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 Jack Nicholson – Shining Jack

Jack Nicholson – Shining Jack

Chi di voi non ha avuto un brivido che correva lungo la schiena nel vederlo impazzire, lentamente ma costantemente, in un isolato Hotel del Colorado. Chi di voi, almeno una volta nella vita, non si è affacciato da una porta sussurrando “Weeeendy”, con il più satanico dei sorrisi a disposizione nella nostra personale galleria delle espressioni facciali?

Geniale, istrionico, perfetto per i ruoli “borderline”. Attore di peso, con diversi record al suo attivo e una capacità comunicativa pari all’infinito.

Seguitemi (e fate attenzione): benvenuti nella vita di mr. John Joseph Nicholson, più semplicemente conosciuto come Jack Nicholson.

 

Neptune City, una famiglia che (non è assolutamente quella che) ti aspetti, gli esordi e la verità grazie al “Times”

John Joseph nacque a Neptune City, in New Jersey, il 22 aprile del 1937. Aveva una sorella maggiore, June, oltre che una madre. La realtà, come a volte succede, è più romanzesca che un film. Quasi come se l’infanzia di Jack fosse una trama di un film, il nostro futuro “Joker” crebbe con la convinzione che la sua famiglia fosse così composta. Passeranno ben 37 anni, inframmezzati già dal successo delle prime pellicole, prima che Nicholson scopra la verità, tramite l’inchiesta di un giornalista del “Times”. La sorella June era, in realtà, sua madre, mentre colei che Jack credeva essere la madre era sua nonna. Potere dei tempi e –probabilmente- di una gravidanza da nascondere e/o di un padre misterioso. Già, perché chi mai sia stato il papà di Nicholson non si sa: secondo alcune ricostruzioni e supposizioni, era un certo Edgar Kirschfeld (ribattezzato negli USA come Eddie King), clandestino lettone ebreo che suonava il pianoforte su un transatlantico. La nave ormeggiò a New York, Eddie scese, incontrò June… e il resto possiamo dedurlo.

Fatto sta che, dopo questo ghiotto salto in avanti nel tempo, torniamo alla nostra cronistoria. Al giovane Jack la recitazione piace, eccome, tant’è che –ad appena 17 anni- decide di fare armi e bagagli e partire verso i lidi della “Città degli Angeli”, per partecipare ai corsi d’arte drammatica di Jeff Corey, tenuti da Martin Landau. Fu in quel periodo che strinse amicizia con diversi futuri attori (uno su tutti Dennis Hopper, che ritroveremo a breve) e registi, come Roger Corman. Quest’ultimo dirigerà Jack nel 1960, ne “la piccola bottega degli orrori”, mentre l’esordio come protagonista è di 2 anni prima. Il titolo della pellicola è sicuramente promettente per la futura carriera nel mondo della celluloide: “The Cry baby Killer”. Se non sono pazzi non li voglio, penserà probabilmente Nicholson dei suoi personaggi.

Il ruolo che darà notorietà a Nicholson sarà quello di George Hanson, avvocato alcolizzato che girà l’America in motocicletta. Stiamo parlando di “Easy rider” del 1969, diretto, co-sceneggiato e interpretato dl vecchio amico Dennis Hopper. Per questo ruolo Nicholson riceverà la prima nomination all’Oscar 8come Miglior Attore non Protagonista) della sua carriera.

Fu il passaggio che permise a Jack di continuare la carriera d’attore a discapito di quello di regista, che all’epoca lo allettava. Nel 1970 interpretò Robert Eroica Dupea in “Cinque pezzi facili”, che si valse un’altra nomination, stavolta come migliore attore protagonista. La statuetta era nell’aria: nel 1974 interpretò “L’Ultima Corvè”. Un ruolo che sentiva tanto e-difatti- la mancata vittoria dell’ambita statuetta lo lasciò profondamente deluso. Sempre nello stesso anno girò un film diretto da Bernardo Bertolucci, “Professione Reporter”, per poi passare -1975- a una delle interpretazioni più efficaci, in “Chiantown”, diretto da Roman Polanski. Solo il successo de “Il Padrino – Parte II” e la strage di statuette che il film di Coppola fece tenne Jack lontano dall’Oscar. Ma i tempi erano maturi: sempre nel ’75 uscì “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Ambientato in un manicomio, dove il nostro Nicholson interpretava il ruolo di Randle Patrick McMurphy, portò Jack a sollevare la statuetta, nel febbraio ’76.

Ormai Nicholson era lanciato nel Gotha della Hollywood che conta e fu proprio in questo periodo che il giornalista del “Times” lo intervistò e –facendo ricerche- si imbatté nello strano (e falso) albero genealogico di Jack.

Il quale scoprì la reale situazione familiare a 37 anni suonati, non male.

 

Gli anni Ottanta, tra Hotel posseduti, un altro Oscar e…il nemico numero 1 dell’Uomo Pipistrello

Il decennio successivo, tra l’esplosione della politica Reaganiana e il boom economico degli USA, vedono Jack interpretare uno scrittore con un’anima nera, che si trova a dover fare da custode in un Hotel isolato dalla neve in Colorado. Pensate a un triciclo che gira per gli infiniti e labirintici corridoi dell’Hotel, alla parola REDRUM, a due gemelline che chiedono: “Vieni a giocare con noi?” e a una terrorizzata e indifesa mogliettina. Tratto dal romanzo di Stephen King, diretto da Stanley Kubrick (Fu motivo di un litigio e rancore trentennale tra il regista e lo scrittore, sappiatelo), “Shining” non fu apprezzato come si sarebbe dovuto. Solo ultimamente, l’interpretazione di Nicholson – Jack Torrance è stata rivalutata (grazie anche al “Facedeep”, il videoediting della faccia di Jim Carrey sul corpo di Jack. Che dire? Carrey sembra il degno erede di Nicholson, indubbiamente).

