cecchi Gori, che prelevava allegramente miliardi dalla casse della società per risanare le sue società. In panchina venne chiamato niente meno che il “Trap”, Giovanni Trapattoni, con l’obiettivo dichiarato di fare bene, benissimo in Italia e in Europa. Tuttavia i metodi del Trap non si sposavano bene con l’ambiente e i risultati, motivo per il quale il Mister abbandonò alla fine del Campionato 2000-2001. Al suo posto arriverà il “Mago”, Fatih Terim, allenatore già vincolato dal Milan per la stagione successiva.

Ma è l’aspetto economico a turbare sempre di più l’ambiente: i debiti aumentano, i conti non tornano, i tifosi e la città chiedono a gran voce a Cecchi Gori di vendere le sue quote per evitare un procedimento fallimentare, la bancarotta della società e la messa in mora da parte dei giocatori. Vengono venduti così i “pezzi” pregiati dello scacchiere fiorentino. Il primo a partire è Batistuta, il bomber, che sceglie la Roma (con la quale conquisterà uno storico scudetto). La stagione successiva vede –come già scritto- Terim in panchina. Il turco ha i suoi metodi ma il campo non ripaga tanto: a fine campionato, pronto per volare in direzione Milan, saluta tutti e lascia il posto a Roberto Mancini, che non è ancora allenatore (per la cronaca: non è ancora in possesso del patentino). Ma saranno due le tegole che colpiranno la Viola: i debiti sono sempre di più e, nonostante Cecchi Gori faccia proclami televisivi, sostenendo che la Fiorentina non abbia debiti (o meglio, ha debiti ma vanta crediti ben superiori), la realtà è ben diversa. Nel calciomercato estivo partono altri due Top Player: Francesco Toldo, che diverrà il numero 1 dell’Inter e Manuel Rui Costa, Capitano del dopo-Batistuta e legatissimo alla città, ai tifosi e alla squadra. Se nel caso di Toldo c’era l’interessamento anche del Parma di Callisto Tanzi, per quanto riguarda il portoghese sarà una vera e propria “costrizione” fatta per amore della società. La sua cessione al Milan (a dir la verità, anche Rui Costa sarebbe dovuto andare al Parma) salverà momentaneamente le casse viola. Nei rossoneri Rui Costa ritroverà Mr. Terim, con il quale si era trovato davvero bene.

La squadra che si appresta a giocare quel Campionato, il 2001-2002, è una squadra che ha gli uomini contati. Di bomber veri ed esperti è rimasto soltanto Enrico Chiesa e il Destino vuole che proprio lui s’infortuni praticamente subito, lasciando i Gigliati in vera difficoltà. Se poi aggiungiamo a tutto questo un clima esplosivo in città con tanto di attentati alle proprietà di Vittorio Cecchi Gori, i risultati che il “Mancio” non riesce a far arrivare, gli stipendi che non vengono pagati e malumori serpeggianti, abbiamo la quadra quasi perfetta. A renderla perfetta sono le esternazioni di “provata” innocenza ed estraneità alla situazione tragica delle finanze fiorentine redatta dalla compagna del Presidente, la showgirl Valeria Marina, diventata tifosa numero 1 della Viola.

Questi sono gli antefatti di una stagione che parte male, finisce peggio e continua, durante la pausa estiva, ad andare sempre più giù, verso un baratro. Come direbbe Igor, l’aiutante del Dottor Frankenstein: “Beh, potrebbe andare peggio… potrebbe piovere”. Andrà peggio.

 

L’annata del Mancio, Vittorio vende la Viola ma è un bluff, i giocatori e la messa in mora.

Il campionato 2001-2002, come anticipato nel paragrafo precedente, non gira assolutamente in favore della “Viola”. I rinforzi non arrivano, i soldi non ci sono e i risultati neanche. Aggiungiamo una serie interminabile di infortuni che gambizzano la squadra (in primis, quello di Chiesa che starà fuori per tutta la stagione) e un clima per nulla sereno. Mancini difende Cecchi Gori e l’amministratore delegato della Fiorentina, Luna. Purtroppo saranno i fatti a parlare e probabilmente il “Mancio” spererà di aver a che fare con personaggi onesti e sinceri (non solo a parole, intendo). La Fiorentina precipita sempre più verso le zone buie della classifica e –a gennaio- è praticamente già in Serie B. Tuttavia c’è il mercato invernale che potrebbe aiutare. Milan e Inter “prestano” dei giocatori alla squadra, Mancini chiama a gran voce l’amico Sinisa Mihajlović, uno che saprebbe gestire la squadra dal campo. Peccato che i soldi, non ci stancheremo mai di scriverlo, non ci siano né per i nuovi acquisti né per i giocatori della rosa, i quali arrivano a una scelta difficile: la messa in mora della società.

Secondo il diritto sportivo, infatti, un calciatore può richiedere tale procedimento per rifarsi dei crediti che avanza nei confronti della società non pagante. Lo spogliatoio si spacca e non pensiate che prima fosse compatto come un sol uomo: alcuni giocatori attuano il procedimento mentre Capitan Di Livio cerca di tenere il gruppo compatto.

Dopo diversi mesi di fallimenti plurimi sul campo, Mancini riceve la visita notturna di una delegazione di tifosi. Volano parole grosse, il Mister dichiarerà di aver subito intimidazioni e minacce; i tifosi risponderanno negando il tutto. Insomma, Mancini decide di lasciare Firenze, nonostante stesse cercando da mesi di tornare in campo con il ruolo di giocatore-allenatore. Niente di fatto neanche su quel fronte.

