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Golpe Borghese – Il Colpo di Stato mancato

Golpe Borghese – Il Colpo di Stato mancato

Italia, Roma, notte tra il 7 e l’8 di dicembre del 1970. Un manipolo di uomini, comandati da Junio Valerio Borgese, si incontra.

Il piano è semplice e strutturato: prendere il potere attraverso un Colpo di Stato di stampo militare, con tanto di rapimento ai danni dell’allora Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

Seguitemi in silenzio: scopriamo i “dietro le quinte” del più starno e inusuale Golpe (mai) riuscito.

 

Un progetto lungo un anno, molte verità nascoste

Già dal 1969 il “Golpe” era nell’aria, quando vennero costituiti diversi gruppi clandestini armati che avevano rapporti stretti con le Forze Armate. Gruppi di estrema destra, visto che la Mente dietro tutto (o, almeno, colui che verrà additato come tale) era Junio Valerio Borgese, decisamente legato alla Destra.

Ma chi era Borgese?

Nato il 6 giugno del 1906, il principe Junio (tra i suoi antenati troviamo Cardinali, militari e un Papa, Paolo V) si distinse durante la Seconda Guerra Mondiale. Ufficiale della regia Marina, specialista dei sommergibilisti, diverrà tristemente noto come il Comandante supremo della X° Flottiglia MAS. La X° restò fedele al fascismo e agli ideali di destra, diventando una delle forze più conosciute della neonata RSI (Repubblica Sociale Italiana) e collaborando con i nazisti nelle azioni anti partigiane. Borgese si macchiò di diversi crimini di guerra assieme alla “sua” X° MAS. Terminata la Guerra nel 1945, Borgese ebbe salva la vita grazie ad una trattativa segreta che vide coinvolta l’OSS (Office of Strategic Services, il precursore della CIA) e un rappresentante del Generale Cadorna, il comandante del CVL (Corpo Volontari per la Libertà). Processato nel 1949, fu condannato a ben 2 ergastoli, commutati immediatamente in 12 anni di carcere. Carcera che Borgese vide di sfuggita: 9 anni vennero condonati, gli altri idem.

Nel 1951 Borgese aderì all’MSI di Almirante (Movimento Sociale Italiano), per poi allontanarsene alcuni anni dopo. Secondo il Principe, l’ideale espresso dal movimento era troppo debole: motivo per il quale si avvicinò alla Destra extraparlamentare, la stessa che –una decina d’anni dopo- inizierà – al pari della sua antitesi, la sinistra extraparlamentare-  si macchierà di attentati dinamitardi, sequestri, omicidi e –purtroppo- tanto altro.

Per farvi un esempio, forse il più eclatante: la Strage di Piazza Fontana a Milano, presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura il 12 dicembre del 1969, fu firmata da “Ordine Nuovo”, gruppo terroristico formato da esponenti di estrema destra.

Tornando a quella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, il piano era semplice: era prevista –da parte di un contingente paramilitare appoggiato da diversi esponenti di spicco dell’Esercito e membri dei Ministeri- l’occupazione del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa e delle sedi RAI, in modo tale da avere in pugno i due Ministeri più importanti (per quanto riguarda la gestione dello Stato) e i mass media. Inoltre, sarebbero stati deportati i membri del Parlamento non in linea con il nuovo “Regime” (Termine non casuale), l’assassino del Capo della Polizia Angelo Vicari e il sequestro del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

Al contingente presente nella Capitale (impegnato nell’occupazione dei Ministeri) si aggiunse un secondo nucleo armato, situato nei pressi di Sesto San Giovanni (Milano) e comandato da Amos Spiazzi, Generale dell’Esercito.

Durante la notte, il contingente romano si recò presso il Ministero dell’Interno, dove ricevette armi e munizioni. Il Ministero della Difesa venne presidiato da un gruppo comandato dal Generale dell’aeronautica Militare Giuseppe Casero e dal Colonnello Giuseppe Lo Vecchio, mentre –nei pressi della sede RAI dell’Urbe- un gruppo di 187 forestali guidati dal Maggiore Luciano Berti attendeva il segnale per occupare gli Studios.

 

Una volta avvenuto il Golpe, lo stesso Borgese si sarebbe presentato alla sede RAI, dove avrebbe letto il proclama qui sotto riportato e ritrovato, qualche tempo dopo, nei cassetti della scrivania del Principe:

“Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, vi saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell'ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un'Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore! Soldati di terra, di mare e dell'aria, Forze dell'Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell'ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso TRICOLORE, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno all'amore: ITALIA, ITALIA, VIVA L'ITALIA!”

