fbpx Gianluca Vialli – La Vittoria più Bella è la Vita | GP Report
Home » Canali » A day in the Life » Gianluca Vialli – La Vittoria più Bella è la Vita
Gianluca Vialli – La Vittoria più Bella è la Vita

Gianluca Vialli – La Vittoria più Bella è la Vita

Uno dei più talentuosi attaccanti italiani degli ultimi 30 anni. Ha conquistato uno storico scudetto con la Sampdoria, ha vinto con la Juventus, con il Chelsea ma soprattutto ha vinto la partita più importante, quella contro il tumore al pancreas.

Terminate il riscaldamento, indossate i parastinchi e seguitemi in campo: protagonista assoluto di oggi, Gianluca Vialli.

 

CREMONA, L’ORATORIO DI CRISTO RE E UN TALENTO ESPLOSIVO

Gianluca nasce a Cremona il 9 luiglio 1964, quinto figlio di una ricca famiglia della città dei Violini. Sin da piccolissimo, si innamora del pallone. I primi calci li tra –come si faceva una volta – all’Oratorio. Entra nelle giovanili del Pizzighettone, squadre dell’omonimo piccolo centro in provincia di Cremona. Dopo qualche anno, torna calcisticamente a Cremona, indossando la maglia grigiorossa della Cremonese, settore Primavera.

Un talento come quello di Vialli non passa inosservato ed esordisce in prima squadra –tra i professionisti – nel Campionato 1980/81, dove totalizza due presenze in Serie C1.  Conquistata la promozione in Serie B, Gianluca giocherà con la maglia dei grigiorossi sino al maggio del 1984, realizzando 23 goal complessivi e totalizzando 105 presenze.  Le sirene chiamano e Gianluca risponde. A volerlo è il “Doria”, come la chiamano i suoi tifosi, la Sampdoria del Presidente Paolo Mantovani.  Ad attenderlo in quel di Genova, un coetaneo (nato anche lui nel ’64, seppur a novembre) con il vizio del goal e la numero 10 sulle spalle: Roberto “Mancio” Mancini.

Gianluca esordisce in Serie A –guarda un po’ il Destino- proprio contro la Cremonese. Il primo goal arriva tre mesi dopo, contro l’Avellino.  A fine anno, oltre al 4° posto in classifica, arriverà il primo trofeo della carriera di Vialli (e della Samp), la Coppa Italia vinta ai danni del Milan. Gianluca segnerà il secondo goal della finale di ritorno; il primo sarà realizzato su rigore dal suo fratello doriano Roberto. 

L’anno successivo vedrà Gianluca per la prima volta disputare una partita in un torneo continentale, la Coppa delle Coppe. La Samp si fermerà agli ottavi, perdendo 2-1 contro il Benfica. In quell’anno, la panchina dei Doria vedrà arrivare un carismatico Mister. Di poche parole ma lapidarie (“Pallone entra quando Dio vuole.”, “Rigore è quando arbitro fischia” o “Io penso che per segnare bisogna tirare in porta, per ricordarvi alcune tra le sue Massime. NdA), il Signor Vujadin Boškov da Begeč darà alla squadra quella forza e quella creatività necessarie per fare il salto di qualità.

Nel Campionato 1987/88, la Samp, trascinata da Gianluca, arriverà 4° in Campionato e vincerà la Coppa Italia. Sì, avete letto bene: sembra un Dejà - Vu del primo anno di Vialli in blucerchiato. Cambia la sfidante: non il Milan ma il Toro di Gigi Radice. E, proprio come un Dejà° - Vu, Gianluca firma la finale (stavolta quella d’andata) con uno dei suoi goal.

Altro anno, (più o meno) stesso risultato: in Campionato, la Samp scende di una posizione passando dal 4° al 5° posto. Gianluca arriverà a quota 14 goal stagionali. Bissa il successo in Coppa Italia, battendo il Napoli di Maradona. Anche in questa finale, Gianluca timbra il cartellino nella finale di ritorno, giocata nella sua Cremona. Finirà 4-0 per i blucerchiati, un risultato che fa capire come la squadra del “Professor” Boskov sia pronta per lasciare Davvero il segno e continuare il Sogno Doriano.

