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 John Lennon – Imagine, I’m a Dreamer

John Lennon – Imagine, I’m a Dreamer

Il fondatore del quartetto che ha cambiato per sempre la Musica. Una carriera solista costellata di successi e bruschi tonfi. Un rapporto di amore totale per l’enigmatica Yoko Ono e una fine inaspettata, che lo ha consegnato, ad appena 40 anni, al Mito della Musica.

Indossate i vostri occhialini tondi (o, se preferite, tagliatevi a capelli a scodella), sedetevi sul letto con me e imbracciate la chitarra per il nostro Bed –In: benvenuti nella vita di John Lennon.

 

Winston, i bombardamenti alla nascita, Liverpool, Julia, Alfred, Zia Mimi e Zio George: John il bambino

John Winston Lennon nasce a Liverpool il 9 ottobre 1940, mentre sulla città la Luftwaffe sta bombardando in maniera massiccia. Sua madre Julia viene “ospitata” –assieme al neonato- sotto i letti, sperando che una bomba del Terzo Reich non cada sul Maternity Hospital. Il padre di John, Alfred, è imbarcato e vedrà suo figlio dopo mesi. La copia Julia & Alfred dura poco: caratteri turbolenti e poco interesse da parte di Lennon Senior per il suo primogenito. Prova a portarlo con sé in Nuova Zelanda: è il 1945 e la Guerra è appena finita. Il 5enne John si oppone con tutte le sue forze: vuole stare a Liverpool, con mamma Julia. Peccato che la madre sia in una situazione precaria, tra un nuovo amore e una figlia appena nata, Victoria, che dovrà essere data in affido con il nome di Ingrid.

In questo quadro di precarietà, due figure –solide e tradizionaliste – appaiono all’orizzonte. Sono zio George e zia Mimi, la sorella di Julia, che prendono John a vivere con loro, quasi fosse un figlio. Il piccolo Lennon non supererà –se non anni dopo- i traumi di quei primi anni (oltre che quelli che verranno in seguito, come leggeremo a breve).

Sin da piccolo, John manifesta evidente talento per l’illustrazione e vorrebbe fortemente diventare un artista, come lo stesso Lennon avrà modo di ricordare:

Ho sempre avuto questo sogno di fare l'artista in un piccolo cottage in una stradina. Il mio vero desiderio è scrivere versi e fare qualche quadro a olio. Era così un bel sogno, vivere in un cottage e andarsene in giro nei boschi.”

Dopo aver frequentato –con esiti negativi – la Quarry Bank High School, John passa al Liverpool College of Art. nel frattempo, ha scoperto l’amore per la musica e per il Rock’n’Roll, da Little Richards e Bill Haley, passando per “The King”, Elvis Presley. Inizia a suonare l’armonica a bocca, fino a quando Julia (nel frattempo, risposatasi e con due nuove figliole, sorellastre di Lennon) regala al figliolo una chitarra economica, insegnandogli gli accordi basilari del banjo (strumento che Mamma Julia sta strimpellare). Zia Mimi, restata vedova ma sempre (John perde zio George nel 1953, un altro dei lutti traumatici che costellano la sua vita) statuaria colonna dell’infanzia e adolescenza di John, dirà al nipote:

La chitarra va bene, John, ma non ti darà certo da vivere» («The guitar's all very well, John, but you'll never make a living out of it

John mette in piedi, con i pochi accordi che conosce e tanto entusiasmo, un gruppetto. Lo chiama “Quarry Man”, ispirandosi al vecchio istituto frequentato e si dedica allo Shuffle (genere molto semplice da suonare: solitamente si improvvisava un contrabbasso con una scatola di sigari, un manico di scopa e un elastico. Per il resto, bastava una chitarra e un asse da stiro, percossa con dei ditali. Et voilà!).

Una domenica del 1958, i Quarry Men suonano ad una festicciola parrocchiale. Qui John, complice un amico in comune, conosce un quasi coetaneo (nato nel 1942) che conosce la musica, sa suonare la chitarra e il piano ed è mancino: Paul James McCartney. I due si sentono molto vicini tra loro e il supporto di Paul sarà fondamentale di lì a poco.

Infatti, il 15 luglio 1958 Julia Stanley (la mamma di John) sta attraversando la strada sulle strisce pedonali. Da poco sta cercando di riavvicinarsi a quel primogenito tanto trascurato durante l’infanzia. Una macchina la travolge: a guidarla, assurdo destino, è un poliziotto in evidente stato di alterazione da alcool.

Così John ricorderà quei drammatici momenti:

"Ho perso mia madre due volte. Una volta da bambino a cinque anni e poi ancora a diciassette. Mi diede molta, molta amarezza. Avevo appena iniziato a ristabilire una relazione con lei quando fu uccisa").

Per John è IL trauma definitivo, quello che segnerà molti dei suoi rapporti. Caso vuole che anche il nuovo amico McCartney sia orfano di madre, avendo perso la sua per un tumore nel 1956.