Il Golpe stava procedendo secondo i piani quando, improvvisamente, Borgese bloccò tutte le operazioni, annullò il Colpo di Stato e il Principe fuggì in Spagna, dove trovò ospitalità presso “El Caudillo”, il Dittatore iberico Francisco Franco.

Perché annullò il Golpe, se tutto stava andando come previsto? Le voci sono diverse e tutte posteriori a quella notte. La prima testimonianza, quella forse più chiarificatrice, sarà quella di Amos Spiazzi.

 

Le Verità Nascoste, la Mafia, la P2 e l’Esigenza Triangolo

Secondo la testimonianza che Spiazzi rilasciò alle autorità giudiziarie, il Golpe fu immediatamente soppresso grazie ad un piano di contingenza (un programma creato preventivamente per evitare insurrezioni o atti dannosi per lo Stato e la collettività) chiamato “Esigenza Triangolo”, messo in atto a partire dalle 20:45 del 7 dicembre. Il piano era conservato in ogni caserma dei Carabinieri e dell’Esercito: fu un fonogramma a dare il “via libera” all’operazione. Sempre secondo Spazzi, però, il Golpe sarebbe stato ideato come scusa per permettere al governo DC in carica di poter promulgare leggi speciali, altrimenti non attuabili.

E già qui il Golpe Borgese si ammanta di misteri. Se poi aggiungiamo il fatto che Junio Borgese fu avvertito (o si rese conto, la Storia non ha svelato il Mistero) della messa in atto dell’Esigenza Triangolo, capiamo anche perché bloccò il Colpo di Stato e fuggì in terra di Spagna.

Non solo: lo stesso Spiazzi fu un “doppiogiochista”: è vero che fu a capo del contingente di sesto San Giovanni ma è altrettanto vero –almeno secondo le ricostruzioni e la sua deposizione- che il suo ruolo (e quello degli uomini sotto il suo comando) era legato all’Esigenza Triangolo.

In poche parole: Spiazzi era dalla parte dello Stato e non del Colpo di Stato, al pari dei carabinieri e dell’Esercito.

Secondo una ricostruzione a posteriori, avvenuta grazie ad un programma di Giovanni Minoli, si suppone che una “Forza” fosse alle spalle di Borgese, i Servizi segreti USA. In un clima come quello esplosivo del post-68 e con il rischio che il Partito Comunista salisse al potere in Italia, gli Americani diedero il beneplacito a Borgese, a patto che a capo del nuovo Governo ci fosse Giulio Andreotti. Il Ministro rifiutò e gli Americani “proposero” lo stop a Borgese. È un’ipotesi, tuttavia.

Nel 1971, durante il processo (che verrà concluso lo stesso anno per evidente mancanza di prove), i principali imputati (e “menti”) furono Borgese, l’impresario edile Remo Orlandini, il Colonnello Lo Vecchio e il Direttore del SID (Servizio Informazioni Difesa, il padre del SISDE e SISMI) Vito Miceli.

Nei tre anni a venire, dal 1971 al 1974, il Golpe venne visto (o venne “venduto”) come il colpo di coda da parte di nostalgici vegliardi. Proprio nell’anno dei Mondiali in Germania Ovest, Andreotti trasmise alla Procura della Repubblica di Roma un’informativa, la cosiddetta “Labruna-Maletti”, entrambi facenti capo all’Ufficio “D” del SID, che raccontava di come, dietro ai tre imputati principali, ci fosse Hugh Fenwick, dirigente della Selenia e “contatto” tra Borgese e Richard Nixon.

Nonostante le nuove piste, l’informativa servì ad ostacolare le inchieste partite dalle Procure di Torino e Padova. In più, il processo che nacque nel 1977 e che vide 48 golpisti imputati, si dissolse come una bolla di sapone. Nulla di fatto e tutti assolti. Sentenza confermata sette anni dopo in Corte d’Assise il 29 novembre 1984.

Dovranno passare altri 7 anni prima che il Golpe ritorni sulla cresta dell’onda. Capiterà proprio nel 1991, uno degli anni più difficili della Repubblica Italiana. Il giudice Guido Salvini acquisirà delle registrazioni, datate 1974, da parte di Antonio Labruna (il firmatario dell’informativa). Registrazione che contenevano spunti e nomi non riferiti da Andreotti nel 1974.

