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Gerda Taro – La Fotografa Eroina

Gerda Taro – La Fotografa Eroina

È stata una delle fotografe più importanti della sua epoca (e non solo). Conosciuta più per il fatto di essere stata la compagna di Robert Capa, la cui fama ha oscurato il suo lavoro, solo recentemente è stata riscoperta.

Prendete i vostri rullini, caricateli nella macchina fotografica e seguitemi: attenzione, sitiamo andando in prima linea, dentro e fuori la vita di Gerta Pohorylle, più nota con il nome d’arte di Gerda Taro.

 

Da Pohorylle a Taro: l’infanzia della giovane Gerda

Greta Pohorylle (l’esatta traslitterazione è Pohoorylloee) nasce a Stoccarda il 1° agosto del 1910 da una famiglia di ebrei polacchi, ricordatevi bene le sue origini, saranno fondamentali per lo sviluppo della sua storia. In ogni caso, giovanissima entra a far parte attivamente di movimenti socialisti e legatai ai diritti dei lavoratori. Del resto, si era allindomani della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Tedesco era stato sbriciolato da poco dal Trattato di Versailles e i movimenti di sinistra stavano cercando di dare una nuova direzione e orientamento alla nazione.

Peccato che poi, in quel di Germania, salirà al potere Adolf Hitler e il Partito Nazionalsocialista e Gerda, socialista ed ebrea, finirà in carcere. Subito dopo esser stata rilasciata, fuggirà verso Parigi in compagnia di un amico.

Nella “Ville Lumière”, Gerda incontrerà un ungherese, anch’egli ebreo e comunista, che lavora come fotografo. Sarà lui ad insegnarle i rudimenti della fotografia. L’amicizia ben presto si trasformerà in amore e in una società, un marchio destinato a sopravvivere.

IL ragazzo in questione si chiama Endre Friedman e l’alter ego che la coppia crea è Robert Capa. Esattamente quel Robert Capa che tutti conosciamo.

Non solo: i ragazzi inventeranno anche la biografia del personaggio: Robert Capa è un fotografo americano, arrivato a Parigi per lavorarci.

Un espendiente, un nom de plume che frutterà moltissime commesse. Il duo lavorerà, lameno in un primo momento, usando la firma “Capa-Taro” in maniera indistinta, soltanto in un secondo momento, Friedman deciderà di adottare solo per sé lo pseudonimo.

In Spagna, poco distante dalla quiete parigina, sta scoppiando una fraticida guerra civile. Gerda e Robert Capa decidono di partire per il fronte, per documentrae ciò che sta succedendo e per sostenere i comunisti iberici contro le falngi Franchiste.

 

La Guerra Civil, i reportage su “Regards” e la Battaglia di Brunete: la morte di Gerda

Siamo nel 1936, la Spagna è dilaniata dal peggior conflitto del XX secolo: tre anni di guerra civile che lascerà il Paese nelle mani del “Caudillo” Francisco Franco. Tuttavia, al momento in cui Gerda ed Endre/Robert arrivano nel paese, la battaglia ancora infuria. I loro scatti, crudi e documentaristici, vengono pubblictai su periodici quali “Regards” e “Vu”. Gerda, in particolare, è adrenalina pura in prima linea: tra le milizia antifasciste, la sua intelligenza, il suo spirito indomito e la sua bellezza conquistano i combattenti. Si racconta che la Taro, sempre in prima linea, incoraggiasse i soladti prima della battaglia, quasi fosse un Generale.

Sicuramente era forte e incredibilmnete corggiosa, senza paura del pericolo e con il desiderio fortissimo di documentare, raccontare, immortalare su pellicola gli scempi della Guerra.

Sino ad arrivare ad un giorno d’estate del 1937. È il 26 luglio e Gerda si trova a Brunete, un piccolissimo centro nei pressi di Madrid, che verrà totalmente spazzato via dalla battaglia. La Taro si trova aggrappata al predellino esterno di una vettura, carica di feriti, guidata dal generale polacco “Walter” (alias Karol Świerczewsky) che fa parte della Brigate Internazionali, unità militari anti-Franchiste formate da stranieri.

 Ci fu un attacco da parte dell’aviazione tedesca che seminò il panico tra le file dei repubblicani. Nel fuggi fuggi generale, un carro armato alleato urtò l’auto dove si trovava Gerda. La fotografa, appena 26enne, cadde e finì sotto i cingoli del tank, restando schiacciata dallo stomaco in giù.

Incredibilmente viva, la Taro fu trasportata all’Ospedale di Madrid. La stessa Gerda, coraggiosa, si teneva le viscera compresse tra le mani. Non perse mai, neanche per un secondo, la sua flemma e la lucidità. Morì dopo una nottata in cui subì anche un’operazione, senza anestesia.

Al suo funerale oltre 200.000 persone le resero omaggio. Fu sepolta a Parigi, nel cimitero monumentale di Père Lachaise. Le resero omaggio personaggi come lo scultore Aòberto Giacometti (che realizzerà il sio monumento funerario), Pablo Neruda lesse un elogio.

Robert Capa, il suo fidato e amato Endre, non si riprenderà mai dalla sua scomparsa. Dopo averle dedicato “Death in the Making”, un libro contenente molte foto scattate assieme, ricomincerà con il suo lavoro di documentarista, morendo durante la Guerra d’Indocina nel 1954.

Qualche anno dopo, quando Parigi sarà in preda alla follia Nazista (e collaborazionista), il regime fantoccio guidato dal Generale Pétain (il tristemente noto Governo di Vichy), la lapide di Gerda sarà mutilata e ripristinata, seppur parzialmente, solo nel 1953.

Gerda Taro è stata la prima fotografa vittima di guerra. Una personalità forte, creativa, illuminata.

Nel 2018, il libro “La ragazza con la Leica”, scritto da Helena Janeczek, che parla della sua vita, vincerà sia il Premio Bagutta che lo Strega.

 

Grazie a lei, la memoria di questa grandissima artista è stata riportata in auge.

 

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