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Mondiali 1966 – God Save the Goal

Mondiali 1966 – God Save the Goal

Anno 1966. Mentre in Inghilterra e nel mondo ancora furoreggia la “Beatlemania” e le minigonne, create da Mary Quant, fanno girare la testa a tanti, nella patria di Sua Maestà, il Regno Unito, stanno per iniziare i Campionati Mondiali di Calcio.

Cosa successe andremo a vederlo assieme.

Prendete le bandiere e seguitemi nella “Patria” del Football.

 

La Coppa che non c’è più, Il Brasile di Pelè, l’Italia della Fatal Corea e tanto altro

Nell’estate nel 1966 i Mondiali stavano per iniziare in quella che si autoproclamava Patria del vero e puro Football, l’Inghilterra. Oltre alla Nazionale dei Tre Leoni, classificata di diritto in quanto paese ospitante, altre Nazionali ambivano a conquistare la celeberrima Coppa Rimet.

Trofeo che arrivò a Londra, portato dalla FIFA. All’epoca, infatti, la Nazione detentrice del titolo rimetteva a disposizione la Coppa, consegnandola alla Federazione (la FIFA). Messa in esposizione, la Rimet…sparì. Semplicemente scomparve. Tra il panico generale, il buon senso degli Inglesi e la loro praticità li portò a creare – grazie a un abile orafo- una copia.

E la “vera” Rimet? Fu ritrovata, in maniera totalmente casuale, da un simpatico meticcio, Pickles, il quale stava passeggiando al guinzaglio per le strade della Capitale britannica. Grazie al suo fiuto, individuò un pacchetto nascosto in una siepe, un involucro di carta di giornale che conteneva la nostra Coppa.

Inutile dire quanto venne ringraziato Pickles (credo più del padrone). Tra colpi al cuore come questi e novità commerciali (come l’introduzione di una Mascotte, il Leone Willie), il Mondiale poté iniziare.

Oltre alla succitata Inghilterra c’era il Brasile (Vincitore degli ultimi due tornei, 1958 e 1962), il sempre pericoloso Uruguay, l’Italia dei talenti e alcune outsider: Argentina, il Portogallo di Eusebio e l’URSS, che aveva vinto l’Europeo nel 1960 ed era arrivata seconda quattro anni dopo.

Outsider delle Outsider: la Corea del Nord. Ricordatevi questa squadra. Per lei (in quanto comunista) non fu suonato l’inno Nazionale, se non in forma brevissima durante la prima partita. La Federazione Inglese fece pressioni sulla FIFA per negare loro il visto. Come vedremo in seguito, i nord-coreani si distingueranno per altre azioni, non per propaganda “rossa”.

Per quanto riguarda l’Africa e l’Oceania, il discorso era bello che complicato. All’epoca, il regolamento prevedeva un solo posto per ciascuno dei Continenti. Considerate che la Federazione dell’Oceania (a cui faceva riferimento l’Australia) non esisteva e che i “Kangaroos” avrebbero dovuto giocarsi un posto prima nel girone asiatico e poi affrontare uno spareggio con la vincente del Girone Africano.

Le polemiche, da parte delle diverse Federazioni coinvolte, non turbarono il clima della FIFA, tant’è che ben 15 Nazionali appartenenti al Continente culla dell0umanità si ritirarono. Una sedicesima, il Sudafrica, venne esclusa d’ufficio per via dell’assurdo regime dell’Apartheid, che resterà in vigore ancora per alcuni decenni.

In un clima non propriamente di festa, tra sospetti (l’allora capo della FIFA era l’inglese Sir Stanley Rous, per la cronaca), dichiarazioni di vittoria pre-annunciate da parte degli Inglesi, il Mondiale iniziò –finalmente- sul campo.

Tante furono le soprese di quel Mondiale poco “pirotecnico” dal punto di vista tecnico e tattico e molto ponderato, quasi “Inglese”. Vediamole assieme.

