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René Lacoste – Il Tennista Coccodrillo

René Lacoste – Il Tennista Coccodrillo

Se al giorno d'oggi le magliette polo con l’effigie di un coccodrillo sono considerati sinonimo di stile e sportività, lo dobbiamo a lui.

Tennista eccezionale, imprenditore scaltro, stilista creatore di un Brand di successo.

Prendete una racchetta, seguito sul campo di terra rossa andiamo a scoprire la vita e i successi di Monsieur René Lacoste, “Le Crocodile”

 

Il Tennis, la Davis e quella borsa in pelle di coccodrillo…

René nasce a Parigi nel 1904. Figlio di industriali – suo padre è tra i soci della fabbrica di automobili francesi Hispano–Suiza– sin da subito rivela capacità imprenditoriali niente male, come vedremo tra breve. Diplomatosi, riceve in regalo dai genitori proprio un’autovettura Hispano–Suiza.

Il tennis diviene presto parte integrante della sua vita: è un tennista abile, con uno stile unico ed elegante, implacabile soprattutto a rete. Nel 1925, ad appena 21 anni, René conquista un torneo di Wimbledon e un Roland Garros. Niente male. L’anno successivo conquista un torneo US Open ma sarà il 1927 l’anno della consacrazione. Non solo conquista –singolarmente– il secondo “Roland Garros”; assieme a Jacques Brugnon, Henri Cochet e Jean Borotra conquista la Coppa Davis, strappandola agli statunitensi. Sarà il primo di sei successi consecutivi: i “Quattro Moschettieri” manterranno il prestigioso trofeo in terra di Francia sino al 1932 (anche se in quell’edizione e in quella precedente René non sarà così determinante). Il suo stile, come scritto, è davvero unico: preciso al millimetro, con un rovescio pazzesco, è un avversario formidabile.

Tornando a quel magico 1927, è proprio in quell’anno che Lacoste ha il suo rimo incontro ravvicinato con il Coccodrillo che caratterizzerà gran parte della sua vita, anche se in maniera decisamente particolare.

Come racconterà lo stesso Renè, nell’articolo del 1991 firmato da Gianni Clerici:

«Il soprannome mi venne dato dai miei compagni di squadra. A Boston, dove ci trovavamo per affrontare l'Australia in una semifinale di Coppa Davis, mi accadeva ogni giorno di passare di fronte ad un negozio chic, che esponeva una borsa in pelle di coccodrillo, adatta a contenere le mie racchette. La mia ammirazione per la borsa suscitò il divertimento generale, tanto che Pierre Gillou, il nostro capitano, mi promise che, se avessi vinto i miei due singolari, me l'avrebbe regalata. L'immagine del coccodrillo divenne un simbolo fortunato, tanto che lo feci ricamare sui blazer bianchi da tennis e, in seguito, sulle camicette".

L’anno successivo, il 1928, vede Renè ancora sul tetto del Mondo, grazie alla seconda vittoria in quel di Wimbledon e agli US Open, mentre nel 1929 conquisterà “soltanto” il terzo Roland Garros. Trofei che fanno ancor oggi impallidire, per via della sua eccellente tecnica, tanto che –nel 1976– verrà inserito di diritto nell’International Tennis Hall of Fame.

Nel 1930 René convola a nozze con un’altra campionessa: si tratta della golfista Simone de La Chaume, vincitrice –nel 1927, guarda le coincidenze del Destino– di quello che allora era i più prestigioso trofeo femminile a livello europeo, il “British Ladies Amateur”. Con Simone, René avrà quattro figli: Catherine, che seguirà le orme materne, riuscirà a conquistare, 42 anni dopo, lo stesso trofeo vinto dalla genitrice. Buon sangue non mente, decisamente.

Dopo due anni in cui Lacoste conquista altre due Coppe Davis 8pur non essendo determinante come un periodo), nel 1933 decide di appendere la racchetta al chiodo. In mente ha un’idea niente male, legata a un Coccodrillo. Assieme al collega André Gillier fonda “La Sociétè Chemise Lacoste”, che si specializza nella produzione di abbigliamento –in special modo maglie– legato al tennis. Come simbolo, manco a dirlo, René e André scelgono il Coccodrillo, simbolo della città di Nimes, in Provenza.

Ben presto, i capi d’abbigliamento con il Coccodrillo cucito all’altezza del cuore (sfatiamo un mito che perdurò sino agli anni ’70: è un coccodrillo, non un alligatore, come molti erroneamente credevano), attraversarono i confini del Tennis, grazie alla moglie di Renè, Simone, che li “sdoganò” anche nel Golf.

Nel 1963, ormai creato un Brand internazionale amato e apprezzato da tanti, René lasciò le redini dell’azienda, almeno nel Management, a suo figlio Bernard. Pensate forse che un vulcanico e iperattivo uomo di sport come Lacoste si riposasse sugli allori? Nient’affatto: il tennis, come vi dicevo, rimase sempre parte integrante della sua vita, tant’è che nel 1961 creò una racchetta rivoluzionaria.

All’epoca le racchette erano in legno, pesanti e difficili da usare. Lacoste propose una racchetta in acciaio tubolare, dove le corde erano fissate al telaio in una maniera differente. Questo permetteva ai tennisti di imprimere una maggiore forza durante l’azione. Vendute proprio dal brand Lacoste in Europa (e dalla Wilson negli USA), la racchetta debuttò, sui campi internazionali, nel 1963 grazie a Pier Darmon. Diversi “Big” della storia del tennis, come Billie Jean King e Jimmy Connors la usarono, raggiungendo –anche grazie a quell’innovazione– risultati prestigiosi.

Dopo aver conquistato i campi di tennis prima con la sa tecnica sopraffina e poi con i suoi capi griffati, il 12 ottobre del 2006 Renè Lacoste morì a Saint–Jean–de–Luz, un piccolo centro dei Pirenei affacciato sull’Oceano Atlantico, sin dal 1967 si era trasferito lì, spostando il cuore dell’azienda nel piccolo paesino di appena 14.000 anime. Lavorò sino all’ultimo giorno di vita, giusto per farvi comprendere che tipologia di personaggio.

Infine, per tornare all’annoso dilemma “Coccodrillo o Alligatore”: il giorno dopo la sua morte, diversi furono i messaggi di cordoglio giunti dai quattro angoli del Mondo. Uno, in particolare, attiri la nostra attenzione: venne scritto dall’agenzia francese “Publicis”, che per decenni aveva curato la comunicazione del Brand.

L’annuncio, in inglese, era incentrato sul logo della Lacoste e su un laconico messaggio (in inglese): “See You Later”. Il quale, pronunciato e letto, suona molto simile alla pronuncia del termine “Alligator”.

E quindi, quel piccolo animale verde era davvero un Coccodrillo o un Alligatore? Questa risposta ce la potrebbe dare soltanto quel ragazzo che vinse trofei su trofei, rivoluzionò il mondo del tennis con le sue giocate, con la sua racchetta e con il suo Marchio.

Del resto, che mondo sarebbe stato senza René Lacoste? Un mondo sicuramente meno elegante e sportivo.

 

Alberto Caboni

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