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Paolo Maldini - 50 Anni da Leggenda

Paolo Maldini - 50 Anni da Leggenda

TALE PADRE, TALE FIGLIO: UN CUORE ROSSONERO

C’era una volta un ragazzino che si chiamava Paolo. Quarto di sei fratelli, era nato a Milano il 26 giugno del 1968. Suo padre si chiamava Cesare ed aveva militato in diverse squadre, lasciando un segno indelebile nella storia del Milan F.C., prima come giocatore (era il Capitano del Milan che vinse la Coppa dei Campioni contro il Benfica di Eusebio) e poi come allenatore.

Paolo era innamorato del calcio e del pallone, tanto che disputò il suo primo provino nel settembre 1978, a dieci anni appena compiuti. Il provino – manco a dirlo- lo sostenne con il Milan.

Esordì nella massima Serie a sedici anni, il 20 gennaio 1985. Convocato in panchina da Nils “Il Barone” Liedholm come rimpiazzo di Mauro Tassotti, entrò in campo –complice l’infortunio di Battistini – nella ripresa. Il Milan pareggiò e Paolo, maglia numero 14 indosso, fece un’ottima impressione al vecchio Allenatore svedese.

“Paolo ha un grande avvenire”, dichiarò Liedholm a fine partita. Mai frase fu più azzeccata e veritiera.

L’anno successivo, il 1985-86, vide Paolo titolare inamovibile dell’undici Lieldholmiano, ricoprendo il ruolo terzino sinistro ed iniziando ad indossare quel numero che diventerà un tutt’uno con la sua pelle: il 3.

Il 4 gennaio del 1987, Paolo sigla il suo primo goal. Goal pesante, goal vittoria nel match contro il Como.

Giugno 1987. In panchina arriva l’uomo di Fusignano, Arrigo Sacchi. Con lui a tessere le trame della compagine rossonera, coadiuvato dal Presidente Silvio Berlusconi e dall’AD Adriano Galliani, il Milan diverrà stellare. Nella difesa rossonera, Paolo è il più giovane. Accanto a lui, “mostri” sacri come Mauro Tassotti, Filippo Galli e Franco Baresi, il Capitano.

Questo Milan vince ed il palmares si paolo si arricchisce di trionfi: lo scudetto del 1987-88, vinto contro il Napoli di Maradona, Careca e Alemao.  Arriva anche la prima Coppa dei Campioni dell’era Berlusconi, conquistata ai danni della Steaua Bucarest.

Continuano i successi: in due anni arrivano in casa rossonera una Supercoppa Italiana, una Supercoppa Uefa, una Coppa Intercontinentale ed una seconda Coppa dei Campioni, vinta contro il Benfica al “Prater” di Vienna.

Capita un episodio particolare durante la stagione 1990 – 1991. Nel marzo ’91, Adriano Galliani ritira la squadra durante il match contro l’Olympique Marsiglia. I riflettori del Vélodrome di Marsiglia si spengono. Per lo Staff dirigenziale rossonero, questo vuol dire mettere in difficoltà il continuo della partita. L’UEFA bandirà per un anno il Milan dalle competizioni europee.

 

MALDINI E LA NAZIONALE, NEL SEGNO DEL PADRE.

Nel frattempo, Paolo continua a ricalcare il percorso agonistico e sportivo del padre Cesare: arriva la chiamata dalla Nazionale, prima l’Under 21, poi la “Maggiore”. Con l?under 21 esordirà sotto la guida del padre nel 1986. Due anni dopo approderà nella Nazionale Maggiore, guidata da Azeglio Vicini. Sono gli anni che portano al Mondiale da giocare in casa, a quell’Italia ’90 che ci riporta alla mente le “notti Magiche” della jeunesse dorèe tricolore, quella squadra che vedrà schierati pezzi da Novanta della Storia del calcio italiano.

Paolo c’è, Paolo è lì, fascia sinistra e numero 3 sulle spalle. Con lui, top player quali Vialli, Mancini, Schillaci, Roberto Baggio, Tacconi, Zenga, Baresi.

Italia ’90 sappiamo tutti com’è andata e tutti ricordiamo i rigori contro l’Argentina di Maradona e Caniggia.

In azzurro, Paolo disputerà anche i Mondiali Americani, i primi a sbarcare negli U.S.A. Correva l’anno 1994 e - nell’infuocato pomeriggio di Pasadena – l’Italia vede le lacrime di Baresi e Roberto Baggio che calcia oltre la traversa. Il Brasile conquista la quarta stella.  Paolo diverrà il nuovo Capitano della Nazionale; Franco Baresi è in dirittura d’arrivo, il ritiro è vicino.  Sempre nel 1994, Paolo sarà premiato dalla rivista World Soccer “Giocatore dell’Anno”.

Anche nel Milan, i due si danno le consegne: la fascia passa dal numero 6 (che sarà ritirato dopo l’addio di Baresi) a Paolo, diventando un tutt’uno con il suo essere.

