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Le Bandiere Non Muoiono Mai

Le Bandiere non muoiono Mai

È passato un mese, più o meno, da quando Daniele De Rossi, storica bandiera della Roma, ha salutato la squadra giallorossa e i tifosi che lo hanno seguito durante una carriera lunga 18 anni tra i professionisti, sempre con la maglia della Lupa indosso. Un addio forzato, non voluto da De Rossi, non scelto dal calciatore.

Immaginate di nascere Romano (Romano di Roma, cittadino romano autentico, romano da più generazioni), Romanista (Tifoso della squadra di calcio della Roma) e di divenire giocatore della Roma (Associazione Sportiva Roma, nata nel 1927 e portante colori sociali rosso e giallo). Un sogno che insegui sin da bambino, quando tiri calci al pallone nel cortile di casa o nel campo dell’oratorio.

Immagine di diventare, sudandovela, il “Capitan Futuro”, avendo come Capitano e simbolo la Bandiera romanista e romana degli ultimi 30 anni: Francesco Totti. Immaginate di vedere “Er Pupone” messo sempre più all’angolo dalla società, fino a scegliere di abbandonare il calcio giocato (con molti rimpianti e non troppo amore nei confronti della Proprietà). Ma Totti, potreste dirmi, aveva raggiunto un’età in cui un calciatore può ritirarsi senza sollevare scandali (anche se così non è successo).

Nel caso di Daniele De Rossi, parliamo di un giocatore 35enne, la stessa età di Fabio Quagliarella, capocannoniere del Campionato appena terminato. Un giocatore messo ai margini dalla proprietà e portata ad abbandonare –nolente- la sua seconda pelle, quel giallorosso identitario.

Al suo posto, come Capitano, un altro ragazzotto romano e romanista, quel Florenzi che ha indossato più e più volte la fascia più ambita. Potrebbe terminare anche la sua avventura, nel seno di “mamma Roma”: si vocifera di un fortissimo interessamento da parte dell’Inter di Conte

Un’altra bandiera ammainata nel sempre più plumbeo cielo di Roma. Corre volte –ma sui rumors non possiamo far affidamento- che il nuovo capitano. Eppure, per quanto scandalo stia facendo la presidenza Pallotta e i rumors che si moltiplicano a velocità folle, non è certo la prima volta che tutto questo capita. Anzi, non mi stancherò mai di ripeterlo, la Storia è ciclica.

Correva l’anno 1984, era il 26 giugno. In un Olimpico gremito, Roma e Verona si giocano la Coppa Italia. Sulla curva degli ultras romanisti c’è uno striscione monumentale, dedicato al Capitano della squadra. Il Capitano dello scudetto, della finale persa contro il Liverpool a casa propria, un Romano Romanista de Roma: Agostino Di Bartolomei.

Lo striscione recitava:

Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva

Anche lui, per logiche di schemi differenti di gioco, fu allontanato dalla sua squadra. Anche lui, come farà Daniele De Rossi, cercò di continuare con un’altra maglia indosso. Sempre con l’amore per la propria squadra del cuore.

Quella che ti fa piangere, ti fa urlare di rabbia, ti fa gioire e festeggiare. La squadra che hai visto allo Stadio da bambino e quella che rappresenti quando, sempre in quello Stadio, ti ci ritrovi da protagonista, da Capitano, da Leader.

Non esistono più le bandiere in questo calcio, così poco romantico e troppo tecnico. Lo so, la mia affermazione è quasi un cliché, ma ho vissuto e conosciuto un calcio dove le Bandiere giocavano sino alla fine del loro ciclo calcistico.

La Roma non è certo l’unico caso isolato (ricordate Alex Del Piero e la Juventus? Io sì) ma questa Roma italoamericana (e forse troppo “americana” in certi ragionamenti) sta perdendo la bussola.

Che sia un tentativo del Presidente per avere l’esclusività del potere temporale sulla squadra? Si sa, le Bandiere –a volte – sono scomode, soprattutto quando non si mettono il problema di parlare e raccontare la loro versione di fatti.

Un esempio? Ascoltatevi –se non l’avete già fatto – le dichiarazioni di De Rossi e di Totti, quando ha deciso di abbandonare il ruolo di dirigente della Roma (seconda scottatura per l’Ottavo Re di Roma). Vi regalo giusto qualche stralcio preso dalle loro dichiarazioni, sperando che la Roma diventi –dal punto di vista delle Bandiere – un caso isolato.

 

Totti sulle dimissioni da dirigente (e da calciatore):

" Mi dimetto dal mio ruolo nella Roma. Viste le condizioni credo sia stato doveroso e giusto prendere questa decisione, non ho mai avuto la possibilità di operare in modo effettivo sull'area tecnica. […]. I presidenti, gli allenatori e i giocatori passano, ma le bandiere non passano. […] Sapevano (i quadri dirigenziali della Roma. NdA) le mie intenzioni, volevo dare tanto a questa società, ma loro non hanno mai voluto. Mi tenevano fuori da tutto. […] C’è un pensiero di certe persone di togliere i romani dalla Roma. Un pensiero che alla fine… È prevalsa la verità: sono riusciti ad ottenere quello che volevano anche da 8 anni a questa parte quando sono entrati gli americani hanno cercato in tuti i modi di metterci da parte. Con gli anni hanno cercato in tutti i modi… Hanno voluto questo ed alla fine ci sono riusciti. "

 

De Rossi sull’addio alla Roma:

“Modalità d’addio: l’addio me lo sarei immaginato in maniera molto diversa, con la società c’è un minimo di distacco perché io volevo continuare a giocare. Mi hanno cacciato via ed ho accettato la decisione. Sarà difficile abbandonare delle abitudini consolidate. La macchina ormai andava da sola a Trigoria”

 

La Roma ha risposto sia a De Rossi sia a Totti. Nel caso di quest’ultimo, il n° 2 dei Giallorossi, Mauro Baldissoni ha risposto, parlando di come Totti abbia visto male il comportamento della società:

 

"[…] Il Club è estremamente amareggiato nell’apprendere che Francesco Totti ha annunciato di lasciare la Società e di non assumere la posizione di Direttore Tecnico dell’AS Roma. Gli avevamo proposto questo ruolo dopo la partenza di Monchi ed eravamo ancora in attesa di una risposta. […] Nonostante comprendiamo quanto sia stato difficile per lui decidere di lasciare l’AS Roma dopo trent’anni, non possiamo che rilevare come la sua percezione dei fatti e delle scelte adottate dal Club sia fantasiosa e lontana dalla realtà.”

 

Non credo si debba aggiungere altro, dopo le esternazioni di Baldissoni. Anzi, qualcosa c’è: le Bandiere nel Calcio servono. Giocatori che rinunciano a club più blasonati (le proposte a Totti e De Rossi da parte di Florentino Peres, n°1 del Real Madrid le ricordiamo tutti), che stringono i denti, che sono disposti a scendere in campo anche non in perfette condizioni. Giocatori che si caricano la squadra sulle spalle, novelli Atlante, e la portano al successo.

Viva il Calcio e Viva le Bandiere nel Calcio.

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