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Giacinto Facchetti – Il Cipe con la 3

Giacinto Facchetti – Il Cipe con la 3

Il Capitano. Prima dell’avvento di Javier Zanetti –e anche dopo- il Capitano era lui. Alto, slanciato, elegante, sempre con il numero 3 sulle spalle e la sua amata Inter da guidare verso il successo.

Indossate i parastinchi, fatevi controllare i tacchetti e Via, seguitemi dentro la vita di Giacinto Facchetti.

 

Gli esordi, la nascita del “Cipe”, il Mago e la numero 3

Giacinto nacque il 18 luglio 1942 a Treviglio, comune del bergamasco, da padre ferroviere e madre casalinga. Appassionato di pallone sin da giovanissimo, esordisce nella squadra del paese natio, la Zanconti, prima di passare alle giovanili della Trevigliese. Giacinto era un ottimo attaccante. Già, attaccante. Questo prima di conoscere il “Mago”, Helenio Herrera. Il Mister dell’Inter lo vide in azione e lo volle con sé, nei nerazzurri di Milano. Giacinto cambiò ruolo, seguendo i consigli e le idee del “Mago”, passando dall’attacco alla difesa, diventando il primo terzino d’attacco, in coppia con Vittorio Calvani. Le differenze tra i due erano notevoli: Facchetti era interessante anche in fase realizzativa, Calvani non segnò mai da terzino. “Grazie” ad un inconveniente (un callo) capitato a Calvani, Facchetti esordì in un’amichevole contro il Fluminense, team brasiliano. Sempre in questi primissimi anni, Facchetti divenne il “Cipe”: la leggenda vuole che Herrera lo avesse erroneamente chiamato “Cipelletti” invece che Facchetti. Un’altra ipotesi parla del fatto che il nomignolo fu creato dal portiere Buffon (Lorenzo, in quegli anni estremo difensore dei nerazzurri). A prescindere dalla paternità, Facchetti restò il “Cipe”.

Facchetti vuol dire Inter, poco da dire: dal 21 maggio 1961, data del suo esordio in Serie A con il Biscione sino al 1978, la sua vita era a strisce nere e azzurre. Nel Campionato 1965/66, il “Cipe” fu il primo difensore in Italia ad andare in doppia cifra, con 10 reti. Il nostro uomo dei record, in 17 stagioni interiste, conquistò due Coppe dei Campioni (non da Capitano, però: la fascia era indossata da Armando Picchi), due Coppe Intercontinentali, quattro Scudetti (1963, 1965, 1966, 1971) e una Coppa Italia.

Nel 1963 esordì in Nazionale maggiore. Facchetti entrerà nel Guinness, come suo solito, da grande talento e professionista qual era: parteciperà a quell’infausto Mondiale in terra d’Inghilterra nel 1966, quello della “Fatal Corea”. Con la fascia di Capitano stretta al suo braccio, Giacinto solleverà la Coppa dell’Europeo 1968. Quello giocato in casa, quel trofeo che mancava da sempre nella bacheca della Nazionale, riportando il sorriso dei tifosi dopo la succitata débâcle del ’66 e ben 30 anni dopo l’ultimo trionfo azzurro (Mondiali di Calcio 1938, Francia).

Due anni dopo, Capitan Giacinto guiderà la sua Italia a vincere la “partita del Secolo”. Italia – Germania 4 a 3. Anche chi –come il sottoscritto- non ha vissuto direttamente quell’evento memorabile, sa quali campioni indossassero la maglia azzurra: oltre a Giacinto, Gigi Riva, Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Albertosi, Burgnich, Bonimba Boninsegna, Picchio De Sisti… brividi allo stato puro. Quell’11 si fermò soltanto davanti allo stellare Brasile di Pelé, diventando Vicecampione del Mondo.

Dirà di lui Gigi Riva, uno che i complimenti non li regala mai:

Ho vissuto con Facchetti cento e più partite in azzurro, io attaccante lui capitano. Giorni belli e meno belli ma comunque con una costante: Giacinto era una persona straordinaria, pulita, onesta. Per noi tutti era un esempio, un punto di riferimento costante, era il nostro angelo

Quattro anni dopo, Facchetti rappresenta la Nazionale ai Mondiali di Calcio del 1974, disputati in Germania Ovest. L’Italia uscirà fuori al primo turno, eliminata dalla Polonia e dall’Argentina, battendo soltanto l’esordiente Haiti. Facchetti dirà addio alla Nazionale (e al calcio giocato) poco prima dell’inizio dei Mondiali Argentini del 1978. Il CT Enzo Bearzot, che aveva inserito il “Cipe” nell’elenco dei 22, non poté convocarlo. Lo stesso Facchetti si propose come accompagnatore ufficiale della Nazionale.

Nel 1980 Giacinto divenne vice presidente dell’Atalanta per poi ritornare dagli altri nerazzurri, quelli dell’Inter, durante la presidenza Moratti. Nel 2001 divenne vicepresidente dell’Inter, sostituendo lo scomparso Giuseppe Prisco. Diverrà Presidente il 19 gennaio 2004, dopo le dimissioni rassegnata da Massimo Moratti.

Il 4 settembre 2006, dopo una lunga malattia, il “Cipe” verrà a mancare. Leader dentro e fuori il campo, bandiera vera, elegante e tatticamente intelligente, Facchetti resterà nei ricordi di tutti, interisti e non. La società

Giacinto Facchetti, esempio di integrità morale fuori e dentro il campo, venne accusato – dal procurator federale Stefano Palazzi – di illecito sportivo. Correva l’anno 2011, l’inchiesta era la celeberrima “Calciopoli Bis” e decine di ex compagni, avversari ed esponenti della politica si schierarono apertamente in difesa dello Storico ex Capitano interista. A causa della prescrizione, lo stesso procuratore segnalerà l’impossibilità a procedure e verificare la fondatezza delle accuse. Una macchia che cercò di sporcare una carriera esemplare. Un ex difensore che ha subito una sola espulsione in 17 anni di carriera, per via di un sarcastico applauso rivolto al Direttore di Gara.

Facchetti verrà ricordato in due modi esemplari dall’Internazionale e dal Mondo del Calcio.

L’Inter ritirerà la maglia n° 3. Qualche settimana dopo, la FIFA insignirà Facchetti con il Presidential Award (postumo) per il suo incredibile contributo dato al mondo del calcio, nelle doppie vesti di giocatore e di dirigente. A lui è stato intitolato il Campionato Primavera, mentre la “Gazzetta dello Sport” ha creato il “Premio internazionale Giacinto Facchetti”, atto a elogiare e premiare i comportamenti all’insegna del Fair Play. 

Di Facchetti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dirà:

Simbolo dello sport italiano, ha saputo dimostrare nel corso della sua lunga carriera non soltanto le doti tecniche di calciatore ma anche la correttezza, la compostezza e la professionalità come dirigente”.

Giacinto Facchetti è stato –ed è tuttora – uno degli esempi più nobili del calcio.

Tanti Auguri, Cipe.

 

 

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