I due fanno gruppo e iniziano a scrivere le prime canzoni assieme, creando il connubio Lennon – McCartney che tanto bene conosciamo. Grazie a Paul, John incontra un ragazzino (ha appena 14 anni) timido e sfacciato al contempo, con una gran bella tecnica chitarristica, figlio di un autista di Bus. Il “provino” avviene proprio al secondo piano del Bus. Il ragazzino si chiama George, George Harrison.

Arruolati anche l’amico e compagno al Liverpool College of Art Stuart “Stu” Sutcliff e il batterista Pete Best (figlio della proprietaria del Cave”, Mona Best) il quintetto cerca una sua identità, partendo per una tournée ad Amburgo, in Germania.

IN quel della città tedesca, i “Beatles” (questo è il nome definitivo, scelto dopo diversi tentativi) imparerà a suonare per ore, in condizioni impossibili. I cinque conosceranno le pillole eccitanti, i piaceri della carne e dell’alcool, prima di essere “beccati”. Harrison è minorenne e –per di più, così vuole una delle leggende – accende un falò di vecchie riviste, bobine cinematografiche e preservativi assieme a McCartney. Il tutto nel retro di un cinema, dove i Beatles alloggiavano.

Rimpatriato Harrison, anche gli altri ripartono. Tutti, tranne Stu, il miglior amico di Lennon. Il bassista ha incontrato Astrid, tedesca e appartenente al movimento degli Exis, gli Esistenzialisti. Il look che sia la ragazza sia Klaus Voorman, amico di Astrid e del gruppo, sfoggiano è particolare. Al posto del classico taglio da “Teddy Boy”, portano i capelli tagliati a “scodella”, con tanto di frangetta. Anche Stu si taglia i capelli a quel modo, prima di annunciare a John e soci l’intenzione di lasciare il gruppo e restare ad Amburgo. John la vive come un’altra delusione, ma si appropria del taglio Exis, seguito da Paul e George. Non da Pete, che già stride con il resto del gruppo. Tronati in patria, I Beatles attirano l’attenzione di Brain Epstein, che diventa loro manager e riesce a far ottenere loro alcuni provini. Uno di questi è con George Martin della EMI. Il gruppo non gli dispiace, la sfrontatezza di Lennon e la piacioneria di McCartney, miste all’irriverenza caustica di Harrison, si sposano bene. CI vuole un altro batterista, però, uno che si incastri a perfezione nel meccanismo. A questo punto arriva Richard Starkley, meglio conosciuto come Ringo Starr.

Subito dopo, John e ragazzi, tronati ad Amburgo, scoprono che Stu è morto per via di un’emorragia cerebrale. Lennon è in preda ai sensi di colpa, convinto che sia stato un calcio da lui dato alla testa di Sutcliff anni prima (durante una rissa) sia stata la causa scatenante della morte dell’amico. Insomma: per Lennon altro giro, altro dramma.

Signori, stiamo per leggere come quattro ventenni ribalteranno l’intero globo terracqueo: dall’Inghilterra agli Stati Uniti, dal Giappone all’Australia, dalle Filippine all’Italia, tutto il ondo sarà colpito da una strana febbre.

I sintomi? Isteria collettiva, urla sfrenate, svenimenti, pianti, appostamenti, migliaia di ragazzine letteralmente fuori di testa (non che i ragazzi si comportino meglio).

È arrivata la “Beatlemania” e John si gode l’esplosione, rivalsa di tutto quello che la vita gli aveva negato o strappato via dalle mani sino a quel momento. Il meglio, tuttavia, sta per arrivare, grazie alla fidanzata storica di John, Cynthia, che scopre di aspettare un figlio.

Julian, primogenito di Lennon, nasce l’8 aprile del 1963, mentre i Beatles stanno diventando IL Mito. Inutile dire che John vivrà poco il rapporto con Julian, nonostante avesse a più ferma intenzione di non ripetere con suo figlio il comportamento ricevuto da papà Alfred.

Tra il 1962 e il 1966, i Beatles alternano l’uscita di un album a tour, girando i quattro angoli del globo, sino a quando –il 4 marzo ’66 – una dichiarazione provocatorio di John verrà estrapolata dal contesto e usata come arma contro Lennon e i Beatles. Dicendo che –per i giovani – era più probabile che conoscessero i Beatles rispetto a Gesù Cristo, John si attira le antipatie dei fanatici religiosi. Nel sud degli Stati Uniti, roghi di LP e mirabilia del quartetto vengono bruciati sulla pubblica piazza (un po’ come il rogo dei libri voluto da Savonarola a Firenze o da Hitler in Germania). Per contenere il delirio crescente, i Beatles si affrettano a organizzare una conferenza stampa. Cosi dirà John:

 

“Non sono contro Dio, contro Cristo o contro la religione. Non avevo alcuna intenzione di criticarla. Non ho affatto detto che noi eravamo migliori o più famosi... e non ho paragonato noi a Gesù Cristo come persona o a Dio come entità o qualsiasi altra cosa esso sia. [...] Ho detto che avevamo più influenza sui ragazzi di qualsiasi altra cosa, compreso Gesù. [...] Se avessi detto che la televisione era più popolare di Gesù probabilmente l'avrei passata liscia. Le mie opinioni sul cristianesimo derivano da ciò che di esso ho letto e osservato coi miei occhi e da quello che è stato e potrebbe essere. Dico semplicemente che mi sembra che stia perdendo terreno e contatto... La gente pensa che io sia contro la religione, ma non è così. Sono una persona molto religiosa...”

