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Magnus – Magnus Pictor Fecit

Uno dei più grandi fumettisti del Novecento italiano. In Coppia con Bunker, ha creato una nuova generazione di personaggi unici, da “Alan Ford” a “Satanik”, da “Maxmagnus” a “Tex”.

Bagnate il pennino nella china, preparate i fogli e via, seguitemi nella vita di Roberto Raviola, meglio conosciuto con il suo nom de plume, Magnus.

L’ACCADEMIA, BOB LA VOLPE, LA PREMIATA DITTA MAGNUS&BUNKER

Roberto Raviola, vero nome di Magnus, nasce in quel di Bologna il 31 maggio 1939. Praticamente nasce con un pennino in mano e i suoi studi si indirizzano verso l’illustrazione e l’arte. Diplomatosi nel 1961 all’Accademia di Belle Arti in scenografia, prosegue gli studi per altri due anni, frequentando il corso di ceramica. Inizia a disegnare vignette goliardiche, legate al mondo della sinistra (Magnus non ha mai nascosto il suo ideale politico). Per mantenersi, insegna disegno e continua con le illustrazioni, firmandosi con lo pseudonimo di “Bob la Volpe”, fino a quando non si imbatte nel motto latino “Magnus Pictor Fecit”. Contraendo l’affermazione, resta Magnus.

Annus Domini, anzi Magnus Domini 1964: Roberto viene ingaggiato da un giovane sceneggiatore, innamoratosi di “Diabolik” e dei personaggi creati dalle sorelle Giussani e desideroso di trovare un autore capace di creare qualcosa di unico. Lo sceneggiatore si chiama Luciano Secchi ma utilizza –casualità – un nom de plume: per tutti, è semplicemente Bunker.

I due, Magnus & Bunker, realizzano opere miliari nel fumetto italiano, tutte edite con la “Editoriale Corno”. Da “Kriminal” a “Satanik”, da “Dennis Cobb – Agente SS018” a “Maxmagnus”, i due portano una ventata d’aria nuova nel già ribollente mondo del fumetto. Sino a quando, anno 1967, dagli sforzi dei due nasce un personaggio che ricorderà fisicamente Peter O’ Toole (Vi dice nulla “Lawrence d’Arabia”? Proprio lui, il bellone biondo con l’occhio ceruleo) pur non avendo la stessa estrazione sociale o reddito. Alan Ford, questo è il nome del personaggio, affiancato dal Gruppo TNT, irrompe come una bomba nel mercato italiano due anni dopo, nel 1969

Ambientazione newyorkese, umorismo surreale alla Magnus & Bunker … et voilà, il Mito è servito.

Magnus resterà con Bunker, Alan Ford e la Corno sino al settembre 1975. Con il n° 75 di “Alan Ford”, Magnus interrompe il sodalizio con Bunker, la collaborazione con la Corno e la realizzazione grafica del fumetto. Tornerà eccezionalmente dietro le chine e i pennini per il n° 200 della rivista, uscito nel 1986, ben 11 anni dopo.

Ma in questi 11 anni Magnus non sta fermo. Non è da lui stare fermo, anzi.

Roberto inizia a lavorare per la Edilfumetto e per Renzo Barbieri, pioniere del fumetto erotico anni ’70. Contemporaneamente, Magnus ricerca un nuovo stile, un nuovo modo di comunicare visivamente. Meno chiaroscuro, più pulizia, più vicinanza allo stile francese “ligne claire” (tratto deciso, pulito, definito).

Con la Edilfumetti pubblica “Mezzanotte di morte”, “Dieci cavalieri e un mago”, “Quella sera al collegio femminile” e “Il teschio vivente”, oltre che “Lo sconosciuto”.

Gli anni Settanta si chiudono con la pubblicazione di “La compagnia della forca” co – disegnata assieme a Giovanni Romanini (che Magnus conosceva dai tempi della collaborazione con Bunker; Romanini si occupava delle chine. NdA).