Nel Gruppo 1, dove militavano Inghilterra, Uruguay, Francia e Messico furono le prime due a qualificarsi facilmente. Nel Gruppo 2 (Spagna, Svizzera, Germania Ovest e Argentina), furono i tedeschi occidentali e i sudamericani a qualificarsi. Gruppo 3, quello del Brasile bi-Campione: dopo il primo match Pelé si infortuna e i verde oro prendono due scoppole inaspettate, compresa quella contro il Portogallo (di fatto il Benfica più qualche aggiunta) di Eusebio. Nel Gruppo 4 militavano l’Italia, il Cile, l’URSS e la Corea del Nord. Quattro anni dopo la “Battaglia di Santiago” dei Mondiali Cileni, l’Italia batté la “Roja” per 2-0, perdendo contro l’URSS, seppur di misura. L’ultima e decisiva partita era contro i nord-coreani, alloggiati il più lontano possibile da Londra, a Middlesbrough e ivi “adottati” dalla popolazione locale. Partita facile, solo sulla carta: finì 1-0 per gli asiatici e l’Italia, con la coda tra le gambe, tornò in patria. Ad attenderli, a Genova, c’erano 600 tifosi inferociti, con tanto di lancio di pomodori e insulti. Morale della favola: il turno fu passato proprio dai Nord Coreani e dai Sovietici.

Gli abitanti di Middlesbrough, in massa, seguirono i giocatori della Nazionale asiatica nei turni successivi, giocati a Liverpool.

I coreani si portarono sul 3-0 contro il Portogallo, prima che Eusebio salisse in cattedra: 4 goal e un assist portarono il risultato finale sul 5-3 sui Lusitani. A Londra andò in onda lo scontro tra Inghilterra e Argentina, con espulsione del capitano Albiceleste, Antonio Rattin, che andò a sedersi sul “Red Carpet” riservato alla Royal Family. Praticamente, Wembley rischiò di crollare a furia di fischi e “Booooo”. Negli altri due quarti si sfidavano URSS – Ungheria (vinsero i sovietici 2-1) e Uruguay – Germania Ovest. Quest’ultima partita terminò 4-0 per i tedeschi, dopo due espulsioni per i sudamericani.

Un pizzico d’Italia, in ogni caso, continuò il cammino di Inghilterra 1966: si trattava dell’arbitro Concetto Lo Bello, che i tifosi della serie A già conoscevano e “apprezzeranno” anche in seguito. Il nostro arbitrerà URSS – Germania Ovest, finita con la vittoria di questi ultimi, accusati di giocare un “calcio violento”. I dati, in effetti, parlano a loro sfavore: ridussero in dieci l’Argentina (espulsione), in nove l’Uruguay (due espulsi) e idem l’URSS (un espulso e un ferito grave). L’altra semifinale vedrà Bobby Charlton segnare una doppietta e trascinare i Tre Leoni in finale.

Beh, l’aveva annunciato, no?

 

Non che tra tedeschi e inglesi corresse buon sangue: gli echi di vent’anni prima, della Seconda Guerra Mondiale erano ancora freschi.

Partita che iniziò con un goal dei tedeschi al 12° e relativo pareggio degli Inglesi 6 minuti dopo. Un’ora dopo gli inglesi passarono in vantaggio con Peters per poi farsi raggiungere all’89° con un goal favorito – a dir degli Inglesi- da un tocco di mano da parte di Schnellinger.

Si andò ai supplementari e lì, sarà l’aria d’Inghilterra, saranno i fantasmi delle Leggende britanniche ma i britannici segnarono un goal…fantasma. Sul tiro di Hurst, il pallone colpì la parte inferiore della traversa, toccò la linea di porta e uscì. Le riprese televisive dimostrarono che il pallone non aveva varcato la linea ma l’arbitro fu di diverso avviso.

Mica è finita qui. I Tedeschi protestarono per tutto il resto dei supplementari e Hurst segnò il goal del 4-2, firmando una tripletta. Va detto che l’ultimo goal sarebbe stato da annullare, viso che ci fu un’invasione di campo. Ma indovina indovinello? Il match terminò proprio come immaginate.

4-2 finale e giocatori Inglesi che vincono la Coppa a casa loro, in quel Tempio del Calcio qual è Wembley e –per di più- premiati dalla Giovane Regina Elisabetta II. What else?

Terminò così un Mondiale strano tra defezioni africane, giocate violente, la “Fatal Corea” che fece fuori l’Italia e il CT Fabbri e la Corea del Nord che –come tanto Outsider- face innamorare tanti tifosi.

Quattro anni dopo si giocherà il primo dei Mondiali Messicani (il secondo sarà nel 1986), con il Brasile del redivivo Pelè, la “Partita del Secolo” Italia-Germania Ovest e tanto altro.

Ma quella è un’altra storia.

 

Alberto Caboni

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