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 Pelé – Simplesemente “O’ Rei”

Pelé – Simplesemente “O’ Rei”

“Semplicemente” il Calciatore Del Secolo secondo la FIFA, il CIO e l’IFFHS (International Federation of Football History & Statistics).

“Semplicemente” il Pallone d’Oro FIFA, eletto dai vincitori dell’ambito trofeo; l’unico ad aver ottenuto il Pallone d’Oro onorario.

Indossate gli scarpini e preparatevi a meravigliarvi: protagonista di oggi, Edson Arantes do Nascimento, ovvero Pelé.

 

Dondinho, Dico, un Mango come pallone, un soprannome non amato, un nome importante

 

Edson nasce a Três Corações, un piccolo centro vicino a Belo Horizonte (Brasile) il 23 ottobre del 1940. I suoi genitori sono Maria Celeste e João Ramos do Nascimento, ex calciatore più noto con il nomignolo di Dondinho che aveva dovuto interrompere la carriera a causa di un infortunio al ginocchio.

Quando Edson compie 5 anni, la famiglia si trasferisce a Bauru. La sua famiglia non naviga nell’oro, anzi. Per potersi comprare un pallone, dovette aspettare anni, guadagnando soldi facendo lo “Sciuscià” (lucidando scarpe). Per giocare, usa una palla fatta di stracci e carta (Chi non ha mai giocato con un pallone fatto di carta, rimedi ora: è davvero un altro mondo) o calcia un mango.

In questo periodo gli viene affibbiato il nomignolo “Pelé”, legato al fatto che il nostro storpiasse il cognome del portiere del Balu, Bilè, chiamandolo “Pilè”. Non ha mai amato quel nomignolo, Edson: anzi, preferiva e preferisce tutt’oggi essere chiamato con il suo nome di battesimo, omaggio a Thomas Elva Edison (Edson nella pronuncia brasileira).

In ogni caso, nomignolo o meno, il suo innegabile talento viene notato da Waldemar de Brito, ex giocatore della Nazionale verde oro (parliamo degli anni ’30 e ’40) che consiglia al giovane De Nascimento di fare un provino per il Santos. Parlando con la dirigenza della squadra, Waldemar spiega che quel piccoletto di 15 anni diverrà il miglior giocatore del mondo (non aveva visto male, de Brito). Dopo un anno di trafila nelle giovanili del club, il 7 settembre 1956 Pelé debutta nel glorioso 7-1 che il Santos rifila al Corinthians de Santo André, segnando un goal. Nel 1957, all’inizio della nuova stagione, il nostro è titolare inamovibile dell’undici, diventando be presto Capocannoniere del Campionato Paulista. Ha 16 anni e dieci mesi dopo avviene il debutto con la maglia della Nazionale. La partita è il “derby sudamericano” contro l’Argentina: saranno gli Albi celesti a vincere per 3-1- indovinate chi segnerà quell’unica rete brasiliana? Proprio lui, Pelé.

Stanno per arrivare i Mondiali del 1958 che si svolgeranno in quel della Svezia. Edson è tra i convocati dal CT Feola. Sarà un Mondiale da record per il ragazzo: è il più giovane del torneo, oltre che il più giovane a giocare una partita della fase finale della Coppa del Mondo. Il 19 giugno, contro il Galles, segna l’1-0, determinante per l’accesso alle semifinali. In semifinale, contro i Galletti della Francia, finisce 5-2. Tre dei cinque li realizza Pelé e diventa il più giovane marcatore nella storia della Coppa del Mondo (17 anni e 239 giorni) e il più giovane a realizzare tre gol (17 anni e 244 giorni). In finale, il Brasile incontra i padroni di casa della Svezia. Edson è in campo, diventando il più giovane giocatore a disputare una Finale di Coppa del Mondo (17 anni e 249 giorni). I Verde oro sconfiggono i gialloblù nordici per 5-2 con due goal di Pelé. La prima rete (pallonetto a danni del difensore e successivo tiro al volo) viene scelta come una delle segnature più belle della storia del torneo.

Per il Brasile è il primo titolo mondiale e la firma di O’ Rei è visibile. Ha quasi 18 anni e può ancora dare e fare tanto.

Le squadre europee puntano gli occhi sul talento del Santos: Real Madrid, Juventus, Manchester United, Inter. Quest’ultima squadra riesce a far firmare un contratto al campione. Dopo che il presidente del Santos subisce un’aggressione da parte di un tifoso indispettito dai “rumors” su Pelé, il Patron dei nerazzurri – Angelo Moratti – straccia di mano propria il contratto.

Per un giocatore (seppur grande quanto Pelé) non si può mettere in discussione una vita umana. In questo modo, Do Nascimento resta al Santos. Per tutelare il giocatore –ma soprattutto per la patria- nel 1961 Pelé viene dichiarato “Tesoro Nazionale”.