Anno 1990, 20:15 del 9 maggio, Ullevi Stadion di Göteborg, Svezia. La Sampdoria di Gianluca Vialli sfida l’Anderlecht, formazione olandese dove milita un giovanissimo Luis Oliveira (che giocherà gli ultimi 8 minuti del Match). Dopo 90 minuti, il risultato è ancora fisso sullo 0-0. Serviranno i tempi supplementari e due magie di “LucaGol” - al 105’ e al 107’ – per far esplodere la Genova del “Baciccia” (Giambattista in genovese, la mascotte-simbolo della Sampdoria) e portare la Coppa della Coppe in Italia.

Un successo molto italiano che fa ben sperare per quanto riguarda la più importante Competizione in assoluto a livello intercontinentale: i Mondiali di Calcio di Italia ’90.

 

NOTTI MAGICHE, LE LACRIME DI NAPOLI, SAMP CAPUT MUNDI, IL 20 MAGGIO E RONALD KOEMAN

L’8 giugno del 1990, inizia ufficialmente la 14° edizione del Campionato Mondiale di calcio per squadre nazionali maggiori maschili. Tradotto per noi che l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle: inizia Italia ’90, il nostro Mondiale, quello giocato in casa. Il Mondiale che vede l’Italia, guidata dal CT Azeglio Vicini, schierare la crème de la crème del calcio italiano. Zenga, Baresi, Bergomi, Maldini, Ancelotti. Tacconi, Giannini, Roberto Baggio, Donadoni, Aldo Serena. E poi loro, il “Blocco Samp”: Il “Mancio” Mancini, lo “Zar” Pietro Vierchowod, “The Wall” Pagliuca e lui, Gianluca Vialli da Cremona.  Numero 21 sulle spalle e tante attese da parte di tutti.

Il Mondiale di Vialli sarà un Mondiale sotto le aspettative: non incide molto sotto porta ma le sue giocate saranno determinanti per l’eroe di quelle “”Notti Magiche”, quel Totò Schillaci che urlerà di gioia ad ogni goal, portandosi sulle spalle 60 milioni circa di tifosi (e di Commissari Tecnici: ricordiamoci che è lo sport preferito degli italiani. Fare gli allenatori, intendo. NdA).

Ricordiamo tutti come finirono le “Notti Magiche”: in una Napoli “Argentina” e “Maradoniana” (Non me ne vogliano i partenopei, non racconto bugie), L’Italia perde la semifinale ai rigori. L’indomani, come succede spesso nel Belpaese, giocatori e Mister vengono messi al banco degli imputati. Uno dei maggiori “sospettati” é proprio l’apporto zero di Vialli. Zero dal punto di vista dei goal fatti ma –ripeto- quanti palloni magici diede a Schillaci? Infiniti.

Terminata l’avventura Mondiale, il Campionato 1990/91 parte con la Sampdoria outsider e le “solite” note pronte a contendersi il tricolore: l’Inter di Berti e Zenga, la Juve di Schillaci e del nuovo acquisto Roberto Baggio e il Milan di Arrigo Sacchi e degli Olandesi. Il “Doria”, ossatura forte e voglia di creare la Storia, parte in un testa a testa con i rossoneri di Milano. Vialli trascinò la squadra grazie a 19 goal (Capocannoniere del campionato) e il 19 maggio (un numero ricorrente, il Destino ci mette lo zampino) il “Marassi” esplose. Dopo quasi cinquant’anni di vita (La Sampdoria nacque il 12 agosto 1946, dalla fusione tra Sampierdarenese –la cui sezione calcio fu fondata nel 1899- e l’Andrea Doria –che creò la sezione calcio nel 1900-. NdA), i blucerchiati attirano l’attenzione dell’Italia e dell’Europa. Uno squadrone fortissimo, un Mister quadrato, due gemelli del Goal in stato in grazia: tre caratteristiche per far bene anche in Coppa dei Campioni.

