Home » Canali » A Day in the Life » Jesse Owens – Il Fulmine d’Ebano VS Hitler
Jesse Owens – Il Fulmine d’Ebano VS Hitler

Jesse Owens – Il Fulmine d’Ebano VS Hitler

Nella Germania nazista che si esala nelle Olimpiadi di Berlino del 1936, non è un rappresentante della razza ariana a brillare, bensì un Fulmine d’Ebano

Da solo contro il Reich, correndo più del Vento.

Indossate le vostre scarpe da corsa ideali, sistematevi sui blocchi di partenza e scattate assieme a ame alla scoperta di Jesse Owens.

 

L’infanzia: la Grande Depressione, J.C. e il suo slang diventano Jesse, i record in 45 minuti

James Cleveland Owens nasce a Oakville, Alabama, il 12 settembre del 1913. Nel 1922 James e famiglia si trasferiscono nell’Ohio, scegliendo come città Cleveland. La sua infanzia e soprattutto l’adolescenza sono all’insegna della povertà.

Nel 1929, quando James ha 16 anni, la Borsa di Wall Street e il Crack della borsa valori (rispettivamente avvenuti il 24 e il 29 ottobre 1929) fanno precipitare gli States nella Grande Depressione. La povertà si taglia a fette e James si arrangia come può. Frequentante le scuole tecniche, un’insegnante – non comprendendo lo slang dell’Alabama di James e la sua pronuncia delle lettere J.C. (James Cleveland), lo ribattezza Jesse. Sarà un nomignolo fortunato per il nostro.

Nel 1933, a 20 anni, Jesse è appassionato alla corsa e –per mantenersi- lavora in un negozio di scarpe. Arrivano i Campionati Nazionali Studenteschi e Owens si impone all’attenzione di tutti per le ottime prestazioni nella velocità e nel salto in lungo. Grazie alle sue abilità ottiene l’iscrizione all’Università Statale dell’Ohio. Una volta che il padre trova un lavoro sicuro, anche l’iscrizione di Jesse viene regolamentata.

Due anni dopo, il 25 maggio 1935, in soli 45 minuti, Jesse entra nella leggenda. Al “Big Ten Meet” di Ann Arbor, Michigan, Owens stabilisce il record di salto in lungo, con la misura di 8,13 mt (Un record che durerà sino al 1960). Voi penserete che un record mondiale sia davvero tanto: immaginate a raggiungere o superarne SEI.

Beh, Jesse Owens ci riesce. Oltre al salto in lungo, il Fulmine d’Ebano infrange il record delle 220 iarde piane in rettilineo, 220 iarde a ostacoli in rettilineo, eguagliò quello delle 100 iarde. Sottolineiamo che i due record sulle 220 iarde erano validi per i 200 metri (sia piani che a ostacoli). In tutto fanno sei record sei, Signori.

E il meglio, per Jesse, sta per arrivare.

Bisognerà attendere un anno, un altro Continente, una nazione in preda alla follia nazista e un dittatore coi baffetti, per vedere Owens dare il meglio del meglio.

 

Le Olimpiadi del 1936, l’amico Luz Long e la Svastica, il Saluto (non saluto) del Führer

In quel di Berlino, capitale del Terzo Reich, si inaugurano i Giochi dell’XI Olimpiade. È il primo giorno di agosto. Due giorni dopo, il nostro “Fulmine d’Ebano” è in gara peri 100 metri. A dire la verità, non c’è gara: Jesse, veloce come il vento. Conquista la sua prima medaglia d’oro.

Il giorno dopo si ritrova nuovamente in finale, stavolta nella specialità del salto in lungo. Suo avversario è il Campione del Reich, Luz Long. I due, viste le rispettive posizioni dei Paesi, non dovrebbero andare d’accordo. Invece, sotto gli occhi di tutti (e ripreso dalla Regista del Reich, Leni Riefenstah) Luz e Jesse parlano, scherzano, ridono. Proprio come due amici che si ritrovano a gareggiare l’uno contro l’altro. Sarà il nostro a vincere la Medaglia d’Oro sotto gli occhi di Adolf Hitler. Al momento della premiazione, scatta una polemica (si scoprirà anni dopo che fu montata ad arte dai giornalisti americani): si dice che Hitler, infuriato, abbia abbandonato il Palco d’Onore prima della consegna della medaglia, rifiutandosi di stringere la mano all’afroamericano. Lo stesso Owens, anni dopo, racconterà esattamente come andò:

Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d'onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un'ostilità che non ci fu affatto.”