A guidare la squadra ci sarà Ottavio Bianchi, che si trovava a Firenze nelle vesti di Direttore dell’Area Tecnica. Per lui sarà un’impresa ai limiti dell’impossibile, tra le risorse che ormai mancano, il gruppo che none esiste più, le dichiarazioni stralunate del Patron Cecchi Gori e le voci infondate di cordate miliardarie pronte a salvare la Viola.

Gli unici papabili, una cordata italiana, viene r4itenuta non affidabile da Luciano Luna, che gestisce l’affare Fiorentina facendo le veci di Cecchi Gori.

Per farla tragicamente breve: a fine luglio la Fiorentina viene dichiarata legalmente fallita a causa dei numerosi debiti contratti. Se la situazione si fosse decisa prima (e qua Cecchi Gori non può addossare la colpa a nessuno se non alla tua testardaggine, definiamola così), la squadra avrebbe potuto iscriversi almeno al Campionato cadetto. Con la soluzione del fallimento (e quindi la rifondazione di una società) la “Viola” riparte dalla serie C2.

Come succederà qualche anno dopo con la Juventus (o alcuni anni più tardi con il Parma e il Palermo, giusto per citarne un paio), alcuni giocatori-simbolo resteranno in rosa, nonostante le entrate meno cospicue (considerate che i giocatori non vedevano stipendio da mesi, se non per qualche acconto sporadico) e il torneo meno prestigioso. Uno su tutti sarà proprio Angelo Di Livio, che si caricherà squadra e società sulle spalle. Un vero e proprio “Soldatino di Piombo”, visto il suo soprannome.

 

La Fenice Viola, una promozione per “meriti sportivi”, la Serie B e il ritorno nell’Olimpo

Il 1° agosto 2002 il Sindaco di Firenze Leonardo Dominici e l’imprenditore Diego Della Valle fondano una S.r.l. ribattezzata “Fiorentina 1926 Florentia” e conosciuta anche con il nome di Florentia Viola. Il nome originale potrà essere “recuperato” in un secondo momento: ora l’interesse comune che unisce Della Valle al Comune (perdonate il gioco di parole) è riportare al più presto la squadra simbolo della città nella massima Serie. A guidare la squadra verrà chiamato Pietro Vierchowod dopo che Eugenio Fascetti, già contattato durante l’estate, aveva deciso di non abbracciare il progetto (e di non allenare in C2). L’ex difensore, che aveva indossato la maglia viola nel lontano 1982-’83, fa del suo meglio ma dura nove giornate. Esonerato, al suo posto arriva Alberto Cavasin. La Florentia, mix di giovani di ottime speranze e di veterani, combatte testa a testa con il Rimini per buona parte del Campionato, prima di distaccare i biancorossi di ben 12 lunghezze. Nella rosa di quell’anno figurano Fabio Quagliarella, Alino Diamanti e Christian “Dio perdona, Riga…no”. Riganò.

Conquistata la promozione in Serie C1, succede un vero e proprio “Miracolo sportivo-amministrativo”, definiamolo così. Il Catania, che aveva schierato (nel Campionato trascorso) un giocatore squalificato in rosa, rischia di essere retrocesso in C1 (la giustizia sportiva prevedeva, per il caso appena citato, la sconfitta a tavolino. Quei punti perduti avrebbero sancito la matematica retrocessione degli Etnei); il Cosenza, invece, fallisce e non può iscriversi al Campionato. Così la Florentia viene promossa per “meriti sportivi” direttamente in Serie B, Franco Carraro e la FIGC decidono di “bloccare” le retrocessioni e salvare Catania, Genoa e Salernitana, creando un mega Campionato cadetto a 24 squadre.

Nonostante i commenti sul “salto di categoria” siano piovuti come un acquazzone estivo, resta il fatto che la squadra ha la possibilità di giocarsi il tutto per tutto e tentare di tornare nella massima serie e tornarci con il suo “vero” nome, cioè ACF Fiorentina. A contendergli il ruolo di leader della Serie B sono in tante: il Palermo, il Cagliari di Zola, il Livorno, l’Atalanta… senza dimenticarci del Napoli. La Viola arriverà sesta in Campionato, ultima posizione valida per un posto in Serie A e si giocherà il tutto per tutto in uno spareggio contro il Perugia. Vittoria di misura in casa dei Grifoni e pareggio tra le mura amiche dell’Artemio Franchi, la Fiorentina ritorna nell’Olimpo del calcio italiano.

Il mix di giovani e veterani ha funzionato, creando un amalgama funzionale per gli schemi del Mister. Tra le altre cose: Cavasin, in Serie B, resiste sino alla 27°, per poi cedere il comando a Emiliano Mondonico, uno che di promozioni se ne intende. Infatti, il risultato sarà centrato, seppur con qualche patema d’animo.

Firenze ha nuovamente la sua visibilità, la finestra che la città e i tifosi sono sicuri spetti di diritto alla squadra con la maglia Viola.

Sapete perché ola Fiorentina giova con quella maglia? Nel 1927, dopo un errato lavaggio (forse l’acqua era troppo calda), le divise biancorosse (che riportano i colori comunali) stingono, sino a divenire viola. Il resto è storia, anzi è una serie di storie concatenate l’una all’altra.

Questa che vi ho raccontato è legata a quei pochi anni, a cavallo tra il Vecchio e il Nuovo Millennio, in cui la Fiorentina decise di fare come l’Araba Fenice: morì tra le fiamme di un bruciante fallimento per poi rinascere dalle proprie ceneri.

Che bello è il calcio, quando succedono queste meraviglie. Se di fatto è lo sport più amato, un motivo ci sarà. E questa storia è un bell’esempio di come una città intera si sia mossa per salvare il proprio simbolo calcistico, la propria passione e la propria fede.

 

Alberto Caboni

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