Un Leader disciplinato, mai sopra le righe, educato, capace di tenere assieme uno spogliatoio “pesante<” come quello del Milan del dopo Capello, quello che vivrà – dopo i fasti mondiali e la vittoria di tre scudetti ed un'ulteriore Champions League contro il Barcellona – gli anni della transizione.

“Il mio sarà un impegno di grande responsabilità. Sono comunque felice, ho avuto un grande maestro per 10 anni. Spero di avere preso da Franco qualcuna delle sue doti”, dichiarerà Paolo.

 

LE DUE CHAMPIONS DI PAOLO: DALLA TRAGEDIA DI ISTANBUL ALLA RIVINCITA DI ATENE

Gli anni come Capitano del Milan lo vedono in equilibrio, alternanza tra trionfi e sconfitte cocenti, con un palmares che vanterà due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa del Mondo per club e due Champions League, entrambe con una bellissima storia dietro.

La prima Champions Paolo la solleva a Londra, il 28 maggio 2003. La finale è stata vinta ai rigori contro la Juventus, dopo aver battuto i “cugini” dell’Inter in semifinale.  La particolarità ulteriore è che Paolo solleverà quella Coppa esattamente 40 anni dopo suo padre Cesare. Entrambi Capitani. Entrambi con la maglia rossonera. Entrambi a Londra. Paolo entra –casomai ce ne fosse bisogno- nella Storia del Milan e del Calcio.

La seconda Champions ha il gusto della rivincita. 25 Maggio 2005, edizione numero 50 della Coppa dei Campioni/Champions League. Ad Istanbul si confrontano il Milan di Paolo Maldini ed il Liverpool, semplicemente “The Reds”. Una finale folle: dopo 53 secondi, Paolo imbocca un cross di Pirlo, gira al volo in area. Diventa il giocatore più veloce e più anziano a segnare durante una finale di Champions. Il match, condotto dal Milan per 3 reti a zero (al goal di Paolo si aggiungeranno due reti di Hernan Crespo), vedrà il Liverpool pareggiare in sei minuti. Si arriverà ai rigori. Dudek, estremo difensore dei Reds, farà i miracoli; il Milan sbaglierà dal dischetto ben tre volte, l’ultima proprio con quel Andrij Shevchenko che siglò la vittoria del 2003.

Paolo, vero Capitano, vero Leader, sosterrà e guiderà la squadra sino ad arrivare alla notte del 23 Maggio. Il cielo è sereno sopra lo Stadio Olimpico di Atene. Il Milan di Paolo Maldini si ritrova di nuovo contro –le casualità splendide del Calcio- contro il Liverpool. Stavolta, non ci saranno rimonte, non ci saranno rigori, non ci saranno lacrime, se non di gioia. Questa volta sarà Pippo Inzaghi a segnare una doppietta, mitigata dal goal di Kuyt che terrà i rossoneri con il fiato sospeso sino al triplice fischio. Da lì in poi ci sarà la Festa, quella Coppa dalla Grandi Orecchie sollevata dal simbolo del Milan indomabile.

Purtroppo, come succede, anche le Leggende devono appendere gli scarpini al chiodo. Per Paolo, quel momento triste e magico arriverà il 31 Maggio del 2009, durante un Milan – Roma perso dai rossoneri per 3 a 2. Paolo saluterà il suo Stadio, il suo popolo, la sua famiglia. 80.000 persone lo applaudiranno. Purtroppo, uno strascico polemico, perpetuato negli anni con la Curva Sud, rovinerà il suo match d’addio. Ai continui e ripetuti fischi provenienti dalla Curva, Paolo risponderà con il dito medio. Forse l’unico gesto fuori ordine per un Signore come lui.

Il Milan ritirerà la sua maglia. Dopo di lui, chi potrebbe indossarla senza sentire il gravosissimo peso di quel numero?

 

DOPO IL CAMPO, UN’ALTRA SFIDA. DA MILANO A MIAMI

Dopo il ritiro, il Chelsea ha tentato Maldini, grazie a Carlo Ancelotti, storico compagno e Mister. Lo volevano all’interno dello Staff tecnico. Ma lui ha detto No.

Anche il Milan gli richiese, nel 2009-2010, di tornare a calcare l’erba del “San Siro” ma –anche lì- la risposta di Paolo fu negativa. 

Il campo l’aveva già visto protagonista, forse era giunto il tempo per nuove sfide.  Come quella iniziata nel 2015 assieme a Riccardo Silva: i due sono tra i fondatori del Miami F.C., squadra dell’omonima città della Florida e militante dal 2016 nella Major League Soccer.

 

Oggi Paolo Maldini, quel numero 3, la bandiera del Milan, compie cinquant’anni.  Auguri ad un grande uomo, un grande sportivo, amato e rispettato dai suoi avversari.

Auguri a Paolo Maldini, una delle ultime bandiere del Calcio.

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