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GIANNI RODARI - C'ERA DUE VOLTE

Gianni Rodari – C'era due volte

Scrittore, pedagogista, giornalista, poeta, eternamente giovane. Unico vincitore del premio “Hans Christian Andersen”, il più alto riconoscimento legato alla letteratura per l’infanzia, detto anche il “Piccolo premio Nobel”.  Aguzzate le orecchie e preparatevi a viaggiare dentro e fuori la fantasia del grandissimo, immenso Gianni Rodari.

L’INFANZIA: OMEGNA, I FRATELLI, LA GUERRA, IL FASCIO E LA FALCE&MARTELLO

Gianni Rodari nasce a Omegna, sul lago D’Orta, il 23 ottobre 1920 da genitori originari della Val Cuvia, trasferitisi per lavoro nel Varesotto. Nel piccolo centro, Rodari frequenterà le prime quattro classi delle elementari. È descritto come un bambino minuto, dal carattere schivo e poco incline a legare con i compagni. È molto affezionato al fratello Cesare, mentre i rapporti con Mario, l’altro fratello, sono più freddi, complice anche la differenza d’età.

Suo padre Giuseppe lavora come fornaio ed ha la bottega nella via centrale del paese. Una bronco polmonite lo porta via quando Gianni ha soltanto 10 anni. Rimasta vedova, la madre deciderà di tornare a Gavirate, suo paese natale.

Nel centro, Rodari terminerà le scuole elementari e il 5 agosto 1931 farà richiesta per entrare in seminario e frequentare il ginnasio. Da subito, si distingue per le sue capacità, divenendo il primo della classe; risultati che Rodari manterrà anche nel secondo anno di Ginnasio. Si ritirerà nell’ottobre 1933 per cambiare studi: dal liceo si sposterà verso le scuole Magistrali. Verrà promosso dalla quarta classe al triennio successivo ma –altro colpo di scena-  il 25 febbraio 1937 abbandonerà nuovamente gli studi con l’intento di sostenere direttamente gli esami durante la sessione estiva e “guadagnare” un anno.

Già dall’anno prima Rodari ha iniziato a pubblicare alcuni racconti sul settimanale “L’Azione Giovanile”, rivista dell’Azione Cattolica, iniziando anche una collaborazione con Monsignor Sonzini e “Luce”, la rivista diretta da quest’ultimo. Rodari, contemporaneamente, è vicinissimo ad Azione Cattolica: a dicembre 1935, il suo nome è associato a quello del Presidente della sezione di Gavirate.

Torniamo al fatidico 1937 ed all’abbandono degli studi. Per recuperare il terreno perduto, a marzo Rodari lascia la Presidenza per concentrarsi esclusivamente sullo studio. La primavera e l’estate lo vedono immerso nello “studio matto e disperatissimo” per citare Vittorio Alfieri: si diploma lo stesso anno, a soli 17 anni.

Il giovane Rodari si immerge nella lettura e nella musica. Studierà per ben tre anni il violino, mentre le sue letture diverranno sempre più eterogenee e complesse: Schopenauer, Nietzsche, Stirner sino ad arrivare ai padri del Comunismo russo, la triade Stalin – Lenin – Trotzkij (quest’ultimo verrà “cancellato” da Stalin nel 1941 a Città del Messico, “grazie” ad un sicario ed un piccone. NdA).

Come sosterrà lo stesso Rodari anni dopo:

[…]“Queste opere ebbero due risultati: quello di portarmi a criticare coscientemente il corporativismo e quello di farmi incuriosire sul marxismo come concezione del mondo”[…]

 

Anno 1939: Rodari si iscrive all’Università Cattolica di Milano, Facoltà di Lingue. Sosterrà alcuni esami per poi abbandonare. Inizia la sua carriera di insegnante in alcuni piccoli centri del Varesotto. Nel frattempo, arriva settembre 1939 e l’avvento della Seconda Guerra Mondiale.

Nel giugno 1940, dopo l’ingresso dell’Italia mussoliana-monarchica in guerra, Rodari verrà dichiarato rivedibile alla visita militare e non viene richiamato alle armi (per fortuna sua e nostra. NdA).

L’anno successivo vince il concorso per Maestro, iniziando la carriera “ufficiale” ad Uboldo (Varese) in qualità di supplente. Un periodo duro, questo, vuoi per la guerra vuoi per la “costrizione” nell’iscriversi al Partito Fascista e a lavorare nella Casa del Fascio pur di sfangare.

La guerra, si sa, è una tragedia immane, inutile, continua. Gli amici di infanzia Nino Bianchi e Amedeo Marvelli cadono durante il conflitto; l’adorato fratello Cesare viene internato in un campo di concentramento tedesco nel 1943.

La guerra terminerà due anni dopo, portando con sé un mondo nuovo e devastato, la caduta di vecchi regimi e il ritorno fortissimo –anche in Italia- del Comunismo. Rodari si avvicinerà –percorso dettato dalla logica, dopo le letture citate precedentemente- ai “Rossi” nel 1944, partecipando attivamente alla Resistenza.

