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 Joe Strummer – I Fought the Law and I Won

Joe Strummer – I Fought the Law and I Won

Un poeta folk dalla chitarra elettrica, un cantore dell’Inghilterra che non conosci.

Imbracciate la vostra chitarra elettrica, tirate al massimo l’amplificatore e seguitemi sul palco: benvenuti nella vita di John Graham Mellor, in arte Joe Strummer.

 

John e Joe, Ankara, Il Cairo, Città del Messico, Bonn, Londra, la musica, gli Dei, David e il Vegetarianismo

John Graham Mellor nasce ad Ankara, Turchia, il 21 agosto del 1952, secondogenito di Ronald, diplomatico inglese nato a Lucknow, India (all’epoca ancora parte dell’Impero Anglo – britannico) e di Anna, infermiera originaria delle Highlands scozzesi. Ha un fratello maggiore, David. I primi anni di vita della famiglia Mellor è in giro per il mondo, a causa del lavoro paterno: nei suoi primi nove anni di vita, John andrà a vivere a Il Cairo (Egitto), Città del Messico (Messico) e Bonn (Germania), prima di ritornare nella terra degli avi, a pochi chilometri da Londra.

Il giovane Mellor non amava la vita scolastica e amava la musica, anche se immaginava che quella “suonata” fosse ad appannaggio delle divinità della chitarra, come il suo idolo adolescenziale, Pete Townshend degli Who.

La vera rivelazione per il giovane John sono i ribelli Rolling Stones e un EP di Chuck Berry, oltre che le liriche di Lennon – McCartney. A proposito di liriche, il futuro Joe Strummer si nutrirà di letteratura, avendo in George Orwell una fonte di ispirazione.

A neanche 18 anni, nel luglio del 1970, suo fratello maggiore David si toglie la vita dopo essere scomparso per giorni. Sarà Joe a riconoscere il cadavere. Resterà così sconvolto dalla situazione che –per un po’- andrà via di casa. Strummer ricorderà così suo fratello:

“[David] era di un anno più grande di me. Ironicamente, sai, era un nazista. Era un membro del National Front. Era appassionato d'occulto e aveva questi teschi e ossa incrociate dappertutto. Non amava parlare con nessuno, e penso che il suicidio fosse per lui l'unica via d'uscita. Cos'altro avrebbe potuto fare?”

L’anno successivo, oltre a divenire vegetariano, John cominciò a suonare in giro per la città, adottando il soprannome di Woody, in onore del folk-singer Woody Guthrie. In seguito suonerà l’ukulele con il violinista Tymon Dogg, con cui metterà in piedi la band dei 101’ers.

Qualcosa cambia in John/Woody: si affibbia il soprannome di Strummer (strimpellatore) e scopre un nuovo movimento musicale, ideologico, di vita: il Punk.

Signori, salutate John, salutate Graham, salutate Woody: date il benvenuto a Mr. Joe Strummer.

Durante un live al Red Cow di Hammersmith, due personaggi vanno a vedere il live di Joe. Si chiamano Mick Jones e Paul Simonon e stanno valutando se quel ragazzo, emozionante e grintoso, possa diventare il loro cantante e frontman.

Beh, lo diventerà, anche se non sarà facilissimo.

 

SEX PISTOLS, BERNIE RHODES, UNA RISSA SFIORATA, TERRY CHIMES, TOPPER: LONDON IS BURNING

Il primo incontro tra Joe, Mick e Paul non è dei migliori. I tre si incontrano in un ufficio di collocamento: sia Strummer che Jones ricevevano il sussidio di disoccupazione. I tre quasi arrivano alla rissa: “merito” di Joe, che guarda male i due e non solo.

I tre si incontrano nuovamente il 25 maggio 1976, ad un live del gruppo più famoso dell’onda punk, quei Sex Pistols di Sid Vicious e Johnny Rotten che tanto scandalizzano l’Inghilterra. Pochi giorni dopo, Joe viene avvicinato da Bernard Rhodes, manager di Jones e Simonon che propone a Joe di entrare in un gruppo. Tempo per decidere? 48 ore, prendere o lasciare. Strummer accetta e –sorpresa delle sorprese! - quando entra in saletta si trova davanti a quei due ragazzi che voleva pestare un mese prima. Del gruppo fanno parte anche Keith Lavene alla chitarra e il batterista Terry Chimes: entrambi non dureranno nel gruppo.

Già, il gruppo. Come si chiama questa band? Come il loro primo album omonimo: “The Clash”. Dopo le registrazioni, Chimes viene eliminato dal gruppo; Lavene è già uscito.

Al posto del batterista arriva Nick Headon, detto “Topper”. Con lui, i Clash registrano il secondo album, “Give ‘Em Enough Rope”, fortemente politicizzato e di protesta. Basti pensare al riadattamento del motivo popolare “Johnny Comes Marching Home”, ribattezzato “English Civil War”.

