Home » Canali » A Day in the Life » Italia ’90, tra Notti Magiche e “Cattedrali nel Deserto”
Italia ’90, tra Notti Magiche e “Cattedrali nel Deserto”

Italia ’90, tra Notti Magiche e “Cattedrali nel Deserto”

Tutti voi nati più o meno dalla seconda metà degli anni ’70 sino alla prima parte dei fulgidi ’80 ricorderanno un intro di chitarra solista e una base di tastiere synth, un placo in mezzo a un “San Siro” strapieno e coloratissimo e un inedito duo, formato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, intonare uno dei “refrain” più iconici dei Mondiali.

Una canzone niente male, scritta giusto da un Premio Oscar come Giorgio Moroder e intitolata “Notti Magiche”.

E così dovevano essere, appunto. Delle Notti Magiche, inseguendo un goal, sotto il cielo dei un’Estate Italiana.

Indossate la vostra gloriosa maglia azzurra, una sciarpa tricolore e seguitemi dentro e fuori i XIV Campionati Mondiali di Calcio, più conosciuti come “Italia ‘90”.

 

Gli antefatti, un Mondiale che parte dall’84, un delirio organizzativo “tipico” del Made in Italy

 

Maggio 1984, manca circa un mese ai Campionati Europei che si disputeranno in Francia, nella terra dei Galletti guidati da Michel Platini. L’Italia vince il ballottaggio con l’Unione Sovietica per quanto riguarda l’assegnazione dei Campionati Mondiali di Calcio. Mondiali che il Belpaese aveva già ospitato, vincendoli, nel 1934.

In vista di un impegno così grande, così tentacolare, venne istituito il COL (Comitato Organizzatore Locale), guidato dal manager della FIAT, Luca Cordero di Montezemolo, che iniziò i lavori nel novembre del 1986, dopo i Mondiali Messicani.

E pensare che tutto era partito nel migliore dei modi e con gli auspici favorevoli: l’Italia si trovava immersa negli anni Ottanta, ricchi e grassi, in cui politica e soldi viaggiavano assieme, abbracciati come due amanti (Del resto, quando non è capitato?). L’entusiasmo iniziale si spense rapidamente quando si ragionò concretamente sul da farsi. L’analisi effettuata dalla FIFA e dalla FIGC fu impietosa e severa: nelle 12 città prescelte lungo lo Stivale (Isole comprese, meno male) gli stadi erano fatiscenti o inesistenti. Furono così aperti cantieri su cantieri, tra stadi, strutture limitrofe, palazzetti dello sport, bretelle autostradali e chi più ne ha, più ne metta. Il tutto senza rispettare minimamente le norme basilari sulla sicurezza e spendendo una marea di denaro. Si calcola che dall’86 a maggio del 1990 furono 24 le persone a perdere la vita in cantiere, mentre 678 furono gli infortuni di meda o grave entità.

Insomma, una situazione –ripeto- tipicamente italiana, dove si sottovalutano i lavori da fare, i tempi e dove –quando si può- si lucra maledettamente. Ci furono diverse inchieste giornalistiche legate proprio ai ritardi nei lavori, che videro tre protagonisti principali davanti ai riflettori: il già citato Montezemolo, Franco Carraro (nelle doppie vesti di Commissario straordinario della FIGC e sindaco di Roma) e Antonio Matarrese.

A proposito di quest’ultimo personaggio, c’è un aneddoto niente male che lo riguarda. Ricordate che una delle dodici città prescelte fu Bari? In quell’occasione venne creato ex-novo lo stadio “San Nicola”, firmato nientemeno che da Renzo Piano. Sull’assegnazione della città –ma soprattutto sulla costruzione dello stadio e sulle ingentissime spese sostenuto- più di una persona additò Matarrese –barese e tifoso del Bari- come principale protagonista.

Il “San Nicola” fu solo una delle cosiddette “Cattedrali nel Deserto”, di fatto utilizzato per sole tre partite all’interno del mondiale. Uno stadio che prevedeva una costosissima copertura in teflon per permettere ai tifosi di ripararsi dagli agenti atmosferici. Peccato che non calcolarono il vento: fu proprio Eolo a strappare e portare via con sé la copertura e i miliardi di lire che ra costata.  stadio da oltre 60.000 posti per un’equipe che altalenerà stagioni nella massima Serie a diverse permanenze in quella cadetta.