DOPOGUERRA: CIPOLLINO, MARIA TERESA, PAOLA, L’ESAME

Nell’immediato dopoguerra, Rodari viene chiamato a dirigere “L’Ordine Nuovo” (il periodico fondato da Gramsci e Togliatti, non il tristemente quasi omonimo gruppo di destra extraparlamentare autore della Strage di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. NdA). Nel 1947, Rodari arriva a “L’Unità”, in quel di Milano. Per il quotidiano sarà prima cronista, poi capo cronista ed inviato speciale. Nel frattempo, l’amore per il mondo dei bambini e per la loro incredibile fantasia lo porta a stilare i primi racconti.

Annus Domini 1950: il Partito (PCI, Partito Comunista Italiano. NdA) lo chiama a Roma per affidargli la dirigenza de “Il Pioniere”, settimanale per bambini. Il primo numero esce il 10 settembre 1950.

L’anno successivo, il 1951, vede nascere Cipollino e le sue avventure. “Il Romanzo di Cipollino” (Così intitolato sino al 1957, quando prenderà il nome di “Le Avventure di Cipollino”. NdA), diverrà un bestseller per i paesi del “Patto di Varsavia”, URSS in primis. Tanto piacerà e tanto viaggerà che il Cipollino rodariano arriverà nella Cina di Mao, conquistando i piccoli e grandi lettori.

Merito del tema su cui gira la storia: la ribellione non armata (ma aiutata da scherzi e beffe, mai violenta) dei buoni, guidati da Cipollino, contro il principe Limone e la locale aristocrazia.

Arriva il 1952, anno in cui Rodari compie il primo di tantissimi viaggi in URSS. L’anno successivo sposerà Maria Teresa che gli darà la una figlia, Paola, nel 1957. Nello stesso anno in cui nasce la figliola, Rodari supererà ‘esame da Giornalista Professionista.

Da settembre del ’56 sino a novembre del ’58 Rodari torna a “L’Unità”, diretta da Ingrao. Sarà inviato, responsabile della pagina culturale e capocronista. Il 1° dicembre dello stesso anno passa a lavorare per “Paese Sera”, realizzando il suo sogno: scrittore per l’infanzia e giornalista politico apartitico.

Il 1959 vede nasce “Filastrocche in cielo ed in terra” primo libro di Rodari pubblicato con la Einaudi. Grazie al sodalizio, la fama dello scrittore si diffonderà in tutt’Italia. Dovranno passare altri due anni circa, parliamo del biennio 1962 – 63, affinché Rodari raggiunga una tranquillità economica grazie a due prestigiose collaborazioni con “La Via Migliore” e soprattutto “I Quindici” (Immancabile collana per chi è cresciuto in quegli anni e non solo. NdA).

Negli anni che intercorrono tra il 1966 ed il 1969, lo scrittore non pubblicherà libri, prediligendo le collaborazioni per quanto riguarda il lavoro con i bambini. Si tratta di un periodo molto intenso per Rodari che culminerà con la vittoria del Premio “Hans Christian Andersen” nel 1970, unico italiano ad aggiudicarsi il titolo. La sua fama raggiunge livelli mondiali come mai prima di allora.

Sempre nello stesso anno, riprende a pubblicare sia con la Einaudi sia con la Editori Riuniti, seppur senza la brillantezza del primo periodo. La flessione è imputabile agli innumerevoli impegni, dalla mole quasi spropositata di lavoro e dalla condizione fisica, che inizia a manifestare quelle problematiche che lo porteranno alla morte alcuni anni dopo.

Arriva il 1974 e Rodari si impegna nel rilancio del “Giornale dei Genitori”, incarico che lascerà dopo tre anni. Troppi impegni, troppi lavori da seguire in contemporanea per il cuore di Rodari. Al ritorno da un nuovo viaggio in Unione Sovietica, Rodari accusa problematiche circolatorie. È il 1979. L’anno dopo, il 14 aprile 1980, Gianni Rodari ci lascerà, dopo un intervento chirurgico.

Di lui non tutti conoscono il viso, lo sguardo assorto e pensoso, il sorriso accennato.

Di lui Tutti conoscono i racconti, le poesie, le filastrocche che da anni sono fulcro dei sussidiari e dei testi di formazione.

Perché Gianni Rodari era uno scrittore unico, capace di regalare emozioni ed immagini grazie alle sue parole, di raccontare storie surreali (ma tanto, tanto reali a ben pensarci) e portare tanti (mi permetto di inserirmi tra i “Tanti”. NdA) a prendere in mano una penna, un foglio di carta ed iniziare i viaggi più belli: quelli che si fanno sulle ali della fantasia.

Nel 2015, le “Filastrocche’n’Roll”, ensemble sardo formato da Renzo Cugis (Musicista, componente de “L’Armeria dei Briganti”) e Gianfranco Liori (Librario e autore per ragazzi), incidono “La Testa del Chiodo”, poesia di Rodari.

Per permettere anche a coloro che non hanno mai letto nulla di Gianni Rodari, ecco il testo:

 

La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?

Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l’ha.

Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più d’una persona.

 

Grazie, Gianni Rodari, per averci insegnato a sognare in modi nuovi, con ironia, sensibilità ed intelligenza.

 

 

 

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