Il cammino di Gianluca e compagni nella competizione della Coppa dalle Grandi Orecchie è da favola. Ai sedicesimi, i blucerchiati spazzano via i norvegesi del Rosenborg (7-1 complessivo), agli ottavi liquidano gli ungheresi dell’Honvéd. Per creare un po’ di gioco e suspense in più, quell’anno la Uefa prevede due gironi all’italiana al posto delle semifinali. Inseriti nel Girone A con la Stella Rossa di Belgrado, i greci del Panathīnaïkos e le vecchie conoscenze dell’Anderlecht, i Doriani si qualificano al primo posto, arrivando in finale.

Ad attenderli, il Barcellona di Zubizarreta, Koeman, di Hristo Stoičhov, Michael Laudrup e “Pep” Guardiola, allenato da Johan Cruyff. La finale si giocherà in uno dei Templi del Calcio, il Wembley Stadium di Londra.

È il 20 maggio del 1992: Blaugrana e Blucerchiati si sfidano per scoprire chi salirà sul tetto d’Europa. Dopo 111 minuti la situazione è perfettamente in parità. Lo 0-0 brilla sul tabellone elettronico. Sino al minuto 112. Punizione per il Barcellona, la batte Koeman. Una staffilata che passa sotto i piedi dei difensori doriani. Un pallone che significa Barcellona Campione d’Europa e Samp con un sogno infranto tra le mani. Sarà l’ultima partita che Vialli vivrà con la maglia della Samp: dopo 321 presenze –le ultime 109 consecutive-, Gianluca saluterà la città della Lanterna per approdare all’ombra della Mole, alla corte degli Agnelli.

 

GLI ANNI CON LA VECCHIA SIGNORA, UN TUFFO NEL BLU CHELSEA: GLI ANNI NOVANTA E IL DOPPIO VIALLI

Per la “modica” cifra di 40 miliardi di lire (compresi i cartellini di 4 giocatori: Bertarelli, Corini, Zanini e Michele Serena), Gianluca passa alla Juventus del Trap, trovando come compagni di ruolo il “Divin Codino” Baggio e “Penna Bianca”, Fabrizio Ravanelli. In un primo momento, nei primi due anni, Gianluca non troverà il giusto affiatamento con Baggio, complici i numerosi infortuni. Arriverà 4°, la Vecchia Signora, nel 1991/92 e 2° l’anno successivo, dietro il Milan di Capello. In compenso, la Juventus conquisterà la Coppa Uefa nel 1992/93, battendo –nella doppia finale- il Borussia Dortmund.

Tuttavia, Gianluca vorrebbe cambiare aria. Non è soddisfatto, non si ritrova appieno nel modulo del Trap. Complice il cambio in panchina, Vialli pensa all’addio. Sarà l’incontro con il nuovo Mister dei bianconeri, Marcello Lippi, a convincere il fantasista di Cremona a continuare l’avventura con la Juve:

 

“[…] Quando arrivai in bianconero, Vialli mi disse che voleva parlarmi da solo. […] Presi la sedia e mi misi vicino a lui, che voleva chiedermi di lasciarlo tornare alla Samp. Gli dissi solo se era scemo. Come poteva pensare che io, appena arrivato, facessi andare via il più forte centravanti italiano? E non solo italiano. Gli dissi: 'Sai invece come puoi aiutarmi? Comincia a metterti calzini e la cravatta come gli altri e non fare il fenomeno. Io devo creare un gruppo coeso e voglio che tu sia decisivo per farlo'. Luca mi guardò e mi diede il cinque. […]”

 

Con una premessa simile, Vialli si rimboccò le maniche (e indossò i calzini anche fuori dal campo. NdA) e divenne il centro dell’attacco juventino, dove si affacciava un giovanissimo e talentuoso ragazzo, un certo Alessandro Del Piero. Smaltiti gli infortuni e trovato l’equilibrio, con l’incarico di rimpiazzare molto spesso l’infortunato Baggio, Gianluca guiderà la Juve ad un double stagionale: Scudetto n° 23 per la Juve (secondo per Vialli) e Coppa Italia n°9 (4° per Vialli, niente male). L’anno successivo, Vialli diventa Capitano dei bianconeri, visto l’addio di Roberto Baggio. Sempre in quell’anno viene introdotta la numerazione fissa per i giocatori. Vialli sceglie la 9.

