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Franco Baresi – L’Ultimo, Vero Libero

Franco Baresi – L’Ultimo, Vero Libero

Franco Baresi – L’Ultimo, Vero Libero

Cos’hanno in comune le Bandiere storiche degli ultimi trent’anni di calcio italiano, come Alex Del Piero, Francesco Totti, Javier Zanetti e Paolo Maldini? Tutti loro, almeno una volta nella vita, hanno avuto a che fare con un Libero: l’ultimo, vero Libero.

Indossava la maglia numero 6 del Milan da una vita intera, sembrava fosse cucita addosso, una seconda pelle. Storia della squadra rossonera, vero e proprio capitano dell’era Berlusconi.

Elegante nei modi, rue quanto bastava, capace di prendere 9 in pagella dopo aver perso una finale Mondiale.

Signori, togliamoci il cappello davanti a lui: benvenuti nella vita di Franco Baresi, il “Kaiser” di Milano.

 

Franchino, il provino per il Biscione, una vita col Diavolo e l’odio da parte dei Senatori

Franchino (questo il suo nome all’anagrafe) nasce a Travagliato (piccolo centro del Bresciano, noto per la Fiera dedicata agli equini) l’8 maggio del 1960, fratello minore di Angelo e Giuseppe. Mentre il primo non riuscirà ad andare oltre i campi della periferia lombarda, Giuseppe (nato nel 1958) viene arruolato tra le file dei nerazzurri di Milano, l’Inter. Franco, quindicenne, viene chiamato a fare un provino per il Biscione ma viene scartato, incredibilmente, per via delle sue caratteristiche fisiche.

E qui arriva il Destino, che indossa le vesti di Italo Galbiati e Guido Settembrino. Il primo, fugace carriera calcistica nell’Inter, è un talent scout con un buon fiuto (scoprirà un giovanissimo Walter Zenga) e collabora con l’altra anima di Liano, i rossoneri del Milan.

Il secondo è legato ai due fratelli Baresi, visto che li ha allenati proprio nell’Aurora Travagliato, la squadra del paese natio di Franco. Sarà lui ad insistere affinché Baresi II (leggi Franco; Baresi I sarà Beppe) possa entrare nelle giovanili rossonere, superando ben 3 provini. Si distingue per il suo gioco, Franco, e presto esordisce in prima squadra: è il 23 aprile del 1978, Franco non ha ancora compiuto 18 anni e disputa un Verona – Milan, terminato con la vittoria del Diavolo per 2-1. Un buon esordio per il “Piscinin”, il “Piccolo” Baresi, così ribattezzato da Palo Mariconti, storico massaggiatore della squadra.  Tuttavia, la sua presenza non è ben vista da due Senatori dell’undici rossonero: il portiere Enrico Albertosi (che due anni dopo si troverà invischiato nello scandalo Totonero) e il centrocampista Fabio Capello (che Franco ritroverà, in vesti differenti, nel corso degli anni Ottanta e Novanta. NdA). Ma la sua personalità, la grinta che mette in campo e una visione matura delle tattiche permetteranno a Baresi di conquistarsi un posto da titolare, oltre che meritarsi i complimenti di Gianni Rivera, bandiera e Capitano, che di lui dirà:

 

"Non ha mai avuto il minimo timore. direi che meglio di così Baresi non poteva cominciare…”

 (Corriere dello Sport, 24 aprile 1978)

 