Cinque agosto. Terzo giorno di gare per Jesse, terza medaglia d’oro da appendere a quel collo giovane e scattante: arriva il successo sui 200 metri. Quattro giorni dopo, il 9 agosto, gli USA sono finalisti nella staffetta 4 x 200. Owens è pronto a rinunciare al suo posto nella competizione a vantaggio di una delle riserve: "Ho già vinto tre medaglie d'oro. Lasciamoli gareggiare, se lo meritano!", dice.

Sarà la Federazione statunitense a ordinargli di far parte del quartetto. Jesse guiderà la staffetta alla conquista della medaglia. Con ben quattro Ori in altrettante discipline, il record di Jesse resterà integro sino alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, quando verrà eguagliato da un altro afroamericano, il “Figlio del Vento” Carl Lewis.

Tornato in patria, Jesse non venne accolto con tutti gli onori del caso dal Presidente Franklin Delano Roosevelt. Questi, in odore di campagna politica per la rielezione, preferirà evitare Owens per non fare un “torto” agli Stati del Sud. Jesse, per tutta risposta, si tessererà con il Partito Repubblicano (l’antitesi dei Democratici di Roosevelt), parteggiando per l’avversario del Presidente, Alf Landon.

Jesse si decida alle gare cosiddette ad “handicap”, ovvero partendo da una situazione di svantaggio. Un esempio? Dare 10 o 20 iarde di vantaggio ai propri avversari su una distanza di 100 per rimontarli in tutta tranquillità. Si mise a sfidare anche dei cavalli purosangue: in questo caso, lo Starter (ottenuto attraverso un colpo di pistola) giocava a suo vantaggio: il rumore spaventava il quadrupede, permettendo a Jesse di scattare e liberare tutta a sua potenza.

Nel Dopoguerra, Jesse diverrà preparatore atletico degli “Harlem Globetrotters”, la più famosa e acrobatica squadra di pallacanestro, dove militerà in maniera attiva, calcando più volte il parquet. Nel 1955, il Presidente (Repubblicano ed ex atleta) Dwight. D. Eisenhower lo nomina “Ambasciatore dello Sport”. Ventuno anni dopo, nel 1976, il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) premierà Owens con la più alta onorificenza Penta cerchiata, il “Collare d’argento dell’Ordine Olimpico”.

Sempre nell’anno del Bicentenario degli Stati Uniti (1776 – 1976), Gerald Ford, di professione Presidente degli Usa e Repubblicano per fede politica, premia il “Fulmine d’Ebano” con la “Medaglia presidenziale della libertà”. È il massimo riconoscimento che un civile statunitense possa ricevere: mica male, per il nostro uomo dei record.

Il 31 marzo del 1980 Jesse Owens muore a Tucson, Alabama, a causa di un cancro ai polmoni.

Quattro anni dopo, la strada di Berlino che passa davanti al “suo” Stadio Olimpico verrà intestata al nostro Fulmine d’Ebano, mentre –nel 1990 – un altro Repubblicano divenuto Presidente, George H.W. Bush, gli conferirà, seppur postuma, la “Medaglia d’oro del Congresso”.

Jesse, cresciuto nella povertà e imparando ad arrangiarsi per vivere, ha fatto del suo incredibile dono un motivo di rivalsa, un modo per entrare nella storia.

Poco ci importa di come quelle giornate eroiche vennero strumentalizzate dalla stampa faziosa.

Quello che conta è l’uomo dietro al formidabile atleta, l’uomo che divenne un grande amico dell’atleta ariano per antonomasia, Luz Long.

Perché il razzismo si può sconfiggere correndo l’uno contro l’altro avendo il massimo rispetto dell’avversario e dell’uomo.

Grazie per essere stato il più luminoso Fulmine d’Ebano in un periodo sin troppo buio della storia umana.

 

 

 

Lascia un Commento

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Per evitare spam automatico ti invitiamo a compilare il form correttamente.