Il Re, anzi O’ Rei, entra (nuovamente) nella Storia. Nel marzo 1961, durante un Santos – Fluminense, realizza il “gol de placa” (Goal da Targa). Una rete così spettacolare da essere ricordata con una targa all’esterno del Maracanà: il più bel goal mai realizzato all’interno dello Stadio.

Mentre con il Santos segna carrettate di goal uno dietro l’altro, il Brasile si prepara a difendere il suo Titolo Mondiale nel vicino Cile, dove si svolgeranno i Campionati Mondiali nel 1962. Dopo aver segnato nella partita d’esordio contro il Messico, Pelé si infortuna nel corso del secondo match contro la Cecoslovacchia. Salterà il resto della Competizione e il Brasile, guidato da Garrincha, bisserà il successo di quattro anni prima. Pelé non riceverà la medaglia (venivano consegnate soltanto ai giocatori che avevano fisicamente giocato la finale) sino al 2007, anno in cui la FIFA coniò 122 medaglie per altrettanti giocatori facenti parte delle rose Campioni del Mondo dal 1930 al 1978.

Tornando al nostro Edson/Pelé, il 22 novembre del 1964 realizza otto goal in una sola partita (Santos – Botafogo, UNDICI a ZERO), stabilendo il nuovo record di marcature in una sola partita del Campionato Paulista (Batte il record di Arthur Friedenreich, sette goal realizzati nel 1929. NdA).

Nel 1966 arrivano i Mondiali nella Terra di Sua Maestà, arriva Inghilterra ’66. Un mondiale a gamba tesa, possiamo definirlo così, visto il gioco più rude e duro che si vede durante i match. Durante la partita contro la Bulgaria, Pelé segna su punizione, diventando il primo giocatore ad aver segnato in tre mondali differenti. Peccato che Žekov, difensore bulgaro, lo “taglia” come se fosse un tosaerba. O’ Rei salta il secondo match del Mondiale, contro l’Ungheria. Per i Verde oro arriva una batosta niente male (finisce 3-1 per i magiari). Il nostro numero Dieci rientra per l’ultima partita, contro i “cugini” portoghesi, guidati dal genio Eusébio. Pelé sarà seguito (e segato, nell’accezione volutamente violenta del termine) dal difensore lusitano João Morais. Rimasto zoppo e non potendo essere sostituito (nel Mondiale non erano previsti cambi; arriveranno nel 1970), il claudicante Pelé e il suo Brasile vengono eliminati dal Mondiale (anche qui perdono per 3-1). Del resto, sarà un Mondiale strano: l’Italia di Fabbri sarà vittima della “Fatal Corea” e il Mondiale verrà vinto (goal fantasma) dai padroni di casa. O’ Rei dirà che non avrebbe mai più giocato in una gara di Coppa del Mondo. Come ben sappiamo, non rispetterà questa promessa (eccome se lo sappiamo…)

Nel frattempo, ripresosi dall’infortunio e di nuovo con la maglia del Santos, continuano le magie. Il suo gioco è così coinvolgente che scatena rivolte e crea paci (seppur temporanee). Vi racconto due aneddoti per rendere al meglio il concetto.

Durante un match in Colomba, l’arbitro espelle Pelé. Tale è la reazione del pubblico, privata del suo beniamino, che avviene l’impossibile: il Dieci del Santos rientra in campo, mentre è il Direttore di Gara a dover abbandonare lo Stadio. Già questo dovrebbe aver permesso di capire quanto “potere” esercitasse l’immagine di Pelé nella cultura di massa.

Nel 1967, il nostro va a giocare una partita amichevole a Lagos, Nigeria. Le due fazioni che stanno sanguinosamente mettendo a ferro e fuoco il paese, in un contesto di guerra civile assurdo e brutale, si fermano. Avete letto bene: per 48 ore stipulano una tregua, per andare tutti a vedere O ‘Rei in azione.

Potere dello Sport e della carismatica figura di quest’uomo partito dalla povertà più assoluta e divenuto un Dio sportivo.

Passano due anni e Pelé è nuovamente sinonimo di record. 19 novembre 1969, Maracanà, Santos – Vasco Da Gama. Calcio di rigore per i padroni di casa; lo batte il nostro Edson. Goal numero MILLE in carriera. Quella rete e quella giornata, da quel momento in poi, verranno ricordati semplicemente come “O Milésimo” (Il Millesimo)

Nel frattempo, la Nazionale ha bisogno di lui. Il CT Zagallo ha rivoluzionato la squadra e non ci sono più né Garrincha, né Gilmar, giusto per fare due nomi importanti. Nonostante avesse detto: “Mai più in Coppa del Mondo”, il Dieci guida il suo Brasile. Prima partita di Messico 1970, Brasile contro Cecoslovacchia. Pelé segna uno dei quattro goal brasiliani, entrando nella Leggenda assieme al tedesco Uwe Seeler. Entrambi hanno segnato almeno una rete in Quattro Campionati del Mondo differenti (nel 2014 li raggiungerà il grandissimo Miroslav “Miro” Klose).

