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Il Muro di Berlino – Un Muro che divise l'Europa

Il Muro di Berlino – Un Muro che divise l'Europa

Immaginate una città, una delle grandi Capitali della storia europea, divisa da un muro. Per meglio dire, immaginate che la parte Ovest della suddetta città sia separata da quella Est, avviluppata da un serpente di cemento, presieduto da soldati armati e pronti a sparare.

Molti di noi, forse ancor bambini, ricorderanno quei giorni di ottobre del 1989, quando i berlinesi e i tedeschi scesero per le strade, armati non di fucili e pistole, ma di picconi, pale e tutto ciò che potesse servire a tirare giù il simbolo di una follia.

Seguitemi: scopriremo come questo Muro nato in una notte di quasi 60 anni fa, abbia condizionato il destino del Mondo (e dei tedeschi) per 38, lunghissimi anni.

 

DDR, BRD e le “due” Berlino: la vita dopo la Seconda Guerra Mondiale

Nell'estate del 1945, della grande Germania, del Terzo Reich nazista, non restavano che macerie. Tutto il paese era stato pesantemente bombardato e attaccato. Da una parte, il blocco degli Alleati (USA, Regno Unito, Francia, Canada...), dall'altro l'URSS comunista.


 

Per “evitare” che il malcoltento per la sconfitta, la fame, la distruzione e l'inevitabile recessione economica potessero dare il “La” a un nuovo sollevamento popolare (con Leader populista, come successo quindici anni prima con Hitler), durante la Conferenza di Jalta la Germania venne divisa in due metà de facto: la parte orientale sotto l'influenza sovietica, quella occidentale sotto l'egida del trio USA, Inghilterra e Francia. Idem accadde per la città di Berlino, la Capitale: quattro settori, tre a occidente e uno a oriente. Questo fu l'inizio del Muro.

Chi non voleva restare nella DDR (nella Germania Est legata al Patto di Varsavia, comunista e controllata da Mosca) poteva, almeno in un primo momento, circolare tranquillamente per le vie cittadine, passando da Berlino Est all'enclave di Berlino Ovest, un'isola occidentale all'interno della DDR comunista.

La situazione mutò rapidamente: troppe fughe da Oriente a Occidente (circa 2,6 milioni di persone riuscirono nell'intento tra il 1949 e il 1961), troppi rischi legati alla “guerra fredda”. In quegli anni, Washington e Mosca giocavano a braccio ferro, spartendosi in mondo in due blocchi d'influenza e arrivando, diverse volte, sull'orlo di una guerra nucleare.

In un clima simile, era logico che l'URSS decidesse di “isolarsi” e di isolare la Capitale della “sua” Germania, ovvero Berlino Est (la Capitale della BDR, la Germania Ovest, era Bonn). Avvenne tutto in una notte, quella tra il 12 e il 13 agosto del 1961. filo spinato divideva in due la città, oltre che torrette di guardia con tanto di soldati armati. Due giorni dopo, in pieno Ferragosto, i Berlinesi si svegliarono trovando non solo il filo spinato ma anche elementi di cemento armato.

Il Muro, in tutta la sua follia, stava nascendo e crescendo sotto gli occhi allibiti del Mondo e dei cittadini di Berlino. Moltissime furono le famiglie che restarono divise per quasi 40 anni.

Ovviamente, il Muro non restò inviolato: nonostante nel corso degli anni furono eretti -uno dopo l'altro, alcuni a sostituzione dei primi – ben 4 muri difensivi (l'ultimo terminato nel 1975), ci furono persone che, aiutati dall'ingegno, da una rete di spie e dalla disperazione, riuscirono a passare da una parte all'altra di Berlino, da un Mondo all'altro.

E pensare che, neanche due mesi prima del 13 agosto, il Capo di Stato della DDR e Segretario del Partito Socialista Unitario della Germania, Walter Ulbricht, aveva candidamente dichiarato:

“Nessuno ha intenzione di costruire un muro”. Quasi a parafrasare Ulisse contro Polifemo, “Nessuno” costruì ben 155 km di Muro in cemento armato, checkpoint, torri d'avvistamento e quant'altro, compreso un fossato. Dal 1962 (anno in cui il Muro fu ultimato nella sua forma primigenia di cemento e filo spinato) sino al 1989 furono 5.000 le persone che riuscirono nella “fuga”, mentre circa 230 (il numero è incerto) persone trovarono la morte nel tentativo. Le uccisioni, alcune in particolare, furono riprese dai mass-media, alimentando l'odio per il Muro.

Come se ci fosse bisogno di altri motivi per odiare un Muro che divide in due la tua città, la tua famiglia e la tua Nazione.