Franco è convinto che la sua esperienza in prima squadra terminerà: del resto, il Milan ha già un libero titolare, Turone, oltre che Alberto Bigon, che può ricoprire egregiamente quel ruolo. Ma è il Mister che decide la formazione, no? (Questo succedeva anche nel Milan, almeno sino all’avvento di un nuovo Presidente…). E se quel Mister si chiama Nils Liedholm c’è poco da dire. Viste la qualità di Franco, il “Barone” scarifica Turone, lascia Bigon a centrocampo e tiene il giovanissimo Franco tra gli 11. Che Franco abbia le qualità è indiscusso; in più, Liedholm misura gli umori della squadra 8e dello spogliatoio) attraverso il 34enne Capitano Rivera, prossimo al ritiro. “L’Abatino” Rivera prende sotto la sua ala protettrice Franco: potrebbero quasi essere padre e figlio, visto che Gianni ha il doppio dell’età di Baresi. In più, fiuto da segugio, Rivera ha visto in Franco colui che potrà guidare il Milan dopo che lui avrà appeso le scarpette al chiodo, fatto che capita al termine della stagione 1979/80, quella dello “Scudetto della Stella”. Il Milan conquista il 10° tricolore della sua storia e così può sfoggiare – a pari della Juventus e dei “cugini” dell’Inter, l’agognata Stella cucita sulla maglia. (Per la cronaca: la Juventus raggiungerà la “stella” nel 1958, l’Inter nel 1965. Una terza squadra “manca” a quest’elenco: è il Genoa. Del decimo scudetto, della Stella mancante dalla maglia dei Grifoni e dello “Scudetto delle Pistole” ne parleremo a brevissimo in un articolo ad Hoc. NdA).  In estate si guadagna anche la maglia della Nazionale: Bearzot lo convoca per i Campionati Europei. Baresi non giocherà un minuto, per onore di cronaca.

Il Campionato successivo è ricordato non per le performances sportive dell’una o dell’altra squadra, ma dalle volanti della Polizia che entrano nei campi di gioco e arrestano in diretta giocatori, dirigenti, Presidenti. È lo scandalo del “Totonero”, che vede il Milan coinvolto, nelle persone del succitato Albertosi, dei centrocampisti Morini e Chiodi e del Presidente Colombo. Albertosi verrà squalificato per 4 anni, Morini per 10 mesi e Chiodi per 6 (dopo la Sentenza d’Appello). Per il Presidente Colombo verrà confermata la prima condanna, la radiazione.

Il Milan, per prima volta in 80 anni di storia, retrocede nella serie cadetta. Franco, orgoglio e cuore, resta con i rossoneri; uno dei pochi a farlo. I rossoneri riescono a risalire subito in Serie A, con un Leader difensivo come lui, sempre più determinante. Basti pensare che nel Campionato successivo (1981/82) Franco viene colpito da una malattia del sangue, resta fuori 4 mesi e il Milan sbanda maledettamente. Alla fine, il Diavolo si piazzerà terzultimo in Campionato: ergo, si torna in Serie B. Di nuovo.

Tuttavia, per una delusione cocente che arriva, una gioia –e mica piccola- rallegra il nostro: Baresi è uno dei convocati per i Mundial spagnoli. Sì, quelli che termineranno con Pertini che esulta, Tardelli che urla, Pabito Rossi che segna caterve di goal… peccato che, anche in quel caso, Franco non giocherà un minuto, diventando comunque Campione del Mondo (il destino che –a volte- capita a tanti. Vedi Peruzzi e Oddo n quel di Germania 2006. NdA). Del resto, Baresi era la riserva di un certo Gaetano Scirea.

Tornato a Milano, Franco riceve una “promozione sul campo” vera a propria: il suo ingaggio sale 8firma un biennale per circa 100 milioni annuali) e diventa Capitano dei rossoneri a soli 22 anni, complici le partenze di Aldo Maldera e Fulvio Collovati e rinunciando alla corte sfrenata dell’Inter e della Sampdoria. In ogni caso, il Natale del 1982 porterà al nostro la prima partita ufficiale in Azzurro, contro la Romania. Il rapporto con Bearzot non sarà dei migliori e Baresi non esiterà a litigare platealmente col “Vecio” per il suo scarso utilizzo. Il risultato sarà la non convocazione per i Giochi Olimpici di Los Angeles ’84 e per Messico ’86. Una punizione niente male.

Nel frattempo il Milan naviga nuovamente in brutte acque, o così pare: la presidenza Farina è in difficoltà, la squadra ha un bilancio tremendo. A “salvare” la situazione – complice un’istanza di fallimento- arriva un imprenditore milanese (e milanista): già creatore di Milano 2, già proprietario della Fininvest, arriva Silvio Berlusconi da Arcore. E il Milan cambia marcia.

 

Il Diavolo di Berlusconi, la riconquista della maglia Azzurra, le Notti Magiche e Pasadena…

La prima mossa del Presidente, dopo un anno burrascoso con Liedholm in panchina, è chiamare Arrigo Sacchi, allenatore-rivelazione con il Parma. Sacchi e baresi non si prendono subito, anche perché il Mister di Fusignano impone a Franco di giocare esattamente come faceva Signorini nel “suo” Parma. Tuttavia, per amor della maglia si superano tutti gli ostacoli a Franco quella maglia la ama, eccome.