L’anno successivo, altre due interpretazioni belle toste: il remake de “Il postino suona sempre due volte” (pellicola originale del 1946) e “Reds”, biopic diretto e interpretato da Warren Beatty. Per quest’ultimo ruolo arrivò una nomination all’Oscar, miglior attore non protagonista. Probabilmente una nomination chiama l’Osca vero e proprio. Almeno, nel caso di Jack è così: nel 1983 arriva un’altra statuetta per “Voglia di tenerezza”, accanto a Shirley MacLaine e Debra Winger. E siamo a 2.

Due anni dopo (anzi tre, considerando i tempi dell’Academy) Jack rischia di fare nuovamente Bingo, visto che riceve una Nomination come Miglior Attore Protagonista per “L’Onore dei Prizzi”, anche se non centrerà l’obiettivo. Siamo nel 1986 e Jack interpreta “Heartburn”, accanto a una strepitosa Meryl Streep. Ormai Nicholson si diverte e sceglie commedie, oltre che film drammatici. Così interpreta nientemeno che Satana nel Blockbuster “Le Streghe di Eastwick”, dove le “Streghe” sono Cher, Michelle Pfeiffer e Susan Sarandon.  Nel 1988 torna a recitare accanto a Meryl Streep in “Ironweed” e riceve la nona Nomination all’Oscar della sua carriera. Ma sarà sul finire del decennio, nel 1989, che Nicholson ci regalerà un’interpretazione davvero da “Pop Art”, per usare le sue parole.

Prendete un Pipistrello-Uomo (così vi aiuto) interpretato da Micheal Keaton, una bellezza stratosferica come Kim Basinger e il nostro adorabile Jack nel ruolo più congegnale alla sua personalità: ecco il “Joker”, villain d’eccezione nel “Batman” gotico diretto da un maestro del genere, Mr. Tim Burton.

La collaborazione con Burton continuerà sette anni dopo, in “Mars Attack!”. Corre voce che i dirigenti degli Studios non volessero far morire il personaggio interpretato da Nicholson (il Presidente USA), così Burton pensò bene di far recitare Jack anche in un secondo ruolo, quello dell’immobiliarista Art Land, facendoli morire entrambi (Prova a dire a Tim Burton: “questo personaggio non deve morire!” e lui te ne farà morire due al prezzo di uno). Siamo nel 1996, la rivista “Empire” inserisce Jack al 6° posto nella classifica dei migliori attori del XX secolo. Per tutta risposta, l’anno successivo Nicholson vince un Oscar come Miglior Attore Protagonista per “Qualcosa è cambiato”. Come a dire: il sesto posto non mi basta.

Dopo l’Oscar, Nicholson diradò le sue apparizioni nei film. Tornò a bomba nel 2001 ne “la Promessa”, diretto da Sean Penne con un cast di colleghi niente male: Benicio Del Toro, Patricia Clarkson, Aaron Eckhart, Helen Mirren… nel 2002 gli venne cucita addosso una parte, quella di Warren Schmidt in “A proposito di Schmidt”. Sfiorò l’Oscar, battuto a sorpresa da Arien Brody e ne “Il Pianista”. Il nuovo Millennio lo vede alternare commedie (“Terapia d’Urto” con Adam Sandler, “Non è mai troppo tardi” con Morgan Freeman) a film più seri (“The Departed”, primo film in cui venne diretto da Martin Scorsese).

Per quanto riguarda la sua vita privata, è labirintica al pari di quella di partenza: pensate che stette per 16 anni con Anjelica Houston (Morticia Addams nei film dei primi anni ’90, ricordate?), la quale lo mollò. Perché? Beh, scoprì che il nostro luciferino attore aspettava una figlia da Rebecca Broussard, anch’essa attrice (Non grandi ruoli, però fa una comparsata in “Mars Attack!” nei panni d’una “Hooker”, una passeggiatrice peripatetica… ci siamo capiti).

Per decenni, il nostro “Shining Jack”, oltre ad aver disseminato figlioli (ben 5, dal 1963 al 1992) è stato vicino di casa di Marlon Brando (Vicini in misura Villa Hollywoodiana). Una volta mancato Brando, Jack ne ha comperato la villa per poi manifestare l’intenzione di…abbatterla. Chissà, forse troppo vicina alla sua.

Che lo si ricordi truccato di bianco mentre sbeffeggia un pipistrelluto Micheal Keaton o dentro un manicomio che commenta un’immaginaria partita di basket, che lo si visualizzi con un’ascia in mano mentre cerca di ammazzare la famigliola (A proposito: sapevate che l’attrice che interpretò Wendy, Shelley Duvall, fu letteralmente maltrattata, bistrattata, derisa e distrutta da Kubrick? Per farla entrare nella parte, sostengono la vedova e lo stesso Nicholson. NdA), il nostro jack Nicholson è semplicemente un Attore con la “A” maiuscola.

Certo è che sarebbe una delle ultime persone da incontrare in una notte buia e tempestosa, soprattutto se vi trovate davanti ad un certo Overlook Hotel…

Happy Birthday, Shining Jack!

 

Alberto Caboni

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