Guida la squadra, sempre più leader dentro e fuori il campo, alla conquista della Supercoppa Italiana –contro il Parma di Zola, Stoičhov e Asprilla- ma soprattutto alla finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico di Roma.

Il 22 maggio 1996, la Juventus sfida i Lancieri d’Olanda, l’Ajax di Mister Louis Van Gaal, dei fratelli De Boer, di Kluivert e dei futuri bianconeri Edvin Van der Sar e Edgar Davids (sia il portierone sia il mastino da centrocampo arriveranno alla corte bianconera: Davids nel 1997, dopo un anno da milanista; Van der Sar nel 1999. NdA). I tempi regolamentari vedranno i blu stellati (la divisa della Juve –la seconda- era blu con grandi stelle gialle sulle maniche) della Juve passare in vantaggio con Ravanelli e subire il pareggio di Lietmanen. La lotteria dei rigori, dopo 120 minuti, arriderà alla Vecchia Signora: a sbagliare uno ei penalty sarà proprio il mastino Davids.

Conquistata la Coppa, Gianluca –da sempre curioso e aperto a progetti ambiziosi e interessanti- si svincola dalla Juve (grazie alla Sentenza Bosman) e parte a Londra, sponda Chelsea. Ad attenderlo, tra le file dei Blues, un nutrito gruppo di italiani DOC e di adozione: il “Tamburino Sardo” Gianfranco Zola (che diventerà “The Magic Box” proprio con la maglia dei Blues), Roberto Di Matteo e l’olandese Ruud Gullit, nelle insolite vesti di giocatore-allenatore.

Il primo anno con i “Blues” è proficuo: il Chelsea conquista la FA Cup, battendo un Middlesbrough che schiera Fabrizio Ravanelli in attacco e Gianluca Festa (ex Cagliari) in difesa.  Il secondo anno con il Chelsea è un anno difficile per Vialli: il rapporto con il Player Manager Gullit è al minimo storico e nell’aria c’è profumo d’addio. Con una mossa a sorpresa, il vulcanico Presidente dei Blues Ken Bates scaricò l’olandese, promuovendo Gianluca Giocatore-Allenatore. C’è chi storce il naso, c’è chi non crede che Vialli abbia la capacità di guidare una squadra simile.

Gianluca è uomo capace di sovvertire i pronostici, di far cambiare idea anche ai più scettici: il “suo” Chelsea vince una FL Cup (Sempre vittoria per 2-0, sempre con un goal di Roberto Di Matteo, sempre contro il Middlesbrough, sempre contro degli italiani: Festa e Marco Branca, che ha preso il posto di Ravanelli). Il Chelsea vincerà una Coppa delle Coppe, battendo in semifinale il Vicenza dei miracoli di Pasquale Luiso e Capitan Mimmo di Carlo e in finale lo Stoccarda, grazie al goal del mitico n°25 dei Blues, Gianfranco Zola.

E non è finita qui: sempre contro tutti i pronostici, Mister Vialli guida la squadra a battere i “Blancos” del Real Madrid in Supercoppa Europea. Non parliamo di una squadretta: parliamo di un 11 titolare che vedeva schierati Panucci, Fernando Hierro, Roberto Carlos, Seedorf, Redondo, Raul, Morientes. Forte del colpaccio, il Chelsea di Vialli cerca di ottenere altri trionfi. In campionato, dovrà arrendersi ad un Manchester United stellare e ad un ottimo Arsenal, terminando al 3° posto. In Coppa delle Coppe arriverà sino alla semifinale, dove sarà la rivelazione Mallorca di Héctor Cúper a chiudere il passo. Quasi come se il Destino avesse deciso tutto, in finale il Mallorca si scontrerà con la Lazio, il cui Capitano è il “gemello” di Gianluca, Roberto Mancini. Sarà proprio lui a sollevare il trofeo nella notte di Birmingham.

