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Jonathan Joseph James – The Young Hacker

Jonathan Joseph James – The Young Hacker

Diventare il primo Hacker minorenne ad essere incriminato e incarcerato, dopo aver violato la Difesa Nazionale degli Stati Uniti

Prendete la vostra tastiera, un laptop e seguitemi: scopriremo la vita (e le vicende) di Mr. Hacker, Jonathan Joseph James

 

Prendi un Pc e l’amore per l’informatica…

Jonathan Joseph James nasce il 12 dicembre del 1983. Che ami i PC si scopre da subito, da quando ha la possibilità di prenderne uno in mano. Sono gli anni Novanta, Internet sta diventando di pubblico dominio e non è così sigillato e sorvegliato come ora.

Indi, per chi ha capacità di programmazione e conosce bene i codici (se non addirittura li crea ad hoc) può arrivare ovunque la sua connessione e la sua fantasia lo portino.

Per Jonathan è un gioco da ragazzi, o quasi.

Tra il 23 agosto e il 27 ottobre del 1999, riesce ad hackerare e introdursi in diversi siti, come quelli della BellSouth (azienda di telecomunicazioni di Atlanta, Georgia) e del sistema scolastico Miami-Dade (il sistema che gestisce l’intero sistema scolastico della contea di Miami, con capoluogo l’omonima città).

Ma sarà l’intrusione nei computer della DTRA (Defense Threat Reduction Agency) ad attirare –eccome! - le attenzioni dell’Intelligence USA. Pensare che l’organismo in questione si occupa di analizzare le potenziali minacce – sia in patria sia all’estero- per gli Stati Uniti e che sia stato violato ci fa capire due cose.

La prima è che Jonathan non era un 15enne qualsiasi (Sì, all’epoca aveva 15 anni: altro che giocare con i videogiochi…) e la seconda è che il crimine che ha commesso – per gli Stati Uniti d’America- è grave e deve essere giudicato (ed eventualmente punito) in maniera esemplare.

Anche –direi soprattutto- per evitare un’ondata di emulatori di Mr. James.

Motivo per cui James sarà portato a giudizio nel 2000.

Ma esattamente cos’ha fatto questo ragazzino armato solo di un PC Pentium?

Beh, oltre ad aver violato quei 3 siti (e altri, altri ancora) con un peso specifico determinante, Jonathan è riuscito, attraverso uno sniffer (un programma che ti permette di intercettare dati di terzi), a leggere oltre 3.000 messaggi legati alla DTRA, oltre che un numero indefinito di user e password, oltre che l’accesso ad almeno 10 computer militari.

Se questo vi sembra fantascienza, mentre voi uscite di test se non riuscite configurare la stampante al nuovo Pc… state a sentire: Jonathan Joseph James riuscì ad ottenere il codice sorgente della ISS (International Space Station, la Stazione Spaziale Internazionale). Nello specifico, il codice sorgente poteva controllare ogni aspetto della Stazione, compresa la temperatura e l’umidità all’interno dello spazio abitativo.

In poche parole: James avrebbe potuto giocare a fare Dio sull’ISS. Per fortuna non lo fece, si limitò a dimostrare quanto fosse facile hackerare uno die sistemi militari più sicuri dell’epoca.

Il suo lavoro bloccò per 3 settimane i computer della NASA, che vennero oscurati e ripristinati per la modica cifra di 41.000 $.

Il che ci riporta ad un giorno di gennaio del 2000, quando la vita nascosta del 15enne Jonathan venne scoperta, gli agenti della Difesa misero a soqquadro casa sua, venne incriminato e tutto il mondo scoprì quanto un Hacker potrebbe –se solo volesse- cambiare il Mondo. Nel bene e nel male. Ma andiamo con ordine.

 

Altro che Millenium Bug: il vero “Bug” è Jonathan. La Difesa (e la Nasa) vs JJJ

Il 26 gennaio dell’anno 2000 il Dipartimento della Difesa, in collaborazione con la NASA e il Dipartimento di Polizia di Pinecrest fecero visita a casa di James. Misero a soqquadro casa sua e –sei mesi dopo- lo incriminarono formalmente. Il 21 settembre stipulò un accordo con l’avvocato Guy Lewis. James si sarebbe dichiarato colpevole in cambio di una condanna “soft”.

Così fu: Jonathan fu condannato ai domiciliari per sette mesi, sino al raggiungimento dei diciott’anni d’età, dovette scrivere delle lettere di scusa alla NASA e al Dipartimento di Difesa e gli fu inibito l’utilizzo del PC anche a scopi ricreativi. Neanche una partita a Solitario, per intenderci.

A quanto pare, però, per JJJ i guai con i PC non erano terminati.

Passò qualche anno e nel 2007, un’altra ondata si abbatté su diversi domini, da TJX (catena di grandi magazzini) a Boston Market. Anche se Jonathan non c’entrava nulla, era amico degli hacker coinvolti. Motivo per il quale venne nuovamente perquisito –e la sua casa nuovamente rivoltata- senza trovare nessuna prova concreta.

Anzi, una prova c’era: un’arma, legalmente registrata a nome Jonathan Joseph James.

Nel 2008, il 18 maggio, James venne trovato morto all’interno della sua doccia. Aveva una ferita d’arma da fuoco: l’autopsia stabilì che era autoinflitta. Lasciò scritto un messaggio, in cui dichiarava di non aver nulla a che fare con l’affare TJX e che aveva una (motivatissima, a parer mio) paura di essere nuovamente processato e condannato. In più, dalle dichiarazioni rilasciate dal padre, Jonathan Joseph James soffriva da tempo di uno stato depressivo sempre più pesante e stratificato.

Con lui viene a mancare il primo teenager che riuscì a violare la Difesa degli Stati Uniti d’America, non un sito o un sistema qualsiasi.

Il tutto usando un semplicissimo Pentium.

 

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