Protagonisti di una cavalcata testa a testa con il Napoli del tridente Ma.Gi.Ca (Maradona, Giordano, Careca), il Milian di Franco conquista uno scudetto che mancava da anni nelle bacheche dei rossoneri. Sarà il primo dei trofei che Baresi solleverà con la fascia di Capitano, guidando –dentro e fuori lo spogliatoio- un team di Campioni (Berlusconi spende e spande): Paolo Maldini, Ruud Gullit, Marco Van Basten, Frank Rijkaard, Carlo Ancelotti, Donadoni, Tassotti, Costacurta… l’elenco sarebbe lungo, così come i trofei sollevati. Quel Milan fa sfaceli in Europa e non solo. Baresi, inoltre, si prende una “bella” soddisfazione: dopo i Mondiali (cannati) in Messico, Bearzot lascia la panchina, sostituito da Azeglio Vicini. Baresi diventa uno dei punti fermi della sua Nazionale, in cui spiccano giovani di talento (Vicini era il CT dell’Under 21). Il primo appuntamento importante è il campionato Europeo del 1988, giocato in Germania (Ovest). L’Italia si ferma alle semifinali, battuta dall’URSS, a sua volta battuta in finale dall’Olanda dei compagni di squadra di Franco, Van Basten e Gullit (Rijkaard arriverà dopo la vittoria agli Europei. NdA). Nel 1989 Franco arriverà secondo nella classifica del “Pallone d’Oro”, dietro a Marco Van Basten (Non è da tutti arrivare secondi in una classifica simile, accidenti). Nel Campionato che anticipa i Mondiali, nonostante il Milan perda lo scudetto (cadendo a Verona) e la Coppa Italia (perdendo in finale contro la Juve), Baresi diventa…capocannoniere di Coppa Italia con 4 reti, con tanto di tripletta su rigore. Sì, 3 rigori 3 goal per Franco, in un match terminato 6-0. Ma ormai si sente il profumo di giugno, di Notti Magiche, di un’Estate Italiana. Profumo di Mondiali.

Ci ricordiamo tutti come andranno quei Mondiali? (Improvvisa nostalgia o vuoto di memoria: non ti preoccupare, c’è un articolo legato ai “nostri” Mondiali Italiani, oltre che un’inchiesta sui miliardi di lire buttati nel vuoto per realizzare le “Cattedrali nel Deserto”). L’Italia giocherà la semifinale a Napoli contro l’Argentina, i fischi, il vantaggio azzurro, il pareggio e i rigori. Franco è uno dei cinque a battere: lui segna. Non faranno altrettanto Donadoni e Serena. Terminati i Mondiali, la testa è già proiettata al Campionato e alla Coppa Campioni. Proprio in questo frangente capiterà un “Fattaccio”: quarti di finale contro l’Olympique Marsiglia. Un riflettore del “Velodrome” si spegne, dopo un’invasione di campo da parte di fotografi e supporter francesi. Galliani, A.D. dei rossoneri, ordina a Baresi e soci di lasciare il campo. Quest’atto sancirà una squalifica dalle competizioni Uefa e –probabilmente- l’ultimo tassello del muso che si crea tra Mister Sacchi e Baresi.

I metodi del mister sono indigesti da tempo a Franco, il quale –portavoce di una fetta consistente dello spogliatoio- si reca direttamente da lui, dal presidente, per chiedere la testa di Arrigo su un vassoio d’argento. Così sarà: a fine stagione Sacchi prenderà il largo, verso altri lidi (leggi Nazionale Italiana), mentre sulla panchina del Milan si siederà Fabio Capello, vecchio compagno di squadra di Baresi.

