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George Harrison - Amatevi l'un l'altro

George Harrison - Amatevi l'un l'altro

Il 29 novembre del 2001 George Harrison termina la sua esistenza terrena salutando i suoi cari, la moglie Olivia ed il figlio Dhani, con queste parole: “Amatevi l’un l’altro”. È proprio in questo arrivederci semplice, puro, emotivo che si può intravedere l’anima di George, il ragazzo di Liverpool che segnò un’epoca assieme ai suoi tre compagni d’avventure, conosciuti anche come “The Beatles”.

Mettetevi una parrucca con il caschetto, delle giacche senza colletto, imbracciate una splendida Rickenbacker 360 e via, in direzione della Swinging London.

LIVERPOOL ED I FAB FOUR

George nasce il 25 febbraio 1943 a Liverpool, figlio di un autista di bus e di una casalinga. Ultimo di quattro figli, timido ed appassionato di musica, George inizia a disegnare delle chitarre sui quaderni scolastici. La madre, accortasi di questa bruciante passione, regalò al giovane George una Gretsch Duo Jet che Harrison conserverà per il resto della sua vita. (Tanto che la chitarra apparirà nella copertina di “Cloud Nine”, album di Harrison edito nel 1987. NdA).

George frequenta il Liverpool Institute e – per andarci – ogni mattina prende il bus. Così incontra un suo coetaneo, appassionato di tromba, piano e chitarra: Paul McCartney. I due si trovano subito d’accordo sulle preferenze musicali. Paul fa parte di un gruppo skiffle, genere in voga nei tardi anni Cinquanta – che si chiama Quarrymen, il cui leader è un diciottenne di nome John Lennon.

Nonostante Lennon lo chiami “moccioso” (I due hanno appena tre anni di differenza; eppure, parevano secoli in quel periodo storico. NdA), accetta che George entri a far parte del gruppo. Dopo mille cambi di line-up e di nomi (Tra gli altri, il poco ricordato “Long John and the Silver Beetles”. NdA), nel 1960 nascono “The Beatles”. Oltre a George, Paul e John, ci sono Stuart Sutcliffe al basso e Pete Best alla batteria.

I cinque baldi giovani vengono assoldati come gruppo fisso in un locale di Amburgo, Germania, dove suonano ogni sera per ore ed ore. Il periodo amburghese terminerà quando George, ancora minorenne (In Gran Bretagna la maggior età è fissata a 21 anni. NdA) verrà beccato dalla locale polizia.

Risultato: i cinque musicisti vengono rimpatriati a Liverpool. Sutcliffe decide di restare nella città tedesca, dove ha trovato l’amore. Morirà per un emorragia cerebrale giovanissimo, poco prima del grande successo dei suoi ex compagni d’avventura.

Dalla loro città natale, dal Merseyside ripartiranno alla grande, grazie ad una serie impressionante di concerti al “Cavern”, locale gestito da Mona Best, la madre del batterista Pete.

I quattro attirano ben presto l’attenzione di un giovane imprenditore, Brian Epstein che – a sua volta – procura un provino ai quattro “Scarafaggi”. Da lì, l’incontro con Sir George Martin, l’abbandono forzato di Pete Best, l’ingresso di Ringo Starr dietro le pelli e l’inizio della Beatlemania.

WHILE MY GUITAR GENTLY WEEPS

Gli anni Sessanta vedono i quattro ragazzi di Liverpool conquistare letteralmente il mondo. Dagli Usa al Giappone, dall’Europa all’Oceania, il mondo canta le canzoni dei Beatles. Le hit scritte dalla premiata coppia Lennon – McCartney. Ma non quelle scritte da George, che viene considerato ancora troppo acerbo come autore. La rivincita definitiva arriva grazie a due album ed alla fine dei concerti dal vivo. In tutti e due i casi, la data di riferimento è il 1966.