Città che vai spreco che trovi. A Torino fu tirato su (è il caso di usare questa terminologia stridente) lo stadio “Delle Alpi”, con la famosa pista d’atletica che riduceva la visuale del campo, creando un distacco esagerato. Uno stadio che gli Juventini e i Granata non ameranno mai e che festeggeranno solo nel momento della sia demolizione, avvenuta nel 2008.

Lo Stadio Olimpico di Roma e il glorioso “Renato Dall’Ara” di Bologna videro i preventivi gonfiarsi in maniera esponenziale. Secondo differenti inchieste, il primo vide il proprio costo di “restyling” lievitare del 181%, arrivando ad una somma complessiva di 235 miliardi di lire; il secondo “soltanto” il 90% in più. Bruscolini, in confronto ad altri sprechi “Mondiali”. Conoscete o siete mai stati nel “Mundial Hotel”, tra Milano e Ponte Lambro? No? Ci credo: non è mai stato terminato, è costato 10 miliardi ed è ancora lì, a ricordarci un’occasione mancata. Nulla in confronto alla nuovissima e tecnologica (per il 1990) Stazione ferroviaria di Farneto, zona Farnesina (Roma). Quindici Miliardi per un utilizzo quantificato in poche settimane. E poi? L’Oblio totale, come la stazione di Villa Clara, sempre in territorio dell’Urbe. Costata 75 miliardi di lire, venne utilizzata pe pochi giorni e dismessa in fretta e furia poiché non rispettava –ma dai? - le norme basilari e il progetto era totalmente inadeguato.

Il Mondiale sarebbe dovuto essere –e questo, per fortuna, succederà davvero- il più tecnologico sino ad allora: oltre 40.000 accreditati, con una centrale operativa che diffonderà le informazioni alle 12 sedi delle Sale Stampa. Più di 28 miliardi di contatti televisivi in un mese di manifestazione.  

Almeno qualcosa, nel Mondiale più folle mai visto in Italia (di Mondiali folli ce ne saranno decisamente tanti altri), funzionerà nel giusto verso.

Non vi ho ancora parlato di colui (O colei? Le voci sono contrastanti) che diverrà Mascotte ufficiale del Mondiale. CIAO. Questo fu il nome scelto dagli italiani, su una rosa di cinque, attraverso le schedine del Totocalcio. CIAO era una stilizzazione di un calciatore, creata da Lucio Boscardin, il cui corpo era composto da un pallone da calcio (la Testa) e da diverse “barrette” tricolori che, scomposte, formavano la parola “Italia”. Più nazional-popolare di così… E va detto che il sottoscritto, così come tutti coloro che vissero i Mondiali sulla pelle, è ancora affezionato alla Mascotte,

Anche le città ospitanti ebbero una Mascotte “locale”: per Cagliari venne creata “Elia”, un bimbetto con la divisa degli Azzurri e un rosso cappellino da miliziano di Sant’Efisio sul capo.  Non fu l’unico ricordo che il Mondiale lasciò in terra Sarda: campeggia ancor ‘oggi, poco distante dalle ceneri del “Sant’Elia” (dismesso nel 2017 e temporaneamente sostituito dalla “Sardegna Arena”) la tensostruttura realizzata come Centro Stampa. Terminate le “Notti Magiche”, la tensostruttura verrà utilizzata, nei successivi trent’anni, così poche volte da poterle contare sulle dita di una mano.

Montezemolo, visionario futurista, propose di realizzare una copertura totale degli spalti: fortuna che il progetto fu bocciato e il denaro stanziato fu investito nella realizzazione dell’Asse Mediano, bretella stradale a scorrimento veloce che collegava le Strade Statali (e l’Aeroporto) al centro della città.

A prescindere da come il Mondiale –calcisticamente parlando- andò a finire, va detto che “Italia ‘90” nacque come una possibilità per poter rilanciare l’Italia agli occhi del mondo. Il risultato finale sarà un pareggio, per non dire una sconfitta. Migliaia di miliardi spesi senza criterio, Cattedrali nel Deserto che giacciono ancora lì, tra incuria e degrado, strutture create appositamente per la manifestazione e che –nel migliore dei casi- verranno utilizzate per un mese massimo.

Le Notti Magiche ci lasciarono, al risveglio, l’amaro in bocca.

E non solo per le lacrime di Aldo Serena e la Coppa mancata.

Sono passati trent’anni, ormai, da quel 1990. Trent’anni in cui la verità, se mai qualcuno la conosce, tutto ha fatto tranne che la cosa più ovvia, ovverosia uscire a galla.

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.