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Phil Spector – Il produttore delle Hit

Phil Spector – Il produttore delle Hit

C'è qualcuno che accomuna tra loro star del Pop-Rock quali i Beatles dell'ultimissimo periodo (leggi “Let It Be”), i Beach Boys, Ike & Tina Turner, The Ronettes, The Ramones ed Eric Clapton.

Il suo nome è Phil Spector, il produttore, musicista e arrangiatore che creò il famigerato “Wall of Sound”. Ai successi delle Hit Parade, Phil alternava un carattere che definire complicato è un eufemismo.

Tra canzoni che vendono milioni di copie, pistole e punte di follia, seguitemi (con moltissima attenzione: il nostro ama girare armato) bella vita e nella carriera di Phil Spector.

 

Il Bronx, problemi familiari, Teddy Bears e una brutta notte di un Tour

Phil Spector nasce in quel di New York, nel quartiere del Bronx, il 26 dicembre del 1939. I suoi genitori, oltre a essere cugini di primo grado, sono figli di emigrati russi. Il nonno di Phil, arrivando a Ellis Island, porta d'ingresso per New York e gli States, decise di cambiare il suo cognome, da Spektor a Spector, rendendolo più “morbido”. Il padre di Phil si toglie la vita quando il nostro ha dieci anni appena. Alcuni anni dopo (1953), assieme alla madre e alla sorella, si trasferiscono sulla costa Pacifica, a Los Angeles. Nella città degli Angeli, Phil si innamora della musica e inizia a suonare la chitarra, partecipando ai talent scolastici e creando i “Teddy Bears”, oltre che aggirarsi -sempre più- negli studios di registrazione e stringendo amicizia col produttore Stan Ross.

Nella primavera del 1958, Phil e i “Teddy Bears” registrarono finalmente un brano nei Gold Sta Studios (vedi sopra). “Don't You Worry My Little Pet”, scritta da Spector, assicurò al nostro un contratto con la Era Records. Il gruppo fece il bis, dando alle stampe “To Know Him Is to Love Him”, ispirato all'epitaffio posto sulla tomba del padre di Phil. Il singolo vendette più di un milione di copie, arrivando al n°1 della classifica Billboard. Durante il tour che ne segì, Phil -da sempre vittima di bullismo- fu vittima di un episodio violente e traumatico: alcuni balordi, all'interno di un bagno, lo picchiarono e gli urinarono addosso. Motivo per il quale Spector, da quel momento in poi, girerà armato e seguito costantemente da bodyguard.

Passati all'Imperial Records, i Teddy Bears incisero un ultimo singolo. I risultati non furono ottimali e Phil decise di mettersi in proprio, iniziando come turnista in studio di registrazione e scrivendo altri pezzi.

Incontrò, durante quelle ore in studio, Lester Sill, grande amico dei celeberrimi compositori Leiber & Stoller. Phil iniziò un nuovo progetto, chiamato The Spectors Three, sotto l'ala protettrice di Sill e del suo socio, Lee Hazlewood. Diventato in breve esperto degli Studios, produsse alcuni pezzi interessanti sino a fondare – nel 1961- la “Philles Records” assieme ad Hazlewood. Il successo era praticamente dietro l'angolo ma mancava ancora un elemento fondamentale nella produzione di Spector, il “Wall of Sound”. Cominciò a sperimentare questa tecnica (doppiare e/o triplicare il suono di ogni strumento, in modo tale a risultare quasi orchestrale) già dalla prima produzione della Philles, le Crystals.

Nel 1962, in qualità di A & R (Artists & Repertoire) per la Liberty Records, scoprì un pezzo scritto da Gene Pitney (cantante e autore famoso anche in Italia negli anni '60), “he's a Rebel” e ne registrò una versione con Darlene Love alla voce. 1° in classifica, con Phil che-nel frattempo- era il padre padrone della “Philles”; visto l'abbandono del socio. Continuò a produrre brani per la Love e per un nuovo gruppo vocale, le Ronettes. Spector lavorava con cantanti di colore. Un modo, questo, che permise a giovani americani di avvicinarsi alla musica degli artisti afroamericani. Le Ronettes (“Be My Baby”) rimasero particolarmente nel cuore di Phil, soprattutto la loro leader, Bonnie, che impalmerà nel 1968 (sul loro ménage ci ritorneremo). Al seguito delle Ronettes, Spector incontrò un gruppo, i “Righteous Brothers”. I due cantanti, Medly e Hatfield, piacquero così tanto al nostro che fa carte false per averli e per produrre diversi loro pezzi, “falsificandone” la data per farlo passare alla radio. All'epoca, infatti, vigeva il limite temporale dei 3 minuti. Vi ricordate il film “Ghost”? La scena cult del vaso e “Unchained Melody”? Ecco, quella è produzione di Phil Spector.