Il politico spiegherà che, ritenendo inconsistenti le prove contenute nelle registrazioni, aveva preferito omettere i nomi citati, per non infangarli con accuse “non reali”.

I nomi citati non erano, però, certo da non tenere in considerazione: in ballo vennero tirati in causa Licio Gelli, il capo della P2 e alcuni tra i “Boss” mafiosi di Cosa Nostra, come “Lucianeddu” Liggio, “Don Tano” Badalamenti e Stefano Bontate.

Quale ruolo avrebbe avuto la Massoneria deviata, la P2, e Cosa Nostra all’interno del Golpe? Licio Gelli e i Massoni si sarebbero dovuti occupare del rapimento di Saragat, mentre l’enclave siciliano avrebbe pensato all’eliminazione fisica del Capo della Polizia, Vicari.

Proprio legato a Cosa Nostra è la dichiarazione rilasciata dal pentito Giovanni Buscetta, che nel 1996 dichiarerà:

“Nel 1970 — nello stesso periodo di tempo in cui si svolgevano i campionati mondiali di calcio in Messico — egli si era recato a Catania insieme a Salvatore Greco "ciaschiteddu" (giunto appositamente dal Sud-America, ove soggiornava) per incontrare Giuseppe Calderone e Giuseppe Di Cristina. Nell'occasione, entrambi avevano preso alloggio in casa di "Pippo" Calderone, il quale frattanto - in una villetta di San Giovanni La Punta - ospitava il latitante Luciano Leggio. Oggetto di questo incontro era la discussione della proposta di partecipazione a un "golpe", avanzata dal principe Borghese; il progetto di "golpe" prevedeva un ruolo attivo degli affiliati all'organizzazione Cosa Nostra, a cui Tommaso Buscetta sarebbe stata affidata la "gestione" del territorio ricompreso nel mandamento di ciascuna famiglia mafiosa, per «calmare e far vedere al popolo siciliano che noi eravamo d'accordo, ognuno per la sua sfera di influenza che avevamo nelle nostre terre»; in contropartita del ruolo attivo di Cosa Nostra, il principe Borghese aveva offerto la revisione di molti processi in corso a carico di esponenti dell'organizzazione criminale, facendo un particolare riferimento al "processo Rimi" (si rammenti che, in quel momento, i due Rimi erano già stati condannati all'ergastolo anche in Appello).”

Non solo: Giuseppe Russo, all’epoca Capitano dei carabinieri e Massone, sarà un contatto tra Borgese e Cosa Nostra. In particolare riferirà ai mafiosi le richieste di Borgese: una lista di tutti gli “uomini d’onore” e una fascia verde al braccio per riconoscersi al volo.

Vi fu una riunione a Catania, vi partecipò il “cuore” di Cosa Nostra: Buscetta, Leggio, Giuseppe Calderone, Salvatore Greco. Tutti espressero il loro dissenso; tuttavia, Borgese propose loro –una volta vincitore- di liberare i Rami, padre e figlio, esponenti di spicco della Mafia e strettamente imparentati con Badalamenti, il vero Capo di Cosa Nostra. Per questo motivo ci fu una seconda riunione, stavolta a Milano, a cui parteciparono Badalamenti, Greco, Calderone, Buscetta e Totò Riina.

Anche Riina non era favorevole all’intervento di Cosa Nostra ma Badalamenti voleva liberare i suoi parenti: fu per quel motivo che Cosa Nostra –pare- diede il suo potenziale appoggio per il Golpe.

Sono passati 50 anni da quella fredda sera di dicembre in cui l’Italia rischiò il destino che capiterà –nel decennio successivo- in Cile (con il Golpe Pinochet) o in Argentina (con il Golpe dei Generali e di Videla) e nessuno –almeno, nessuno che parli- conosce appieno la verità

Quello che si può ipotizzare, considerando che la maggior parte dei documenti è ancora secretata (sempre ammesso che quei documenti esistano ancora e che contengano effettivamente la verità dei fatti), è che il Golpe venne bloccato a causa di una disparità di opinioni tra le varie organizzazioni interessate e dalla presenza di una portaerei URSS nel Mediterraneo, che avrebbe potuto ostacolare –con intervento armato- il Golpe.

Possiamo soltanto dire: per Fortuna che ci furono tutti questi intoppi.

 

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