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KURT COBAIN – SMELL LIKE GRUNGE SPIRIT

Chitarrista, autore, cantante, poeta “maledetto”, per usare il termine che identificò Baudelaire, Verlaine e i Decadentisti. Portavoce di una generazione senza definizione, la cosiddetta “Generation X”. Leader di un trio che ha portato agli onori della cronaca il Grunge. Marito, padre, figlio. Un animo incredibilmente fragile racchiuso in due occhi color cielo e rabbia da urlare al microfono, sino alla fine, a quella mattina di aprile in cui è divenuto parte del Club dei “27”, le icone Rock morte a 27 anni.

Accordate la vostra Mustang, tirate il volume al massimo e sporcate il suono più che potete: benvenuti nella vita e nella carriera del musicista-icona del Grunge, Kurt Cobain

INFANZIA & ADOLESCENZA: I DOLORI DEL GIOVANE KURT

Kurt Cobain nasce il 20 febbraio 1967 in quel di Aberdeen, nello stato di Washington, da Donald e Wendy, rispettivamente meccanico e barista/segretaria d’ufficio. La sua infanzia, prima infanzia è estremamente lieta: a Kurt piace la musica, piace cantare, adora ascoltare gli album dei Beatles. Nel 1970 la famiglia si allarga, con la nascita della sorella Kimberly. Kurt adora disegnare e il suo talento si nota da subito: adora Pippo, Topolino, Pluto oltre che supereroi come Aquaman e supervillain come Il Mostro della Laguna Nera.

Kurt era un bambino iperattivo, quasi incontenibile. Proprio in questi anni, la madre gli somministra il Ritalin, definita –non bonariamente- la “pillola dell’obbedienza”.

Nel 1975, qualcosa s’incrina nella vita del piccolo Kurt: Donald e Wendy divorziano, un trauma devastante pe la psiche di Cobain, come riportato in un’intervista datata 1993:

[…] “Per qualche ragione me ne vergognavo. Mi vergognavo dei miei genitori. Non riuscivo più a guardare in faccia alcuni dei miei compagni di scuola perché desideravo disperatamente avere una famiglia normale. Mamma, papà. Volevo quel tipo di sicurezza e lo rinfacciai ai miei genitori per parecchi anni.” […]

 

Anche i muri del bagno di Casa Cobain subirono lo sfogo di Kurt:

 

[…] “Odio mia madre, odio mio padre, mio padre odia mia madre, mia madre odia mio padre, è semplice: vogliono che io sia triste.” […]

 

In quegli anni, Kurt deciderà inizialmente di vivere con la madre, per poi trasferirsi a Montesano dal padre e ritornare nuovamente dalla madre. Un irrequieto adolescente, Kurt. Proprio in piena Teen Age, nel 1981, Cobain riceve in regalo una chitarra elettrica slide della “Blue Hawaai” e un amplificatore. A Regalargli questi fondamentali strumenti “salvavita” fu la Zia Mary, nonostante Wendy fosse contraria. Kurt era ambidestro ma decise di imparare a suonare con l’impostazione mancina, valutando il fatto che fossero pochi i chitarristi mancini ad aver avuto successo (Giusto tre nomi: Paul McCartney, Jimi Hendrix, Toni Iommi. NdA)

Sempre in questi determinanti anni, miriadi di avvenimenti –quasi fossero meteoriti- si schiantano sulla vita di Kurt. Il Padre si risposa ed il rapporto con il figlio peggiore sempre più, “aggravato” dalla nascita di Chad, fratellastro di Kurt, nel 1979. L’adolescente Kurt le prova tutte per conquistare le attenzioni del padre, compreso entrare nelle squadre scolastiche di Wrestling prima e baseball poi.

Altra scoperta di quegli anni sono le droghe, in primis la Ganja:

[…] Anche se mi ero fatto per la prima volta proprio in quelle settimane avevo dichiarato che era "qualcosa che avrei fatto per il resto della mia vita!". E avrei fatto praticamente di tutto per assicurarmi il rifornimento di quell'erba meravigliosa […]

 

L’anno successivo al regalo di Zia Mary, il 1982, vede Kurt allontanato dalla casa paterna per andare nuovamente da Wendy –sua madre- e dal nuovo compagno Pat O’Connor, suo futuro marito. L’82 portò nella vita di Cobain Buzz Osborne, cantante dei Melvins, idoli di Kurt e suoi futuri amici. Buzz sarà determinante nella formazione musicale di Cobain: Black Flag, Butthole Surfers, MDC e gli stessi Melvins influenzeranno la musica e le creazioni successive di Kurt.

Il 1985 è un altro Annus Orribilis nella vita di Kurt. Lascia la scuola e Wendy lo pone davanti ad una scelta obbligata: o lavori o prendi la porta. Kurt prese la porta, vivendo a casa di amici, nella sua Plymouth, fino a che non trovò un lavoretto che gli permise di pagarsi un piccolo appartamento.