Il decennio successivo vedrà Magnus puntare il pennino verso Est, verso Oriente.

MILADY, I BRIGANTI, CHIN P’ING MEI, LE FEMMINE INCANTATE: L’ORIENTE E LA PERFEZIONE

Gli anni Ottanta segnano un cambio di direzione per Magnus, attirato dalla cultura e dagli scritti cinesi. Nasce così “Milady”, che unisce le atmosfere orientali a quelle post futuristiche alla “Flash Gordon”.  Del resto, il periodo è quello del revival fantascientifico, tra il rilancio del succitato Gordon (il lungometraggio, con Ornella Muti nei panni della co – protagonista e i Queen come autori della colonna sonora, vedrà la luce sempre nel 1980. NdA) e l’eco delle “Guerre Stellari” di Lucas.

Lo stile di Magnus è sempre più verso la precisione maniacale e l’attenzione ai minimi dettagli. Già alcuni anni prima, nel 1978, aveva iniziato a lavorare su “I Briganti”, ispirata dall’omonimo romanzo cinese scritto da Luo Guanzhong e Shi Nai'an nel XV secolo. I primi dodici capitoli vengono pubblicati nel novembre ’78; altri due vedranno la luce circa dieci anni dopo, tra il 1987 e il 1988. (La serie resterà incompleta e incompiuta: all’appello mancheranno due atti previsti dall’autore, “La Missione Divina” e “La Battaglia dei Cento Reggimenti”.)

Sarà un altro romanzo cinese, “Chin P'ing Mei” (Fiori di prugno in un vaso d’oro, scritto da Lanling Xiaoxiao Sheng nel XVI secolo) a spingere Magnus a realizzare “Le 110 pillole”. Edito nel 1985, è una graphic novel in cui erotismo, sesso e morte trascinano il ricco farmacista Hsi – Men Ching nell’oblio.

Tra il 1987 e il 1991 Magnus inizia a pubblicare “Le Femmine Incantate”, sette storie brevi ispirate da un volume di novelle cinesi. Il cosiddetto “impianto grafico” è così complesso ed elaborato che Magnus ci impiegherà davvero tantissimo tempo per terminarlo (le uscite delle storie termineranno nel 1991, quattro anni dopo l’inizio)

Nuovi orizzonti si aprono per Magnus, proprio alla fine degli Eighties: da Est si va verso Ovest, verso quel West bonelliano dove vive ed impera il nostro Ranger preferito, Tex Willer.

MAGNUS, BONELLI, TEX E LA VALLE DEL TERRORE

1989: Magnus entra in contatto con Sergio Bonelli, padre di Tex Willer. Il nostro, armato di precisione maniacale e pennini, si ritira a Castel del Rio, 1209 anime in provincia di Bologna, dove resterà per sette anni a lavorare all’albo. Sì, perché Magnus lavora ad uno dei cosiddetti “Texoni”, maxi albi speciali dove il personaggio di Willer vive avventure uniche. “La Valle del Terrore”, questo il nome dell’albo, consterà di 224 tavole che sfiorano la perfezione.

Per “sfiorare la perfezione”, non esagero: i dettagli infinitesimali sono ricercati dal Magnus su cataloghi d’epoca, per mantenere assoluta fedeltà al contesto storico e lo stile inconfondibile di Magnus adattato fedelmente per rispettare le fisiche Willeriane.

Roberto “Magnus” consegna l’ultima tavola sette anni dopo aver iniziato. È il 1996, è il 5 febbraio e l’universo del fumetto perde uno dei suoi autori più duttili, più maniacali, più surreali e geniali di sempre. Da tanto, troppo tempo, un tumore al pancreas lo ha minato e indebolito tanto da fargli gettare la spugna.

Oggi Magnus avrebbe compiuto 80 anni.

Grazie per aver reso le nostre giornate uniche con il tuo stile, le sue idee, i suoi guizzi d’arte.

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