L’anno successivo esce il Master pièce del Gruppo: “London Calling”, che prende il nome dell’omonima canzone, scelta come singolo. L’arrivo di Topper è un toccasana per il gruppo: diversi generi musicali si sposano tra loro, si mischiano, si fondono, creando le sonorità tipiche del quartetto.

Nel 1980 esce “Sandinista”, un triplo LP, ispirato dalla rivoluzione e dal movimento sandinista, nato in Nicaragua e che aveva destituito il presidente Anastasio Somoza Debayle.

L’idolo dell’adolescenza di Strummer, Pete Townshend, dirà dei Clash:

“I Clash erano dei poeti. In quanto artisti che lavoravano nel campo della musica [...] erano completamente liberi di esprimere e riflettere il loro disagio nei confronti del mondo che li circondava. Esprimevano rammarico anche per il fatto che le band che li avevano preceduti - come gli Who - non erano state abbastanza militanti”

Dopo “Sandinista” i rapporti tra i quattro si fanno sempre più testi e stridenti, come un accordo dissonante. Joe e Mick Jones sono ai ferri corti, “Topper” è caduto nel vortice dell’eroina. Nel 1982 il batterista verrà allontanato dal gruppo, dando il via alla fine. In seguito anche Mick Jones verrà allontanato (settembre 1983) e i Clash cesseranno di esistere, anche se –nel 1985 – uscirà “Cut the Crap”, inciso da Strummer, Simonon e altri due musicisti.

Ma la magia è terminata e Joe guarda oltre. Nel 1986, riappacificatosi con Jones, scrive con lui sette canzoni, che finiranno in “No. 10, Upping St.”, il secondo album della band fondata da Mick, i “Big Audio Dynamite”.

Strummer prova a scrivere colonne sonore e la carriera da attore, senza molti risultati. Sino al 1995, a parte un album purtroppo ignorato dalla critica e dal pubblico e un Tour come spalla dei Pogues, di Joe si sentirà parlare poco e nulla.

 

MESCALEROS, MICK E JOE PER I POMPIERI, LA CANZONE DELLA REDENZIONE E UN CUORE DISPETTOSO

Annus Domini 1995. Joe si rimette in pista con la sua nuova creatura, i “Joe Strummer & The Mescaleros”, talentuosi polistrumentisti tra cui Joe vuole fortemente Tymon Dogg, suo amico da una vita. Con la band, Joe pubblica due album: “Rock Art & The X-Ray Style” nel 1991 e “Global A Go-Go” nel 2001, considerato u gran bell’album, come Joe non ne faceva dai tempi di Sandinista.

Nel 2002, durante un live con i Mescaleros a favore dl sindacato pompieri, Joe fa partire i primi accordi di “Bankrobber”. Tra il pubblico c’è anche il suo vecchio amico Mick Jones:

“Quando ho sentito gli accordi di Bankrobber ho pensato: Devo salire sul palco. Così ho detto alla persona che si trovava con me ‘Tienimi il soprabito, vado su a suonare...’”

Era il 15 novembre. Un mese e una settimana dopo, il 22 dicembre, Joe muore d’infarto. Il suo cuore presentava una malformazione congenita che gli è stata fatale. Aveva 50 anni compiuti da poco.

È tristissimo pensare a come –pochi anni prima- Joe avesse re interpretato “Redemption Song”, l’ultima traccia incisa da Bob Marley prima di morire.

Con Strummer, va via il punk di protesta, quello che non si ferma davanti agli stereotipi che –purtroppo- molte band hanno usato per anni. Con Strummer, va via l’anima dei Clash, un cantante e un autore rara liricità.

A proposito di punk, del suo significato e della sua importanza, Joe si esprimerà così durante un’intervista:

“Ho incontrato gente a cui il punk ha cambiato il modo di vivere. Mi sento come se avessi letteralmente incontrato ognuno di loro! Ed è la stessa storia anche per tutti loro: abbiamo cambiato il loro modo di pensare e influenzato le decisioni che hanno preso nella vita. Non è stata una faccenda di massa, la folla che assalta il palazzo. Piuttosto, un sacco di individui che hanno afferrato qualcuna delle cose che stavamo strombazzando. Coi Clash è stato come scendere agli inferi e ritornare. Non puoi immaginare cosa abbiamo passato per fare i dischi che abbiamo fatto. Abbiamo dato il 110 per cento, ogni giorno. Ma quando incontri questa gente, persone che ti dicono che hai avuto qualche effetto sulla loro vita, allora senti che ne valeva assolutamente la pena”

 

Sì, Joe.

Ne è valsa davvero la pena.

Grazie.
 

 

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