Nello stesso periodo, Kurt conobbe il figlio di due immigrati croati, Krist Novoselic. I due, dopo alcuni tentativi, misero insieme un gruppo, cambiando nome ad ogni esibizione live, oltre che cambiare batterista molto, troppo spesso.

Nel 1987, sul finire, i due – alla batteria c’era Chad Channing- trovano il nome definitivo per la band. È Cobain a tirare fuori il termine “Nirvana”, ispirato all’omonimo concetto buddista, ossia «la libertà dal dolore e dalla sofferenza del mondo esterno». Molto punk – rock anni ’80, tra le altre cose.

I Nirvana incidono “Love Buzz”, singolo che attira le attenzioni si Calvin Johnson, DJ di Radio Kaos, Olympia, Washington. La traccia gira, piace e sempre più persone seguono i live di Kurt e soci. Arriva il 1989, l’anno del primo Album “Bleach”.

Bleach”, ovvero Candeggina, prende il nome da una campagna pubblicitaria coeva, in cui si invitavano i tossicodipendenti – nell’ottica di una lotta preventiva all’AIDS, il Male che esplode proprio in quel decennio- a pulire gli aghi con la succitata sostanza.

Con Chad Channing, Kurt e Krist incidono ancora qualche traccia, prima che il batterista ceda il passo a Dave Grohl. In contemporanea, arriva un contratto con una Major, la Geffen Records, oltre che Butch Vig, uno dei produttori più forti del periodo (Butch è anche musicista: fonderà –qualche anno dopo- i Garbage. NdA).

Annus Domini 1991: il Mondo si sveglia con un riff di quattro accordi, prima in Clean e poi in Super Distorsione, un basso metronomo ed una batteria pestata. A tirare il tutto verso i cuori della “Generazione X” sono le parole e la rabbia del cantato di Cobain.

Il videoclip sarà trasmesso su MTV a rotazione continua. Il risultato? 4 parole: “Smell Like Teen Spirit”, singolo di traino dell’album “Nevermind”. In sole quattro settimane, l’album (Butch Vig aveva previsto ottimisticamente circa 500.000 copie vendute) brucia il Masterpiece di un certo Micheal Jackson “Dangerous” (l’Album di “Black or White”, per intenderci. NdA) e si appollaia al primo posto della Billboard 200 per settimane.

I Nirvana sono sulla bocca di tutti e molti, tantissimi ragazzi e non si ritrovano nella rabbia, nella frustrazione, nelle discordanze delle liriche e degli accordi di Kurt e soci. Tuttavia, un animo sensibile come quello di Kurt non è preparato a diventare una stella di prim’ordine, tra fans, interviste, playback, foto e tutto il circo che fa da corollario al Music Business.

COURTNEY, FRANCES BEAN, OVERDOSE, IN UTERO: 1992 E 1993 CON KURT

Nel 1990, mentre lavorava alle tracce che avrebbero composto “Nevermind”, Kurt incontrò la leader degli Hole, gruppo di noise rock, che si era lasciata da poco con Billy Corgan, cantante e frontman degli Smashing Pumpkins. Esatto, è lei, è Courtney Love, la “Yoko Ono del grunge”, definita così da qualche buontempone.

I due, tra molte droghe e live infiammanti, arrivano a sposarsi nel 1992, sulla spiaggia di Waikiki (Hawaii). Sempre lo stesso anno, l’otto di agosto, nacque la figlia di Kurt e Courtney, Frances Bean. (Il secondo nome, “Fagiolo”, venne scelto dopo la prima ecografia, quando il feto ricorda effettivamente il legume. NdA). Qualche mese prima, Kurt era andato in overdose e riacciuffato per i capelli. Più volte dichiarò che l’eroina era l’unico calmante per i laceranti dolori allo stomaco di cui soffriva (Si sottopose ad un numero mai definito di visite specialistiche, senza risolvere alcunché. NdA).

Nel 1993, i Nirvana danno alla luce l’opera seconda, intitolata “In Utero” e trascinata da “Heart-Shaped Box”, singolo con un video pensato dallo stesso Cobain. Blasfemia, irriverenza e aggiungete quanti aggettivi dispregiativi vi vengono in mente: così viene accolto il binomio Video + singola da alcuni. Ma è la Generazione X a vincere, pur non volendolo fare: l’album decolla e il Video stravince agli MTV Video Music Awards dello stesso anno.

Novembre, 1993, New York. In un’atmosfera molto intima, con tanto di fiori e candele, Kurt, Krist, Dave e –per l’occasione anche il secondo chitarrista e amico Pat Smear- si ritrovano in uno studio, circondati da pochi fan. È l’inizio del live più famoso del trio di Aberdeen, quell’MTV Unplugged” che vedrà la luce dopo la dipartita di Cobain.

Nel frattempo, l’eroina si sta impadronendo delle reazioni di Kurt, che si isola sempre di più dagli amici della band e litiga tanto, troppo con Courtney. Il 30 gennaio 1994, Cobain entra in sala per quella che diverrà la sua ultima session. Incidono diverse tracce, compresa “You know You’re right” (pubblicato nel 2002. NdA). Il 23 febbraio, i Nirvana fanno la loro ultima apparizione televisiva, caso vuole in Italia, a “Tunnel”, programma in seconda serata creato e condotto da Serena Dandini.