I Verde oro marciano spediti verso la finale. Pelé non segna nei quarti né in semifinale, preferendo il ruolo di assist man. In finale, i brasiliani trovano gli stanchi Italiani che hanno giocato, qualche giorno prima, la “Partita del Secolo”.

Non c’è storia: Burgnich, che doveva seguire Pelé, dichiara:

Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo”.

Sembra di un altro pianeta, Edson. Il match termina 4 -1. Sarà proprio lui ad aprire le marcature, segnando di testa. Avendo il Brasile vinto per tre volte la Coppa Jules Rimet (1958, 1962 e 1970), quest’ultima diventa di proprietà della Nazionale. Dal Mondiale successivo esordirà l’attuale Coppa del Mondo.

L’indomani, il Sunday Times riassume in un titolo chi –o cosa- è Pelé:

 

“How do you spell Pelé? G-O-D»” 

“Come si scrive Pelé? D-I-O”

 

Il nostro giocherà altre 4 partite con la Seleção, l’ultima contro la Jugoslavia a Rio de Janiero (18 luglio 1971). In totale, il nostro ha segnato 77 reti (altro record, miglior capocannoniere della Storia Verde Oro)

Nel 1974, dopo la bellezza di 19 stagioni con la maglia del Santos, Pelé dice addio al calcio. Giusto per farvi un riassunto in cifre: 10 titoli paulisti, 5 Taça Brasil consecutive dal 1961 al 1965 (record), 3 Tornei Rio-San Paolo, 1 Taça de Prata, 2 Coppe Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali e una Supercoppa dei Campioni Intercontinentali.

Passa un anno e arriva una proposta dai New York Cosmos, squadra che milita nella NASL (North American Soccer League). Con il beneplacito del governo brasiliano, Pelé si traferisce nella Grade Mela, percependo uno stipendio da 4,5 milioni di dollari per tre anni. Proprietaria della squadra è la Warner Communication che vuole fortissimamente O ‘Rei per promuovere il gioco del “soccer” in terra statunitense. Il nostro si troverà in squadra assieme ad altri Campioni: il “Kaiser” Franz Beckenbauer, il suo vecchi compagno dei Santos Carlo Alberto e l’italianissimo Giorgio “Long John” Chinaglia.

Con la maglia dei Cosmos esordirà il 15 giugno del 1975, segnando una rete ed effettuando un assist.

Nel 1976, Pelé tornerà ad indossare la maglia di una Nazionale. Non quella del Brasile ma quella della Rappresentativa Statunitense. Siamo nell’anno del Bicentenario e i team sfida l’Italia. La partita termina 4-0. Per l’Italia, va detto.

Nel 1977 conquista il Campionato, guidando i Cosms al successo. È il “Canto del Cigno”: il 1° ottobre, in un Giant Stadium pieno come un uovo, Pelé dà l’addio al calcio giocato. Cosmos contro Santos. O ‘Rei gioca il primo tempo con i newyorkesi e il secondo tempo con i Paulisti. Nell’intervallo, la maglia n° 10 dei Cosmos viene ritirata. Il bilancio della sua carriera è da capogiro: 1281 gol certificati, superando il già citato Arthur Friedenreich.

Ritiratosi dal mondo giocato, Pelé non cerca la panchina da allenatore, bensì si orienta su altre sfumature: pubblica autobiografie, recita in documentari, è uno dei protagonisti di “Fuga per la Vittoria”, film del 1981 che vede –oltre a lui- Sylvester Stallone, Micheal Caine, Max von Sydow. Diventa il primo personaggio sportivo a cui viene dedicato e incentrato un videogioco. È il 1980 e il gioco è prodotto dalla Atari.

Nel 1992, è nominato Ambasciatore dalla Nazioni Unite, mentre 3 anni dopo diventa Ministro Straordinario allo Sport nel governo Cardoso, in Brasile. Incarico che ricoprirà sino al 1998, combattendo la corruzione nel mondo sportivo con la “Legge Pelé”.

Il 27 luglio 2011 è stato nominato, insieme a Lionel Messi e a Hugo Sánchez, "Patrimonio storico-sportivo dell'umanità" dall'Ufficio internazionale del capitale culturale a seguito di un sondaggio popolare cui hanno partecipato 327.496 persone provenienti da 72 paesi diversi.

Ad oggi, Pelé è simbolo del calcio pulito, onesto, giocato con il sorriso.

Meno sbruffone e faccia tosta di George Best, meno istrionico di Maradona, Edson do Nascimento in arte Pelé È il Calcio.

 

Tanti auguri, O’ Rei.

 

 

 

 

 

 

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