Terminata la stagione, Gianluca appende le scarpette al chiodo, preferendo i panni dell’allenatore, restando per un altro anno e mezzo al Chelsea. Il Campionato 1999/2000 vede la squadra di Vialli alla sua prima apparizione in Champions League. Superata agilmente la prima fase a gironi (in gruppo con Galatasaray, Milan ed Herta Berlino), nella seconda fase a gironi Gianluca ritrova la Lazio di Roberto Mancini (che a fine anno giocherà la sua ultima partita nel giorno dello scudetto biancoceleste). Sia i romani sia i londinesi si qualificano per la fase successiva, ad eliminazione diretta. Al Chelsea l’urna non sorride, incontrando il Barcellona di Pep Guardiola, Figo, Rivaldo, Xavi e Puyol. Il Destino (e il calciomercato di quegli anni) vuole che tra le file Blaugrana militino il Mister Louis Van Gaal, i fratelli De Boer, Bogarde, Reitziger, Kluivert e Leitmanen. In pratica, metà di quell’Ajax piegato dalla Juve alcuni anni prima. Stavolta il Destino non arride a Gianluca anche se il suo Chelsea costringe il Barcellona a supplementari nella partita di ritorno. In compenso, nonostante il 5° posto in Campionato, Gianluca aggiunge alla bacheca dei Blues un’altra FA Cup, conquistata contro l’Aston Villa. Manco a dirlo, a segnare è sempre l’uomo della provvidenza di Vialli, Roberto Di Matteo.

 

LA FRONDA, IL BARONETTO, LA PARTITA PIÚ DIFFICILE E IL FUTURO (FORSE) IN BLUCERCHIATO

Il 13 agosto del 2000, Vialli e il Chelsea sollevano al cielo il Charity Shields battendo 2 -0 il Manchester United. Sarà l’ultima gioia sulla panchina dei Blues. Infatti, tira aria di Fronda tra i senatori della squadra e il Player Manager. Giocatori fondamentali nel gioco di Vialli quali Didier Deschamps, Gianfranco Zola e Dan Petrescu chiedono la sua testa. Il 12 settembre 2000 la panchina salta e Vialli cede il passo ad un altro italiano, il trasteverino Claudio Ranieri.

Gianluca – passato quasi un anno – accetta l’offerta fattagli da Sir Elton John e dal suo Watford, che milita in First Division (la Serie B Inglese). Nonostante gli ingenti investimenti da parte del Presidente – Musicista, la squadra non va oltre il 14° posto. Vialli viene esonerato il 15 giugno del 2002 e inizia una causa contro la società e il Baronetto, accusati di non avergli corrisposto tutto l’ammontare del contratto. Questa sarà la sua ultima esperienza come allenatore. Nel 2006 sarà tedoforo durante le Olimpiadi Invernali di Torino.

Vialli inizierà una brillante carriera come opinionista sportivo e imprenditore di sé stesso, mettendosi in gioco anche in un programma televisivo, “Squadre da incubo”, dove cerca di risollevare club di calcio agonizzanti. Ad aiutarlo, l’ex difensore di Fiorentina e Glasgow Rangers Lorenzo Amoruso.

Nel 2017, Gianluca affronta la partita più difficile. Quella partita che, per quanto tu possa essere preparato, ti coglie sempre alla sprovvista. Scopre di avere un tumore e lo tiene nascosto ai media. Combatte come un Leone, Gianluca, come uno dei suoi soprannomi, “Re Leone”, per l’appunto. Nel 12018 racconta la sua lotta contro il tumore in un bellissimo libro.

Vialli ha rappresentato un’intera generazione, quella che ha visto la Sampdoria dei miracoli vincere uno scudetto e sfiorare l’impresa in Coppa dei Campioni. Una persona grintosa, un leader in campo e fuori, un giocatore con la mentalità da allenatore e da dirigente assieme.

Forse il calcio di oggi avrebbe bisogno di una persona come Gianluca Vialli. Chissà se i rumors messi in giro dall’attuale Presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, diverranno realtà e Gianluca Vialli sarà il nuovo numero 1 dei blucerchiati.

Sarebbe una bella svolta per il calcio, soprattutto per chi ha amato le sue giocate e la sua intelligenza.

Auguroni, LucaGol!

 

  •  

interi

Lascia un Commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.