In quell’anno, i Beatles dicono addio agli spettacoli dal vivo, che più non rispecchiano le loro nuove  e sperimentali sonorità. Sempre in quel periodo, George comincia a scoprire, a Londra la musica indiana e gli strumenti della tradizione, come il Sitar.  Sarà proprio il Sitar ad essere utilizzato da George per il riff iniziale di “Norvegian Wood”, uscita l’anno prima, nel 1965. George smania per avere più spazio all’interno del songwriting dei Fab Four e sopporta sempre meno la sufficienza con cui Lennon e –soprattutto- McCartney accolgono le sue composizioni.  Eppure, i pezzi scritti da George esplorano nuove sonorità e nuove tematiche. Basti pensare ad una delle sue hit più famose, “While My Guitar Gently Weeps”.

Nata sul principio della casualità e del Karma (Si dice che Harrison abbia dato il via alla canzone dopo aver aperto il dizionario casualmente per due volte, trovando l’avverbio “Gently”-gentilmente- ed il verbo “Weeps” –piangere- NdA), il pezzo non entusiasma i soliti due, Paul e John. Ed è allora che George, snervato, si rivolge ad un suo caro amico. Uno che con la chitarra ci sa fare: Eric “Slowhands” Clapton. Magicamente, le sessioni di registrazioni vedono i Quattro Beatles super entusiasti per la preziosa collaborazione. Un dato è sotto gli occhi di tutti: i Fab Four stanno andando tutti in direzioni diverse, anche se ci sarebbero voluti ancora 3 anni e tantissimi litigi prima del definitivo Addio.

I, ME, MINE – LA VITA DOPO I FAB FOUR

Prima dello scioglimento, i quattro di Liverpool danno alla luce gli album più iconici della loro discografia “Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band”, “The White Album”, “Abbey Road” e “Let it Be”. Album che contengono alcune tra le più belle canzoni scritte da Harrison, come “Something” o “Here come the Sun”; pezzi che entrano di diritto nella Storia (Oltre che nelle classifiche. NdA).

Infine, arriva il 1970. I quattro di Liverpool hanno preso direzioni differenti anche se – formalmente – sono ancora vincolati da un contratto che li lega come gruppo. George è il primo dei quattro a pubblicare un LP da solista. E che LP! Un triplo album che permette all’ascoltatore di vivere le nuove sperimentazioni musicali e le canzoni di George. La hit più famosa dell’album “My Sweet Lord” costerà cara ad Harrison. Accusato e riconosciuto colpevole di plagio, dovrà sborsare fuori una cifra consistente ed affrontare anni di processo prima di accantonare tutta la faccenda.

Nel 1971, grazie a Ravi Shankar, suo maestro di Sitar, George decide di organizzare un concerto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla terribile situazione in Bangladesh. Harrison contatta i suoi ex compagni. McCartney non può a causa di problemi con il management, Lennon viene rifiutato poiché cerca di imporre un’esibizione con Yoko Ono. Ringo Starr accetta con entusiasmo ed il 1° agosto del 1971, al Madison Square Garden di New York, sale sul palco assieme allo stesso Harrison, il tastierista Billy Preston, il Maestro di Sitar Ravi Shankar ed il redivivo Bob Dylan.

In amore, George è felice dal 1964. In quell’anno, durante le riprese di “Hard Day’s Night”, primo film dei Fab Four, Harrison si innamora di Patty Boyde, attrice co-protagonista della pellicola. È una storia da rotocalco: entrambi simboli del successo, dell’Inghilterra che domina le scene, si sposano nel 1966. Tuttavia, negli anni Settanta, complice anche l’uso massiccio di droghe pesanti, George e Patty sono distanti. Anche perché –tra i due- si sta insinuando un terzo incomodo: nientemeno che Eric Clapton, il più caro amico di George.