Assieme al successo, arrivano i primi grandi problemi. Il fatto è che Spector era sempre più immerso in un baratro fatto di alcool, droghe (gran bella scoperta per lui) e paranoie da “curare” puntando, in faccia a tutto e tutti, la sua pistola. Alla fine del Decennio, dopo aver prodotto di album di altri due Mostri Sacri della musica soul come Ike & Tina Tuner, Phil venne contattato da John Lennon. Il “Fab Four”, sempre meno Fab e sempre meno Four, gli propose rimettere mano alle registrazioni chiamate “Get Back”, effettuate, nel tardo 1969, assieme agli altri Beatles. Il suo lavoro, il suo Muro del suono, ebbe di che spaziare, tanto che tre “Scarafaggi” su quattro furono felici del risultato. “Let It Be”, questo il nome dell'album creato da quelle registrazioni, mandò su tutte le furie Paul McCartney, che vide la “sua” creatura, la canzone che da nome all'album, totalmente rivoluzionata.

Assolutamente disinterrato al parere del Bassista, Spector salì agli onori della cronaca, anche perchè produsse il triplo album di George Harrison “All The Things Must Pass” e quello della “strana” band, la “Plastic Ono Band”. Grazie al lavoro sull'album terminale dei Beatles, Phil vinse l'Oscar nel 1971. proseguì la collaborazione con Harrison e Lennon, mettendo lo zampino su Hit immortali, quali “Istant Karma”, “Happy Xmas (War is Over)”, l'album “Imagine” per Lennon e “Bangla Desh” e ralativo album/concerto con Harrison.

Anche Eric Clapton lo contattò e gli fece produrre il primo singolo dei “Derek and the Dominos”, il suo nuovo gruppo. In questo caso, come per “Let It Be”, il risultato non piacque all'autore, ovverosia Clapton, che non lo inserì nell'album. Dopo un inizio sfolgorante, con il passare degli anni Spector risultò sempre più “fuori come un balcone”, per spiegarla poeticamente. L'ultimo album con Lennon fu terminato tra pistola sempre in vista, whisky versato sul mixer e improbabili mise da karateka o chirurgo.

Giusto per rendere l'idea dell'abisso in cui stava precipitando: vi ricordate il matrimonio con “Bonnie” delle Ronettes? Era un incubo per la cantante: a causa della gelosia patologica di Spector, Bonnie viveva segregata a casa. Venne rinchiusa in un armadio e Phil arivò a far costruire una bara d'oro con coperchio di vetro, in cui minacciò di rinchiuderla dopo averla uccisa. Come avremo modo di leggere in seguito, Phil ucciderà una moglie, ma non Bonnie: lei riuscirà a divorziare nel 1974. Fu un anno cruciale, quello: Spector uscì vivo da un incidente terribile, finendo in coma per mesi e “collezionando” oltre 700 punti di sutura tra volto e nuca. Per nascondere le cicatrici su quest'ultima parte del corpo, prese l'abitudine di indossare stravaganti parrucche, giusto per dare un tocco ancor più “weird” alla sua persona. Secondo il suo biografo fu l'incidente ad accentuare le patologie del nostro.

Nel 1977 produsse e scrisse “Death of a Ladies Man” assieme a Leonard Cohen, a cui collaborarono anche Bob Dylan e Allen Ginsberg. Spector -indovinate?- minacciò con la pistola Cohen, mandandolo via dallo studio.

Tre anni dopo, i Ramones lo vollero come produttore. Come si sarà comportato -secondo voi- Spector con un quartetto punk e anarchico? Chiedetelo a Dee Dee Ramone, che si ritrovò circondato dai bodyguard del produttore e con la pistola puntata in testa. Per il proseguo del decennio, Phil scomparve un po' dalla circolazione, “complici” i due gemelli che ebbe dalla compagna dell'epoca. Sino all'inizio del Millennio di Spector non si ebbero molte notizie.

Nel 2003 tornò tristemente agli onori della cronaca: il 3 febbraio Lara Clarkson, attrice e musicista che viveva nel palazzo del produttore, venne trovata morta. Inizialmente Phil si discolpò parlando di un suicidio accidentale.

Una versione, questa, che non convinse assolutamente le autorità: Spector venne indagato e fermato. Rilasciato dietro il pagamento di una cauzione da un milione di dollari, fu accusato di omicidio di secondo grado e condannato (2009) a 19 anni di galera. Prima che la sentenza arrivasse, nel 2006, si sposò con Rachelle Short, da cui divorzierà nel 2016.

Vi consiglierei, per approfondire il personaggio dalle mille sfaccettature, il film “Phil Spector”, uscito nel 2013 e interpretato da Al Pacino.

Chissà se, quando uscirà dal “Substance Abuse Facility and State Prison” di Corcoran, California (potrebbe essere rilasciato sulla parola nel 2028), Phil Spector rimetterà le mani sul mixer e darà nuovamente vita al suo leggendario Muro del Suono.

Solo il tempo potrà dircelo, in effetti.

 

Alberto Caboni

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