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Gino Bartali - Un uomo normale dal coraggio eccezionale

Gino Bartali - Un uomo normale dal coraggio eccezionale

C’era una volta… Qualcuno dirà: “Un Castello”, “Una Principessa”, “Un Lupo”.

Niente di tutto ciò, Signori miei.

C’era una volta un uomo normale, così normale da essere incredibilmente speciale.

C’era una volta un ciclista che, oltre ad aver fatto sognare milioni di tifosi con i suoi trionfi al Giro d’Italia ed al Tour de France rivaleggiando con Fausto Coppi, salvò più di 800 persone.

Come? Pedalando, sempre e comunque, rischiando continuamente la vita.

Nel Giorno della Shoah, vogliamo ricordare un grand’uomo. Tosto e coriaceo, toscanaccio DOC, tutti lo chiamavano “Gino” o “Ginaccio”.

Per noi è Gino Bartali, l’uomo dal cuore grande che corre più del vento.

BARTALI, IL TOUR, IL DUCE E LA MEDAGLIA

Gino Bartali, classe 1914, era un ciclista vecchio stampo, di quelli che pedalava senza risparmiarsi, considerando i mezzi e l’attrezzatura dell’epoca. Resistente, determinato, grintoso, era salito agli onori della cronaca nel 1938, quando aveva trionfato al Tour de France.

Oltre 4.000 km di gara suddivisi in diverse tappe, molte delle quali con salite spacca gambe. “Ginaccio” aveva trionfato in quel di Parigi ed aveva ringraziato – durante il discorso post vittoria – il suo pubblico.

Non il Duce, badate bene. Non quel Mussolini che aveva reso onore alla Nazionale di Calcio che, proprio in quell’anno, aveva nuovamente trionfato ai Campionati Mondiali.

Quando i due s’incontrarono a Roma, nessuno sprizzava gioia dai pori. Bartali perché non aveva mai nascosto di non essere fascista; Mussolini perché non amava il “ribelle” Gino. Si videro a Palazzo Madama. Senza clamori, senza ovazioni della folla: nulla di tutto questo.

Dopo due ore d’anticamera, Mussolini parlò brevemente con Bartali e gli consegnò una medaglia dorata. Gino, dopo qualche giorno, fece controllare la medaglia da un gioielliere: era realizzata in finto oro. Un motivo in più, probabilmente pensò Gino, per far fare alla medaglia un tuffo nell’Arno.

Per sempre.

Nel frattempo, le nubi del secondo conflitto mondiale s’addensavano sempre più sopra l’Europa. Tempo 12 mesi, la Germania avrebbe dato il via alle ostilità e – in breve – tutto il Mondo si sarebbe trovato nuovamente coinvolto in quella stupida follia che chiamiamo Guerra.

LA BICICLETTA CHE SALVÒ 800 VITE

Italia, 1943. La guerra, nel Belpaese, infuria da tre anni. Il 10 giugno 1940, Mussolini aveva dichiarato guerra a Francia ed Inghilterra, schierandosi al fianco della Germania nazista e dell’Impero Giapponese nazionalista. Dopo tre anni, i bombardieri della Royal Air Force Inglese e quelli a stelle e strisce americane avevano già lasciato tracce di morte e distruzione in Italia. Toscana compresa.

In più, come se al Male non si potesse mettere mai un limite, nel 1938, il “geniale” Mussolini aveva fatto pubblicare il “Manifesto della Razza”, un documento che – in linea con le leggi promulgate da Adolf Hitler in quel di Germania - estrometteva ogni cittadino di religione (“razza”, per usare la terminologia del Documento. NdA) ebraica da ogni pubblico ufficio, da molteplici ambiti della vita sociale, professionale, umana.

Nel 1942, le SS avevano dato il via alla “Soluzione finale della questione ebraica”: eliminazione sistematica di tutti i cittadini di razza ebraica. Tutti.

Torniamo a Gino che, nonostante tutto, si allenava in bici, suo grande amore. Venne contattato dall’Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Elia Dalla Costa, per un compito davvero “speciale”.

Lui, che in bici volava più del vento, avrebbe dovuto portare dei documenti falsi, stampati in una tipografia e poi via, 185 km in sella. Ogni giorno. Indossando sempre la sua maglia, quella che riportava il suo cognome scritto a chiare lettere sia sul petto che sulla schiena.

Un compito rischioso, a dir poco: l’avessero beccato, sarebbe finito fucilato. Senza ma e senza se.

Come ricordò il figlio Andrea nel suo libro “Gino Bartali, mio papà

“Tutti avrebbero pensato che si stesse allenando e a nessuno sarebbe mai saltato in mente di controllarlo. Mio padre ci pensò una ventina di secondi e poi chiese: quando si parte?”.

 “Se per caso, lungo la strada per Assisi, si imbatteva in qualche posto di blocco della polizia fascista Gino riusciva a non tradire la minima emozione. Faceva il compagnone con i soldati più giovani, firmando autografi e lanciando battute. Aveva sempre pronta la strategia d’uscita: scusate ma non posso fermarmi perché sono troppo sudato, oppure: devo andare al più presto dal meccanico perché mi si sta sgonfiando la gomma. Alla fine Bartali inforcava nuovamente la bici e ripartiva indisturbato con il suo prezioso carico”.

Non rivelò mai a nessuno, neanche alla sua adorata moglie, la sua missione. Troppo rischioso.

Nell’autunno del 1943, come ricorda uno dei biografi di Bartali, Simone Dini Gandini, nel suo libro “La biciletta di Bartali”, Gino venne fermato ed arrestato dalla polizia fascista.

“A Firenze c'era il temutissimo comandante Mario Carità, persona crudele e spietata. Venne fermato ma nessuno ispezionò la sua bicicletta: grazie a questa 'dimenticanza' il campione si salvò”.

Grazie a quella fatica immane e quel coraggio da Leone, Bartali contribuì a salvare la vita di oltre 800 cittadini di religione ebraica.

Un merito che non passerà inosservato anche se questa magnifica storia Gino la rivelerà soltanto moltissimi anni dopo al figlio Andrea.

Nel 2006, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì una Medaglia d’Oro al Valore Civile alla memoria di Gino Bartali.

Nel 2013, Ginaccio verrà riconosciuto dallo Stato d’Israele come “Giusto tra le Nazioni”, la massima riconoscenza che Israele attribuisce ai non ebrei, al pari di personaggi come Giorgio Perlasca o lo stesso Cardinal Dalla Costa.

 

Nel Giorno della Memoria, Gp Report vuole ricordare un uomo normale dal cuore immenso, dal coraggio leonino e dalle gambe veloci.

Grazie Gino, per aver percorso migliaia di km in ogni condizione, a rischio della tua vita.

Grazie Gino, per essere stato, dentro e fuori la pista, un uomo davvero GIUSTO.

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