Eric è innamorato da anni di Patty ed il non poter essere corrisposto (Oltre che non voler distruggere un matrimonio) porta Eric nel vortice dell’eroina. Clapton scriverà la struggente “Layla” pensando a Patty. George, alla fine, nonostante problematiche con la carriera che va a fasi alterne, problemi processuali con gli ex Beatles e cause per i diritti con Etichette discografiche, abbraccia in pieno uno dei principi fondati dell’Hare Krishna e lascia che Eric e Patty vivano il loro amore.

Dopo qualche anno, George si risposerà con Olivia, sua segretaria di produzione e futura madre di Dhani, il loro unico figlio.

I GOT MY MIND SET ON YOU

Gli anni Ottanta vedono i momenti più bui e bassi della carriera di Harrison. Lennon è morto tragicamente nel 1980 ed è assurto al rango di Mito, McCartney continua ad imbeccare album con un buon riscontro e Ringo Starr lavora, vive e fa party ad Hollywood. George pubblica qualche album ma senza successo.

Successo che gli arride nel 1987, quando da’ alla luce “Cloud Nine” che contiene la cover di un pezzo misconosciuto di Rudy Clark, “I got my mind set on you”. Il pubblico riaccoglie a braccia aperte Harrison ed il chitarrista, nonostante incredibili ritrosie, viene convinto dall’amico Clapton (sempre presente nella vita di George. NdA) in una serie di Live in Giappone, dove Harrison viene osannato.

Sempre alla fine degli anni Ottanta, George organizza diverse serate in studio assieme ai suoi amici storici. Con lui suonano Bob Dylan, Tom Petty , Roy Orbison (Autore di “Pretty Woman”) e Jeff Lynne (Fondatore della Electric Light Orchestra). Queste piacevoli serate si trasformano in due album, pubblicati con il nome di Traveling Wilburys, che –di fatto- sono uno dei primi super gruppi nella Storia del Rock.

ALL THE THINGS MUST PASS

Gli anni Novanta vedono George, assieme a Paul e Ringo, lavorare su dei demo incisi da John Lennon ed a loro consegnati dalla vedova, Yoko Ono. Da quelle brevi sessioni –George mal sopporterà Paul ed il progetto durerà giusto il tempo della registrazione. NdA- nasceranno due “nuovi” singoli dei Beatles (Ribattezzati Threetles dalla stampa britannica. NdA): “Free as a Bird” e “Real Love” che verranno pubblicati all’interno della Beatles Antology.

Nel 1998, George dichiara alla stampa di aver contratto un cancro alla gola, legato al fatto che avesse ripreso a fumare. Harrison è sempre stato un fumatore incallito.

Il 30 dicembre 1999 George rischia di essere brutalmente ucciso a pugnalate nella sua residenza. Lo psicopatico che si introduce in casa sua, Micheal Abram, colpisce Harrison diverse volte al torace, prima di essere abbattuto da Olivia Harrison con un attizzatoio.

Era il preludio alla fine materiale di George Harrison.  Nel luglio del 2001, i rumors sulla sua salute rivelano: George ha un cancro al cervello, sviluppatosi dopo il cancro secondario ad un polmone.    Negli ultimi mesi della sua vita, Harrison ha modo di riappacificarsi anche con McCartney, chiarendo tante frasi lasciate in sospeso trent’anni prima.  

Il 29 novembre del 2001 George Harrison termina la sua esistenza terrena salutando i suoi cari, la moglie Olivia ed il figlio Dhani, con queste parole: “Amatevi l’un l’altro”. Dopo essere stato cremato e riposto in una semplice scatola di cartone, le ceneri del Beatle spirituale furono disperse nel Gange.

L’anno successivo, Eric Clapton, la vedova Olivia ed il figlio Dhani organizzano un tribute concert. Un palcoscenico di Star della Musica per dare l’ultimo Addio –anzi, un Arrivederci, secondo la filosofia Indiana – ad un musicista unico, una persona dalla spiritualità e sensibilità fortissime.

Del resto, come lo steso George canta: “All the Things Must Pass”.

Tutte le cose devono passare.

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