A Cobain vengono diagnosticate una bronchite e una laringite, motivo per cui decide di prendersi una pausa. Questo break, unito al rifiuto di far parte della playlist del festival Lollapalooza ’94 (i Nirvana rifiutarono un cachet di 8.000.000 $. Sì, hai letto bene: ottomilionididollari. NdA), fa nascere e crescere l’idea che il trio si stia per sciogliere.

Kurt resta a Roma per un po’, mentre Courtney e Frances lo raggiunsero giusto in tempo per ribeccarlo nuovamente in overdose. Cobain aveva buttato giù 50 pasticche di Rohypnol, (uno di più famosi Sonniferi/Sedativi. 50 pasticche potrebbero stendere un animale di grossa taglia. E per grossa intendo GROSSA. NdA), innaffiando il tutto con lo Champagne nella splendida cornice della suite dell’Excelsior Hotel di Roma.

Courtney Love dichiarerà in seguito che quello fu il primo tentativo di suicidio da parte di Kurt. Non riuscito, però: la Love chiamò i medici e –dopo un mix di farmaci e un miracolo da parte dei medici del Pronto Soccorso – Kurt fu ricoverato al Policlinico “Gemelli” prima ed all’American Hospital l’indomani mattina. Rimase in coma farmacologico alcuni giorni prima di riprendersi.

Ma Kurt non si riprende mai del tutto.

Il 18 marzo, i Cobain sono nuovamente sul suolo americano, a Los Angeles. Courtney chiamò la polizia: Kurt risultava chiuso in bagno, con una pistola in mano ed un barattolo di pastiglie. Gli venne “consigliato” di sottoporsi ad un programma di disintossicazione presso l’Exodus Medical Center di Los Angeles. Ci arriva il 30 marzo e due giorni dopo, il 1° aprile, riceve la visita della figlia, accompagnata da una tata.

Terminato l’incontro, durante la notte, Kurt scavalca il muro di cinta della struttura, prende un taxi e si dirige l’aeroporto: destinazione Seattle. Nei giorni seguenti, viene visto da diverse persone nell’area di Seattle, compreso Micheal DeWitt, che abitava a casa sua.

Il 3 aprile, Courtney contatta un investigatore privato per ritrovare il marito, mentre Wendy Cobain fa tappezzare la città di manifesti con la foto di Kurt e la scritta “Missing”.

Il giorno 8 aprile Gary Smith, di professione elettricista, trova il corpo di Kurt nella serra vicino al garage di Casa Cobain. A prima vista, nota solo piccole tracce di sangue nell’orecchio sinistro. Contatta subito le autorità.

Il referto parla di un “colpo di fucile autoinflitto alla testa”, i cui effetti non erano evidentemente visibili dall’angolazione in cui Smith trovò il corpo di Kurt. La morte viene datata al pomeriggio del 5 aprile; nelle vene di Kurt viene trovato un quantitativo mastodontico di eroina e valium.

Accanto al corpo, c’è una lettera. C’è chi la considera un biglietto d’addio, chi un atto di insofferenze e rifiuto nei confronti nel Music business, della vita, della società (le versioni, dal 1994 ad oggi, sono aumentate in maniera esponenziale. NdA). La lettera è intestata a Boddah, l’amico immaginario del Kurt – bambino.

«Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po' vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l'etica dell'indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell'ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio, quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l'ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l'apprezzo, Dio mi sia testimone che l'apprezzo, ma non è abbastanza).

Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po' stordito per ritrovare l'entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l'empatia che ho per tutti. C'è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, Pesci, Gesù santo! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.

Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l'idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall'età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.

Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.

Ti prego Courtney continua ad andare avanti, per Frances.

Perché la sua vita sarà molto più felice senza di me.

VI AMO. VI AMO.»

 

 

Kurt viene a mancare a soli 27 anni, entrando –volente o nolente- nel “Club 27”, un circolo tragicamente esclusivo di cui fanno parte, tra gli altri, Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin. Cobain venne creamto e le sue ceneri furono divise in tre parti: una parte venne sparsa di fronte a casa Cobain – Love, al 171 Lake Washington Boulevard; un’altra nel fiume Wishkah e l’ultima parte (o terzo) restò con Courtney (forse fu trafugata nel 2008 dalla casa hollywoodiana della rocker. NdA).

Con Kurt, va via l’urlo feroce di una generazione disillusa, la rabbia per un mondo troppo caotico e privo di valori.

Un animo profondo e poetico che non ha saputo reggere il peso della fama.

A 25 anni dalla sua scomparsa, voglio ricordarlo così, come colonna sonora della mia e di tante, tantissime vite.

 

“Hey! Wait! / I've got a new complaint
Forever in debt to your priceless advice / Hey!”

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