Per farvi un esempio pratico, nel 1989 (a Guerra Fredda praticamente congelata, se mi passate la freddura) Erich Mielke, Ministro della Sicurezza della DDR, faceva questa rccomandazione ai soldati di guardia al Muro:

“Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi”. Possiamo leggerla come un: “Sparate ma non uccidete”. Oppure con un: “Sparate; se ci scappa il morto, fate in modo che cada dalla nostra parte”.

Letture a parte, la prima vittima certificata del Muro fu Ida Siekmann che il 22 agosto del 1961 aveva tentato di passare da Oriente a Occidente, saltando dalla finestra del suo appartamento, a ridosso del Muro. Non le andò bene, così come non andò bene a Winfried Freudenberg, morto l'8 marzo del 1989. Il suo fu un tentativo spettacolare: a bordo di una mongolfiera autocostruita, tentò di varcare il confine via area. La mongolfiera precipitò a Berlino Ovest ma Freudenberg perì nell'impatto.

Vi ho nominato -e sinteticamente raccontato- le storie della prima e dell'ultima vittima del Muro. Solitamente, sono altri i nomi che vengono citati: si tratta di coloro che persero la vita per mano di armi da fuoco, colpiti dai soldati.

Alcuni, come il diciottenne Peter Fechter, balzò suo malgrado agli onori della cronaca. Era il 17 agosto del '62. Peter fu erito dai soldati della DDR e lasciato lì, nella “striscia della morte”, monito vivente (morente) per tutti gli altri.

C'è, come vi ho scritto, chi ci riuscì. Furono circa 5000 persone in quasi 30 anni. Alcuni facevano parte della stessa “guardia”, dei soldati che dovevano vigilare. Il più famoso è Conrad Schumann che saltò sopra il filo spinato, quando ancora il “Muro” in cemento non era stato consolidato.

C'è chi, come Horst Klein, acrobata di professione, usò quest'abilità per attarversare. Usò come “strada” un cavo dell'alta tensione inutilizzato, posto a 20 metri d'altezza. Riuscì nell'impresa, seppur cadendo e rompendosi le braccia.

Hans Strelczyk e Gunther Wetzel, meccanico e muratore, inventarono una via di fuga, creando un pallone aerostatico. Era il 1979 e, mentre le mogli si misero a cucire lenzuola e coperte tra loro, i due crearono la struttura. Il 16 settembre, le due coppie (e 4 figlioli) passarono sopra il cielo di Berlino, delle due Berlino.

L'esempio più eclatante fu, però, il Tunnel 57. Creato da un gruppo di studenti universitari, era lungo 145 metri, situato 12 metri sotto terra. Si entrava dal seminterrato di un panificio a Berlino Est e si usciva nel giardino di una casa a Berlino Ovest.

Nel 1989 la situazione era ormai in decadenza. Non tanto il Muro quanto il sistema che l'aveva progettato. L'URSS si stava per sbriciolare, incapace di adattarsi ai cambiamenti del Mondo. Gli stati Satelliti del “Patto di Varsavia” erano pronti per la democrazia, l'indipendenza o...la riunione.

Dalla Germania Est c fu una timida apertura verso l'Ovest e furono concessi dei permessi. Furono gli stessi soldati a guardia del Muro a iniziare il processo di distruzione del Muro. Molti tedeschi conservano gelosamente, a casa loro, un pezzo di un passato che -per fortuna- è passato.

Nell'ottobre dello stesso anno, il Muro cadde giù. L'Est rivide l'Ovest dopo quarant'anni e ci fu un solo, grande e lungo abbraccio.

Che poi, durante la dissoluzione di quei km di cemento, ci fosse un concerto LIVE di David Hasselhoff (Micheal di “Supercar” e futuro Mitch Buchannon di “Baywatch”), voluto fortemente dai tedeschi, ci può stare.

Quando ritrovi la tua libertà e la tua città, la tua anima si ricongiunge, anche la musica non propriamente da Manuale diventa la colonna sonora ideale.

Fortuna volle che il 21 luglio del 1990, 4 mesi dopo le prime elezioni libere e 3 mesi prima della riunificazione delle due Germanie (9 ottobre 1990), Roger Waters, uno dei leader dei Pink Floyd, portò il suo mega-spettacolo “The Wall” proprio a Berlino. Il momento cult, manco a dirlo, fu la caduta del Muro.

A sessant'anni dalla costruzione del Muro e a 3o dalla sua distruzione, sarebbe bello concludere quest'articolo parlando dell'ultimo, grande Muro.

Purtroppo, dal 1989 a oggi, sono diversi i Muri dell'Odio fioriti in varie parti del mondo. Due su tutti: il Muro che divide gli USA dal Messico (nato nel 1994) e quelli (rigorosamente al plurale) che dividono Gerusalemme dal resto del Medioriente, in pratica.

Sarebbe bello se l'uomo imparasse da sé stesso. Almeno una volta.

Alberto Caboni

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