 

Ma l’odio si è scatenato. Come se non bastasse, i Beatles compiono inconsapevolmente uno sgarbo nei confronti di Imelda, la moglie del “padrone” delle Filippine, Marcos, non presentandosi ad un’udienza. Il loro viaggio di ritorno sarà all’insegna dell’odio da parte della popolazione nei loro confronti. Da qui, i quattro non suoneranno più Live e John si orienterà verso altre direzioni, a partire dalla sua vita personale.

Con la scoperta dell’erba prima e dell’LSD poi, come dirà Cynthia, “Il Pavone mostra sua coda”. John sfoggia capelli più lunghi, camicie più appariscenti e nuovi occhialini da vista, “ereditati” da un personaggio interpretato da Lennon nel film “How I Won the War”. In più, grazie a un viaggio in India e la conoscenza con il Guru Maharishi, il mondo della spiritualità si apre davanti a John. Peccato che il Guru sarà un fallimento, secondo i racconti di Lennon.

Grazie alle sue visioni –tra lisergiche e naturali – John sarà artefice, al pari degli altri Tre, del Master pièce del Secolo: “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Tuttavia, il quartetto comincia a stare stretto a John, così come il suo matrimonio. Divorzia da Cynthia anche perché una nuova donna, proveniente dell’Estremo Oriente, fa capolino nella sua vita. Si chiama Yoko Ono, è un’artista alternativa e diverranno inseparabili. Con lei, John ritroverà, in un’unica persona, un’amante, una moglie, una mamma, un’amica e una figura con una personalità fortissima.

Gli anni sessanta stanno per terminare, i rapporti con Paul (specialmente) sono al limite. George non ama assolutamente avere Yoko Ono perennemente in mezzo ai… ai momenti in Studio. Un giorno, Lennon convoca gli altri tre Beatles negli studi della Apple, la loro società (tanto innovativa in teoria, tanto fallimentare in pratica) per informarli del fatto di essere Gesù Cristo e di voler sciogliere il gruppo

Io l’ho creato, io lo sciolgo”, declama, in un delirio di onnipotenza, amplificato dall’ultimo vizio di John: l’eroina.

Dopo di ché prende Yoko e inizia a fare dei Bed –In, immortalati in una canzone nata e registrata durante uno di quei momenti: “Give Peace a Chance”. È l’inizio del percorso pacifista di Lennon che renderà il suo MBE (Member of Britannic Empire, il titolo di “Baronetto”) nel 1969 e l’anno successivo, allontanatosi con molte polemiche e strascichi legali dagli altri Beatles, arriverà la canzone cardine della sua carriera solista: “Imagine”.

Gli anni Settanta iniziano con John che si trasferisce assieme alla onnipresente Yoko a New York, l’FBI lo tiene sotto controllo ritenendolo un “Pericolo pubblico”, alcuni album non trascendentali e –soprattutto- il “Lost Weekend”, 18 mesi in cui John si allontana da Yoko.

La nostra adorabile stratega con gli occhi a mandorla, conoscendo l’amore che John nutre nei confronti delle ragazze asiatiche, riesce a far sì che Lennon si innamori della sua assistente, la newyorkese di origine cinese May Fung Yee Pang. Ritornerà tra le braccia di Yoko nel 1974, giusto in tempo per registrare un album di cover anni ’50 e ’60 (legato ad una disputa di carattere legale sulla canzone “Come Together”) e per diventare nuovamente padre.

È il 1975 e nasce Sean, con il viso e il naso dei Lennon e gli occhi a mandorla di Yoko. Con lui, John sarà molto più presente, fermando il lavoro per poter stare con lui, vederlo crescere e viversi quegli anni che perse con Julian.

Nel 1980, a fine anno, John sta ultimando il missaggio di “Double Fantasy”, il suo nuovo album. Sta tronando, assieme a Yoko, nel suo appartamento al Dakota Building. Un fan lo avvicina, lo chiama per cognome: “Hey, Mr. Lennon”. Come John si gira, cinque proiettili vengono esplosi. Quattro vanno a segno, il quinto no. Uno dei quattro colpisce l’aorta, John mormora: “I was shot…” e cade a terra. I soccorsi arrivano immediatamente. Lo squilibrato, Mark David Chapman, viene arrestato. John Lennon morirà nella tarda serata dell’8 dicembre.

Con lui, un’era finisce. L’era in cui un ragazzino dall’infanzia difficile diventa uno dei Quattro “Fab Four”

L’era in cui una ballata al pianoforte descrive il Mondo che vorremmo, il Mondo che vorresti

Del resto… Tu puoi dire che sono un sognatore ma non sono l’unico

 

“You may say I’m a dreamer but I’m not the only one”

Grazie, John, per averci fatto Immaginare

 

 

 

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