Con Capello in panchina e Baresi in campo, il Milan avrà un atro ciclo stellare, tra Campionati vinti, Supercoppe Italiane (3 di seguito9 e una Champions (anche se Franco, squalificato, non giocherà la finale. La Coppa dalle Grandi Orecchie verrà sollevata dal vice Tassotti). In mezzo a queste vittorie, l’esperienza di Franco in Nazionale sembra arrivare al capolinea per sua stessa scelta. È il 12 ottobre del 1991 e l’Italia, per qualificarsi ai Campionati Europei di Svezia ’92, deve battere l’Unione Sovietica. Non centra l’obiettivo e –Destino- è Franco Baresi il Capitano di quella Nazionale, complice l’assenza di Bergomi.  In più – incredibile il Fato! - sulla panchina degli Azzurri viene chiamato proprio lui, il suo antagonista, Arrigo da Fusignano, colui di cui ha chiesto (e ottenuto) la testa neanche un anno prima. Franco medita di lasciare la Nazionale. Sarà il Presidente Federale, Antonio Matarrese, a pregarlo di rimanere. Lui che è diventato da poco Capitano, con l’addio di Bergomi. Lui che è un Leader. Visto che gli Europei sono sfumati, l’obiettivo è quello di centrare la qualificazione ai Mondiali d’Oltreoceano, quelli targati USA ’94.

Baresi arriva a quei Mondiali che di anni ne ha 34 e guida una bella squadra. L’esordio è dei peggiori: sconfitta per 1-0 con l’Irlanda. Il secondo match è anche più brutto: si vince ma Franco subisce un infortunio al menisco. Mondiale finito? Manco per idea. Mentre l’Italia viene trascinata dai goal del Divin Codino Baggio (Roberto), Franco brucia i tempi. Dopo 25 giorni è pronto per rientrare in campo, per indossare la fascia di Capitano. L’occasione è la più importante nella vita di un calciatore che indossa la maglia della propria Nazionale: nell’afa totale di Pasadena, l’Italia si gioca la Coppa del Mondo contro un Brasile mica male: Bebeto, Romario, Dunga, Taffarel, Aldair… giusto per gradire.

 

Si arriva al momento dei Rigori, dopo 120 minuti da paura. Franco si dirige verso il dischetto. Nella sua intervista rilasciata a “Il Giorno” il 17 luglio 2019, dichiarerà questo:

«Calciavo qualche rigore anche nel Milan ma non ero proprio uno specialista, anche se con la maglia rossonera dal dischetto sbagliavo poco. Mi feci avanti convinto e deciso perché c'era bisogno di qualcuno che facesse coraggio alla truppa, in un momento cambiai decisione su dove tirare e purtroppo mi sbilanciai, colpendo il pallone in malo modo. Dopo di me sbagliarono anche Massaro e Baggio... un incubo per tutti».

 

Scoppiò in lacrime, il Capitano. Era la fine di un’epoca, almeno con gli Azzurri. Il 17 settembre giocherà l’ultima partita con la Nazionale, contro la Slovenia.

Per quanto riguarda la carriera nel Milan, terminerà con la fine della cosiddetta “Era Capello”. Don Fabio lascerà il Milan per Madrid, sponda Real. Franco, dopo aver raggiunto le 501 presenze in Campionato (eguagliando il “suo” Capitano, Gianni Rivera) il 17 aprile 1996 e aver raggiunto quota 700 partite ufficiali con la maglia del Diavolo (19 gennaio 1997), deciderà di lasciare il calcio giocato. Ha 37 anni compiuti da poco, è il 1° giugno del ’97 e la sua ultima partita, in casa contro il Cagliari, terminerà con una sconfitta, seppur di misura.

Il Milan deciderà, prima squadra in assoluto, di ritirare la maglia di Baresi, quel “6” simbolo dell’ultimo, vero Libero. Non solo: riceverà – dalle mani del Presidente Berlusconi – il Pallone D’Oro. Ovvero, una replica del trofeo, creata per premiare il nostro.

Dopo una fugace esperienza come Direttore Tecnico del Fulham di Mohamed Al-Fayed e alcuni problemi con la legge (per via di quadri acquistati e non pagati, più qualche guaio economico giudiziario della moglie), franco torna al Milan, prima nella direzione Marketing e oi come Brand Ambassador della proprietà cinese (2017).

 

Franco Baresi compie 60 anni. Un bel numero, se ci pensate. 10 volte il SUO numero, quel “6” che è sinonimo del “Kaiser Franz”.

Auguri, Franco!

 

Alberto Caboni

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